Gli studenti di montagna pendolari del futuro

Gli  studenti di montagna

pendolari del futuro

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Li vedo ogni giorno questi nostri studenti di montagna, virgulti cresciuti tra la roccia e il cielo, che tenacemente resistono al silenzio per inseguire il loro Sogno Italiano. Li vedo avviarsi nel freddo buio d’inverno verso la stazione della funivia o degli autobus, arrancano nella neve con i loro zaini sulle spalle, nel silenzio freddo del bosco fondo e cupo ai lati della strada deserta e innevata, o nel gelo della brina che cristallizza il vapore dell’alito, sepolti nei loro giubbotti imbottiti, berrette fin sugli occhi e sciarpe a nascondere quasi tutto il viso. Sembrano camminare addormentati, figurine mescolate alla notte, tacite come sentinelle.

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Strade innevate di montagna, Altopiano Selvino Aviatico

Si avviano verso il primo cambio che li condurrà in bassa valle, in città, in tempo per il suono della campanella delle otto nei vari Istituti Superiori della provincia.
Con i loro ipod, con i loro musi duri, con i loro sguardi sfuggenti, con i loro visi con appena un accenno della prima barba o i brufoli odiosi a rovinare la giornata, sembrano lontani da tutto e da tutti, quasi defilati, un po’ arrabbiati per l’alzataccia, fagotti appoggiati al muro.
Eppure hanno un sogno che tenacemente portano avanti, il sogno di studiare, di diplomarsi, di seguire un progetto all’università pur vivendo e abitando in cima al mondo, lontano quasi dalla civiltà, tra sentieri e contrade svuotate, con i nonni che ancora li impegnano nelle varie incombenze o in estate nella fienagione o i papà che nel tempo libero li “obbligano” a tagliare la legna o ad accudire le ultime mucche nella stalla, un sogno luminoso e bello in cui credono nonostante i tagli continui ai trasporti pubblici, nonostante la spesa considerevole che grava sulle famiglie in abbonamenti e sussidi, nonostante il tempo buttato via nel tragitto andata – ritorno che li impegna anche 3 ore a tratta.

I ragazzi degli Anni Duemila tra rastrello e fraschéra
I ragazzi degli Anni Duemila tra rastrello e fraschéra

Sono ragazzi di oggi, degli Anni Duemila e dei social network, collegati con il mondo globale, avanti su tutto e tutti, connessi a fior di video chat e messaggi, con i tablet sempre a portata di mano… e poi devono fare i conti con il silenzio dei paesi, la neve da spalare per liberare il vialetto di accesso, le case chiuse quando ritornano da scuola, perché i genitori lavorano in bassa valle, i vicoli tra i muri antichi da percorrere per giungere alla porta di entrata, le stufe a legna o a pellet (perché ancora il metano non è giunto in tanti borghi dell’Alta Valle) e i ciottoli delle mulattiere scivolose, gli spazi aperti sui crinali e i pendii mozzafiato dove solo l’eco rimbomba. E quando risalgono alla montagna dopo la mattinata trascorsa sui banchi è già pomeriggio inoltrato. Le campane della chiesetta del borgo scandiscono sedici rintocchi di un pomeriggio offuscato e ghermito già dall’imbrunire che incalza sui profili dei rilievi.
Avranno da studiare e prepararsi, svolgere i compiti per il giorno dopo in una casa dove bisogna riattivare il riscaldamento, aprire le ante delle imposte, accendere la luce nel salotto muto e quieto, aspettando l’arrivo dei genitori.

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Amora frazione di Aviatico

E all’alba seguente, poco dopo le sei e mezza, ripartiranno. Chi a piedi, chi con i motorini Ape Car disposti in bell’ordine sul piazzale della funivia o dei pullman. Chi facendosi dare uno strappo dai genitori o dai parenti. Oppure ancora usando l’autostop per risalire più velocemente la sera.

Ape Car degli studenti di montagna tutte in fila
Ape Car degli studenti di montagna tutte in fila

Dicono che i giovani d’oggi sono fannulloni, spenti, senza volontà né idee.
Questi ragazzi di montagna, studenti delle nostre città, dimostrano quanto può essere grande il desiderio di crescere, di imparare, di vivere.
Loro sono il nostro baluardo, la nostra bandiera di orgoglio e stupore, di cui però nessuno racconta. Non i media, non i giornali, non le tv né i reality, impegnati come sono a dare risalto ai volti noti e alle loro “fatiche”.
Eppure è guardando questi studenti che il cuore ritrova un anelito di gioia. La gioia di essere italiani, la commozione di vivere in una terra di emigranti, contadini, muratori, carpentieri, pescatori, che giorno dopo giorno ci hanno aperto la via del futuro e della speranza.
Si dovrebbe raccontare un po’ di più di questa nostra bella e tenace gioventù, e di queste famiglie montanare che ancora resistono e vivono in montagna, tra fatiche e grande impegno. “Per non dimenticare la dignità dei cittadini che ci abitano con “fatica” in montagna. Ribadisco “con fatica” come ha scritto recentemente il Sindaco di Aviatico dottor Michele Villarboito.
Certo, per questi ragazzi non sarà facile vedere i compagni di classe che in un batter d’occhio sono a casa. Sicuramente a volte malediranno questa loro “sfortuna” di vivere in montagna. Chissà quante volte l’avranno pensato al suono della sveglia, mentre magari fuori piove a dirotto o nevica: non poter vedere i compagni per una ricerca, perché ridiscendere e salire sarebbe troppo impegnativo. Dover rinunciare a feste in città per il disagio. Accontentarsi dell’oratorio o delle feste di paese o del bar nella piazzetta come unici divertimenti.
Quando finalmente le Istituzioni si ricorderanno di questi giovani figli della nostra terra che hanno in mano il nostro destino di Italiani?
I ragazzi di oggi non sono tutti “figli di papà” ma sono tutti figli dell’Italia.

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Vicolo tra le vecchie case di Amora frazione di Aviatico

PER APPROFONDIRE

Popolazione e cultura, le Alpi di oggi

Scrive l’autrice Federica Corrado nella prefazione: “Si tratta di bloccare lo spopolamento delle Alpi senza più inseguire modelli di sviluppo importati dalle aree urbane. Bisogna investire nella cultura, recuperare identità perdute e lavorare in sintonia con le grandi città, luoghi della ricerca. Esse devono collaborare con le attività presenti nelle montagne italiane.”

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