La festa della mamma nacque come Memoria delle madri dei Caduti

La festa della mamma nacque come Memoria delle madri dei Caduti

Il dolore di una madre

La festa della Mamma nacque in America come simbolo primario di pace universale. Fu una donna, Julia Ward, nata nel 1819 e morta nel 1910, ad invocare un  giorno dedicato alla mamma nel senso più devoto del termine. Era il maggio del 1870 e Julia aveva già da decenni intrapreso una felice carriera letteraria. Si battè incessantemente per i diritti delle donne, il suffragio universale e l’abolizione della schiavitù.

Nata a New York, rimase orfana di madre fin da bambina, ma grazie ad uno zio  appassionato di cultura, poté studiare fino ad essere la prima donna eletta all’American Academy of Arts and Letters. Nel 1862, durante la Guerra Civile che devastò i territori americani, divise famiglie e paesi e portò più di 600.000 morti e caduti tra i due schieramenti della stessa nazione, pubblicò il poema patriottico Inno di Battaglia della Repubblica. Un inno talmente struggente che pianse perfino il presidente Abramo Lincon. Il poema divenne un vero  e proprio Inno alla Patria, talmente conosciuto da venir declamato anche al funerale di Robert Kennedy nel 1968.

Julia Ward divenne famosissima.

Qualche anno dopo espresse pubblicamente il suo desiderio di promulgare un giorno dedicato alla Madre, un appello alla solidarietà nei confronti delle madri che avevano visto i figli morire al fronte. La morte di tanti giovani falciati dalla crudeltà della guerra aveva segnato Julia nel profondo, impotente nell’assistere al loro ultimo respiro su spoglie brandine sporche.

Il suo era un appello  contro l’orrore e la dolorora lacerante ferita che la Guerra di Secessione aveva provocato negli Stati Uniti. Un giorno dedicato alla madre, come simbolo di pace  e di fratellanza.

Ann Maria Reeves Jarvis, l’amica delle madri e la madre di tutte-i.

Insieme all’amica Ann Reevers Jarvis, che aveva avuto 11 figli di cui solo 4 sopravvissuti e che quindi conosceva bene il dolore di una madre, crearono dei Circoli di Amicizia tra le madri. Lo scopo era migliorare le condizioni sanitarie, dare sostegno alle famiglie e ridurre la mortalità infantile. Giunsero perfino a organizzare un incontro tra veterani Nordisti e Sudisti affinchè si scambiassero un gesto di pace.

Le due amiche continuarono ogni anno a perorare la necessità di istituire un giorno dedicato alle madri, ma fu la figlia di Ann che realizzò finalmente questo loro sogno.

Anna Jarvis, nata nel 1864, fu una delle prime donne laureate. Sua madre Ann morì il 9 maggio 1905 e lei decise di ricordare la sua morte con una cerimonia di speranza e  memoria. Così fece anche l’anno successivo, e quello dopo ancora. Fino ad ottenere dalle autorità che il 9 maggio, giorno del ricordo di Ann, fosse un evento celebrato pubblicamente.

Così fu.

Nel 1914 il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson rese ufficiale la festa della mamma, inserendola in calendario alla seconda domenica di maggio. Una festa in onore delle madri dei soldati impegnati in guerra. Ben presto in tutti gli Stati Uniti divenne un appuntamento tradizionale, con regali e fiori alle festeggiate.

Nel 1917 la festa si diffuse anche in Europa, portata dai soldati americani impegnati nella Prima Guerra Mondiale.

Gli sguardi di una madre

In realtà in Italia fece fatica a prendere piede. Il mese di maggio era da secoli dedicato alla Madre per eccellenza, la Vergine Maria, con il suo significato prettamente religioso e mistico, manifestato dal rosario tutte le sere e devozioni del culto a Maria.

Finalmente nel 1956 a Bordighera il sindaco Raul Zaccari promosse una giornata di festa “per tutte le mamme devote” che presto si diffuse in tutto il Paese, unendo il significato religioso a quello consumistico.

Oggi la festa della Mamma è celebrata come una ricorrenza profana, in un clima di gioia e spensieratezza, nel risveglio della primavera e nell’abbraccio tiepido della bella stagione.

Eppure è una festa nata dal dolore e dalla Memoria. Per tutte le madri dolenti che eternamente piangono quei giovani figli per sempre catturati dal silenzio di alture straniere.

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