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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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Quel piccolo vecchio libro sui tre pastorelli a Fatima

pubblicato nel 1945

Libretto pubblicato nel 1945 dal giornalista e poeta Paolo Cenci “Tre pastorelli a Fatima” di proprietà di Aurora Cantini TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Mio papà Mansueto aveva un baule, quasi magico. Non vi erano contenuti oggetti di valore, né stoffe. Solo libri. Tantissimi. Mio papà era un minatore e un muratore di montagna, era stato emigrante per anni in Svizzera, partì subito dopo essere stato messo in congedo al termine della Seconda Guerra Mondiale, il 20 agosto 1947, a 22 anni. Rimase in Svizzera fino al 1965. In questi lunghi anni, oltre a mandare i soldi ai genitori a casa, nel paesino di Amora (Aviatico, Bergamo), seppur avendo solo frequentato la Terza elementare, cominciò a comprarsi libri, di storia, di religione, di cultura generale… e li aggiungeva uno a uno nel suo baule.

Da bambina io curiosavo in quel baule affascinata, ma quei libri erano troppo difficili per me. Ve ne era uno però che mi conquistò subito. Me lo presi quasi in braccio, serrandomelo al petto, come se avessi paura che qualcuno me lo volesse strappare di mano. Lo portai nella mia cameretta e da quel giorno non me ne separai più. Non chiesi a mio padre il permesso e lui mai disse nulla sul libro che non era più tra gli altri nel Baule.

Con il tempo il libretto si sfaldò e allora io, ragazzina adolescente, ci misi del nastro adesivo lungo tutto il dorsetto. Le pagine ingiallirono, il colore della copertina si scurì, da color carta da zucchero che era diventò un miscuglio di verde grigio azzurro, ma la storia che raccontava la sapevo quasi a memoria.

Oggi, dopo la Beatificazione il 13 maggio scorso ad opera di Papa Francesco dei due fratellini pastorelli di Fatima, Francisco e Giacinta Marto, morti ancora bambini a causa dell’epidemia di Febbre Spagnola, acquista un valore ancora più emozionante, speciale e mistico.

Il libretto si intitola “Tre Pastorelli a Fatima”, un fascicoletto di sole 40 pagine con cronaca e racconto di  Paolo Cenci, giornalista e poeta, sulla base delle illustrazioni della moglie Maria Cenci Soffiantini (1905 – 1993). Era stato pubblicato nel 1945, dice la didascalia in quarta di copertina: 

“Nihil obstat quominus imprimatur” Mediolani 10 Januari 1945 – Can. J. Maino

Imprimatur, in Curia Arch. Mediolani, die 16 – 1- 1945 – Can. Bernareggi

Finito di stampare il 25 aprile 1945 presso la Libreria Fratelli Vismara Sesto San Giovanni”

Mio papà Mansueto lo acquistò  il Primo Gennaio 1959 e ci scrisse sopra, in bella calligrafia in alto sulla copertina, il proprio nome e la data, quasi a sigillo di un evento molto importante, caro, prezioso.

Cantini Mansueto e la sua firma sul libretto scritto dal giornalista e poeta  Paolo Cenci nel 1945 “Tre pastorelli a Fatima”

Non saprò mai in quale contesto è nata l’occasione per comprarlo, né se mio papà lo desiderava da tanto, e perché volle “marchiarlo” come suo, forse per impedire che qualcuno se ne accapparrasse di nascosto.

Oggi sono sicura che lui sapesse bene che il libretto non sarebbe MAI ritornato nel Baule, ma che nelle mie mani non sarebbe andato perso, però non conoscere la sua storia un poco mi rammarica, mi dispiace, sapendo oggi quale elevata spiritualità avrebbe guidato le decisioni dei Papi circa la Santità di quei piccoli pastorelli sconosciuti alla Storia, che ebbero il privilegio e il grande e immane compito di portare il Messaggio di Pace della Vergine al mondo.

“Tre pastorelli a Fatima” libro del 1945, illustrazioni di Maria Cenci Soffiantini DIRITTI RISERVATI

Nel 1945 infuriava la Seconda Guerra Mondiale, l’esercito italiano era allo sbando, molti giovani erano stati catturati, deportati, altri si erano nascosti sulle montagne per sfuggire alle retate naziste, tanti erano stati aiutati dai Preti Cattolici, di migliaia si erano perse le tracce nell’inferno della steppa, la popolazione era allo stremo, sfiancata e distrutta, mentre nei campi si sterminio si compiva l’Olocausto di un intero popolo… Anche mio padre nel gennaio del 1945 (data di elaborazione del libro) era in preda all’orrore e alla paura. Dopo l’8 settembre era riuscito a gettarsi rocambolescamente dal treno che lo stava portando in Germania, riuscendo a scendere lungo la scarpata poco fuori Verona, poi, a stenti, era riuscito a ritornare a piedi ai suoi monti e si era nacosto negli anfratti del Monte Cornagera per nascondersi ai Tedeschi.

“Tre pastorelli a Fatima” libro del 1945, illustrazioni di Maria Cenci Soffiantini: i tre piccini sono messi in prigione dal sindaco DIRITTI RISERVATI

Eppure la storia dei Tre Pastorelli e la loro tragica prova di piccoli coraggiosi e fieri (vennero addirittura incarcerati), spinse la chiesa a decidere che era giunto il momento di infondere al mondo martoriato e angosciato un anelito di Speranza, di Vita e di Innocenza. Decise di raccontare la storia di tre bambini semplici, umili e puri che con il loro esempio, ma soprattutto con la loro sofferta morte (Francesco morì il 4 aprile 1919 a 11 anni, la sorellina Giacinta se ne andò il 20 febbraio 1920 a 10 anni, da sola nell’ospedale di Lisbona, senza aver più potuto rivedere la cuginetta Lucia né i genitori e dopo aver sofferto dolori terribili) sicuramente avrebbero riportato Luce agli occhi spenti del mondo. E così è stato.

Mio papà probabilmente da anni aveva questo recondito desiderio, magari legato proprio agli orrori di cui era stato testimone oculare. Fino a coronare il suo sogno: avere nella propria casa il segno tangibile della Forza della Purezza, della Forza della Fede.

“Tre pastorelli a Fatima” libro del 1945, illustrazioni di Maria Cenci Soffiantini: la morte di Francesco DIRITTI RISERVATI

Due anni dopo l’acquisto del libretto, mio papà si sposò: era il 28 gennaio 1961. Tra le poche cose che portò con sé ci fu anche il suo Baule dei Libri, con il suo caro e prezioso contenuto: tra i libroni pesanti, tra i testi scritti anche in latino, provenienti da ogni parte d’Italia, c’era anche un piccolo libretto azzurro sbiadito, una storia di Cento anni fa (la prima apparizione avvenne il 13 maggio 1917). Una storia che racconta l’immortalità. Sicuramente lui sapeva che quel libretto sarebbe stato letto da uno dei suoi bambini, la sua figlioletta. Grazie Papà!

“Tre pastorelli a Fatima” libro del 1945, illustrazioni di Maria Cenci Soffiantini: la morte di Giacinta DIRITTI RISERVATI

“Il bambino con la valigia rossa”

 Premiato alla 7^ edizione del Concorso Letterario Sirmione Lugana

Sezione Romanzi Editi “Premio Graffiti Camuni Narrativa”

Solferino (Mn)

Il bambino con la valigia rossa e la medaglia del Premio Sirmione Lugana

Nella storica e suggestiva cornice di Solferino si erge la medievale Rocca simbolo del Comune e punto nevralgico di parte della storia italiana. Il 24 giugno 1859 fu teatro di una delle più sanguinose battaglie per l’Indipendenza italiana, detta “Battaglia di Solferino e San Martino” tra l’esercito austriaco e quello piemontese appoggiato dagli alleati francesi. Dopo un cruento combattimento, dei 350.000 uomini in campo, ne rimasero a terra, morti e feriti, quasi 40.000, questi ultimi scarsamente assistiti dai reparti infermieristici militari. Molti di essi, oltre 7000, riposano nel tempio dell’Ossario. La Rocca si erge su un’altura isolata che permette di spaziare lo sguardo sulla pianura dove si svolse la storica battaglia e rimane quasi dirimpetto alla Torre di San Martino distante qualche chilometro in linea d’aria.

La Torre di San Martino e la pianura viste dalla spianata della Rocca di Solferino, fotografia di Oscar Carrara

La Rocca era chiamata anche “spia d’Italia” perché era posta in uno dei punti più a nord lungo il confine con l’Austria, da cui si poteva tenere sotto occhio tutta la pianura. Ed è proprio in una delle sale dell’Hotel che ha preso il nome “La Spia d’Italia” che si è svolta la sobria ma commovente cermonia di Premiazione della settima edizione del prestigioso Premio Letterario Sirmione Lugana.

Aurora Cantini davanti all’ingresso dell’Hotel La Spia d’Italia

In questa occasione, per la sezione Romanzi, è stato premiato con Medaglia e Diploma il romanzo “Il bambino con la valigia rossa” di Aurora Cantini, classificatosi al quarto posto su oltre centocinquanta romanzi letti e analizzati dalla Giuria.

Aurora Cantini premiata dal Presidente Aurelio Armio al Premio Sirmione Lugana con il suo romanzo Il bambino con la valigia rossa

Il bambino con la valigia rossa

Il romanzo narra la storia del piccolo Pietro raccolto dai gendarmi nei primi giorni di gennaio del ’44 dopo che la madre l’aveva lasciato solo, e consegnato al Brefotrofio di Bergamo.

Dal Presidente dell’Associazione Culturale CircumnavigArte, che ha organizzato il concorso, le parole di apprezzamento all’opera: “Un ringraziamento personale per essere stata con noi sabato scorso. Un ringraziamento ancora più grande per aver scritto un libro emozionante. Il libro l’ho letto fortunatamente per mio interesse personale e quindi non con compiti di giudice per valutarlo (non svolgo mai compiti di giudice nei nostri concorsi). Credo di averlo potuto leggere libero da qualsiasi compito diverso da quello di “leggere un libro”….

Aurora Cantini al Premio Sirmione Lugana

Un susseguirsi di pagine che avvolgono il lettore e sollevano pensieri profondi.
Inoltre è stato per me straordinario percepire i suoi “quasi tremori” mentre parlava del libro ai presenti in sala sabato scorso: spero che sia arrivata a tutti la sua emozione nel modo in cui l’ho respirata io.
Credo che “Il bambino con la valigia rossa” si sia impadronito delle sue emozioni e sia entrato in lei con una forza intensa. Presumo che il lavoro di ricerca per arrivare a realizzare il libro sia stato per lei un percorso davvero travolgente che l’ha appassionata oltre le emozioni.
Sono felice di averla potuta apprezzare come persona anche solo per pochi minuti.
Grazie!
Raramente si incontra garbo e delicatezza: lei ha tutto insieme!
Sa che per anni (quando ancora vivevo a Sesto San Giovanni prima del mio peregrinare) ho avuto una seconda casa in affitto a Clusone, e le zone dove “vaga” nel suo vivere sono per me conosciute e care?
Mi ha innondato di informazioni: cercherò di fare un dipinto fatto bene con ciò che mi ha inviato, vorrei ne uscisse un abito che possa starle addosso alla perfezione!
Nelle prossime settimane affronteremo argomenti con alcuni comuni e enti attorno al Garda: mi piacerebbe riuscire e portarla a parlare del Bambino con la valigia rossa…
A presto
Aurelio Armio Presidente CircumnavigArte”

La classifica finale del Premio Letterario Sirmione Lugana categoria Romanzi

AURORA CANTINI SUL SITO DELLA VIA GARDIGENA

Aurora Cantini, opere

Aurora Cantini, riconoscimenti

LA FOTOGALLERY DEL VIAGGIO A SOLFERINO

Reportage fotografico di Oscar Carrara

per gentile concessione, tutti i diritti riservati

Solferino, la chiesa sulla Rocca

Solferino, la Cupola e la Rocca

 

Solferino, la Rocca tra i rami degli alberi

Solferino, il Viale del Memoriale della Croce Rossa

Solferino, la chiesa dell’Ossario

Solferino

Colline di Solferino

I commenti dei lettori per il romanzo

sull’infanzia abbandonata a Bergamo

Il bambino con la valigia rossa

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Il bambino con la valigia rossa, libro

“Questo libro l’ho letto fortunatamente per mio interesse personale e quindi non con compiti di giudice per valutarlo (non svolgo mai compiti di giudice nei nostri concorsi). Credo di averlo potuto leggere libero da qualsiasi compito diverso da quello di “leggere un libro”….
Un susseguirsi di pagine che avvolgono il lettore e sollevano pensieri profondi.
Inoltre è stato per me straordinario percepire i suoi “quasi tremori” mentre parlava del libro ai presenti in sala al Premio Sirmione Lugana: spero che sia arrivata a tutti la sua emozione nel modo in cui l’ho respirata io.
Credo che “Il bambino con la valigia rossa rossa” si sia impadronito delle sue emozioni e sia entrato in lei con una forza intensa. Presumo che il lavoro di ricerca per arrivare a realizzare il libro sia stato per lei un percorso davvero travolgente che l’ha appassionata oltre le emozioni.
Sono felice di averla potuta apprezzare come persona anche solo per pochi minuti.
Grazie! Aurelio”


“Bello! Bello! Bello!
Non riesco a staccarmene!
Le prime ottanta pagine tutte d’un fiato… Mi son trovata catapultata indietro di settant’anni. Una narrazione più che coinvolgente… Cris Tina Barbi”

“Cara Aurora,

ripensando alla presentazione del tuo nuovo libro, non posso non condividere con te le emozioni che mi hai suscitato. Come sempre hai dimostrato il raro dono di condensare il pensiero in poche frasi e in parole scelte con cura. Chi ama la letteratura e scrive, o almeno ci prova, non può non aver provato ciò che tu hai espresso in modo così schietto e incantevole allo stesso tempo.

A volte, anzi spesso, ciò che succede nella realtà è talmente assurdo e imprevedibile che supera di gran lunga la fantasia. Uno scrittore è attento alla realtà circostante, e mentre la coglie al volo e la ferma sulla carta, allo stesso tempo la ricrea, la trasforma per darle un senso, perché nulla è accaduto invano e ogni vita lascia un segno. È quello che hai fatto tu.

Accanto al minuzioso e ammirevole lavoro di ricerca storica, ancora una volta colgo nelle tue parole l’attenzione alle persone, agli stati d’animo, ai sentimenti.

Mi ha fatto sorridere il tuo modo di presentare Gino, l’amico di Pietro, perché è proprio così che succede: quando un personaggio preme per uscire dalla tua penna e prende vita, ti accorgi che ad un certo punto non puoi più scegliere tu cosa fargli dire o fare. È lui stesso che ti suggerisce il suo ruolo nella vicenda. Tu non puoi che lasciarlo libero di dire, fare, restare o andarsene da quel foglio, a quel punto della storia. Esistono realtà in cui ti imbatti per caso, mentre cammini per strada, fai la spesa, leggi il giornale o raccogli lo sfogo di un amico.

Ci sono fatti e persone che ti restano in un angolo del tuo cuore e bussano. Bussano finché tu non ti decidi ad aprire uno spiraglio e a lasciarle uscire. Questa volta hai lasciato che il tuo cuore e la tua mente fossero afferrati dalla triste realtà dei brefotrofi e di chi cerca, da sempre, di scoprire le proprie origini e mettere insieme i tasselli.

Hai saputo dare voce ai pensieri e alle emozioni di chi ha vissuto e vive storie dolorose e ingiuste come questa. Il cuore di chi soffre e aspetta non smette di soffrire, ma un po’ si riposa, riprende fiato e coraggio. Non si sente solo. Grazie, Anna C.”

“Ciao Aurora! Finalmente l’ho letto, anzi… Letteralmente divorato! Il tuo bellissimo libro “Il bambino con la valigia rossa”. Semplice da leggere, scorrevole e… Commovente, decisamente commovente. Mi sono sentita una bimba del brefotrofio, ho avvertito la paura di Pietro, la sua rabbia, la solitudine, la tristezza, il freddo, ho patito la fame con lui, ho sentito la mancanza di affetto… Amo tantissimo i bambini e dopo ogni riga avrei voluto essere un’assistente, una sguattera, una balia, insomma una qualsiasi persona di quel brefotrofio per poter stringere, baciare, abbracciare e consolare tutti quei bimbi che ora avrebbero l’età dei miei genitori… Sono stata male perché, pur sapendo che è un romanzo, hai raccontato una storia VERA!!! Lo rileggerò x me stessa e lo leggerò sicuramente ai miei nipoti… Grazie per avermi aiutato a capire meglio cosa prova un bimbo senza l’amore della mamma… Grazie! Nadia Camozzi”

“Gentile Aurora, ho appena terminato di leggere il suo ultimo libro “Il bambino con la valigia rossa”. Tante informazioni storiche che ne fanno sicuramente un romanzo storico, accurato, interessante, atto a salvare dall’oblio piccoli frammenti del nostro passato. Ma questo è lo sfondo su cui si intreccia una storia di grande profondità. Come non affezionarsi a Pietro? Con lui vivi le sue sofferenze, i suoi dolori, le sue angosce. Alla fine si è emozionati quando “spicca il volo” lasciando il Brefotrofio. La Storia, il passato, il piccolo Pietro. Ma dietro a tutto questo, ad ogni singola frase, scorgo Aurora Cantini poetessa, con il cuore piantato come radici nel territorio in cui vive e che ama.  Con grande stima, Antonia”

“Eccolo finalmente l’ultimo romanzo di Aurora Cantini. E’ qui tra le mie mani. Provo un senso di timore/pudore nell’affrontarne la lettura. Come già è accaduto nella lettura dei suoi altri romanzi so che mi porterà a vivere le emozioni e i sentimenti della realtà che racconta e dei suoi personaggi. Sarà un’esperienza talmente “reale” e autentica come solo lei sa ricreare e proporre. Proverò un’esperienza profonda ma già so che anche le tragedie verranno raccontate con la delicatezza dell’ animo poetico dell’autrice. Nulla viene edulcorato della verità ma il modo in cui l’autrice ce la propone non fa perno su quanto nei fatti c’è di scabroso, piuttosto su quanto di umano si può condividere con gli uomini di ieri e di oggi che lei ci fa conoscere e incontrare.”

“Un romanzo semplice ma che vuole raccontare la realtà del brefotrofio di bergamo. Una storia per dar voce ai bambini senza sorriso che tanto speravano di trovare casa. Consigliatissimo. Oscar C.”

“Ho letto con grande piacere i romanzi precedenti di Aurora Cantini: nonostante narrino di realtà talvolta dure, riescono a farlo in modo che l’animo che ne viene toccato ne esca rappacificato con alcuni aspetti “faticosi” dell’esistere. Lucia B.”

 

Bambini in fuga e infanzia negata,

il romanzo di Aurora Cantini incanta ad Albino

Albino 5 novembre 2016

Aurora Cantini e il suo romanzo ad Albino, 5 novembre 2016

Incontro con la scrittrice Aurora Cantini ad Albino

Si sono concluse ad Albino le «Giornate della storia e dell’arte 2016». Tra i tanti appuntamenti, anche incontri con gli autori nell’ambito della Rassegna “Bambini in viaggio“. Dopo Francesca Ghirardelli con «Solo la luna ci ha visti passare» e Silvia Gallico con «Una bambina in fuga», altri due scrittori hanno presentato i loro libri. Gli appuntamenti si sono svolti entrambi alla chiesa di San Bartolomeo, per due sabati di fila alle 16,30.

Sabato 5 novembre l’appuntamento è stato con Aurora Cantini. Nativa delle nostre zone, vive tra l’Altopiano di Aviatico e Nembro, dove svolge la professione d’insegnante. Ha esordito nella poesia e ora si sta dedicando ai saggi e ai romanzi. Ha presentato «Il bambino con la valigia rossa» ad un pubblico numeroso, attento e commosso.

Aurora Cantini ad Albino 5 novembre

il Romanzo di Aurora Cantini “Il bambino con la valigia rossa” ad Albino, 5 novembre 2016

«L’idea della rassegna è nata proprio dal suo romanzo, perché volevamo parlare dei bambini in fuga e dell’infanzia negata – osserva Silvia Zanoni nell’ intervista a MyValley “Marco Balzano e Aurora Cantini ad Albino” –. Il protagonista del romanzo è Pietro, un bambino che a 4 anni, durante la Seconda guerra mondiale, si ritrova improvvisamente senza la mamma, uscita di casa e non più rientrata. L’unico oggetto che conserva di lei è una valigia rossa, con la quale entrerà brefotrofio di Bergamo.Il dolore dell’abbandono, l’amicizia con il compagno Gino, che ha visto portarsi via la mamma malata di tubercolosi e con il padre fucilato, le regole della vita comunitaria, la realtà della guerra e della Resistenza, il ruolo della popolazione comune nelle vicende belliche, la quotidianità dell’emergenza e la rinascita “(…) Il mondo ricominciava a vivere, ma non era giunto al Brefotrofio, la Vita non passava da quelle sbarre”.

Il libro offre anche uno spaccato di Bergamo durante Seconda guerra mondiale, una parte interessante è dedicata ai preti che hanno fatto la Resistenza. Vicende vere e un intenso lavoro di documentazione per un romanzo raccontato con partecipazione e scoppiettante vivacità». (Silvia Zanoni, moderatrice dei gurppi di lettura biblioteca di Albino)

Il servizio su Antenna2TV:

Ad Albino Marco Balzano e Aurora Cantini

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Tutti i libri pubblicati finora da Aurora Cantini

L’ARTICOLO SUL MENSILE PAESE MIO

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Aurora Cantini sul mensile “Paese mio”, ottobre 2016

LA FOTOGALLERY DELL’INCONTRO

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Aurora Cantini e Silvia Zanoni

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Silvia Zanoni, Nives Colombi direttrice della Biblioteca di Albino e Aurora Cantini

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Aurora Cantini ad Albino

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Aurora Cantini e Silvia Zanoni ad Albino

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Il folto e attento pubblico all’incontro con Aurora Cantini ad Albino

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Il pubblico ad Albino per Aurora Cantini

 

“Bambini in viaggio”,

4 autori raccontano l’infanzia in fuga e l’emigrazione

Ad Albino (Bg) Chiesa di San Bartolomeo

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L’Edizione 2016 della rassegna culturale Giornate della Storia e dell’Arte ad Albino, che negli anni si è arricchita della programmazione e del contributo delle associazioni culturali albinesi e delle proposte della biblioteca, propone varie e diversificate iniziative. In programma la mostra storica sulla Grande Guerra dedicata agli eventi bellici del 1916, la mostra sulla lavorazione del ferro nel maglio di Calvi di Comenduno, incontri con gli autori e il concorso Albino Città del Moroni.

In particolare da rilevare è una rassegna di storie accomunate dal tema dell’infanzia in viaggio: 4 autori raccontano in narrativa 4 storie di bambini costretti a lasciare il loro mondo, la loro casa, la loro cameretta, gettati allo sbaraglio in un mondo senza confini, né patria, né sorrisi.

Sabato 17 settembre ore 16:30 Chiesa di S. Bartolomeo

presentazione del libro  Solo la luna ci ha visti passare

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Francesca Ghirardelli, giornalista freelance, da oltre dieci anni collabora con diversi quotidiani e settimanali nazionali. Raccoglie storie di migrazioni e popoli in movimento, soprattutto lungo le sponde del Mediterraneo. Ha incontrato la quindicenne Maxima, curda siriana protagonista del libro a Belgrado, in Serbia, nell’ultima tappa del viaggio verso l’Olanda, dove poi l’ha ritrovata, sana e salva. Il libro ripercorre il viaggio di Maxima iniziato nel luglio 2015 e terminato un mese dopo.

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Sabato 8 ottobre ore 16:30 Chiesa di S. Bartolomeo

Presentazione del libro Una bambina in fuga di Lidia Gallico

(in collaborazione con biblioteca Di Vittorio – CGIL Bergamo)

Prefazione a cura di Maria Bacchi

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In uno scritto della fine degli anni ottanta, Lidia Gallico ripercorre la sua infanzia di bambina ebrea negli anni delle leggi razziali: nata a Mantova nel 1932, a soli sei anni subisce la durezza delle leggi razziali. Fuggita da Mantova con i genitori durante l’occupazione nazista, dopo un peregrinare in rifugi “sicuri”, nel gennaio 1944 ripara in Svizzera, dove resterà sino all’estate del 1945. Ad Albino (nella frazione Dossello) è ospite della famiglia Nicoli tra l’ottobre del 1943 e gennaio del 1944, dove arriva per tramite del cugino Goldstaub.

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Sabato 29 ottobre ore 16:30 Chiesa di S. Bartolomeo

Presentazione del libro L’ultimo arrivato di Marco Balzano (narratore della migrazione italiana)

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Marco Bolzano è nato nel 1978 a Milano, dove vive e lavora come insegnante di lettere. Ha pubblicato saggi e raccolte di poesie e, i romanzi Pronti a tutte le partenze (2013, Premio Flaiano), L’ultimo arrivato (2014), con cui ha vinto il Premio Campiello (2015) e Il figlio del figlio (2016).

Nel suo libro racconta la storia di un bambino, Ninetto, che dalla Sicilia migra a Milano in cerca di lavoro. Richiama la storia di migliaia di bambini che migrarono al nord dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Puglia a cavallo fra gli anni cinquanta e il decennio successivo.

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Sabato 5 novembre ore 16:30  Chiesa di S. Bartolomeo

Presentazione del libro Il bambino con la valigia rossa di Aurora Cantini

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Conduce Silvia Zanoni, bibliotecaria e moderatrice di gruppi di lettura

La Bergamo della seconda guerra mondiale e la vita dei piccoli ospiti del brefotrofio di Bergamo, scandita dai rituali del quotidiano e dallo scorrere delle stagioni e del tempo che accompagna verso la consapevolezza e l’età adulta. I preti e la gente della Resistenza. L’umana fraternità che i bambini coltivano nonostante la sofferenza dell’abbandono danno linfa alla speranza che rinvigorisce la loro vita e quella della nuova Italia intera.

Pietro troverà nella valigia rossa l’amore di sua madre e il coraggio e la forza per ricominciare.

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LA SCHEDA DEL ROMANZO

Il bambino con la valigia rossa

DOVE DORMONO I BAMBINI DELLA GUERRA

Le immagini dei bambini in fuga

 

 

A Nembro la memoria dell’infanzia abbandonata

dell’ex Brefotrofio di Bergamo

narrata nel romanzo “Il bambino con la valigia rossa”

Il bambino con la valigia rossa il 25 maggio a Nembro

Il romanzo “Il bambino con la valigia rossa” il 25 maggio a Nembro

SCHEDA DEL ROMANZO

Il bambino con la valigia rossa

Il 25 maggio il romanzo di Aurora Cantini, “Il bambino con la valigia rossa” (Silele Edizioni 2016), ha fatto tappa al Centro Cultura di Nembro, dove l’autrice ha presentato la sua opera, introdotta da Michele Villarboito Sindaco di Aviatico. Presente anche Simona Murero, consigliere del Comune di Selvino e Delegata alle relazioni esterne.

Ospite d’eccezione la signora Angela Maria Favaro, una delle piccole accolte al Brefotrofio di Bergamo negli Anni Sessanta, che ha portato la sua toccante e personale testimonianza.

25 maggio a Nembro

Da sinistra Michele Villarboito, Aurora Cantini, Silvia Zanoni, Simona Murero, Angela Maria Favaro il 25 maggio a Nembro

Coordinatrice della serata la signora Silvia Zanoni, bibliotecaria e moderatrice di gruppi di lettura che ha analizzato il romanzo.

“La valigia rossa che compare sulla copertina del nuovo libro di Aurora Cantini non è una valigia qualunque. Tema centrale è l’Infanzia abbandonata, quella dei tanti bambini con la valigia, spunto per parlare di Selvino dove ha sede Sciesopoli attraverso le parole di Simona Murero. Sciesopoli nasce anni ‘30 come colonia delle Figlie della Lupa  e dei piccoli Balilla, con l’interessamento di Arnaldo Mussolini, divenendo poi Colonia Ebraica per 800 bambini sopravvissuti all’Olocausto dal 1945 al 1948. Negli anni ‘60 e ’70 ricoprì un doppio ruolo: in estate era classica colonia estiva per i dipendenti delle aziende dell’hinterland milanese, mentre durante l’anno scolastico fu rifugio per  migliaia di bambini provenienti  da situazioni di gravi difficoltà dell’interland  Milanese. Erano perlopiù fanciulli senza famiglia, disagiati, figli di carcerati, di prostitute, di ragazze madri, di tossicodipendenti, di alcolizzati, di famiglie in difficoltà economica, che il Comune di Milano si era preso in carico attraverso l’ONMI (Opera Nazinale Maternità Infanzia). Da ottobre a maggio venivano portati in montagna nella colonia gestita dalle suore (PIO ISTITUTO SANTA CORONA), con la possibilità anche di seguire la scuola durante tutto l’anno.

Fu il tempo delle “Maestrine” di Selvino e degli arrivi davanti all’enorme cancellata di pullman colmi di fanciulli sperduti e senza storia, spesso con piccole valigie contenenti pochi indumenti. E fu la stessa ONMI che  permise l’attivazione dei Brefotrofi posti negli Ospedali di tutta Italia, detti IPAMI (Istituto Assistenza Maternità Infanzia).

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Veduta generale dell’ex Ospedale Maggiore di Bergamo. Il padiglione a destra ospitava il Brefotrofio, la cui vera definizione era Istituto Assistenza Maternità Infanzia (FONTE WEB)

Ho già avuto modo di sottolineare che per Aurora Cantini il poeta ha un profondo legame con la realtà che lo circonda e le testimonianze dei nostri ospiti l’hanno confermato. Come per la poesia di Aurora, anche per la narrativa l’ispirazione può venire da una fotografia, un oggetto, una manifestazione della natura, un articolo di giornale. E poi, immediatamente o con il tempo, giunge a maturazione. Tutta l’opera sia poetica che narrativa di Aurora Cantini è contraddistinta da una particolare sensibilità. Grazie a un intenso e instancabile lavoro di cesellatura su se stessa, ha trovato una lingua in grado di darle voce e dare voce anche a fatti e persone che altrimenti svanirebbero nel vento senza lasciare traccia. I bambini senza nome fanno parte di questa ampia schiera di testimoni silenziosi e taciuti.

Articolo su L'Eco di Bergam o24 maggio 2016

Nel libro il protagonista si confronta continuamente con la figura della propria madre. Tra coloro che erano ospitati presso i Brefotrofi c’erano bambini che avevano conosciuto i propri  genitori, ma che erano stati affidati al Brefotrofio perché le condizioni di miseria o di lavoro non ne consentivano la sopravvivenza. La loro nostalgia e il loro dolore per la mancanza della madre era enorme, ma perlomeno avevano una figura da ricordare.

Poi c’erano coloro che i loro genitori non li avevano mai conosciuti. Tra il neonato e la madre biologica esiste un profondo legame che ha origine nel periodo prenatale e che è fondamentale per la propria identità. La separazione provoca la cosiddetta “ferita primaria”. Conoscere il proprio passato diventa un’esigenza irrinunciabile per trovare il proprio posto nel mondo.

Diversi scrittori si sono confrontati con questo dolore e questa esigenza.  Tra gli altri, lo scrittore Tiziano Scarpa che con il suo Stabat Mater ha vinto il Premio Strega nel 2009.

Il Nembro

“Il bambino con la valigia rossa” presentato a Nembro

L’evento, o meglio, la storia che ha innescato questo romanzo, è basata sulla toccante esperienza di vita di Angela Maria Favaro. Venne accolta al Brefotrofio di Bergamo piccolissima e poi qualche anno dopo adottata da una famiglia bergamasca. Oggi i Brefotrofi non esistono più, sostituiti dalle Case Famiglia, ma il loro retaggio (vennero chiusi a partire dal 1975) è ancora molto vivo. Dalla Ruota degli Esposti ai Registri che riempiono gli scantinati di tantissimi palazzi provinciali sparsi lungo tutta la nostra penisola. Per la stragrande maggioranza dei bambini accolti al Brefotrofio rimane l’incertezza di non avere una identità, di essere come “sospesi”, figli di N.N. (“Nescio nomen”) e permane l’esigenza di conoscere genitori naturali.

Anche per Angela Maria Favaro è stato così. Nel 2011 venne pubblicato su L’Eco di Bergamo un articolo che parlava della sua vicenda e per Aurora Cantini fu l’input per dare inizio al romanzo.

articolo su Angela Maria Favaro L'Eco Bg 2011

Articolo de L’Eco di Bergamo aprile 2011

Purtroppo però le disposizioni legislative che regolano l’accesso a queste informazioni sono molto rigide, quasi invalicabili. La dicitura “Documenti riservati” preclude spesso il desiderio di questi ex bambini di risalire al nome del genitore. In questi ultimi anni si sono però create varie Associazioni per i Diritti degli ex Esposti all’abbandono. Si sono aperti anche numerosi Forum sul web, che aiutano e /o danno indicazioni per trovare anche solo parzialmente le proprie radici.

IL ROMANZO

1 copertina Bambino con la valigia rossa

Il piccolo Pietro, protagonista del romanzo di Aurora Cantini “Il bambino con la valigia rossa”, illustrazione di Davide Laugelli

Il romanzo è la storia della crescita di Pietro, quasi un romanzo di formazione. Il punto di vista del narratore è all’altezza di Pietro. Pian piano si alza. Negli ultimi capitoli appare come un tipico preadolescente, taciturno. Di mezzo c’è la sopravvivenza. Quando l’amico Gino scompare, ciò lascia devastato Pietro ma anche la scrittrice! La scrittrice cerca di recuperarlo, ma è tutto inutile. Gino non torna. Forse dipende dal fatto che Pietro per crescere e per crearsi una nuova identità da adulto doveva staccarsi. E’ come se Gino avesse traghettato Pietro sull’altra sponda, aldilà della corrente e che il suo compito fosse terminato.

Il racconto si snoda con una lingua curata, mai leziosa. Aurora ha raggiunto una maturità sia linguistica che di contenuto molto significativa. Nonostante le condizioni di solitudine e dolore che provano i bambini, la narrazione lascia spazio anche a descrizioni di vita quotidiana che strappano un sorriso. Si tratta di passi in cui l’autrice riesce a mostrarci in tutta la sua vivezza situazioni ed emozioni. Aurora dà dignità all’infanzia e alla povertà. I bambini come esseri pensanti, che sono immersi nella realtà e nella storia. Il  libro si basa un un’approfondita ricerca storica. E infatti la Cantini ben dipinge la realtà storica della seconda guerra mondiale vista con gli occhi degli ultimi.

Le descrizioni della città sono profondamente realistiche e commoventi, evocano immagini vivide. Basandosi su fotografie dell’epoca che ritraevano persone che camminavano per strada, l’autrice si è messa nei loro panni, si è chiesta che cosa pensavano, come si muovevano. Li ha seguiti mentre si muovevano per strada. Ha sentito i passi di coloro che camminavano.

Quando parla del nonno di Pietro, la Cantini trova occasione di accennare alla triste condizione dei reduci della prima guerra mondiale. Rimane fedele alla sua vocazione di dare voce agli ultimi, ai senza voce. In questo romanzo si parla anche di episodi storici. In particolare gli eccidi subiti dalla popolazione durante la fuga dei nazisti e dei fascisti dopo il 25 aprile, di efferata e immotivata crudeltà, che sono sconosciuti ai più. Inoltre in altri capitoli si parla dell’intervento diretto di alcuni preti nella Resistenza. Anche questo fa parte dell’esigenza sentita da Aurora di usare il proprio dono della parola. Ridare voce e forma a persone che nella loro vita hanno fatto qualcosa di eroico che ha segnato inconsapevolmente per noi la nostra vita e che altrimenti andrebbe perduto.”

(testo a cura di Silvia Zanoni, per gentile concessione)

Recensione di Elvira Macchiavelli, ricercatrice e fotografa,

per “Come una fiamma accesa”

il memoriale dedicato ai fratelli Carrara combattenti nella Grande Guerra

Libro dedicato ai 4 fratelli Carrara Combattenti nella Grande Guerra

Libro dedicato ai fratelli Carrara Combattenti nella Grande Guerra

“Un’attenta e certosina ricerca volta a scoprire i luoghi e le memorie dei cinque fratelli Carrara, fino ad ora dimenticati e perduti, in luoghi isolati e in fascicoli antichi.
Aurora Cantini, poetessa e scrittrice bergamasca, illustra le vite, gli attimi, dei suoi prozii, combattenti valorosi, scomparsi in alcuni dei più violenti scontri che hanno segnato la prima Grande Guerra.

2d lexikon-krieg-01b

2d lexikon-krieg-01b fonte web

Il processo di ricostruzione storica di Aurora è un prezioso contributo per la stesura di quell’infinita storia dal basso, che dal 1966, si sta affermando come costante di quella che è definita la ‘storia globale ’, ossia la storia dei grandi condottieri e delle imprese belliche ‘principali’.
Citando JimSharpe, (SharpeJ., La storia dal basso, in BurkeP., Lastoriografia contemporanea, Laterza, 1993): ‘la storia dal basso fornisce altresì uno strumento per restituire la memoria storica a gruppi sociali che forse pensavano di averla perduta per sempre, o che erano ignari della sua esistenza’.

11 nov 2008, ridotta sgualdrina foto di Annalisa Palmirani

Ridotta Sgualdrina di Conca Presena, dove cadde il 23 giugno 1918 uno dei 4 fratelli Carrara, l’alpino Giovanni Agostino del Battaglione Edolo. Fotografia di Annalisa Palmirani, per gentile concessione.

Il libro ‘Come una fiamma accesa’ ne è un esempio calzante: ricostruisce e analizza non solo i contesti specifici di vita dei quattro fratelli, ma ne indaga le dinamiche, ricercando testimonianze orali, racconti, documenti ufficiali e fotografie. Conosciamo Fermo Antonio, Vittorio Emanuele Enrico, Giovanni (Agostino) e Celestino Elia, li vediamo ‘vestiti in divise di due taglie più grandi, con la brillantina sui capelli e la scriminatura a lato, seri e posati, già così adulti’.
Camminiamo con loro per gli irti sentieri di montagna, lungo i bunker scavati nella roccia del Monte Santo per poi…sparire. Smarrirsi durante un giro di ricognizione o saltare in aria per colpa di una granata: le grandi brutalità della guerra, conflitti legali per una causa troppo spesso futile.
Tramite studi di archivio e analisi degli incarti è stato possibile trovare i loro nomi nei cimiteri o sulle carte ufficiali, per l’unico fine di illuminare con volontà e determinazione ‘la storia (ormai fiorita) di un seme gettato sulla nuda roccia’.”         Elvira Macchiavelli

A Nembro una serata per il Tenore Monsignor Federico Gambarelli,

 voce dimenticata della terra bergamasca

Tenore Federico Gambarelli, locandina 1

Gambarelli

In occasione dell’anniversario di morte

IL TENORE MONSIGNOR FEDERICO GAMBARELLI

(6-5-1858    5-6-1922)

LA VOCE DIMENTICATA TRA NEMBRO, ALBINO, SELVINO 

giovedì 5 giugno 2014 ore 20.30
presso la Sala Rovere del centro Cultura Biblioteca di Nembro
Piazza Italia

In collaborazione con il Comune di Nembro e il Centro Cultura

Con il patrocinio dei Comuni di Albino e Selvino

L’Evento

Tenore Federico Gambarelli locandina 2, interno

Tenore Federico Gambarelli locandina 2, interno

Una serata per conoscere, scoprire, tramandare la straordinaria vita del GRANDE TENORE FEDERICO GAMBARELLI DI ALBINO, voce dimenticata della terra bergamasca,

un personaggio istrionico e appassionato di fama internazionale, nativo di Albino, che visse a Nembro Piazzo e Selvino e calcò le scene teatrali di tutto il mondo, la cui vicenda si snoda, non senza colpi di scena, fra le due vocazioni che scandiranno la sua breve ma intensa vita: il richiamo del sacerdozio e il fortissimo desiderio di cantare, unite dalla profonda devozione verso il culto della “Madonna di Guadalupe” che il tenore portò direttamente dal Messico e che  introdusse per la prima volta in Valle Seriana.

Albino e la Media Valle Seriana visti da Amora Bassa

Albino e la Media Valle Seriana visti da Amora Bassa

Interverranno: 

Giovanni Bergamelli, già insegnante, esperto di storia locale e di Piazzo
Gianni Comotti esperto di Piazzo,  per illustrare brevemente la formazione geologica della dolina carsica di Piazzo dove venne originariamente deposta la tela della Madonna di Guadalupe,

Emanuela Cortinovis, vedova di Gino Rondi, depositario della Madonnina un tempo nella “dolina” a Piazzo
Frà Giorgio Stancheris che informerà sulla parte spirituale del Tenore

Miriam Campiotti, Laureata in Lingue, Culture e Cooperazione Internazionale all’Università Statale di Milano, che parlerà della sua tesi: “La Vergine di Guadalupe: simbolo dell’identità messicana, Storia prodigi“.

professor Emilio Spedicato, Docente all’Università di Bergamo, esperto di storia della lirica
Franca Mismetti e Luigi Gandossi, della Compagnia Teatrale Dialettale “Città di Albino” che all’epoca misero in scena la commedia “Ol gran Tenur” di Don Giuseppe Rizzi

Amadio Bertocchi, poeta dialettale, con una poesia dedicata al Tenore
professor Gianfranco Gambarelli pro-pro nipote del Tenore che narrerà i ricordi di famiglia

Gli interventi verranno impreziositi dalla visione di fotografie d’epoca, immagini dei luoghi, ritagli di giornali, stampe e riproduzioni gentilmente concessi dai familiari 

Voce narrante della serata Aurora Cantini, poetessa e narratrice

GLI ARTICOLI DI PRESENTAZIONE

Articolo su Il Nembro

Articolo su Il Nembro

Articolo Federico Gambarelli su L'Eco di Bergamo

Articolo Federico Gambarelli su L’Eco di Bergamo

LA FOTOGALLERY DELL’EVENTO

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il pubblico

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il pubblico

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Giovanni Bergamelli, Emanuela Cortinovis Rondi, Gianni Comotti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Giovanni Bergamelli, Emanuela Cortinovis Rondi, Gianni Comotti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Emilio Spedicato, Miriam Campiotti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Emilio Spedicato, Miriam Campiotti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Aurora Cantini

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Aurora Cantini

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Amadio Bertocchi, Luigi Gandossi, Franca Mismetti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Amadio Bertocchi, Luigi Gandossi, Franca Mismetti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il pubblico

Serata Tenore Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il pubblico

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Fra Giorgio Stancheris

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Fra Giorgio Stancheris

Serata Tenore Gambarelli a Nembro

Serata Tenore Gambarelli a Nembro

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Aurora Cantini

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Aurora Cantini e la statua lignea della Madonnina venerata un tempo nella “grotta” di Piazzo a Nembro

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il momento musicale

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il momento musicale

IL RESOCONTO DELLA SERATA SUL MENSILE “IL NEMBRO”

Articolo Il Nembro per come è andata Serata Tenore Gambarelli

Articolo de “Il Nembro” sulla serata dedicata al Tenore Gambarelli

PER CONOSCERE QUALCOSA DI PIÙ SUL TENORE GAMBARELLI

Mille e una Bergamo

Il Tenore Federico Gambarelli e la sua epopea

Il Tenore Federico Gambarelli e la Madonna di Guadalupe di Albino

Federico Gambarelli Tenore

Federico Gambarelli Tenore

 

“Lo sguardo di Anita”

di Aurora Cantini al Concorso Letterario

“Il sapore del tempo – Uno sguardo interiore”

http://www.impulsocreativo.it/

 libriinviaggiocover

8^ Edizione del Concorso Letterario “Libri in Viaggio”

Comune di Bagnolo In Piano, Reggio Emilia

 e Associazione Culturale “Impulso Creativo”

Premiazione Domenica 11 maggio 2014

presso piazza Garibaldi o il  teatro comunale di Bagnolo in Piano,

all’interno dell’iniziativa LIBRI IN VIAGGIO, corredata da diverse iniziative culturali.

L’EVENTO

Libri in Viaggio è un appuntamento culturale che il Comune di Bagnolo organizza dal 2007 e che ruota intorno al concorso letterario e a una serie di eventi collegati alla premiazione. Quest’anno Libri in Viaggio è affidato all’Associazione Impulso Creativo che ha ampliato i bandi alla fotografia e ai murales. La premiazione è inserita nell’arco di una giornata ricca di eventi culturali e artistici.

IL CONCORSO

Il concorso è suddiviso in due  sezioni :

SEZIONE A Racconto breve

SEZIONE B Poesia

Gli autori sono stati chiamati a sviluppare un racconto o un testo poetico che doveva avere come tema portante la dimensione interiore del tempo, letto attraverso lo sguardo. I racconti e le poesie meritorie inviate saranno lette nel corso di varie manifestazioni culturali che si svolgeranno durante l’anno 2014 sul territorio del Comune di Bagnolo in Piano. Alcuni di essi, a discrezione dell’associazione organizzatrice, verranno riprodotti come audiolibri e promossi attraverso siti internet e/o pubblicati su cd.

I VINCITORI

Qui di seguito le prime tre posizioni per la Sezione di Poesia:

  • 1°) Ranuncoli gialli di De Riz Mirta
  • 2°) Momento di sera di Alessandro Corsi
  • 3°) Rue de Prague di Andrea Venzi

Qui di seguito le prime tre posizioni per la Sezione Racconto:

  • 1°) Tic tac di Mariagrazia Nemour
  • 2°) Lo sguardo di Anita di Aurora Cantini
  • 3°) Agnese al tempo del carbone di Gisella Pibiri 

     INCIPIT AL RACCONTO

 LO SGUARDO DI ANITA

“Mi chiamo Adalgisa, sono una sguattera di mezza età e vivo tra le vecchie e decrepite mura di questa cantoniera alle foci del Rubicone, da quando, ragazza quattordicenne, sono stata portata via alle mie Valli Bergamasche. Io parlo poco, ascolto, osservo. Sono vecchia. Niente più mi stupisce. Non vado in chiesa da anni, ma prego ancora la mia Madonna del Carmine, ogni giorno come salvezza alla mia anima. (…)

Ma oggi, oggi il mio cuore è spezzato come un albero secolare sotto l’infuriare della tempesta. Oggi… 6 agosto 1849, ho saputo che Anita non è mai arrivata a Venezia. Me la rivedo come mi é apparsa allo sguardo quella tarda sera del 31 luglio, mentre attendeva il suo uomo, il Generale, uscito in ricognizione con gli altri rivoltosi che, strenuamente, caparbiamente, si ostinano a combattere, deciso a recarsi a Venezia che ancora resiste. (…) In quel suo sguardo bruciante avevo letto tutta la disperazione di un viaggio oltre il tempo, oltre la vita stessa, infinito e senza possibilità di redenzione. (…)   (AurCant)

 

 


8 Marzo, violenza sulle donne:

quando il silenzio uccide

È ormai di quotidiana drammaticità la cronaca di episodi di violenza contro le donne. Coinvolgono tutti i campi della vita sociale e familiare, senza distinzioni di ceto sociale o di identità culturale. Indagini tardive, poca comunicazione, scarso spirito di squadra, le stesse forze dell’ordine sembrano annaspare. Eppure “l’altra metà del cielo” non è un qualcosa di astratto, di sconosciuto … o forse sì?

Violenza sulle donneAldilà dei tanti commenti e delle tante pontificazioni preparate a tavolino, vuoti discorsi di parole di circostanza, rimane la realtà che qualcosa scatta nella mente di un uomo, fino a esplodere, inarrestabile. Perché?

Fin dalle epoche antiche la donna ha avuto parte attiva nel cammino dell’umanità. Ha fronteggiato pericoli ed epidemie accanto al proprio compagno. Ha condiviso dolori e lutti, ha contribuito alla sopravvivenza. Ha tenuto vivo “il focolare” per un ritorno possibile. Ha creduto in un ideale. Ha dovuto fronteggiare prese di posizione rigide cercando di non perdere la propria dignità e proteggendo i propri cari anche a costo della vita.

Caccia alle streghe, intimidazioni, percosse, segregazioni, obblighi, sottomissioni,  imposizioni… Da sempre la figura femminile è stata trafitta da brutali annientamenti e atteggiamenti di odio. Quasi che si volesse cancellare l’idea stessa di “femminilità”. Dai capelli mossi e setosi, allo sguardo dalle lunghe ciglia, alle guance rosee, alle labbra turgide, alle movenze sinuose.

Tutte caratteristiche che  definiscono l’identità tipicamente femminile nel cammino evolutivo della specie, differenziandola in modo netto dal partner maschile.

Seppur sia stato decretato il 25 novembre come Giornata mondiale contro la violenza verso le donne, è in occasione dell’8 marzo che questo tema profondamente attuale viene sviscerato e reso visibile.

Litografia Luigi Oldani

L’Associazione “Done de Teren” porta nelle piazze italiane varie iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica: un paio di scarpe rosse per ogni vittima, oppure le croci innalzate. Ma manca qualcosa di più concreto, più incisivo. Osservare con occhi diversi, come davanti ad un quadro di rara bellezza, chi ci sta accanto e cogliere davvero il senso del bello, dell’armonia, della creazione.

Eppure, forse, come in tanti altri problemi d’oggi, bisogna partire dai bambini e dalle bambine. Bisogna educarli al rispetto e alla consapevolezza che “il cielo è per tutti”. Non esiste una metà da occupare, solo da attraversare, come in una terra senza confini.

GIOIA DI BIMBI 1991

PER APPROFONDIRE

Qui il link alla poesia dedicata alle donne di un tempo lontano:

Donna lombarda

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