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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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Reportage nel borgo di Cornello dei Tasso,

dove “tacciono i boschi e i fiumi” nell’epica di Torquato Tasso

lungo le vie dei Corrieri Postali

La Via Mercatorum porticata a Cornello dei Tasso

La Via Mercatorum porticata a Cornello dei Tasso

Salire lungo la direttiva della Valle Brembana ed entrare in un portale del tempo è possibile: basta uscire a Camerata Cornello e subito appare l’indicazione per il borgo antico Cornello dei Tasso, facilmente raggiungibile a piedi in 5 minuti di salita lungo la comoda mulattiera (come spiega a chiare lettera il cartello posto a inizio paese).
L’antico borgo fortificato, posto a picco sulla riva destra del fiume Brembo, torrente non ancora planato nelle maestose anse a San Giovanni Bianco, appare come un miraggio medievale dove il tempo è rimasto sospeso in una bolla di luce e rara bellezza, aperto su uno strapiombo che sembra catapultarsi in basso, seguendo il volo di una poiana, mentre il Brembo scroscia sottostante nelle forre torrentizie.
Un tempo il borgo (oggi annoverato tra i Borghi più belli d’Italia) era il centro dei commerci tra la Valtellina e la Val Seriana, posto centralmente sulla pista della Via Mercatorum, che transitava proprio sotto i monumentali portici lastricati della contrada e proseguiva per Oneta per poi scendere a San Giovanni Bianco.
Nel 1592, con la costruzione della più moderna Via Priula, che partendo da Città Alta, Bergamo, tagliava in perpendicolare l’intera Valle Brembana fino al Passo San Marco, tutta la Via Mercatorum cominciò a perdere importanza, ma l’ isolamento del borgo di Cornello dei Tasso ha permesso la conservazione della sua originaria struttura medievale, abbellita da botteghe e scuderie, abitazioni e foresterie, palazzi e costruzioni a strapiombo, su cui svetta il campanile dell’antica chiesa romanica e l’imponente Palazzo della famiglia dei Tasso, posto su uno sperone di roccia a guardia della valle.

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Cornello della famiglia dei Tasso rimane un punto cardine della storia italiana perché è da questo minuscolo borgo asserragliato sulla roccia che ha avuto origine il moderno Servizio postale: infatti alcuni esponenti dei Tasso, famiglia agiata e di illustre casato di cui è disseminato Cornello dei Tasso con stemmi e raffigurazioni sulle abiatazioni, si spostarono da Bergamo a Venezia dove già nel Trecento entrarono a far parte dei Corrieri della Serenissima, occupando i posti di comando e determinando una vera e propria rete familiare che si estese a tutta Europa. Dopo la metà del Quattorcento perfino il Papa affidò ai Tasso il Servizio Postale del proprio Stato e in quegli stessi anni Francesco Tasso estese i corrieri fino a Innsbruck, Bruxelles, Parigi, coinvolgendo Germania e Spagna. È lui che creò il Servizio Postale Europeo.

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DSCF2634Nel cinquecento l’Imperatore Carlo V insignì gli esponenti Tasso di titoli nobiliari e da allora i discendenti della famiglia si distribuirono nelle varie città europee dedicandosi ai collegamenti postali, rendendoli sempre più sicuri, puntuali e veloci. La linea dei Tasso tedeschi ricevette la nomina a Principe con il nome di “Thurn und Taxis” e gestì il servizio postale fino alla seconda metà del Secolo scorso. I loro spostamenti richiedevano l’utilizzo di carrozze nelle quali, a volte, venivano accompagnati anche passeggeri. Questo servizio successivamente prese il loro nome, dall’iniziale tassì all’attuale e modernizzato taxi.

Da un ramo collaterale della famiglia nacque il poeta Bernardo Tasso, padre del famosissimo Torquato Tasso, autore dell’immortale poema La Gerusalemme Liberata.

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IL MUSEO

Nel borgo del Cornello è presente il Museo dei Tasso e della Storia Postale, il quale offre un importante punto di riferimento ostensivo al turismo culturale e scolastico della Valle Brembana.
Fondato nel 1991, il Museo conserva molte testimonianze dell’attività postale, e non solo, della gloriosa famiglia dei Tasso.
Diffuso in vari edifici sparsi all’interno del borgo, il Museo raccoglie importanti documenti postali tassiani e d’altra natura. Tra i molti si evidenzia una lettera del 1840 affrancata con il primo francobollo emesso al mondo, il famoso “Penny Black”.
Un’altra sala del Museo è poi dedicata alle due glorie letterarie di casa Tasso: Bernardo e il suo più famoso figlio Torquato, autore del celeberrimo poema “La Gerusalemme liberata”.
Infine, uno spazio museale raccoglie strumenti creati nel corso dei secoli XIX e XX come i telegrafi e i telefoni.

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IL PIANTO DELLA NOTTE,

di Torquato Tasso

Tacciono i boschi e i fiumi,
e’l mar senza onda giace,
ne le spelonche i venti han tregua e pace,
e ne la notte bruna
alto silenzio fa la bianca luna;
e noi tegnamo ascose
le dolcezze morose.
Amor non parli o spiri,
sien muti i baci e muti i miei sospiri.
Qual rugiada o qual pianto,
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto de le stelle?
E perché seminò la bianca luna
di cristalline stelle un puro nembo
a l’erba fresca in grembo?
Perché ne l’aria bruna
s’udian, quasi dolendo, intorno intorno
gir l’aure insino al giorno?
Fur segni forse de la tua partita,
vita de la mia vita?
Torquato Tasso
da Pensieri e Parole.it

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NEL CENTENARIO DALLA GRANDE GUERRA

IL LIBRO DEDICATO AI BERGAMASCHI

FRATELLI CARRARA

Libro dedicato ai 4 fratelli Carrara Combattenti Caduti nella Grande Guerra

Libro dedicato ai 4 fratelli Carrara Combattenti Caduti nella Grande Guerra “Come una fiamma accesa”

“Come una fiamma accesa”

(Edizioni Villadiseriane, pagine 113, 130 fotografie a colori)

a cura di Aurora Cantini

“Di loro non è rimasto più nulla. Né oggetti, né lettere, né medaglie. Nemmeno una tomba su cui piangere. Solo il ricordo e quattro fotografie che risplendono nel tramonto dell’Altopiano di Aviatico”
(L’autore della foto del paesaggio di copertina è Oscar Carrara, pro-pronipote dei fratelli Carrara)

8 ottobre 1972 Inaug Targa casa Caduti Carrara a dx il senatore bergam Giuseppe Belotti e Bernadino Carrara, fratello

Inaugurazione della targa sulla casa natale dei 4 fratelli Carrara ad Amora Bassa, Aviatico, l’8 ottobre 1972, alla presenza dell’Onorevole Giuseppe Belotti.

I quattro fratelli Carrara
di Amora Bassa frazione di Aviatico, Bergamo, che hanno dato la vita per la Patria nella Guerra ’15 – ’18. Con un capitolo dedicato al quinto fratello, uno dei Ragazzi del ’99

Nominazione degli altri Caduti nella Prima Guerra Mondiale del territorio di Aviatico e frazioni.

Dal sito web serpentiniti_yglmnp

Dal sito web serpentiniti_yglmnp

“Per capire cosa accadde di tremendo dal 1915 al 1918. Libro e testimonianze di straordinaria umanità per tutti coloro che vogliono tenere viva la memoria dei nostri Caduti nelle guerre”

(commento di Damiano Valoti)

“Come una fiamma accesa”, introdotto dalla poesia vincitrice a Frosinone che ne dà il titolo, è il primo e unico memoriale dedicato ai 4 fratelli Carrara di Amora Bassa, sull’Altopiano Selvino Aviatico (tre Alpini -uno Sergente- e un Fante) Combattenti e Caduti nella Prima Guerra Mondiale o per cause belliche nel periodo di poco successivo. Di essi la sottoscritta autrice ha ricostruito la storia, la genealogia e i luoghi dove caddero. Uno spazio è dedicato anche al quinto fratello, uno dei Ragazzi del ’99, l’unico che raggiunse la vecchiaia.
Lo scopo è portare a conoscenza l’esistenza di altri Caduti oltre ai fratelli Calvi, non solo ufficiali, tranne il primogenito dei 4 fratelli, che era Sergente. Ma vuole anche raccontare la storia silenziosa dei tantissimi semplici soldati mandati a morire in quella “inutile strage”, come venne definita da Papa Benedetto XV.
Oltre ai 4 fratelli Carrara, il Comune di Aviatico ha avuto altri 16 Caduti, tutti presentati in un capitolo del memoriale.
Il libro, che l’Amministrazione ha donato ad ognuna delle 260 famiglie residenti sul territorio di Aviatico e frazioni, è disponibile presso la libreria Amico Libro di Selvino, presso l’edicola New Bar Dolci di Aviatico, oppure su prenotazione in tutte le librerie della provincia di Bergamo. Si può anche contattare direttamente le Edizioni Villadiseriane attraverso la mail ufficiale che appare sul sito: il libro verrà inviato senza spese di spedizione e a prezzo scontato. È acquistabile anche tramite le principali librerie on line.

Amora Bassa di Aviatico, la contrada dove nacquero i 4 fratelli Carrara Caduti nella Grande Guerra

Amora Bassa di Aviatico, la contrada dove nacquero i  fratelli Carrara Combattenti e Caduti nella Grande Guerra. In alto svetta la Cornagera

SCHEDA  DEI FRATELLI CARRARA CHE DIEDERO LA VITA PER LA PATRIA NELLA GRANDE GUERRA

I 4 Fratelli Carrara Caduti nella Grande Guerra

I 4 Fratelli Carrara Combattenti e Caduti nella Grande Guerra

Albo d’Oro dei Caduti, pagina 217
www.cadutigrandeguerra.it

La famiglia Carrara ebbe 5 figli mandati al fronte dei 6 maschi della famiglia; scampò alla chiamata solo l’ultimogenito, Basilio, nato nel 1902.

Il papà si chiamava CARRARA ANGELO (18-7-1851), era sposato con CARRARA GIOVANNA MADDALENA (6-11-1859) ed ebbe 13 figli (7 femmine e 6 maschi) tra cui 4 Combattenti e Caduti per la Patria.

Se ne sono andati uno dopo l’altro, uno per ogni anno di guerra, mentre chi attendeva tra questi monti si affidava alla Fede. Raccontava  una delle sorelle, Angelina, (nonna della sottoscritta) che la notte prima dell’arrivo del telegramma si sentivano come dei passi sulle scale ed un rumore di catenaccio aperto. Quasi che uno dei ragazzi volesse tornare un’ultima volta a salutare i propri cari. Allora i familiari capivano che uno di loro era morto. Così fu per tre volte.
Il padre Angelo morì di crepacuore nel 1919, quando era ancora al fronte anche il quinto dei fratelli Carrara, Bernardino, uno dei Ragazzi del ’99, chiamato alle armi l’8 maggio 1917 e spedito sulla linea di confine il 13 giugno del 1917 per salvare il salvabile, quando era da un mese morto il fratello Enrico Vittorio Emanuele, di 20 anni. Venne mandato in congedo solo il 7 aprile del 1920.
Per la mamma Giovanna Maddalena al dolore per la morte dei figli e del marito si unì uno strazio ancora peggiore: i corpi di tre dei suoi figli Caduti al fronte non vennero mai ritrovati e i tre ragazzi mai più fecero ritorno a casa. Mai più la madre potè piangere i figli perduti su una tomba nel cimitero del paese. Mai più potè avere almeno la consolazione di un fiore o una preghiera davanti alle loro ossa. Nessun funerale per loro, nessun corteo, nessuna cerimonia ufficiale.
Queste notizie sono frutto di incessanti ricerche, grazie alle testimonianze dei pronipoti che ancora ricordano i racconti del fratello superstite, Bernardino, e attraverso la lettura dei  pochissimi e frammentari documenti recuperati (molte parti dei Ruoli Matricolari sono apparse cancellate, abrase o tagliate).

Carrara Angelo e Carrara Giovanna Maddalena

Carrara Angelo e Carrara Giovanna Maddalena, genitori dei fratelli Carrara di Amora Bassa, Aviatico, Combattenti e Caduti nella Grande Guerra

TRE CADUTI IN TRE ANNI DI GUERRA  

FERMO ANTONIO, VITTORIO EMANUELE ENRICO, GIOVANNI AGOSTINO

Carrara Fermo

Carrara Fermo Antonio, di Amora Bassa, Aviatico, Caduto nella Grande Guerra

Il primo ad andarsene fu Fermo Antonio, nato il 17 gennaio 1896 (proprio il giorno di sant’Antonio), del V Reggimento Alpini, Battaglione Val Camonica, 252^ Compagnia. Venne dichiarato disperso il 2 agosto 1916 (aveva 20 anni) nelle Alpi Giulie, dopo l’attacco sul Monte CuklaRombon, quota 2105, al confine con la Slovenja. Oggi però, dopo cento anni, sono emerse nuove notizie sulla sua morte, ritrovate tra le 2500 pagine degli Archivi dello Stato Maggiore dell’Esercito dal socio alpino Massimo Peloia del Gruppo Alpini di Saronno. Il giovane alpino Fermo Antonio Carrara precipitò dal Rombon. Le sue ossa giacciono ancora tra le rocce degli Abissi del Rombon.

Il Rombon con l’abisso da cui precipitò il giovane alpino Fermo Antonio Carrara

Carrara Enrico

Carrara Vittorio Emanuele Enrico di Amora Bassa, Aviatico, Caduto nella Grande Guerra

Poi toccò a Vittorio Emanuele Enrico, detto semplicemente Enrico, nato il 19 ottobre 1897, del 229° Fanteria, Brigata Campobasso M.M. Milizie Mobili. Morì il 14 maggio 1917 (pure lui a 20 anni) per esplosione di granata durante la presa del  Monte Santo, montagna a nordest di Gorizia, ultima propaggine dell’Altopiano bagnato dal fiume Isonzo che faceva parte del FRONTE DEL CARSO, Altopiano delle Alpi Giulie. Nulla rimase di lui.

Monte Santo, Gorizia


Carrara Giovanni

Carrara Giovanni Agiostino, di amora Bassa, Aviatico, Caduto nella Grande Guerra

Quindi Agostino, il cui vero nome era Giovanni, nato il 4 gennaio 1886 e sposato dal 1913 con Gioachina Carrara, della 50^ Compagnia V Reggimento Alpini, Battaglione Edolo, morto  il 23 giugno 1918, a 32 anni. Fu colpito alla nuca da un cecchino austriaco mentre si recava al rifornimento di acqua sulla cresta dei Monticelli Orientali, (oggi Passo Paradiso), località Ridotta Sgualdrina di Conca Presena, quota 2992, in Alta Valle Camonica, durante la GUERRA BIANCA SULL’ADAMELLO. Il confine dell’Austria scendeva infatti dalla Valle Camonica al Passo del Tonale e saliva poi alla cresta dei Monticelli. Morì tra le braccia del fratello maggiore Celestino Elia, Sergente. Fu sepolto con una croce di legno nel cimitero di Ponte di Legno. Durante la riesumazione del 1936 per portare i Caduti nel Sacrario del Tonale i suoi resti vennero dispersi.

Ridotta Sgualdrina di Cima Presena (Adamello)

IL PRIMOGENITO SERGENTE

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Sergente Celestino Elia di Amora Bassa, Aviatico, Alpino del Battaglione ValCamonica e Battaglione Edolo, Combattente nella Grande Guerra

Il primogenito Sergente Celestino Elia, nacque il 30 gennaio 1883, sposò la sedicenne Luino Margherita a Serravalle (Vercelli) il 6 dicembre 1906, fu Carabiniere Aggiunto nella Legione Carabinieri Reali di Milano. Emigrante in Francia come muratore, venne richiamato alle armi il 12 aprile del 1915 e trattenuto in servizio il 23 maggio 1915. Combattente sul Rombon e sull’Adamello.  Caporale sul Rombon con il Battaglione Alpini ValCamonica, fu ferito gravemente ad un ginocchio l’11 maggio 1916 durante un tremendo attacco alla vetta. (Fonte: Sergio Boem, citazione Verbali del Battaglione ValCamonica redatti dal Cappellano Tenente Don Giuseppe Canova, bergamasco coscritto e amico del Sergente -morì il 13 giugno 1918 e, come tramandato dai familiari, Elia Carrara gli rimase accanto fino alla fine) Il 2 agosto 1916 dovette assistere alle inutili ricerche del fratellino minore, Fermo Antonio, di soli 20 anni, anche lui nel ValCamonica, uscito nella notte dell’1 agosto insieme ad altri 5 soldati con una pattuglia di ricognizione e mai più rientrato.

Nominato poi Caporal Maggiore e quindi Sergente sull’Adamello con il Battaglione Edolo, aveva resistito ai lunghi e terribili inverni, dove gli era giunta la notizia della morte del secondo fratellino, Vittorio Emanuele Enrico, di 20 anni nel 1917. Ma poi il 23 giugno 1918 gli era morto fra le braccia l’adorato fratello Giovanni Agostino di tre anni più giovane. Qualche giorno prima aveva raccolto anche l’ultimo respiro del suo Capitano.

Dopo 41 mesi al fronte lontano da casa, il ritorno fu devastante: Elia era notevolmente debilitato, sia dalle ferite, dai traumi subiti e dal grande dolore della tragedia dei 3 fratelli minori che da qualche malattia contratta al fronte…

Non aveva requie né riposo, né consolazione. Vagava disperato chiamando i fratelli mai più tornati a casa, ferito lui stesso gravemente. Questi disturbi ne avevano talmente indebolito il corpo che non si riprese più. Morì il 1 luglio 1932, a soli 49 anni, spegnendosi a poco a poco nel corpo e nello spirito, sempre accudito dalla mamma. La giovane moglie, Margherita Pierina, era impazzita di dolore (forse già dal 1919) ed era stata internata al Manicomio di Vercelli, dove rimase per 30 anni, fino alla morte.

Per lui un funerale privato, senza la presenza di alcuna autorità. Talmente dimesso che nessuno in paese ne ha mai più avuto memoria. (NB: seppur interrogando e insistendo con gli anziani la loro risposta è sempre stata la stessa: non lo ricordano) Di esso non è rimasta traccia in nessuna fotografia. Ai fratelli Carrara è stato anche dedicato il libretto Viva Berghèm, Gioppino postino al fronte

LA MEMORIA DEI QUATTRO FRATELLI

La lapide commemorativa dei 3 Fratelli Carrara. È l'unica testimonianza che resta di loro, perché nessuno dei 3 ebbe una tomba su cui potevano piangere i familiari.

La lapide commemorativa di 3 dei Fratelli Carrara all’esterno del piccolo cimitero di Amora. È l’unica testimonianza che resta di loro, perché nessuno dei 3 ebbe una tomba su cui i familiari poterono piangere. Venne inaugurata il 9 marzo 1919.

La lapide in ricordo del Sergente Celestino Elia Carrara

La lapide in ricordo del Sergente Celestino Elia Carrara, dei 3 fratelli Caduti al fronte, della sorella Lugarda e dei genitori Angelo (morto di crepacuore nel 1919) e della moglie Giovanna Maddalena

LA TARGA SULLA FACCIATA DELLA CASA NATALE

Di loro è rimasta solo una lapide al cimitero e una targa sulla facciata della casa dove nacquero. Fu voluta caparbiamente nel 1972 da Don Bepo Vavassori, amico e commilitone del primogenito dei fratelli.

La targa sulla facciata della casa dei fratelli Carrara nells contrada Amora Bassa benedetta da Don Bepo Vavassori l'8-10-1972

La targa sulla facciata della casa dove nacquero i fratelli Carrara nella contrada Amora Bassa di Aviatico, benedetta da Don Bepo Vavassori l’8 ottobre 1972 insieme all’Onorevole bergamasco Giuseppe Belotti

IL QUINTO FRATELLO, UNO DEI “RAGAZZI DEL ’99”

Il più piccolo dei fratelli Carrara, Bernardino, fu uno dei Ragazzi del ’99, mandato al fronte nel giugno del ’17 per “salvare il salvabile” quando gli erano già morti due fratelli. L’anno seguente gli morì il terzo fratello sull’Adamello. Venne inquadrato nel 5° Reggimento Alpini Battaglione Edolo, mandato poi in congedo il 7 aprile del 1920. Fu l’unico a morire di vecchiaia a 87 anni nel 1986.

Bernardino Carrara con la fascia a lutto e le 3 stelle dei fratelli morti al fronte

Bernardino Carrara, classe 1899, con la fascia a lutto e le 3 stelle in memoria dei 3 fratelli morti al fronte. Per gentile e personale concessione del nipote Giorgio Carrara

IL MESSAGGIO DEL SINDACO DI AVIATICO

“Per il centenario della prima guerra mondiale, la nostra concittadina Aurora Cantini ha voluto ricordare i caduti, che anche Aviatico annovera tra le migliaia di morti di questo conflitto, con una interessante ricerca introdotta dalla toccante poesia “Come una fiamma accesa”. (…) Gli ultimi versi della poesia introduttiva, molto bella e profonda, sono un invito forte a tenere accesa la fiamma della memoria davanti alle foto sbiadite ed ai nomi incisi sulle lapidi di questi figli della nostra terra.
Ed anche – come ha scritto Guareschi – a guardare in alto perché “quando un soldato muore, il suo corpo rimane aggrappato alla terra, ma le stelle della sua giubba di staccano e salgono in cielo ad aumentare di due piccole gemme il firmamento”. La lettura del libro coinvolge ed appassiona. Farà certamente bene anche ai nostri giovani che ora, fortunatamente, vivono la loro vita spensierata.”  (Tratto dal messaggio del Sindaco in introduzione al libro)

8 ottobre 1972 il Cappello del Sergente Elia Carrara

8 ottobre 1972, il Cappello del Sergente Elia Carrara e la targa sulla casa ad Amora Bassa di Aviatico dove nacquero i  fratelli Carrara Combattenti e Caduti nella Grande Guerra

LE MEDAGLIE RICEVUTE DAI 5 FRATELLI CARRARA A GONARS NEL CENTENARIO DALLA GRANDE GUERRA

Le medaglie commemorative della Grande Guerra ai 5 fratelli Carrara

I RINGRAZIAMENTI DELL’AUTRICE

“Ringrazio profondamente il Sindaco di Aviatico dottor Michele Villarboito, il Sindaco di Albino dottor Fabio Terzi, il signor Gesualdo Carrara Capogruppo del Gruppo Alpini di Amora, il Respondabile della Zona 13  Vincenzo Carrara e tutto il direttivo de l’ANA di Bergamo.
Ringrazio la dottoressa Silvia Musi, il Responsabile del Commissariato Generale per le Onorificenze Caduti in Guerra, Direzione Storico-Statistica di Roma, C.F. Colonnello Cosimo Rao; la Direzione Generale della Previdenza Militare e della Leva III Reparto, VIII Divisione, V Sezione Albo d’Oro, l’Archivio di Stato di Bergamo, nella persona del signor Antonio Bertucci. Grazie ai fotografi Vanni della Ricca, Lino Ravani, Maurizio Giordani, Elena Ghilardi, Moretto Sezione CAI Pordenone; Elvira Macchiavelli, Roberto Cavallo, gli autori Ilaria La Fata, Enrico Camanni, Walter Belotti e John Ceruti.” Aurora Cantini

I fratelli dei 4 Combattenti Carrara all'inaugurazione della targa ricordo sulla casa di Amora Bassa, 8-10-1972, insieme all'onorevole Giuseppe Belotti e a don Bepo Vavassori

I fratelli dei 4 Combattenti e Caduti Carrara all’inaugurazione della targa ricordo sulla casa di Amora Bassa, 8-10-1972, insieme all’onorevole Giuseppe Belotti e a don Bepo Vavassori. Al centro il fratello Bernardino, uno dei Ragazzi del ’99, mandato al fronte nel giugno del ’17 quando gli erano già morti 2 fratelli. Fu l’unico che morì di vecchiaia nel 1986.

IL LIBRO NEL CIRCUITO ON LINE

Ibs.it ◊  Libroco.it ◊ Wuz.it ◊  Amazon.it ◊ Mondadoristore.it ◊ Libreria Universitaria.it

Sanpaolostore.it ◊  Hoepli.it ◊ LibroShops.it ◊  Chekmezova.it ◊  LaFeltrinelli.it ◊ Pagine di Storia.it

LE RECENSIONI

Le parole di Elvira Macchiavelli, fotografa e ricercatrice: la recensione

Inaugurazione della targa sulla facciata della casa dove nacquero i 4 combattenti Carrara ad Amora Bassa l'8 ottobre 1972

Il pubblico all’inaugurazione della targa sulla facciata della casa dove nacquero i Quattro Combattenti e Caduti Carrara ad Amora Bassa l’8 ottobre 1972. Spicca vestito di nero don Bepo Vavassori.

LE VOCI DEI LETTORI

I commenti dei lettori per “Come una fiamma accesa”

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I RICONOSCIMENTI

♥ Medaglia d’oro al concorso “Italo Carretto” Bardineto (SV)

♥ Medaglia d’oro al concorso letterario “Giuseppe Caprara” Ala di Trento

♥ Oscar della poesia a Lazzate (MB)

Contrada di Amora Bassa (Aviatico) con la casa natale dei fratelli Carrara Combattenti e Caduti Grande Guerra, per gentile concessione di Cinzia Carrara pronipote

LE PRESENTAZIONI

♣ L’ANNUNCIO AD AMORA DI AVIATICO

www.anabergamo.it 8 Agosto 2015

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♣ L’ANNUNCIO A BERGAMO NELLA GIORNATA DEL RICORDO

La poesia nel Ricordo dei Caduti e dei Dispersi della Grande Guerra

♣ LA PRESENTAZIONE AD AVIATICO

Aviatico, 7 novembre 2015

♣ IL RACCONTO A SEDRINA

Incontro con l’autore, Aurora Cantini

Aurora Cantini e il memoriale dedicato ai 4 fratelli Carrara nella Grande Guerra

Aurora Cantini a Sedrina e il memoriale dedicato ai 4 fratelli Carrara nella Grande Guerra

♣ COME UNA FIAMMA ACCESA AL RIFUGIO POIETO

La voce della montagna per la Grande Guerra

Aurora Cantini e il memoriale "Come una fiamma accesa" al rifugio Poieto con il Gruppo Alpini di Amora, 16 luglio 2016

Aurora Cantini e il memoriale “Come una fiamma accesa” al Rifugio Poieto con il Gruppo Alpini di Amora, 16 luglio 2016; accanto all’autrice il coordinatore della Zona 13 signor Vincenzo Carrara e alla sua sinistra il Capogruppo Alpini di Amora Gesualdo Carrara.

NOTA DELL’AUTRICE

Lo scopo di questo mio lavoro personale di ricerca sulla storia dei 5 fratelli Carrara Combattenti e Caduti nella Grande Guerra è dare conoscenza e memoria. Pertanto chiunque può attingere ad esso. VI CHIEDO PERO’ DI CITARE QUESTA FONTE. Infatti questo lavoro di ricerca ha richiesto da parte mia molto lavoro, molte informazioni cercate, molte ore di impegno, MOLTA FATICA. Grazie!

HIROSCIMA 6 AGOSTO 1945

“…E UN NUOVO SOLE SI ACCESE NEL CIELO”

NEL LIBRO “IL GRAN SOLE DI HIROSCIMA”

di Karl Bruckner

Il gran sole di Hiroscima, 1961

Il gran sole di Hiroscima, 1961

“Il colonnello Tibbets, comandante del B-29 “Enola Gay”, guidò l’apparecchio a ottomila metri di altezza, verso il centro della città di Hiroscima. Nello spazio riservato al carico, l’armiere -il Maggiore Farabee- mise in funzione il meccanismo di sganciamento della bomba.
Poi mirò il bersaglio.
La bomba cadde. Con un miagolio infernale la bomba precipitò giù.
Gli uomini dell’equipaggio dell’ “Enola Gay” inforcarono subito, secondo gli ordini ricevuti, neri occhiali protettivi davanti ai vetri della maschera per l’ossigeno. Nessuno di loro sapeva a quale scopo dovevano servire questi occhiali. Nessuno sapeva che cosa sarebbe accaduto il minuto successivo. Essi eseguivano soltanto un ordine.
Ed aspettarono, con le membra irrigidite da parere insensibili. Tendevano l’orecchio, e credevano di sentire l’urlo della bomba che precipitava. Ma era soltanto il pulsare del loro sangue. E tutti guardavono fissi nel vuoto, senza vedere, con i volti impietriti dal presentimento di una catastrofe mai vista prima sulla faccia della terra.
Le lancette segnarono le otto, quattordici minuti e trentacinque secondi.
Alla bomba era attaccato un paracadute, che per mezzo di un apparecchio appositamente studiato, si aprì come era previsto.
La bomba oscillò, sempre scendendo verso terra appesa al paracadute.
Le lancette segnarono le otto, quattordici minuti e cinquanta secondi.
La bomba si trovava a seicento metri dal suolo.
Alle otto e quindici minuti era scesa di altri cento metri, quando gli apparecchi inventati dagli scienziati fecero scattare l’accensione all’interno della bomba: neutroni provocarono la disintegrazione di alcuni atomi di un metallo pesante, l’uranio 235. E questa disintegrazione si ripeté in una reazione a catena di sbalorditiva velocità. In un milionesimo di secondo un nuovo sole si accese nel cielo, in un bagliore bianco, abbagliante.
Fu cento volte più incandescente del sole nel firmamento.
E questa palla di fuoco irradiò milioni di gradi di calore contro la città di Hiroscima.
In questo secondo 86.000 persone arsero vive.
In questo secondo 72.000 persone subirono gravi ferite.
In questo secondo 6.820 case furono sbriciolate e scagliate in aria dal risucchio di un vuoto d’aria, per chilometri d’altezza nel cielo, sotto forma di una colossale nube di polvere.
In questo secondo crollarono 3.750 edifici, le cui macerie si incendiarono.
In questo solo secondo raggi mortali di neutroni e raggi gamma bombardarono il luogo dell’esplosione per un chilometro e mezzo.
In questo secondo, l’uomo aveva compiuto, con l’aiuto della scienza, il primo tentativo di annientare se stesso.
Il tentativo era riuscito.”
(Da “Il gran sole di Hiroscima” di Karl Bruckner, 1962, Edizioni Bemporad Marzocco -Giunti-)

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IL LIBRO

Ho ricevuto in regalo da mio papà Mansueto “Il gran sole di Hiroscima” quando avevo circa 7 anni, e subito ne sono rimasta affascinata. Si può dire che è stato uno dei tanti libri che hanno contribuito alla mia impronta letteraria: raccontare la Storia attraverso la storia di coloro che c’erano dentro, che l’avevano vissuta. Raccontare i bambini, la loro ingenuità e la loro freschezza nel mondo dei grandi, ma anche raccontare i grandi senza pregiudizi, semplicemente descrivendo le loro fragilità di bambini in un corpo di grandi. Lo conservo ancora, sgualcito e pasticciato, ancora con il mio cognome scritto a matita dalla maestra per non farmelo “rubare” quando lo portavo a scuola da leggere in classe. C’è ancora scritto il prezzo,  £ 1.500.

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Il romanzo, scritto da Karl Bruckner nel 1961,  ha ricevuto il Premio dello Stato Austriaco, il Premio Città di Vienna e la Lista d’Onore Andersen.
L’autore racconta la vera storia di Sadako Sasaki, una bambina giapponese sopravvissuta all’esplosione nucleare di Hiroshima, che però morirà di leucemia 10 anni dopo, a soli 12 anni.
La narrazione struggente e delicata, termina con la speranza della ragazzina di creare mille gru di carta, convinta, secondo una antica leggenda, che solo così potrà guarire. Intorno al suo letto si muovono al vento novecentonovanta gru, a piangere la fanciulla della pace.

SADAKO, LA BAMBINA DELLA PACE

Sadako e le sue gru di carta

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“Sadako voleva finire la novecentonovantesima gru di carta. La morte le concesse di attuare questo modesto desiderio e arretrò ancora una volta. Non aveva fretta. Questa bimba non aveva paura di lei. Poteva prendersi quest’anima con ogni delicatezza per restituirla al suo creatore.
ll leggero chiarore diventò una luce abbagliante.
Gli occhi di Sadako si spalancarono.
Contemplavano il cielo nel suo eterno splendore.”

(Da “Il gran sole di Hiroscima”, 1962)

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LA PICCOLA GRU DI CARTA DI SADAKO A GROUND ZERO DI NEW YORK

Brano tratto dall’articolo de L’Eco di Bergamo del 5 agosto 2015:

“Nel Memorial di Ground Zero a New York c’è una piccola gru di carta rossa, fatta con l’involucro di una confezione di “metotrexato”, un farmaco anticancro usato negli Anni Cinquanta a Hiroscima.
L’origami è stato donato agli Americani dopo l’11 settembre da Masahiro Sasaki, fratello maggiore di Sadako, la ragazzina simbolo delle vittime dell’atomica. Il piccolo e straziante origami è una delle cinque gru rimaste di quelle realizzate dalla dodicenne Sadako nel suo letto d’ospedale a Hiroscima da febbraio a ottobre del 1955. Dieci anni prima, quando aveva solo due anni, era stata investita dalla radiazioni. Le gru di carta si regalano in Giappone come augurio di fortuna e la ragazzina, seguendo l’antica leggenda, aveva deciso di crearne mille per conquistarsi la guarigione.
«Usava ogni tipo di carta che riusciva a procurarsi» ricorda il fratello in un’intervista «e la metteva sotto il materasso per togliere le grinze e lisciarla bene. Quando Sadako morì, eravamo così poveri da non poterci permettere il funerale. Allora i compagni di scuola presero le gru e fecero partire una gara di generosità che portò alla costruzione del monumento in memoria dei bambini di Hiroscima»”.

Nel maggio 1958 è stato eretto un monumento in suo onore nel Parco della Pace di Hiroshima. Ancora oggi moltissime persone fabbricano gru di carta e le lasciano accanto al suo memoriale.

Il testo integrale su L'Eco di Bergamo

Il testo integrale su L’Eco di Bergamo

LA RECENSIONE AL LIBRO

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Sadako Sasaki nel suo letto d’ospedale a Hiroscima, illustrazione tratta dal libro “Il gran sole di Hiroscima”

LA BOMBA ATOMICA SU HIROSCIMA
Hiroscima, 6 agosto 1945

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Articolo de L’Eco di Bergamo

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