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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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Le Quattro Porte di Pieve di Cento, dove la Poesia ha trovato rifugio

Il concorso letterario “Le quattro porte” Pieve di Cento

Pieve di Cento, piccolo borgo dell’hinterland bolognese, è da semre chiamato “la piccola Bologna” per i suoi lunghi portici. Fin dal primo sguardo mostra l’aspetto di una antico borgo medivale, racchiuso da quattro porte di notevole scenografia e importanza. Le viuzze sono strette e caratteristiche e le piazzette incastonate tra gli alti e antichi palazzi. Inoltre l’impianto urbanistico che risale al “castrum” romano ne fanno un luogo di notevole prestigio e meta turistica di alto livello culturale.

Un angolo caratteristico di Pieve di Cento

Tra le varie iniziative, un posto in primo piano da ben 19 anni è dato al concorso letterario “Le Quattro Porte” organizzato dall’Associazione Culturale e Laboratorio di Ricerca La Pieve, in collaborazione con l’Amministrazione comunale. Così viene presentato il concorso sul sito del Comune di Pieve di Cento: “Il Premio, che quest’anno giunge alla sua 19ª edizione, rappresenta un osservatorio privilegiato sull’espressione poetica e narrativa italiana. Il concorso, aperto a tutti gli scrittori e poeti, comprende le sezioni Poesia, Narrativa e Poesia Haiku. Inoltre, da questa edizione, la giuria selezionerà il miglior Racconto Storico pervenuto.

La classifica della 19^ edizione del concorso letterario “Le Quattro Porte” Pieve di Cento

Una Giuria di esperti, il cui operato è insindacabile, valuta le opere pervenute e stila le graduatorie finali. La cerimonia di premiazione trova la sua più adatta locazione presso il prestigioso Museo MAGI ’900 di Pieve di Cento.

Museo Magi a Pieve di Cento

Il premio, rivolto all’intera comunità nazionale, rappresenta un punto di riferimento nel panorama poetico e narrativo italiano, grazie alla larga partecipazione e al successo acquisito negli ultimi anni.”

LA POESIA SEGNALATA

“Come una fiamma accesa” premiata a Pieve di Cento

Tra le poesie premiate un’attenzione particolare è stata riservata alla  poesia “Come una fiamma accesa”. Scritta dalla poetessa bergamasca Aurora Cantini, è dedicata al giovane alpino Fermo Antonio Carrara, disperso sul Cukla-Rombon nella notte tra l’1 e il 2 agosto 1916.

Dopo Cento Anni si conosce come morì il giovane alpino bergamasco disperso sul Cukla

“Come una fiamma accesa” poesia di Aurora Cantini

La 6^ Edizione del Concorso Nazionale di poesia “Carmelina Spada” premia la poesia del soldato bergamasco della Grande Guerra

LA MOTIVAZIONE

“Semplice, ma essenziale come una epigrafe, la poesia “Come un fiamma accesa” ci ricorda l’infamia della guerra, che semina dolore e morte indistintamente tra vincitori e vinti. Un milite ignoto, un giovane alpino, insieme a migliaia di soldati, è stato sacrificato sull’altare della Patria nella terribile carneficina della Grande Guerra. Egli ispira all’autrice parole di cordoglio, semplici ma sinceramente commosse. I ricordi di una vita serena dedicata alla famiglia e al lavoro dei campi; la tragedia della sopravvivenza in trincea; il pericolo sempre in agguato; la disperata nostalgia per la mamma e per la casa perdute per sempre… Sono descritti in prima persona con accenti di struggente tristezza. L’unico conforto in tanto doloroso rimpianto per una vita non vissuta è il ricordo di sé. Esso vivrà per sempre nel cuore delle persone care, come “fiamma che scalda la memoria”.

 

Aurora Cantini premiata a Pieve di Cento

La premiazione a Pieve di Cento per Aurora Cantini

LE QUATTRO PORTE

Porta Ferrara

Porta Bologna

La Porta Asia

Porta Cento

50 anni fa l’apertura del Tunnel del San Bernardino

1 dicembre 1967

1 dicembre 2017

%0 anni dall’apertura del tunnel San Bernardino, locandina

La manifestazione per il Cinquantesimo della Galleria del San Bernardino, lunga sei chilometri e mezzo, è un evento importantissimo per le comunità svizzere e italiane. Più di cinquecento minatori, perlopiù emigranti, hanno scavato metro dopo metro una delle gallerie più trafficate che collegano i due versanti delle Alpi, Svizzera Tedesca e Svizzera Italiana,  nel Cantone dei Grigioni, a sua volta confinante con la Valtellina. Si legge su Wikipedia: “Già conosciuto all’epoca delle conquiste romane, il San Bernardino è uno dei valichi più antichi delle Alpi ed è stato per secoli un nodo essenziale delle vie di comunicazione del continente. L’inaugurazione ufficiale avvenne in presenza dei rappresentanti di cinque Stati europei: Austria, Italia, Germania, Liechtenstein e Svizzera.”

Tunnel San Bernardino

Scrive Antonio Ograbek, uno dei referenti dell’evento: “Non so quante vittime abbia fatto questo cantiere. Era facile rimanere sepolti nelle gallerie. A Mattmark ci furono 88 vittime per la caduta di un ghiacciaio pericolante sul cantiere comprendente gli alloggi. Pochi anni dopo Mattmark, vi fu un’altra catastrofe mineraria a Stabiascio (al confine tra i cantoni Ticino e Vallese) con 18 vittime.

Le invio questi fatti di cronaca perché quella foto che lei ha pubblicato in Storylab e che dice di avere sempre orgogliosamente con sé, mi conferma quanto lei sia legata al mondo dei minatori.

Minatori in Svizzera, 1948, fotografia di Aurora Cantini (il papà dell’autrice è il primo da sinistra)

Sarebbe veramente bella la presenza di qualche minatore della bergamasca impiegato nell’opera, come pure quella di discendenti e compaesani di questi lavoratori. Distinti saluti Antonio Ograbek”

LA POESIA DEDICATA AI MINATORI

L’uomo della miniera, poesia di Aurora Cantini

Sul fronte del Cukla-Rombon seguendo il sacrifico del giovane alpino

nella Grande Guerra

(fotografie esclusive dell’alpino Massimo Peloia, per gentile concessione)

L’articolo sulla rivista L’Alpino, numero di novembre

Massimo Peloia è un socio alpino della Sezione ANA di Saronno. Si è sempre interessato alle vicende  terribili e drammatiche della Prima Guerra Mondiale, dedicando attenzione particolare ai dimenticati eroi del Battaglione alpino ValCamonica, 5° Reggimento alpino.

Erano per la maggior parte ragazzi bergamaschi e bresciani, che combatterono soprattutto sui versanti di due monti famigerati per l’alto numero di vittime nelle battaglie svolte sui loro versanti. Sono il Cukla (1776 metri) e il Rombon, che raggiunge i 2.208 metri di altezza, accanto al Romboncino, a quota 2105. Massimo Peloia ha voluto salire fin lassù, al confine con la Slovenia, per rendere omaggio alle migliaia di ragazzi lanciati nell’impeto delle battaglie, strappati alle loro case, alla loro vita di gioventù, molti di essi mai più tornati a casa. Era uno dei fronti di guerra “forse la più ingrata del nostro schieramento alpino” come disse il Generale Cadorna.

Una gavetta rimasta sul Rombon, fotografia di Massimo Peloia

Il Cukla e Rombon rimasero quasi sempre in mano agli Austriaci e più volte vennero invano attaccati dagli Italiani. Solo il Cukla divenne italiano, anche se solo per pochi mesi, tra il 1915 e il 1916. Ma in generale ci furono incessanti e sanguinosi tentativi che portarono solo esiti drammatici, con innumerevoli Caduti. L’epilogo fu dato la sera del 24 ottobre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, quando le truppe italiane abbandonarono per sempre il Cukla – Rombon.

Il cippo sul Cukla, foto di Massimo Peloia

Lassù rimasero soltanto le anime dei tantissimi ragazzi morti in combattimento. Tra essi il giovane alpino bergamasco Fermo Antonio Carrara, terzultimo di cinque fratelli mandati in guerra. Proveniva da un borgo delle valli bergamasche, Amora Bassa di Aviatico, e quella notte tra l’1 e il 2 agosto 1916, aveva 20 anni e pochi mesi. Gli venne comandato di uscire con altri cinque compagni per cercare una via di accesso al Rombon, una missione esplorativa richiesta dal Comando Militare. Dovevano scendere dal Romboncino lungo una parete impervia per approdare alla Valle Mozenca e da lì conoscere appostamenti e difese nemiche.

Reticolati ancora ben arrotolati e munizioni rimasti sul Rombon, fotografia di Massimo Peloia


Non si saprà mai cosa successe in quella notte d’estate, nel silenzio della cordata. Fermo Antonio precipitò in uno degli Abissi del Rombon, e là rimase. Lo cercarono invano per giorni, ma non fu mai più ritrovato.

Rombon, dove precipitò il giovane alpino Fermo Antonio Carrara nella Grande Guerra (foto di Massimo Peloia)

Massimo Peloia, dopo cento anni, è salito fin sul baratro di quell’Abisso che divenne sepolcro del giovane soldatino. Una volta raggiunta la cima ha depositato un dono, accanto al cippo che ricorda i tanti ragazzi immolati per la libertà.

È la poesia dedicata a Fermo Antonio “Come una fiamma accesa” scritta dalla pronipote del giovane alpino, Aurora Cantini. I versi letti ad alta voce sono stati trasportati dall’eco lungo il vento del ricordo, della memoria, dello struggente doloroso silenzio. “La poesia è stata lasciata nella cassetta di metallo in cima al Rombon, che contiene il libro di vetta dove gli escursionisti lasciano la loro firma, così da ricordare il giovane Carrara e tutti gli altri soldati Caduti”. (parole di Massimo Peloia)

Massimo Peloia con la poesia dedicata al giovane alpino bergamasco Fermo Antonio Carrara (Fonte: L’Alpino, numero di novembre)

“Come una fiamma accesa”, la poesia dedicata al giovane alpino bergamasco posata sulla vetta del Rombon. Foto di Massimo Peloia

Massimo Peloia ha così commentato la lettura della poesia: “I nostri Caduti furono anche Eroi, ma la maggior parte di loro erano vittime inconsapevoli del loro destino. Erano uomini di provenienza diversa, ma furono uniti dalla stessa sorte: morire nel fiore degli anni per una causa che faticavano a comprendere”.

Lungo il percorso di salita, il gruppo guidato da Massimo Peloia è transitato accanto ai resti di piccoli cimiteri in quota, con ancora croci e lapidi oramai divelte. Dopo la riesumazionenegli Anni Trenta, i corpi dei soldati Caduti sul Cukla-Rombon vennero radunati nei Sacrari che si stavano costruendo. Più avanti cappellette e resti di trincee, poi ecco i muri sbrecciati di quella che era l’Infermeria del Rombon, un edificio che stava addossato alla parete. Salendo in alto, appaiono i resti di un altro cimiterino di guerra, croci e scritte nei blocchi di roccia. La maestosa parete del Rombon sovrasta come a voler schiacciare i pensieri. Dalla cima lo sguardo vaga oltre la fitta vegetazione, oltre queste montagne selvagge, e si ritrova la linea austriaca, così vicina, così lontana.

Brano dell’articolo dedicato al fronte del Cukla Rombon sulla rivista L’Alpino del numero di novembre

Il pensiero va agli ultimi istanti di tanti giovani che non ebbero mai vita al sogno, poco più che adolescenti, per sempre giovani, per sempre Eroi.

I resti del cimitero sul Cukla Rombon (fotografia di Massimo Peloia)

Croce dove fu sepolto un Caduto sul Rombon, fotografia di Massimo Peloia

Una delle croci dei Caduti sul Rombon, fotografia di Massimo Peloia

Cippo dove furono sepolti alcuni Caduti sul Rombon, fotografia di Massimo Peloia

Una della croci dei Caduti Austriaci sul Rombon, fotografia di Massimo Peloia

Il monumento ai Caduti austriaci sul Rombon, fotografia di Massimo Peloia

 

Il Roncio d’oro assegnato alla poesia in Memoria

del giovane alpino bergamasco

Caduto sul Monte Rombon durante la Grande Guerra

Il Roncio d’Oro ad Aurora Cantini

Roncole: fonte Wikipedia

Il roncio da sempre è compagno fedele del mondo contadino, espressione dialettale che indica la roncola, attrezzo apparso fin dall’Era del Bronzo, simile ad un grosso coltello a serramanico, usato per potare rami e canne, sfoltire cortecce, pulire i tronchi.

Ed è proprio questo legame indissolubile con la terra, la natura, la fatica e la vita, che la città di Ronciglione (Ronciò in dialetto locale) ha ideato l’omonimo Premio Letterario, giunto quest’anno alla ventiquattresima edizione.

Roncio d’Oro – Città di Ronciglione

La cronaca della Cerimonia di Premiazione è stata così riportata dal sito TusciaWeb: “Nella magica atmosfera della piazzetta di Sant’Andrea, colma ogni oltre aspettativa, in uno dei Borghi medievali più belli e suggestivi d’Italia, organizzato dal Centro Ricerche Studi, con il patrocinio della Provincia e del Comune di Ronciglione, rappresentato dall’Assessore alle politiche Culturali professore Massimo Chiodi e di numerose autorità Civili che operano nel sociale sul territorio , si è svolta la cerimonia di premiazione della XXIV a edizione del premio letterario nazionale “Roncio d’oro – Città di Ronciglione”.

L’evento ha rappresentato un classico dell’estate eonciglionese e questa edizione, come tutte le altre, è stata organizzata con il patrocinio del comune di Ronciglione dal Centro Ricerche Studi, vero baluardo e custode, per conservare, promuovere e tramandare alle nuove e future generazioni, le tradizioni e il patrimonio storico e culturale della terra natia.

Premiazione del concorso Roncio d’Oro – Città di Ronciglione

Questa 24esima edizione ha visto una notevole ed incoraggiante partecipazione dei giovani  studenti delle scuole elementari, medie e liceali. Motivo di conforto che lascia ben sperare  per il nostro futuro. Ai vincitori nelle varie sezioni, è stato assegnato il Roncio d’Oro, ai secondi classificati il Roncio d’argento e menzione speciale per opere meritevoli di risalto.

Il presidente professoressa Maria Lucia Girelli, dopo aver ringraziato tutti i presenti per la numerosa partecipazione, ha manifestato la soddisfazione sua personale e degli organizzatori per le opere ricevute, tutte di qualità e degne di menzione. Un sincero ringraziamento alle insegnanti, ai docenti, agli attori, a tutti i membri delcda del Centro ricerche studi, presidente, vice presidente, segretario e consiglieri, che con il loro fattivo impegno, dedizione e professionalità, hanno reso possibile la realizzazione di questa splendida manifestazione.

Un ringraziamento particolare al professore Luca Damiani, presidente della commissione esaminatrice. La professoressa Silvia Scialanca, svolgendo il ruolo di presentatrice e conduttrice in modo impeccabile, con il supporto della band di Alfredo e Mirco, che con le loro melodie hanno creato vera armonia, ha dato inizio alle premiazioni delle opere.

Per la Categoria Bp – Poesia in lingua Italiana hanno vinto:
Aurora Cantini di Bergamo. Come una fiamma accesa. Roncio D’Oro.
Maria Silvia Rita di Orte (VT). Tempo Sospeso. Roncio D’Argento.
Fausto Marseglia di Marano (NA). Signori….si scende! Menzione Speciale.
Giulio Bernini di Montecompatri (RM) Eos. Menzione Speciale.
Subino Angelo Giovagnoli di Ronciglione. 83 Carnevale. Premio Speciali della
Giuria.

Una targa speciale è stata consegnata al Cavaliere Alcide Pelliccia e al professore Contardo Emilio detto “Mimmo” per il loro prezioso e impagabile contributo dato al Centro Ricerche Studi dalle sue origini.

Questa XXIV a edizione del premio letterario nazionale “Roncio d’oro” città di Ronciglione è da incorniciare ed è motivo di stimolo e d’incoraggiamento per l’anno 2018, quando il “Roncio d’oro” festeggerà le nozze d’argento con i primi 25 anni di vita e il Centro Ricerche Studi di Ronciglione compirà le sue prime 70 Primavere.
Attraverso la Poesia e il Dialetto si riscoprono le origini e le radici di appartenenza. Tradizioni , Storia e Vera Cultura da vivere e tramandare alle nuove e future Generazioni.”

Lavista Giuseppe
Per il Centro ricerche studi di Ronciglione

LA MOTIVAZIONE DELLA GIURIA

Aurora Cantini e il suo Roncio d’Oro

Sezione Bp Poesia

Aurora CANTINI – con la poesia “COME UNA FIAMMA ACCESA” 1 classificata, Roncio d’Oro,

con la seguente motivazione:

“Avara la vita, iniqua la guerra, ingrata la Storia: c’è soltanto una mamma straziata di pianto che vaga, vaga sui prati ormai del cielo per riunirsi ai vent’anni martoriati di bombe e di abbandoni, “oltre la battaglia”, oltre la caduta, oltre il buio dell’interminabile notte. È il grido straziante di un oblio ingrato, è una condanna alla guerra sulla punta di una penna splendidamente “essenziale”, magicamente espressiva, vigorosamente indignata. Sintatticamente perfetta.”

Roncio d’Oro 2017

Irma Kurti e Aurora Cantini,

voci di donne in poesia a Selvino

Poesia al femminile, ricordi ed emozioni raccontate da voci di donna: a Selvino le poetesse Irma Kurti, albanese residente da 11 anni a Bergamo, e Aurora Cantini, bergamasca doc, hanno aperto il proprio cuore coinvolgendo il numeroso pubblico attraverso la declamazione e l’analisi delle prorpie poesie, da quelle scritte agli inizi della loro carriera, fino alle ultime composizioni, quelle della maturità.

Nel mezzo le storie di due donne, nate entrambe negli Anni Sessanta, estremamaente diverse, con origini quasi agli antipodi, sia come estrazione familiare che come esordio letterario, ma accomunate da un comune progetto di vita, da una comune esigenza dell’anima, un’affinità di intenti e di riflessioni quasi in simbiosi. È stata proprio questa sinergia di cuori, di menti e di talento creativo che le ha portate ad incontrarsi in una delle numerose iniziative letterarie ad Albino nel 2015. Si ritrovarono fin da subito l’una nei versi dell’altra, decidendo di percorrere insieme un tratto di quel cammino in cui credono, per cui lottano quasi quotidianamente, un cammino dove la parola “Poesia” è la sola porta che può aprire il cuore dell’umanità. Ed eccole ora a Selvino, dopo la bella performance a Bergamo nel gennaio 2016.

Le poetesse Aurora Cantini e Irma Kurti a Selvino, con il consigliere Mario Vitali, la vicesindaco Virginia Magoni, Luigi Gandossi e Franca Mismetti della Compagnia Dialettale Città di Albino, che hanno fatto da moderatori all’incontro

Nata a Tirana, all’epoca sotto il regime dittatoriale, Irma Kurti ha iniziato a scrivere poesie su stimolazione del padre, che la spinse, ancora bambina,  a frequentare il Circolo Letterario di poesia presso la “Casa dei Pionieri”. Il Regime operava un’ attenta e certosina opera di censura sui lavori letterari dei giovani poeti, ma nonostante ciò il talento della Kurti emerse ben presto in tutto il suo valore.

Per la Cantini, nata in Valle Seriana, la poesia fu una scoperta autodidatta. A sei anni già componeva a voce piccoli abbozzi di poesia osservando  i fiocchi di neve volteggiare come diafane ballerine. La natura, i prati su cui correva o su cui si distendeva, le fronde amorevoli degli alberi del bosco, hanno fatto da motivo ispiratore alle prime poesie, pubblicate fin dall’adolescenza.

Insieme la scoperta di modelli letterari univoci, come Emily Dickinson, Puskin, Pablo Neruda, le sorelle Bronte… Modelli che hanno ispirato e influenzato entrambe durante il periodo dell’adolescenza.

Il pubblico a Selvino per le poetesse Aurora Cantini e Irma Kurti

Nel corso del tempo sono cambiati i motivi ispiratori, i temi e i contenuti della loro poetica, considerata da entrambe un “Bisogno dell’anima a cui non ci si può sottrarre”, ma nonostante  i disegni della vita abbiamo condotto la Cantini e la Kurti lungo strade diverse, è rimasta indissolubile l’affinità verso temi particolarmente cari ad entrambe: la figura del padre, la nostalgia, il dolore, le problematiche sociali, la poesia civile, i rapporti con le persone, l’amore.

“È avvenuto un ampliamento dei temi ed entrambe siamo liete che ciò si avvenuto in modo naturale, grazie alla maturità e alle esperienze di vita.”

Di tutto ciò le due poetesse hanno raccontato a Selvino, in una sala ricolma all’inverosimile. Su tutto l’amore verso la propria terra, culla e radice a cui sempre tornare.

Voci di donne in poesia a Selvino: da sinistra Mario Vitali, consigliere del Comune di Selvino, Aurora Cantini e Irma Kurti, poetesse, Franca Mismetti e Luigi Gandossi, moderatori e presentatori

Dalla Cornagera alle Dolomiti con il Cristo Pensante

Locandina serata ad Aviatico Pino Dellasega e Aurora Cantini

Per una sera il piccolo paese di Aviatico, sotto il Monte Cornagera, è diventato scenario per un cammino virtuale di fede, devozioni popolari, ricordi e racconti che uniscono idealmente il piccolo triangolo dolomitico bergamasco alle sorelle più famose, le Dolomiti.

Comune denominatore il Cristo Pensante, una scultura alta circa due metri, che l’alpinista, scrittore e camminatore Pino Dellasega ha voluto posizionare sulla vetta del Monte Castellazzo, teatro di alcune delle più atroci e sanguinose battaglie della Prima Guerra Mondiale, luogo quasi sacro e mistico dove caddero migliaia di giovani ragazzi, che mai più ritornarono a casa, immolati sull’altare dell’Eternità.

“Il Cristo è rappresentato seduto su di un masso che sta pensando, con la mano sinistra appoggiata sul ginocchio e con il palmo della mano  sostiene il viso. Il suo viso è sofferente e preoccupato e tiene gli occhi chiusi. Sulla testa è posata la corona di spine della sofferenza ed è stata confenzionata con del filo spinato della Grande Guerra raccolto in parte sullo stesso monte e in parte a Malga Valazza al Passo del Valles.

Il Cristo Pensante

Una corona di spine che ha un grande significato umano e un ricordo indelebile per tutti i giovani che tra il 1915 e il 1918 si sono sacrificati per la difesa della Patria, sia di parte Italiana che Austriaca. Un Cristo e una corona di spine che finalmente li riafratella.

Il peso del Cristo pensante è di 20 quintali e la sua altezza di circa 180 cm. Sotto il Cristo pensante, in un’apposita teca sono racchiusi i simboli dei luoghi più sacri del Mondo, dall’acqua della sorgente di Lourdes, alla terra e alle pietre di Gerusalemme, del Lago di Getsemani, del Colosseo luogo di martirio di molti cristiano, di Chestochova, di San Giovanni Rotondo e Pietrelcina, e l’elce della Cova da Iria a Fatima.

Sulla base del Cristo Pensante è stata posta una lastra di ferro corten con la scritta ottonata: “TROVA IL TEMPO DI PENSARE, TROVA IL TEMPO DI PREGARE, TROVA IL TEMPO DI SORRIDERE“, parole di Madre Teresa di Calcutta.” (fonte Trekking del Cristo Pensante)

Pino Dellasega è stato ospite ad Aviatico per raccontare la storia legata a questa statua e in particolare il Trekking del Cristo Pensante, un itinerario escursionistico ideato e curato proprio dall’alpinista, ex Fiamme Gialle. Migliaia di pellegrini ogni anno salgono al Cristo come devozione e tenace spiritualità.

Aurora Cantini e Pino Dellasega ad Aviatico

Insieme al Campione italiano di Orientering e fondatore della Scuola Nordic Walking, anche Aurora Cantini, che ha accompagnato il pubbblico numerosissimo in un viaggio del cuore legato alla montagna. Attraverso numerose immagini la Cantini ha narrato il Cuore della Cornagera e l’antica devozione di San Rocco e la peste manzoniana, che per prodigio miracoloso, con invocazione alla Madonna del Rosario, non ha colpito gli abitanti di Aviatico, nascosti nella Cornagera.

Pino Dellasega e Aurora Cantini ad Aviatico

Il tributo alle Dolomiti e al Centenario dalla Grande guerra è stato dato dalla Cantini attraverso l’omaggio profondo ai Caduti di Aviatico. Nessuno dei venti Caduti riposa oggi nei cimiterini dei 4 paesi (Ganda, Amora, Ama, Aviatico) che compongono il territorio. Anche i due che morirono a casa non hanno più una tomba, scomparsi dal cimitero.

Il Bòcia e il Vecio tra i Caduti di Aviatico, frazione Ganda

La maggior parte è rimasta lassù, tra le rocce, o in piccoli camposanti di montagna, oppure nei Sacrari costruiti negli Anni Trenta. Tanti morirono lontano, uno addirittura in Libia il 19 giugno 1915, uno dei primi soldati bergamaschi a cadere. La maggior parte erano giovanissimi, ben 14 erano di un’età compresa tra i 19 e i 30 anni. Accanto ad essi anche tre veterani, delle classi più vecchie, nati nel 1874 e 1877.

Eppure la Cornagera culla ancora e sempre quei giovani cuori indomiti di giovinezza, le voci degli antichi abitanti di questa terra riempiono il cuore di chi ascolta ancor ala montagna. ed e lì che si capisce di non essere più soli, né inquieti. La sua parola dà voce ai sentimenti legati ad un mondo in cui la vita è ogni giorno una lotta, da condurre fino in fondo, senza autocommiserazioni. Solo con la forza di andare avanti, senza fermarsi, in un perenne cammino verso la Luce.

La Cornagera e i suoi fiori tenaci, foto di Oscar Carrara

“Forse sarei più sola

Senza la mia solitudine”

(Emily Dickinson)

http://www.artspecialday.com/9art/2017/05/15/emily-dickinson-solitudine/

È una delle poesie più brevi di Emily Dickinson, la grande poetessa americana, nata ad Amherst, Massachussets, il 10 dicembre 1830, e morta, sempre ad Amherst, il 15 maggio 1886. Nel leggere i pochi versi la prima cosa che ci avvolge è la sensazione di un prato mosso dal vento, saranno le tante S, allitterazioni morbide e rotonde che evocano il leggero fruscio del vento, saranno le parole sola – solitudine che fanno pensare al sole, ad una giornata luminosa, tersa, azzurra… e quindi un prato, con l’erba mossa dal vento, accarezzata come una persona cara. E già qui è sentirsi parte di un tutt’uno, di un’immensità. Non c’è tristezza in quei versi, né malinconia, semmai la gioia di amarsi, di vivere con sé come se fosse uno specchio in cui l’altro si può tuffare.

Sarà che io fin da bambina ho provato, senza saperlo, quella stessa solitudine, quando abbandonavo i giochi rumorosi dei cugini in piazza o in cortile e me ne andavo nei boschi a camminare lungo i sentieri, solo io e la mia ombra, l’altra me, la mia gemella dentro di me. Avevo otto o nove anni,  ma chissà cosa meditavo, cosa pensavo quando mi staccavo dagli altri, dal gruppo, per starmene un  po’ da sola, quando mi intrufolavo nel sottobosco parlando da sola, sussurrandomi storie e canzoncine inventate, quando parlavo ad immaginari personaggi e creavo storie e avventure. Stavo via delle ore, fino al crepuscolo, salendo la montagna lungo la ripa del torrente, seguendo i sentieri dei cacciatori e dei boscaioli, in alto, in alto, fino alle cascate. Cantavo e gridavo, ripetevo l’eco, saltellavo e piroettavo, poi mi sdraiavo sul prato di una radura.

https://acolazionenonsiparla.com/2016/02/22/io-viaggio-da-sola-libro/

Ero sola, ma non in solitudine. Ero una bambina, ero felice. La brezza sussurrava il mio nome, tanti nomi, quelli che conoscevo e quelli che sognavo, le foglie e i rami disegnavano volti che mi sorridevano, che vegliavano su di me, volti che conoscevo e volti che sognavo. I fiori assomigliavano a piccoli cuori di vita, un battito dopo l’altro, disposti così sparsi, lontani eppur vicini, come una famiglia, come tanti piccoli cuori umani, insieme, anche se ognuno solo con i suoi petali e i suoi colori. In quella solitudine io mi sentivo accolta, afferrata, completata e rinata.

Altopiano di Ganda, fotografia di Oscar Carrara

Altopiano di Ganda, fotografia di Oscar Carrara

Oggi invece il mondo è solo, soffre la solitudine. Ne è piegato, schiacciato, spezzato. Ne ha paura.

Emily Dickinson in un’altra poesia, scritta nel 1865, numerata F1091,  scrisse:

“Possedere nell’Anima l’Arte
D’intrattenere l’Anima
Col Silenzio come Compagnia
E in continua Festa”

Io ho avuto quel grande, unico e stupendo privilegio: crescere cullata dalla solitudine, coccolata dal silenzio, amata da quelle lunghe ore tutte mie, da riempire con me stessa, con il mio io, con la mia compagnia.

Ringrazio mio padre e mia madre, che non mi hanno mai impedito di vivere quella mia solitudine. Semplicemente mi attendevano, sapevano che ne avevo bisogno, che era essere  me stessa quel mio strano fuggire via.

Non sono mai venuti a cercarmi, nemmeno quando pioveva, o quando  mi attardavo tra le rocce e le ombre della sera scendevano dalla montagna, nemmeno quando c’era la neve, o faceva freddo. Si fidavano e basta.

Oggi c’è la paura che attanaglia i pensieri di un genitore, l’ansia di riempire il silenzio ad ogni costo, l’angoscia di allontanare la solitudine dai propri figli, vista come qualcosa di maligno, scuro, cattivo. E allora tutti a chattare, a digitare sullo smartphone, a partecipare a piazze virtuali. Tutti a fare rumore, ognuno chino sulla sua finestra, ognuno isolato da chi è vicino. Ognuno con gli occhi bassi, pe rnon incrociare quelli del vicino, sconosciuto.

Eppure solo stando con noi stessi, nel nostro cantuccio caldo e calmo, nel nostro prato accarezzato da una leggera brezza riusciamo ad assaporare e a gustare la vita. Per vivere una solitudine che rallegra l’anima. Con il silenzio come compagnia, dobbiamo ritrovare nell’intimo dell’anima l’arte di rallegrare l’anima. Solo così riscopriremo il valore di una parola amica, di un sorriso, di una mano che ci sostiene, che ci toglie dalle spalle i pesi della giornata quotidina, che ci accompagna, che ci scalda. E impareremo di nuovo a volare, come una libellula che tende le ali azzurre verso il cielo, sfiorando i petali di un fiore, facendolo dondolare lievemente, come un accordo di musica che solo noi, nel nostro intimo, riusciamo ad ascoltare. E sarà “una continua festa”.

L’azzurro oltre le foglie:

racconti e poesie di vita attraverso le fatiche

locandina_palma

Premio letterario dell’Associazione Palma

Quando l’uomo è sopraffatto dal dolore più grande, soverchiato e schiacciato dalle prove della vita, struggente e desolato è il suo lamento, senza requie. Da millenni l’umanità eleva al cielo il suo pianto, trovando consolazione e rifugio nel raccoglimento. Da millenni la parola poesia scaturisce spontanea dal cuore trafitto, e sembra più leggero il buio, più umano il tormento.

L’Associazione Antonio e Luigi Palma per la cura del dolore al fine di estendere la conoscenza dell’attività che svolge e di promuovere il valore e la funzione della scrittura e della lettura, ha lanciato per la prima volta un premio letterario rivolto ai racconti inediti e alla poesia dal titolo “L’azzurro oltre le foglie: racconti e poesie di vita attraverso le fatiche”.

Un vero e proprio concorso, a iscrizione gratuita, rivolto a chi ha il desiderio, attraverso la scrittura, di trasmettere e condividere messaggi di speranza che vanno oltre le fatiche fisiche e psicologiche che a volte la vita ci costringe ad affrontare. I racconti e le poesie sono stati valutati da una giuria di professionisti composta da Maria Castelli (Presidente e giornalista), Katia Trinca Colonel (giornalista de Il Corriere di Como), Mauro Fogliaresi (scrittore e poeta) Giovanni Magatti (responsabile libreria Feltrinelli di Como), Antonella Grignola (docente di italiano e latino, Liceo Teresa Ciceri) Angelo Palma (Presidente Associazione Palma).

-L’idea di promuovere un premio letterario- spiega il Presidente dell’Associazione Antonio e Luigi Palma, dottore Angelo Palma -deriva dall’attività quotidiana dei numerosi operatori, medici, infermieri, psicologi, e dalla loro esperienza a contatto con i pazienti e con i loro familiari, che sentono il bisogno di condividere con altre perosne vicine il proprio stato d’animo, la propria sofferenza, ma anche l’ansia della speranza e l’anelito al cambiamento.

Ora, il mezzo per trasferire questi stati d’animo, soprattutto dei familiari dei pazienti, è lo scritto, infatti lo scrivere permette di esprimere sentimenti, emozioni ed esperienze che possono sgorgare “dall’azzurro oltre le foglie”.-

Dice la Presidente di Giuria Maria Castelli: “Ben duecentoventisette opere hanno partecipato al concorso e le migliori sono state pubblicate nell’antologia “L’azzurro oltre le foglie” per Dominioni Editore. Tutte accomunate da quel filo di cuore, quel filo di affanno e quel filo di sogno che legano le parole. Tutte le parole e tutte le pagine. Scan

Il soffio dell’umanità esce dalle opere esaminate: è questo il messaggio. Soffiano esperienze umane, storie umane della vita quotidiana nascosta dietro le foglie della conoscenza pubblica. Umane come è umano il dolore e come è umana la solidarietà , come è umano il bisogno di aggrapparsi al bene, a ciò che si alza oltre la voragine della vita.

Il tema era la sfida al dolore, al male e non c’è solo la malattia, c’è anche l’ingiustizia, la povertà e poi la violenza, c’è anche l’amore deluso e disilluso e questi argomenti sono stati affrontati tutti, a volte con un scrittura sofferta e singhiozzante e inoltrati nello spiraglio finale che dice “Non tutto è perduto”, cioè, “c’è azzurro oltre le foglie”.

L’Associazione Antonio e Luigi Palma per la cura del dolore onlus, senza fini di lucro, è nata a Como nel 1992 per perpetuare la memoria di due benemeriti professionisti Antonio e Luigi Palma. L’Associazione offre assistenza e cura gratuita alle persone affette da tumore maligno in fase avanzata presso il loro domicilio, mediante l’intervento di un’equipe di medici, infermieri, psicologi e volontari qualificati per il supporto al malato e alla sua famiglia. In particolare, l’Associazione garantisce interventi specifici di terapia del dolore e medicina palliativa, assistenza infermieristica specialistica e supporto al malato e alla sua famiglia, volto al sostegno psicologico e al mantenimento di un’adeguata qualità di vita.”

Tra le poesie premiate anche “Anniversario Sciesopoli” dedicata agli 800 bambini ebrei scampati ai campi di concentramento e accolti a Selvino dal 1945 al 1948.

poesia

Anniversario Sciesopoli, poesia di Aurora Cantini

“Parole davanti al fuoco”

ad Aviatico

una serata con l’autrice Aurora Cantini

0 LOCANDINA serata Parole davanti al fuoco“In compagnia della scrittrice Aurora Cantini alla scoperta di tradizioni e narrazioni poetiche del territorio di montagna nel magico periodo invernale.

Una serata di fotografie e racconti, storie, poesie e oggetti in mostra che raccontano la terra di Aviatico e le sue frazioni (Ganda, Ama, Amora), la sua gente, il suo mondo a tema invernale
Sala Civica via Chiesa Aviatico

Parole davanti al fuoco su facebook

Questi sono giorni quasi leggeri, pieni di magie, di attese, come la Notte di Santa Lucia, su  tutto predomina il rosso come il fuoco che scalda, tramonti luminosi, luce che incanta. Solo per una notte ci sembra quasi di udire un leggero sospiro nel vento, per chi sa ascoltare. E la notte si fa magica…

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Un tempo l’acqua presa a Mezzanotte era considerata benedetta perché a quell’ora fu lavato il piccolo Gesù appena nato. A Mezzanotte ci si bagnava con quest’acqua e si benediceva anche il bestiame come protezione, recitando il Credo. Anche i ceppi carbonizzati del fuoco del camino erano considerati talismani e il fuoco di quella Notte era considerato Benedetto. Con i tizzoni ardenti della Notte si accendeva il fuoco in cucina, passandoli casa per casa.

La stalla era il luogo di convegno dei contadini durante l’inverno. In quell’ambiente dove il calduccio era protettivo e odoroso, nella penombra inquietante di un lumicino a olio, donne, uomini, bambini partecipavano a veglie comunitarie. Le donne filavano o cucivano, gli uomini giocavano o discorrevano delle loro occupazioni campestri o delle novità del paese. I bambini stavano sulle ginocchia del papà o dello zio e ascoltavano gli emigranti ritornati in occasione delle feste. Uno dei divertimenti prediletti era la narrazione di storie, quelle che mettevano i “sgrisoi” e tenevano svegli la notte: parlavano di morti che ritornavano tra i vivi e anime maledette. Altri episodi narravano di cimiteri e morti nascosti dietro il cancello che chiamavano le fanciulle con appuntamenti a mezzanotte. Un fatto che sconvolgeva moltissimo i bambini era ciò che gli adulti raccontavano succedesse nel cimitero: sferragliare di catene, cigolare di cardini, fischiare tra le mura. Perciò transitarci davanti, tappa obbligatoria lungo la mulattiera, richiedeva sguardi guardinghi e passo svelto.

Tante le storie, tanti i ricordi: Il Vescovo in bidonvia

Un tempo in inverno si celebravano i matrimoni. Celebrare matrimoni in inverno, soprattutto a gennaio e febbraio, non era una novità: questa era la stagione nella quale i giovani emigranti all’estero, grazie a una minor frequenza di lavori all’aperto, potevano ritornare al paese e ne approfittavano per sposarsi o per partecipare al matrimonio di un familiare.

32a Le arnèle della mulattiera di Amora Bassa e la sposa Giusi del Ceserì, anno 1967

Le arnèle della mulattiera di Amora Bassa e la sposa Giusi del Ceserì mentre sale verso la chiesa, anno 1967

Quello che spiccava era la sposa nel suo vestito bianco al ginocchio, con le scarpette bianche che affondavano nella fanghiglia o nella neve ai lati della mulattiera. Sembrava quasi di vetro, una bambolina di ghiaccio che spiccava sul bianco, bianche le mani, il viso, il vapore dell’aria gelida, il cielo.

L’inverno sulle montagne evoca anche ricordi perduti, tragedie mai dimenticate: Lettere dal fronte della Prima Guerra Mondiale

Migliaia di ragazzi lasciarono le loro case e tante famiglie delle nostre contrade trascorsero i giorni del Natale in ansia, chissà con quale pena, con quale tristezza, con quale sgomento e paura.

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E poi il lamento struggente verso i tanti Dispersi nella gelida terra di Russia: Dal freddo inverno russo la Madonna del Don

Storie di montagna, di ieri e di oggi, storie di vita.

L’ARTICOLO

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Su L’Eco di Bergamo la notizia della serata

LA FOTOGALLERY DELL’EVENTO

Momenti…

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… e oggetti

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Le donne senza più patria raccontate in poesia

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A Treviglio, nell’ambito nella Tredicesima Edizione del concorso nazionale di Poesia “Enrico Brianza” organizzato da ANTEAS (Associazione Nazionale Tutte le Età Attive per la Solidarietà) è stata premiata la poesia dedicata a tutte le donne senza più patria tratte in salvo dal mare, assistite dai soccorritori, dal titolo “Sono una foglia su una zattera” di Aurora Cantini, che si è classificata seconda.

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Motivazione della Giuria per la poesia di Aurora Cantini

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA

“L’attualità del contenuto e il linguaggio poetico, intriso di immagini forti, incalzanti e di riferimenti all’intimità del quotidiano, offrono al lettore lo spunto per riflettere sul valore della vita, fragile ma preziosa, e sul significato della fratellanza”

Tantissime donne, molte con i figlioletti in braccio o attaccati alle giacche, intraprendono la via del mare per fuggire alle guerre, alle carestie, alle persecuzioni, alla miseria.
Tanti, troppi bambini sono morti in questi ultimi mesi, tante, troppe donne sono scomparse sui barconi della morte, gettate fuori bordo, lasciate annegate nelle gelide acque, avvolte dai loro veli, come un sudario che le ha imprigionate. Le infinite stragi del mare

LA POESIA PREMIATA

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LA TESTIMONIANZA DI UN SOCCORRITORE

“Se non li vedi non puoi capire. Quegli enormi laghi neri e profondi che sono gli occhi dei bambini, la dignità di una donna che nonostante tutto tenta di lavarsi con una salviettina profumata, un ragazzo che tiene per mano l’amico con la gamba fratturata, il sapore del sale acre sulle labbra, il sudore, l’odore del ferro e l’odore della morte di quel momento di tragica stasi e di silenzio al passaggio dei sacchi neri pieni di corpi, di persone, di sogni, di speranze, di popoli. Siamo ospiti, ospiti di questo mondo, non proprietari.” (Fonte: E Liberali Dal Mare)

LA PREMIAZIONE

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Aurora Cantini premiata a Treviglio

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I Premiati della 13^ edizione del concorso nazionale di poesia “Enrico Brianza” ANTEAS Treviglio

DONNE SENZA PIÙ PATRIA

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Il 60% dei rifugiati e migranti sono donne e bambini

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