Quando il giovane Manzù soggiornava ad Aviatico

e si riposava sulla panca di pietra

Aviatico, a sx la strada dal Bar Dolci, in basso le case vecchie (oggi vicino c'è il campo di calcio)

Cartolina d’epoca di Aviatico con la mulattiera che scendeva dalla chiesa parrocchiale, a sx la strada dal Bar Dolci, in basso le case vecchie (oggi vicino c’è il campo di calcio)

Nella casetta poco lontano dalla chiesina di San Rocco di Aviatico, lungo la stretta viuzza che un tempo faceva parte della rete di vie dette “Via Mercatorum” che conducevano a Trafficanti e da qui in Valle Brembana e poi salivano fino al Passo San Marco e in Svizzera, una panchina di pietra attende silenziosa il ritorno della bella stagione.

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La panchina di pietra su cui riposava Manzù nella casa presa in affitto quando soggiornava ad Aviatico

Accanto mormora il vecchio noce e la contrada si muove docile al ritmo del vento secolare. Qui, ad Aviatico, su questa panchina, amava trascorrere ore serene di silenzioso riposo un personaggio oggi famoso in tutto il mondo, ma che in quegli anni lontani, nel 1934, era solo uno sconosciuto artista di 26 anni amante della montagna: Giacomo Manzoni, detto in dialetto bergamasco, “Manzù”, morto il 17 gennaio 1991.

La casa in Aviatico in cui soggiornava Manzù

La casa in Aviatico presa in affitto in cui soggiornava Manzù con il balcone e a sinistra la finestra  della camera da letto. A pian terreno si intravvede la pachina su cui Manzù soleva sedersi nei tersi pomeriggi estivi.

La casa in Aviatico presa in affitto in cui soggiornava Manzù

La casa in Aviatico presa in affitto in cui soggiornava Manzù e il balcone su cui si affacciava.

Vi era salito quell’estate in viaggio di nozze con la fresca sposa Tina, di origine milanese, (nome completo Antonia Oreni, morta a 94 anni il 17 agosto del 2007, oggi sepolta nel Cimitero Monumentale di Bergamo, tomba dei Manzoni) che aveva sposato il 13 gennaio di quell’anno, in cerca di una stanza in affitto per il mese di agosto, e aveva trovato calore e ospitalità a 300 lire nella casa di Teresina Carrara, che lì abitava con il marito Battista e le figlie piccole: Gemma e Rina.

La famiglia che ospitò Manzù ad Aviatico con le figlie da sinistra Nicolina, Rina, il papà Battista, la mamma Teresina, Gemma e Laurina

La famiglia Carrara che ospitò Manzù ad Aviatico; da sinistra le figlie Nicolina, Rina, il papà Battista, la mamma Teresina, Gemma e Laurinia, per gentile e personale concessione di Gemma Carrara

Manzù ne fu talmente conquistato da proseguire la permanenza estiva per altri sette o otto anni, fino a quando, cresciuta la famiglia, (due figliolette e un maschio, Pio, nato nel 1939) decise di spostarsi in Cima Aviatico, in casa di Caterina e Samuele (la casa c’è ancora).

Il corridoio di ingresso della casa presa in affitto da Manzù quando soggiornava ad Aviatico

Il corridoio di ingresso della casa presa in affitto da Manzù quando soggiornava ad Aviatico

Il letto matrimoniale in cui dormiva Manzù nella casa presa in affitto ad Aviatico

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Oggetti usati da Manzù nella casa presa in affitto quando soggiornava ad Aviatico

Uomo dolce e dimesso, riservato e quasi timido, trascorreva il tempo eseguendo schizzi sulla carta gialla del formaggio, oppure, nei giorni della fienagione, si mischiava ai contadini sul pendio e giocava con i bambinetti a “cip”, nascondino, tra i mucchi di fieno “i muntù dé fé”.

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Cartolina d’epoca di Aviatico, con la Via Mercatorum che conduceva alla chiesetta di San Rocco e Trafficanti. Segnata con una freccia si vede la casa presa in affitto in cui soggiornava Manzù

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Dal balcone della casa presa in affitto da Manzù quando soggiornava ad Aviatico si vede ancora la chiesetta di San Rocco

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Aviatico con il suo borgo antico e la casa presa in affitto da Manzù quando soggiornava in paese

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L’arco della antica dogana del Grano sul tracciato della Via Mercatorum poco distante dalla casa presa in affitto da Manzù quando soggiornava ad Aviatico

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L’antico lavatoio sulla Via Mercatorum poco distante dalla casa presa in affitto da Manzù quando soggiornava ad Aviatico

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La Via Mercatorum nel borgo storico di Aviatico che conduce oggi alla chiesetta di San Rocco, poco distante dalla casa presa in affitto da Manzù quando soggiornava in paese

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La Via Mercatorum nel borgo storico di Aviatico che conduce oggi alla chiesetta di San Rocco, poco distante dalla casa presa in affitto da Manzù quando soggiornava in paese

Dodicesimo figlio di un calzolaio sacrestano della chiesa di Sant’Alessandro in Colonna, a Bergamo, Manzù conosceva bene la vita semplice di chi è abituato a tirare la cinghia e per questo divideva senza nessun timore la stessa cucina con la signora Teresina a turni (prima cenava una famiglia e poi l’altra). La sera era d’obbligo la recita del rosario, a cui Manzù non mancava mai, come pure alle funzioni della sera in chiesa. Tra le poche e semplici cose che la giovane sposa Tina aveva con sé vi era un lenzuolo splendidamente decorato e ricamato tutto a mano, molto ammirato dalla signora Teresina, durante le consuete operazioni di bucato. Un giorno Tina, vedendo la donna accarezzare il candido telo con un leggero e delicato tocco, e desiderando in qualche modo ripagare di tanta generosa amicizia e ospitalità, disse: «Teresa, se mi dà un lenzuolo semplice, io le dono questo come mio ricordo, mentre per me ricamerò un nuovo bordo a quello nuovo.»

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L’articolo di giornale apparso su L’Eco di Bergamo per la morte di Tina Manzù, per gentile concessione di Valeria Dentella

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Il necrologio per Tina Manzù su L’Eco di Bergamo, per gentile concessione di Valeria Dentella.

Per anni il prezioso lenzuolo abbellì il letto matrimoniale di Teresina e Battista, poi passò alla figlia Gemma, che ancora oggi, dopo oltre 80 anni, lo conserva con cura come un prezioso pegno d’affetto.

Gli intrecci di questa poetica storia annodano legami ancora più profondi: la figlia primogenita della signora Teresina, Rina, lavorava come domestica a Milano presso una famiglia che aveva una casa estiva ad Aviatico. Allo scadere del servizio per la ragazza si aprirono prontamente le porte di un’altra famiglia amata: quella dello stesso Manzù, che la prese presso di sé. Era una fanciulla laboriosa e competente, affidabile personcina di montagna solida e vigile, talmente necessaria alla sua nuova famiglia che le venne chiesto di seguire lo scultore anche a Roma, nella tenuta di Ardea, dove l’artista andò ad abitare e dove poi fu sepolto, laggiù dove iniziavano a vedere la luce le sue prime, eterne, maestose opere.

Ma un dolore improvviso e lacerante era in agguato: nel 1937 la prima figlia di Manzù, Laurinia, di appena due anni, chiuse i dolci occhi tra le braccia del papà (a causa di una polmonite). Manzù era distrutto, tutti coloro che avevano imparato ad amarlo lassù ad Aviatico lo circondarono di silenziosa e sollecita presenza. Solo lungo le mulattiere, tra l’erba appena mossa dal vento, al rintocco quieto delle campane del paesino, la sua anima lacerata trovava requie. Fu in quel periodo che ebbe la forza di esprimere alla buona amica Teresa una sofferta e dolcissima richiesta: dare il nome della propria figlioletta, Laurinia, alla neonata che stava aspettando. E così fu.

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Laurinia Manzù, per gentile e preziosa personalissima concessione di Laurinia Carrara

Mai si recisero i contatti con la famiglia di Aviatico, e prova ne furono i puntuali scambi di auguri per le festività, le lettere regolari, le notizie aggiornate dagli uni o dagli altri. E quando nel 1938 anche la seconda figlioletta, Donatella, non sopravvisse all’infanzia (per una diagnosi sbagliata), tutto il paese sotto la Cornagera pianse per l’amico Manzù, piansero i boschi nello stormir di foglia, piansero i ruscelli nello scrosciare inquieto.

I bambini crescevano, i tempi cambiavano, ma l’amicizia tra Gemma e Pio Manzù rimase salda nei ricordi: quasi coetanei (lui più giovane di soli quattro anni), erano cresciuti insieme in contrada, complici di giochi all’aperto e scorribande nei prati. Quando, il 26 maggio 1969, Gemma, ormai adulta, sentì alla radio la notizia dell’incidente mortale nei pressi di Torino in cui era stato coinvolto l’amico Pio ad appena trent’anni, un dolore profondo di rimpianto le serrò l’anima: quel bambino che correva tra l’erba verde, inseguendo la vita, tra giochi e giorni sereni, dov’era ormai?

Solo la settimana prima Pio era stato qualche giorno ad Aviatico dalla signora Brigida Carrara (presso cui soggiornava la zia Maria Manzoni) e le aveva detto che sarebbe partito per Roma, dove stava per essere inaugurata la mostra dedicata al papà. Laggiù si sarebbe fermato due o tre giorni, poi sarebbe ripartito per portarsi a Torino dove lo attendeva un importante lavoro con la Fiat: stava infatti per completare il progetto della realizzazione della Fiat 127. La signora Brigida si era preoccupata molto di questo “tour de force” e gli aveva ritpetutamente raccomanadato di stare attento sulla strada.

Nel periodo estivo in cui fu ospite in Cima Aviatico, Manzù partecipò alla Prima Comunione di un bambino vicino di casa, Edrisio, figlio della Petronilla che lo spitava in affitto, facendogli da Padrino, mentre la moglie Tina fu la Madrina della piccola Gemma. Il fratello più grande del ragazzino, Virgilio Dentella, fu poi assunto a Milano come autista personale dello scultore. Ad Aviatico, insieme all’artista, soggiornava spesso anche la sorella Maria Manzoni, sposata a Milano con il restauratore e pittore Mario Zappettini.

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Il restauratore Mario Zappettini, cognato di Manzù, per gentile e personale concessione di Valeria Dentella.

Erano gli Anni Quaranta, infuriava la Seconda Guerra Mondiale e, come moltissimi altri milanesi, pure Maria con la sua famiglia fu costretta a sfollare dal capoluogo lombardo. Per lei iniziò un periodo di permanenza nel piccolo paese arroccato sotto il Monte Poieto, ad Aviatico, dove poter ritrovare pace e ricucire i dolorosi strappi di paura e di incertezza. Quei mesi furono ricchi di armonia e solidale vicinanza; il figlioletto Evenzio (nato nel 1938) fu iscritto alla prima classe della minuscola scuola elementare posta sul pianoro, circondata da prati e declivi (oggi trasformata nella Sede del Municipio)

Qui il ragazzino si inserì nell’innocente mondo dell’infanzia, lontano dai clamori della guerra e dall’odio dei grandi. Insieme a lui decine di compagni e compagne del posto (come Valeria Dentella e i fratelli, tra cui Edoardo, della la stessa età di Evenzio, mentre un altro figlio della Brigida, Egidio, era coscritto di Pio Manzù), con cui condivideva giorni sereni nelle stalle, nel fieno, a raccogliere narcisi, a giocare nella neve. Maria Manzoni mai dimenticò quel periodo doloroso ma nello stesso tempo ricco di vita e calore. Ritornò sempre ad Aviatico e rimase in contatto soprattutto con Brigida Carrara, la mamma di Valeria e dei fratelli del panificio- salumeria del paese.

Quando la stessa Valeria si sposò il 3 gennaio 1970, ricevette in dono da Maria Manzoni e dal marito Mario Zappettini una litografia di Manzù con la seguente dedica sul retro: “A Valeria e Virgilio per le loro nozze”. Essendo entrambi restauratori e pittori, Mario Zappettini e il figlio Evenzio restaurarono e pulirono  vari dipinti preziosi della chiesa parrocchiale del paese, riportandoli allo splendore originale. Fu durante uno dei lavori di restaturo nel 1970 Evenzio scoprì che sotto la tela di un dipinto della chiesa si celava una seconda opera risalente al ‘500. Anche Manzù operò nella chiesa di Aviatico, intagliando gli angioletti dei confessionali e decorando le bussole laterali con il suo tocco personale e prestigioso.

Dono di nozze a Valeria da parte di Maria Manzoni (sorella di Manzù) 3 gennaio 1970

Il dono di nozze a Valeria da parte di Maria Manzoni (sorella di Manzù) 3 gennaio 1970, per gentile e personale concessione di Valeria Dentella

Nel 1988 Maria venne colpita dal lutto per la morte del figlio Evenzio a Como, dove risiedeva e aveva fondato una scuola per restauratori e pittori seguendo le orme del padre, ma il legame con Aviatico era talmente forte che fece partecipe del suo dolore anche la famiglia di Valeria, inviandole il ricordo del figlio.

Il ricordo di Evenzio Zappettini, figlio di Maria Manzoni e di Mario

Il ricordo di Evenzio Zappettini, figlio di Maria Manzoni e di Mario, per gentile e personale concessione di Valeria Dentella

Ogni anno, in occasione della prima domenica di ottobre, festa della Madonna del Rosario di Aviatico, molto amata e sentita da tutti gli abitanti, i figli della Brigida scendevano a Bergamo e salivano in Città Alta per prendere la signora Maria per accompagnarla su, ad Aviatico. Le vecchie stanze dove un tempo trascorreva l’estate erano ormai state avviate ad altri destini, perciò la signora Maria trascorreva i giorni della festa nella casa di famiglia della Brigida. Da lì avrebbe potuto seguire la “minada” e ritrovare voci e volti degli amici mai dimenticati. Questo fece fino al 2007, l’anno prima della morte. Nel 2009 i fratelli Dentella, per ricordare Maria, invitarono i figli ancora una volta per la festa della Madonna del Rosario, ospitandoli nella loro casa.

La famiglia Manzù si spostò poi a Clusone per le vacanze estive, ma i giorni trascorsi sull’Altopiano rimasero nel cuore e nella memoria di ognuno dei protagonisti, che per riserbo e rispetto io non nomino personalmente. Nei loro volti e nelle loro parole si percepisce ancora oggi la grande stima nutrita soprattutto verso l’uomo Manzù: era uno di loro, tenace tronco legato alla terra, abituato  a sporcarsi del sudore della fatica, attaccato alle proprie radici bergamasche che mai rinnegò.

Maria fu l’unica sorella che seguì con dedizione incrollabile la carriera del famoso scultore e di frequente scendeva ad Ardea per stargli vicino. Era coscritta di un altro celebre personaggio della nostra terra bergamasca: Monsignor Loris Capovilla, il quale, spinto da profondo affetto, per il giorno dei funerali scrisse una lettera personale letta in chiesa dal genero Emanuele.

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Il ricordo di Maria Manzoni, sorella di Manzù, sposata Zappettini, con il testo scritto da Monsignor Loris Capovilla, per gentile e personale concessione di Valeria Dentella

 “(…) Maria, ti accolga Dio Padre che ti ha creato. Ti accolga Gesù, che è morto e risorto per te. Ti accolga lo Spirito Santo, che ha fatto della tua fragile persona un sacrario di meritorio servizio e di sconfinata bontà. (…)”

Anche dopo la scomparsa di Maria i contatti tra Valeria e la famiglia Manzù, in particolare con la signora Inge Manzù, non sono mai stati recisi e di frequente si telefonano.

Nel 2008 Valeria ricevette da Inge un dono prezioso e caro: in collaborazione con la fondazione Manzù, per celebrare il centenario della nascita del grande scultore (1908-2008), Inge con  i figli Mileto e Giulia fece emettere un francobollo di euro 0.60, che riproduce un particolare della scultura in marmo denominata “Guantanamera” realizzata da Manzù nel 1970 di cui Inge fu modella.

dono di Inge a Valeria

Guantanamera e il francobollo dedicato ai cento anni dalla nascita di Manzù, dono di Inge Manzù a Valeria, per gentile e personale concessione di Valeria Dentella

“Guantanamera” è il titolo di una famosa canzone cubana che Manzù e Inge cantavano spesso. Scrisse l’artista sulla pagina introduttiva al francobollo: “L’opera rappresenta un ritratto di Inge, l’unica modella della mia vita, così importante che ho sentito la necessità di sposarla”

Valeria conserva questo francobollo prezioso a tiratura ridotta in una custodia pregiata e unica e solo il profondo affetto che l’ha sempre unita alla famiglia Manzù, l’ha spinta ad accettare di rendere pubblica questa personale e commovente pagina della propria vita, al solo e unico scopo di contribuire a far conoscere la profonda umanità di un uomo grande e tenace, definito “Il Michelangelo del XX Secolo”.

IL COMMOVENTE INCONTRO AD ARDEA, AGOSTO 2016

Ecco qui di seguito le immagini esclusive dell’incontro ad Ardea tra Inge Manzù, il figlio Mileto e l’amica Valeria di Aviatico, accompagnata a Roma dal figlio Corrado, musicista come il papà Virgilio Dentella, e dalla nipote Nives (figlia dell’ autista di Manzù, di nome anch’esso Virgilio)

 

Corrado Dentella, Mileto Manzù, la signora Inge, Valeria Dentella e Nives Dentella ad Ardea, agosto 2016

Corrado Dentella, Mileto Manzù, la signora Inge, Valeria Dentella e Nives Dentella ad Ardea, agosto 2016, per gentile e personale concessione di Corrado, con l’approvazione di Inge Manzù

La tomba di Giacomo Manzù ad Ardea, per gentile e personale concessione di Corrado Dentella, con l'approvazione di Inge Manzù, agosto 2016

La tomba di Giacomo Manzù ad Ardea, per gentile e personale concessione di Corrado Dentella, con l’approvazione di Inge Manzù, agosto 2016

L'entrata al Museo Manzù ad Ardea, che la signora Inge fece aprire personalmente per l'amica Valeria di Aviatico, agosto 2016

L’entrata al Museo Manzù ad Ardea, che la signora Inge fece aprire personalmente per l’amica Valeria di Aviatico, agosto 2016

RINGRAZIAMENTI

Tutte le informazioni lette sono testimonianze dirette di persone che ad Aviatico hanno conosciuto e apprezzato Manzù con la semplicità e la coerenza tipiche della gente di montagna e che ancora hanno un affetto profondo verso il grande scultore. Solo su mia richiesta hanno accettato di concedere queste pagine commoventi ed estremamente personali della loro vita intima e familiare.

Lo scopo di questo mio lavoro personale di ricerca sulla storia del grande Giacomo Manzù è dare conoscenza e memoria di un personaggio bergamasco oggi famosissimo e un omaggio al piccolo paesino incastonato nelle Orobie Bergamasche che lo accolse con affetto mai venuto meno, pertanto chiunque può attingere ad esso, VI CHIEDO PERO’ DI CITARE QUESTA FONTE. Infatti questo lavoro di ricerca  ha richiesto da parte mia molto lavoro, molte notizie cercate, molte ore di impegno.

Un ringraziamento caloroso a Gemma Carrara, che in un pomeriggio dolce di fine agosto, mi ha aperto le porte della sua casa paterna in Aviatico, raccontandomi dell’amicizia che legava la sua famiglia a Manzù. Ringrazio anche la sorella Laurinia, che ha preso lo stesso nome della figlioletta di Manzù, e che gentilmente, come donandomi una reliquia, mi ha permesso di fotografare il biglietto in memoria della piccina, morta a soli due anni.

Infine un carissimo ringraziamento a Valeria Dentella, del panificio-salumeria Dentella, che mi ha accolto nella sua casa facendo rivivere la commovente storia d’affetto con Maria Manzoni, sorella di Manzù. Ogni fotografia di questo articolo è per sua gentile e personale concessione.

L’ALTRO ALTOPIANO: CLUSONE E MANZÙ

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L’articolo su L’Eco di Bergamo dedicato a Manzù a Clusone, pagina 1

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L’articolo su L’Eco di Bergamo dedicato a Manzù a Clusone, pagina 2