Crea sito

Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

Visualizza gli articoli pubblicati sotto agosto 2014

Salendo alle vette vicino al Cielo,

Reportage poetico

verso il Passo San Marco

(Alta Valle Brembana, BG)

La terza punta è il monte Secco e più a dx il monte del Tonale

Veduta del maestoso paesaggio da Cà San Marco

In una giornata estiva, tra le nuvole basse e la foschia del fondovalle, si intraprende il viaggio alla vetta partendo in auto dal paese di San Giovanni Bianco, posto lungo la strada principale che percorre tutta la Valle Brembana, a incrocio delle due antiche vie lombarde: la Via Priula e la Via Mercatorum, che giungeva dall’Altopiano Selvino Aviatico.

La chiesa di San Giovanni Bianco, che custodisce la Sacra Spina Si giunge a Lenna e si gira  a sinistra verso Piazza Brembana, si prosegue costeggiando il torrente Stabina fino a Olmo al Brembo e a destra si intraprende la salita che  conduce a Piazzatorre, si sale ancora, tra boschi fitti e torrenti impetuosi, si supera Mezzoldo ed ecco si dipana la stradale che ricalca in parte l’antica Via Priula, con tappa al Rifugio Madonna delle Nevi (quota 1300 metri), la cui sacra immagine è venerata nell’omonima cappella.

La Madonna delle Nevi nella chiesa del Rifugio

La Madonna delle Nevi nella chiesa del Rifugio

Rifugio Madonna delle Nevi

Rifugio Madonna delle Nevi

Salendo dal Rifugio Madonna delle NeviCi si arrampica sui tornanti stretti fino al Rifugio storico della “Cà San Marco” posto a 1830 metri di altezza, uno dei più antichi rifugi delle Alpi, essendo stato edificato nel 1593, in occasione della costruzione della Via Priula.

La Via Priula al Passo San MarcoPoco più in alto, a 1992 metri, si raggiunge il Passo San Marco, un tempo confine tra il dominio della Repubblica di Venezia e Coira, Cantone dei Grigioni. Da lì la strada si inoltra nel territorio della Valtellina.

Qui il cuore prende il volo oltre l’orizzonte e si avvicina al cielo; dall’alto dei dirupi si impregna delle storie del mondo, anelando alle vette, anelando alla Vita.

Dall'alto del Passo San Marco

Dall’alto la visione del Rifugio Madonna delle Nevi

I tornanti che portano al Passo San Marco

I tornanti che portano al Passo San Marco

Le maestose cime orobiche al Passo San Marco

Il Lago Moro al Passo San Marco e la diga che incombe sulla Valle di Mezzoldo

LA POESIA

SUI DIRUPI

Tra rocce bianche e ferite di granito

si scavano le rughe del mio divenire.

Le mani  graffiano gli appigli solitari

e come sulla ghiaia si sgretolano i giorni

simili a lacrime d’argento.

D’intorno il silenzio erompe la sua scia

e quando elevo lo sguardo in alto,

stagliato sull’azzurro, trovo un ricordo antico,

perenne e solitario come la notte.

È il greto di un solco fragile

lasciato dalla pietra sul cuore dell’uomo.

È vivere sui dirupi.

È l’umanità.

(Da “Oltre la curva del tramonto” LietoColle Editore, 2014)

I dirupi che circondano il Rifugio Cà San Marco

I dirupi che circondano il Rifugio Cà San Marco

LA PREGHIERA ALLA MADONNA DELLE NEVI

“Fammi desiderare le altezze dello Spirito,

come ammiro i monti, le rocce e gli abeti

che si slanciano in raccolto silenzio

verso l’azzurro del cielo.

Da’ alla mia vita il tormento della vetta,

il coraggio dell’ascesa,

la gioia dell’arrivo”.

(Da “Preghiera alla Madonna delle Nevi”, Diocesi di Bergamo)

 

 

 

Le voci dei lettori

per la raccolta poetica

Oltre la curva del tramonto

di Aurora Cantini

(LietoColle Editore)

A.Cantini poesie OLTRE LA CURVA DEL TRAMONTO“Cara Aurora ho ricevuto il tuo libro, e ho cominciato a leggere le tue poesie seduto davanti al camino acceso, il tempo lo richiede fa freddo e pioviggina. Mentre leggevo mi veniva il magone. È la prima volta che provo queste emozioni. Grazie Aurora a presto.” (Pietro Seguini, Alassio)

§

 “La poesia è arte e, in quanto tale proviene dal cuore quindi bisogna avere uno spirito libero per poterla apprezzare fino in fondo. Bravo è chi sa ascoltarla, geniale chi sa comporla…” (Mario Vitali, Selvino)

§

“La foto di copertina è già di per sé una poesia, e tutta la raccolta delle tue opere tocca davvero il cuore. Un abbraccio.”  (Sonia Mazzon)

§

 “Vorrei rivolgere l’attenzione alla poesia “Pietre antiche della Valle”. Ottima poesia che se letta con la dovuta attenzione scalda e nello stesso tempo rattrista il cuore. Famiglie che nella loro povertà hanno vissuto con orgoglio e lavoro là per moltissimi anni. Complimenti.” (Massimo Signori)

Nebbia velo da sposa sull'Altopiano Selvino Aviatico

Nebbia velo da sposa sull’Altopiano Selvino Aviatico

“L’amore per le persone, per la natura e per la vita che tu, Aurora, trasmetti con le tue poesie e con i tuoi scritti è una linfa vitale per chi legge. Ma ascoltarti è emozione pura. Raramente si incontrano persone “vere” come te che non hanno paura di mettere a nudo i loro sentimenti e di condividerli con gli altri, pur nella consapevolezza delle diversità di opinione e quindi del giudizio che gli altri possono esprimere su di te e sui tuoi scritti.” (Luciana Spinelli e Marcello Tagliaferri)

§

“Stimatissima Sig:a Aurora, ho letto le sue poesie. Mi conceda una premessa. E’ mia convinzione che la poesia pur utilizzando la  parola – cioè il linguaggio articolato – esprima e debba esprimere un “oltre” e che la spinta o ispirazione fondamentale le venga dal dolore: addensato in una persona, da un avvenimento o da una generica condizione umana di inquietudine e sofferenza. Le composizioni che più intensamente ho sentito “Pietre antiche della valle”,  “Il custode del silenzio”, “Nel tuo ricordo”, “A mani giunte” sono, o mi par che siano, grumi di dolore. Il pathos che avvolge “Nel tuo ricordo” è incontenibile: chissà quante volte al giorno quelle parole accompagnano le immagini dei suoi ricordi, ho pensato! E “La ragazza dallo sguardo rosa”, “Il ragazzo che attendeva il giorno”?!? oltre il dolore, stillano un affetto struggente, una pietas illimitata di madre. “Polvere dell’anima” ha la leggerezza musicale di un quartetto d’archi. Poi le riflessioni pensierose di “Sotto il candido ciliegio” e “Bianco diamante”  che evoca delicatamente la mesta suggestione di una fine imminente e la trepida attesa di un inizio. Una esplosione vitale nel “Tu che vivi in me”. “L’uomo della miniera”: una preghiera! Qualcuna mi è rimasta ermetica. Non ho alcuna pretesa di aggiungere alcunchè alle valutazioni  che esse hanno ricevuto in privato e in via ufficiale. Mi piace manifestare le opinioni e sensazioni di un modesto comune lettore, curioso di conoscere i percorsi esistenziali altrui e parteciparne le emozioni. Con gratitudine.” (Micarelli Angelo)

Chiesa di San Bernardino di Amora (Aviatico) a mezza costa sul pendio

Chiesa di San Bernardino di Amora (Aviatico) a mezza costa sul pendio

“C’è una cosa che è rimasta ben salda dentro me: l’amore per la poesia, per quei tiepidi versi che ti scaldano l’anima. “Mi sono resa conto del grande dono che mi hai fatto: mi hai trasmesso l’incredibile passione per i pensieri profondi e per le belle parole. Ora non potrei più vivere senza comporre versi, i miei giorni risulterebbero monotoni e tristi.
La poesia infatti ci circonda, ci avvolge, bisogna solo accoglierla, ammirarla e soprattutto far sì che anche gli altri la percepiscano, così come tu mi hai insegnato a fare.” (Sofia Azzola, Pradalunga, Classe II Media)

§

“Innanzi tutto vorrei complimentarmi con la poetessa per il titolo originale e per le emozioni che regala con ogni sua parola. Ho letto con molto entusiasmo e trasporto le poesie che fanno da anteprima e devo dire che tutte mi hanno trasmesso un miscuglio di emozioni. Bellissima la poesia omaggio a Giovanni Paolo II.” (Valentina Savitteri, Siena)

§

“Oltre la curva del tramonto” c’é la splendida Aurora, con le sue poesie coinvolgenti e pregnanti.
I suoi versi danno la certezza che dopo la notte c’é sempre un’ alba. Che ci attende con il lumeggiare di speranza. A questo serve la poesia; soprattutto quella della Cantini: ad aspettare con fiducia il domani pur nella disperazione dell’ oggi.
“Nomen omen”, sentenziavano i latini. E in Aurora v’é la conferma che la proverbialità dei secoli andati resta intatta nell’ epoca della razionalità esasperata dall’ irrefrenabilità del potere.”
(Gaetano Tirloni)

Mandorlo in fiore

“Per quello che ho letto mi sembra bello da una speranza a chi vede solo il buio oltre alla notte c’é anche il giorno.”  (Franca Mungo)

§

“Mi piace molto leggere le poesie. Le trovo magiche perché non sono come un racconto, in poche parole con rime e ritmo, si riesce a portare il lettore in un mondo di metafore e di ricordi. Devo dire che mi è piaciuta molto la poesia che dà titolo al libro “Oltre la curva del tramonto”, in cui mi sono venute in mente alcune cose della mia vita.” (Karine Renzi)

§

“Mi sono innamorata delle poesie dell’autrice già dal primo verso. Sembra di sognare ad ogni verso!” (Federica)

DSCF0078

PER SAPERNE DI PIÙ SUL  LIBRO

Oltre la curva del tramonto

 

 

 

Il libro “Oltre la curva del tramonto”

a Selvino (Bergamo)

emozioni in poesia attraverso un volo oltre l’orizzonte lungo l’ombra gettata dalle vette

17 agosto 2014

Libreria Amico Libro

Selvino

LA SCHEDA INFORMATIVA DEL LIBRO

OLTRE LA CURVA DEL TRAMONTO

Aurora Cantini Oltre la curva del tramonto copertinasito

“…A volte siamo come minuscoli coriandoli,

rattoppati di giorni dai mille colori,

nascosti al cuore, sperduti come bambini,

chiusi dentro maschere,

protetti dalle mura del nostro vivere…”

COME CORIANDOLI, poesia

(Da “Oltre la curva del tramonto”, LietoColle Editore)

Dietro la maschera

Dietro la maschera

RECENSIONE A CURA DI SARA STEFANINI

“Le sessanta poesie della silloge “Oltre la curva del tramonto” descrivono diverse realtà attraverso uno stile molto riflessivo e introspettivo. L’intento della scrittrice Aurora Cantini è quello di portare il lettore a vivere forti emozioni e riflessioni senza versi in rima ma facendo uso di enjambements (incroci) che spezzano il pensiero in più parti. Ogni poesia poi, ha una sorta di introduzione che spiega il contesto oppure da chi o cosa è stata ispirata l’autrice. Molto spesso si legge che le statue dello scultore Luigi Oldani sono state le principali muse per la vena poetica della Cantini. La silloge è ricca di significati e affronta tematiche diverse: si passa dall’aspetto astratto religioso dell’Eden, di Maria e di Gesù all’aspetto concreto della realtà di tutti i giorni con versi dedicati ai lavoratori. Minatori, contadini e allevatori: tutti mestieri dove l’uomo è a stretto contatto con la natura e gli animali.

Cantini si immedesima nelle situazioni degli altri, raccontando, per esempio, di un uomo sulla sedia a rotelle, “intrappolato nel guscio vuoto del dolore”. Un linguaggio semplice, ma con interessanti accostamenti e giochi di parole, caratterizza le poesie in prosa dell’autrice, un ritmo che segna il racconto in libertà.

La silloge è caratterizzata da un tipo di poesia perlopiù rurale e immerge i personaggi nella natura che descrive nelle sue infinite sfaccettature. Aurora Cantini ha pubblicato tre libri di poesie: “Fiori di campo”, “Nel migrar dei giorni” e “Uno scrigno è l’amore”. Un libro di narrativa “Lassù dove si toccava il cielo” e il romanzo “Come briciole sparse sul mondo” sulla tragedia delle Torri Gemelle. (Sara  Stefanini)

LA RECENSIONE SUL WEB

Fanpage.it

 Libero.it

LA PRESENTAZIONE SUL SITO DELLA CASA EDITRICE

LietoColle Editore

I LIBRI DI AURORA CANTINI SU IBS.IT

I libri pubblicati

LA FOTOGALLERY DELLA PRESENTAZIONE A SELVINO

10440838_275601359302297_2871333377624686803_n

 1889069_275601279302305_778254318078978680_o

10580793_275601352635631_6454233588819651714_o

PAOLO E FRANCESCA,

una profonda e umana pietà

per i due amanti

simbolo dell’eterno conflitto tra morale e passione

-Visitando Santarcangelo di Romagna-

Paolo e Francesca

Paolo e Francesca

«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui (Paolo) de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina (l’ultimo cerchio) attende chi a vita ci spense.» (cioè attende il marito Gianciotto, il loro assassino)

Dante Alighieri, Inferno V, 100-108

Nel secondo cerchio dell’Inferno, Dante e Virgilio vengono colti da una bufera incessante, che trascina come foglie, gli spiriti, percuotendoli e sbattendoli uno contro l’altro come marionette senza vita. Sono i “peccatori” vinti dalla passione carnale, e sono tanti. Virgilio ne nomina molti, tutti morti per amore. Poi, ecco, ne sopraggiungono due accostati vicini.

“Chi sono?” domanda. “Pregali e verranno” risponde il Maestro. E infatti le due figure si mostrano dove il vento tace. Sono Francesca, che racconta con voce flebile la propria tragica storia, e Paolo, il suo amato, che tace ma segue il racconto con occhi colmi di pianto. Per una volta Dante Alighieri è sopraffatto dalla pietà, e, sconvolto, cade come morto. L’Amore, chi potrebbe resistergli? Non perdona, non ammette dimenticanze, non permette a nessuno di non amare. Nessuna cosa è più dolce dell’Amore, e nessuna più tremenda.

“L’Amore”, dice Francesca, “quando lo sentiamo dentro di noi, è già Grande, immenso, e da quel momento in poi non c’è che lui nella nostra Vita.” La giovane donna vuole solo che si sappia che, oltre all’Inferno, in lei c’è lo strazio del disonore, che ancora la segue, per il tipo di morte che la cancellò al mondo, e che fece conoscere alla storia la sua colpa, senza darle il tempo di spiegare, di pentirsi.

«Noi leggiavamo un giorno, per diletto,

di  Lancillotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fiate (volte) li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

essere baciato da cotanto amante,

questi (Paolo) che mai da me non fia (sarà) diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.»

PAOLO E FRANCESCA, CHI ERANO

Francesca apparteneva alla famiglia dei Da Polenta da Ravenna, mentre Paolo era uno dei Malatesta da Rimini: il punto focale degli eventi storici è l’alleanza che si creò attraverso il matrimonio tra Francesca e Gianciotto, personaggio rozzo e poco avvenente. Secondo i documenti il matrimonio avvenne per procura, presente il rappresentante dello sposo, che fu proprio il fratello più giovane, Paolo. La giovane nobildonna sentì nascere nel cuore un palpito lieve, ma le cronache raccontano che Paolo era già sposato. Nel cupo castello di famiglia i due cognati vennero colti dalla passione, complice un libro sull’amore tra Lancillotto e Ginevra, che li trascinò in una spirale cupa e infausta, fino al terribile assassinio di cui fu autore il marito, avvertito da un servo della casa che aveva spiato i due amanti.

Eppure non vi è conferma di questo drammatico evento che ancora oggi avvince per la sua profonda e drammatica evocazione: la relazione così romanticamente presente e il duplice fatto di sangue furono messi a tacere, nei carteggi non vi fu traccia di quanto avvenuto. Anche il luogo dove avvenne il massacro rimane incerto: alcuni testi indicano il Castello di Gradara, altri La Rocca di Castelnuovo presso Meldola. Altri ancora identificano il Castello della tragedia nella Rocca Malatestiana di Santarcangelo di Romagna, come è scritto sugli opuscoli informativi per turisti.

IL REPORTAGE A SANTARCANGELO DI ROMAGNA

Santarcangelo di Romagna

Santarcangelo di Romagna

Cento anni dopo, sui resti originari, venne edificata una nuova Rocca, che venne ampliata e modificata dai discendenti Malatesta prima dell’arrivo di Cesare Borgia. Oggi la Rocca attuale è composta da un mastio antico circondato da un possente edificio con tre torrioni e una rete di fossati. Davanti a tale imponente e austera bellezza, il cuore segue struggente i muraglioni antichi e il pensiero vola ad una delle più evocate tragedie nate dall’Amore. Le mura solide e chiuse sembrano sussurrare ininterrottamente storie di passioni, e lamenti di giovane donna dietro le ricche bifore. Lassù, circondata dal cielo azzurro, Francesca guarda lontano, lungo la pianura, sempre in cerca del suo Principe.

La Rocca Malatestiana vista dal basso

La Rocca Malatestiana vista dal basso

La Rocca Malatestiana

La Rocca Malatestiana

La Rocca Malatestiana

La Rocca Malatestiana

La Rocca Malatestiana

La Rocca Malatestiana

La Rocca Malatestiana

La Rocca Malatestiana

VISITANDO SANTARCANGELO DI ROMAGNA

Santarcangelo di Romagna, posto al confine tra le province di Rimini e Cesena-Forlì, è situato sul Monte Giove, da cui prende il nome il vino “Sangiovese”. Circondato da possenti mura fin dal XI secolo, oltre ai numerosi monumenti e angoli storici di notevole pregio, tra cui il Museo del Bottone (con circa 10.000 bottoni storici), è nominato perché città natale dell’artista dialettale Tonino Guerra.

Arco di Papa Clemente XIV all'ingresso di Piazza Ganganelli

Arco di Papa Clemente XIV all’ingresso di Piazza Ganganelli

Lo Sferisterio, nel XXVIII sec campo da gioco del pallone al bracciale

Lo Sferisterio, nel XXVIII secolo campo da gioco del pallone al bracciale

La salita alla Rocca Malatestiana

La salita alla Rocca Malatestiana

Il Campanile di San Michele Arcangelo, con la statua sulla cima

Il Campanile di San Michele Arcangelo, con la statua sulla cima

I vicoli

I vicoli

Un angolo di Santarcangelo

Un angolo di Santarcangelo

Un'opera di Tonino Guerra

Un’opera di Tonino Guerra

Il Museo del Bottone

Il Museo del Bottone

Bottone della camicia di Garibaldi

Bottone della camicia di Garibaldi

Bottoni di Maria Antonietta di Francia

Bottoni di Maria Antonietta di Francia

PER APPROFONDIRE

I ragazzi degli Anni Duemila e la Letteratura classica

 

 

Sfilata della Legalità a Selvino

con Davide Cerullo e i bambini di Scampia

Con la partecipazione della poetessa Aurora Cantini

Domenica 3 agosto

Sfilata della Legalità a Selvino 2014

Sfilata della Legalità a Selvino 2014

L’EVENTO

La presentazione

Queste le parole da parte dell’Assessore al Turismo a Cultura di Selvino, Paolo Carrara:

“Giulio Cavalli, Tiziana Di Masi e quest’anno un altro importante ospite…
Incontro dibattito pubblico con Davide Cerullo. Davide è un ragazzo nato a Scampìa nel 1974; fin da giovanissimo fa parte della malavita organizzata e mira a diventare un grande boss. Adesso, dopo un cammino di conversione non di certo immediato, si occupa molto degli altri, in particolare dei ragazzi del suo quartiere…”

Davide Cerullo è il fondatore di un doposcuola speciale, denominato “Centro Insieme”. Speciale perché è stato realizzato a Scampia, quartiere delle Vele, un quartiere tra i più poveri d’Europa, con mille disagi e problematiche sociali, senza strutture extrascolastiche che possano inquadrare e proteggere le nuove generazioni, le più esposte al rischio criminalità. La struttura consente ad una quarantina di bambini di avere un tetto sulla testa dove fare i compiti e stare insieme. A Selvino Davide racconterà la sua storia, la storia dei “Bambini di Scampia” che nonostante il silenzio e il vuoto chiedono di essere solo “bambini, di avere un’infanzia tessuta con i colori dell’arcobaleno, e non solo con il rosso del sangue versato”.

DAVIDE CERULLO, CHI È

http://scriviapenelope.wordpress.com/2011/06/10/intervista-a-davide-cerullo/

http://cultura.panorama.it/libri/Le-ali-bruciate-di-Scampia-Intervista-a-Davide-Cerullo

Davide Cerullo

Davide Cerullo

 LE PAROLE DI ERRI DE LUCA

“Davide Cerullo è un tizzone scampato a un incendio. Succede a legni che si battono contro il fuoco. Cresciuto nel quartiere della droga, dal fondo di prigione ha trovato il suo nome scritto nella Bibbia: Davide! Ha staccato di nascosto le pagine, le ha lette e da lì è cominciata una persona nuova. La sua storia canta come la prima rondine, profuma come il pane. Ultima coincidenza col Davide di Bibbia: anche lui da bambino è stato pastore di pecore del padre.” (Erri De Luca, scrittore)

LA MIA POESIA

UN LIETO FINE

-PER I BAMBINI DI SCAMPIA-

Là, dove tante e tante vite sono scomparse

agli occhi del mondo,

là, tra i campi riarsi

 testimoni di grida e pianti inascoltati,

oggi risuonano le grida gioiose dei bambini,

i loro giochi oltre l’angoscia di occhi ormai spenti.

Con voci d’innocenza creano pagine nuove

dove correre e sognare,

dove trovare un Lieto Fine

e un rosso tramonto che non sia solo sangue.

Forse,

se gli adulti di ogni luogo e di ogni spazio,

di ogni fede e di ogni colore,

guardassero un po’ di più gli occhi di un bambino,

attenderebbero un istante

prima di premere il grilletto,

di gridare parole contro,

di lanciare gesti di odio,

di distruggere tutto intorno.

Un istante, ma basterebbe.

Un istante, e la Vita può riprendere il suo canto.

(Inedita, AurCant)

Bambini a Ganda

LA FOTOGALLERY

L'Assessore Paolo Carrara, Aurora Cantini e Davide Cerullo

Aurora Cantini

Sfilata della Legalità a Selvino 2014

PER APPROFONDIRE

La Sfilata della Legalità 2013

 

Powered by WordPress Web Design by SRS Solutions © 2017 Le Ali dell'Aurora Design by SRS Solutions