Quelle antiche cappellette votive

Quelle antiche cappellette votive

L’immagine della Madonna della Gamba della Cappelletta a essa dedicata, Amora di Aviatico

Questa sarà un’estate particolare. Niente sagre, feste di paese, concerti e eventi collettivi. Niente assembramenti. Ma proprio da tali divieti può nascere un’opportunità in più. Una occasione nuova. Il territorio italiano è ricco di angoli e storie suggestive, scorci nascosti e memorie da riscoprire. Questa sarà l’estate delle passeggiate. E allora perchè non provare a seguire un filo leggero e particolare? Andare alla scoperta delle cappellette votive.

Io vi parlerò delle numerose cappellette presenti sull’Altopiano Selvino Aviatico. Aldilà del caratteristico aspetto estetico che le rende quasi magiche o fiabesche, o piccole chiesine in miniatura, esse raccontano un mondo ormai scomparso e sono come un’impronta sul territorio. Risalgono alla notte dei tempi. Spesso segnavano i confini dei territori, o di due paesi, spesso segnavano i punti cardinali ed erano meta delle processioni nei campi, le “Rogazioni”.

Le Rogazioni, misteriose Processioni tra i campi lungo secoli di devozione

Oppure rappresentavano l’unico modo per orientarsi di notte, o ancora erano costruite a protezione del maligno, in luoghi dove si pensava girassero streghe e/o bestie malefiche o  per scongiurare epidemie. Si possono ancora trovare nei centri abitati, lungo le vie di comunicazione, agli incroci, sulle facciate delle case, nelle campagne. La loro generale forma con tettuccio, crea come una nicchia, quasi una casetta per dare un rifugio all’immagine santa che custodiscono. Estremamente diversificate, presentano una particolarità comune: c’era sempre un motivo valido per la posizione scelta.

Cappelletta dalla caratteristica forma a tettuccio, Madonna del Canciù, Amora Bassa

Quasi tutte sono dedicate alla Madonna, circa il 90% delle effigi. Perché? Questa scelta rimanda ai riti pagani della Madre Terra, la Dea Madre, il principio di tutto. Non a caso l’Assunzione di Maria cade il 15 agosto, il centro dell’estate, sulla base di una devozione arcaica. Poche cappellette hanno come protagonisti i santi: di solito San Rocco, invocato a protezione della peste,  e Sant’Antonio, protettore del bestiame.

Le cappellette sono genericamente considerate tutte uguali, ma in realtà presentano 3 diverse denominazioni. La cappelletta propriamente detta presenta un tettuccio, una nicchia, con forma a casetta, come un cappello. Si mostra con un cancelletto che permette alla persona di entrare come in una piccola chiesa, con tabernacolo e piccolo altare. In caso di bisogno il rifugio da parte del viandante era assicurato.  Esiste poi la santella, così chiamata perchè rappresenta il luogo dedicato ad un santo. Si differenzia dalla cappelletta perchè non permette di entrare, anche se la forma richiama quella di una piccola cappella, con tettuccio e rientranza per l’immagine sacra.

Santella di San Carlo, Amora di Aviatico

Abbiamo poi la tribulina. Prende il nome da tribulus, avversità, da cui deriva anche trìbol, lo strumento usato per il supplizio di Gesù. È una cappelletta in formato ridotto, aperta, senza cancelletto.

Tribulina del monte Poieto

Infine scopriamo l’edicola. Al tempo dei Romani era un tempietto a colonne con la statua di una divinità, dove si lasciavano i messaggi da far recapitare nei vari paesi tramite i viandanti, come una specie di staffetta o versione primordiale della posta. Generalmente è appoggiata ad una parete da cui sporge e ricalca la forma di un tempio. Ed è proprio per questa caratteristica di essere che oggi con il termine “edicola” si intende il baracchino per la rivendita giornali ancora oggi presente agli incroci delle vie cittadine.

Edicola dedicata alla Madonna Tota Pulcra, Selvino, esterno del Parco Osio
Edicola dedicata alla Madonna della Gamba ad Aviatico, realizzata nel 1925 da Battista Dentella, decoratore scultore e pittore

Dal sacro al profano, dalla parola alla carta. Il filo della memoria viaggia lungo sentieri e crocicchi antichi, per congiungere cuore e mente nel segno della speranza.

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