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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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Drunkard’s Blues,

quarto estratto dal concept album

“Life on Mississippi”,

dal racconto autobiografico “Vita sul Mississippi” di Mark Twain

La voce parlata che si ascolta all’inizio del brano è di John Dee Holeman. È una leggenda vivente del Piedmont Blues, mentre viene intervistato da David Holt.

http://www.youtube.com/watch?v=NAoWEIdOPxU

Potete leggere il testo del brano al link: http://www.paolotassotti.it/ita/testi/drunkards-blues/

IL LIBRO DI MARK TWAIN

“VITA SUL MISSISSIPPI”

Il libro si apre con una breve storia del fiume a partire dalla sua scoperta. Segue una prima metà del volume in cui Twain racconta la sua gioventù come aiuto pilota sui battelli a vapore prima della guerra civile americana.

Twain si sofferma a lungo sulla complessa arte della navigazione su un fiume dal corso mutevole e imprevedibile come il Mississippi.

IL RITORNO

Nella seconda metà, Twain racconta del suo ritorno al Mississippi molti anni dopo, mentre solca l’amato fiume da adulto. In particolare, molti paragrafi sono dedicati alle profonde trasformazioni subite dalla valle del Mississippi dai tempi della sua infanzia. Si narra ad esempio l’arrivo della ferrovia, con la sua voglia di ferro e velocità.

Le barche dondolano abbandonate nello sciacquio solitario delle grandi anse placide e mai sconfitte, fino alla nascita delle grandi città.

Su tutto primeggia l’indolente avanzare della grande acqua, che governa vita e morte dell’uomo, i lunghi pomeriggi umidi e assolati. È un girovagare a piedi nudi tra le intricate boscaglie della riva, a caccia di bisce d’acqua e toporagni. I passi si muovono nel frinire di cicale e passeri, quando il buio non giunge mai, e mai è buio.

Come non ricordare il piccolo Tom, la sua irruente voglia di esplorare e fuggire oltre l’orizzonte. È un ritornare bambini. È creare casette sugli alberi, dondolarsi sopra lo specchio immoto del lago, del corso d’acqua, dello stagno dietro casa. E l’acqua va, va, va. L’importante è seguirla, anche se i piedi restano fermi qua.

Per ascoltare e scoprire gli altri brani del musicista Paolo Tassotti, qui il link:

Paolo Tassotti e Mark Twain

“CESARE DEVE MORIRE”

e il messaggio di speranza dei fratelli Taviani

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Quanta emozione nel film dei fratelli Taviani sulla vita all’interno di un carcere. Eppure, proprio là dove si infrange la speranza, e dove l’uomo solo davanti al baratro si misura con il proprio limite, nasce il germoglio di un giorno nuovo, di una rinascita, che sempre c’è e comunque, nonostante tutto, sopra tutto e tutti, contro tutto e tutti.

Il film racconta di come nella sezione di Alta Sicurezza del carcere di Rebibbia si vuole mettere in scena il “Giulio Cesare” di Shakespeare: come attori ci sono i detenuti, molti dei quali condannati all’ergastolo. Ogni giorno viene descritta la solitaria, triste e annullante giornata dei prigionieri, ma anche la voglia di riscatto attraverso le parole del testo teatrale che, man mano, conquista i cuori e offre una possibilità di Redenzione e Speranza, fino al successo della messa in scena davanti al pubblico.

In molte carceri, anche a Bergamo, i detenuti vengono avvicinati al teatro, alla scultura, alla poesia. Ed è meraviglioso scoprire come il creare versi, l’ascoltare il cuore, l’intingere la mente nella parola può creare le basi per una nuova partenza.

E’ proprio vero che la poesia fa miracoli, fa compagnia, rasserena le ore disperse, acquieta i tormenti e il buio del giorno, apre lo scrigno segreto e doloroso del cuore dell’umanità, imperfetto e sbrecciato, ma sempre e solo vera goccia di universo, uno sguardo lanciato sul mondo in un incontro sublime tra esseri e Invisibile.

Per “Cesare” e per tutti coloro che guardano il cielo dall’angolo della vita, ecco una poesia.

LA MIA POESIA

PRIGIONI

Due letti scricchiolanti

il perenne sapore di vecchio

di stanco.

Nell’aria un’eco

un pianto silenzioso

tra nude pareti bianche.

Sui comodini sbrecciati

cartoline e fogli

matite

un rossetto

in un angolo un libro

un sentimento.

E su un foglio

vicino alla lampada

qualcuno cancella i giorni.

 (Da Fiori di campo 1993 rieditato 2011)

copertina 1° libro di poesie FIORI DI CAMPO 1993 rieditato 2011

copertina 1° libro di poesie FIORI DI CAMPO 1993 rieditato 2011

una casa galleggiante, Amsterdam

una casa galleggiante, Amsterdam

Un angolo di vita da dove spiccare il volo lasciandosi trascinare dalla corrente, e ripartire. Amsterdam, case galleggianti sui canali.

 

 

 

CARA ANNA FRANK,

la Shoah nelle parole scritte da alcuni bambini

di classe quarta

 (Scuola Primaria di Pradalunga, Bergamo)

Penna-e-Calamaio

♠ Cara Anna,

in questi giorni a scuola ci hanno parlato di cosa ti è accaduto, di quella sofferenza che hai vissuto. Vorrei dirti che ho provato una grande angoscia e tristezza perché ho immaginato di essere al tuo posto. Pensare che nel mondo ci siano persone così malvagie, non mi sembra possibile. Pensare che dei bambini sono morti per la cattiveria degli uomini è davvero ingiusto e terribile.  (Celeste)

♦ Cara Anna,

vorrei dirti che sei stata sfortunata ad essere stata scoperta dai tedeschi, quelle persone cattive che ti hanno fatto del male, a te ed alla tua famiglia, ti hanno rubato gli anni più belli, ma tu ci hai lasciato il ricordo del tuo diario letto in tutto il mondo, per fare sapere alla gente che queste cose non devono più succedere. Ora ti lascio, con la speranza che lì dove sei, finalmente sarai felice.  (Silvia)

♣ Cara Anna,

volevo dirti che devi resistere,

devi andare avanti,

il tuo cuore è puro e non mollerà.

Io ti sono vicina con tutta me stessa

E cerco di sostenerti.

La tua felicità non deve svanire,

deve essere tenuta al sicuro dentro

il tuo dolce cuore.

La paura e la tristezza non vinceranno,

li sconfiggerà la tua fiducia.  (Sofia)

♠ Cara Anna,

vorrei dirti che per mia fortuna vivo in un tempo di pace. Hitler è morto e per fortuna nostra lo conosciamo solo per i libri di storia. Non so cosa si possa provare a vivere come hai vissuto tu, perché noi bambini oggi siamo persone libere. A volte però credo che non sappiamo renderci conto di quanto siamo fortunati e continuiamo a lamentarci. Forse questa pagina del tuo diario mi aiuterà a tenere presente quanto sia importante la libertà. Ti saluto, il tuo amico Niko

Nuvole in fiamme su Selvino, Altopiano di Aviatico

Nuvole in fiamme su Selvino, Altopiano di Aviatico

Ecco un’altra poesia per ricordare il Giorno della Memoria:

27 Gennaio, per non dimenticare

 le tue mani

                                                Le tue mani

San Valentino,

per tutti gli innamorati.

Le mani di un uomo di montagna, sicure e forti,

callose e ruvide, ma anche dolci e amabili.

Per tutti gli uomini innamorati

http://www.cardanobile.it/Federico/articles.asp?id=71&page=20

http://www.cardanobile.it/Federico/articles.asp?id=71&page=20

LE TUE MANI,

poesia per ogni uomo innamorato

Ameranno sempre la vita

le tue mani

che sanno ricevere

i sospiri

e gli strazi del cuore.

Sicure s’inerpicano

lungo le sporgenze del vivere

Ingenue sfiorano

i dolci misteri

quando schiudono

la mia corazza.

Fra le tue mani calde

ritrovo me stessa.

(Da Fiori di campo 1993 rieditato 2011)

copertina 1° libro di poesie FIORI DI CAMPO 1993 rieditato 2011

copertina 1° libro di poesie FIORI DI CAMPO 1993 rieditato 2011

Qui un’altra poesia a tema:

Amore di uomo

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LA FESTA DI SAN VALENTINO

NOTIZIE STORICHE

La festa prende il nome dal martire San Valentino da Terni, morto decapitato proprio il 14 febbraio. Secondo la tradizione il Santo unì in matrimonio una ragazza cristiana e un soldato romano, secondo altre leggende mise pace tra due innamorati che avevano litigato facendo volare intorno ad essi dei piccioni (da qui l’espressione “piccioncini”).

In realtà in questo giorno già al tempo dei Romani si celebrava la festa dei Lupercalia, organizzata dal 13 al 15 febbraio in onore del dio Fauno, protettore del bestiame contro gli attacchi dei lupi. Questo mese infatti era il momento più critico dell’inverno, quando i lupi, esaurite ormai le prede selvatiche, ed affamati ed inferociti, si avvicinavano agli ovili.  Tale ricorrenza venne perciò sostituita dalla festa cristiana. L’usanza di scambiarsi messaggi d’amore e regalini fra gli innamorati risale al Medioevo, al tempo dell’amor cortese. I “valentine” (bigliettini a forma di cuore) hanno preso avvio nei paesi anglosassoni.

 

 

 

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