6 aprile 2009, quando il terremoto “venne nel mezzo della notte, a tradimento…”

6 aprile 2009,

quando lui, il terremoto,

“venne nel mezzo della notte, a tradimento…”

dal memoriale di Raffaella De Nicola, sopravvissuta

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Polvere d’Aprile – Il terremoto a L’Aquila

Qualche tempo fa ho ricevuto in dono da una amica originaria de L’Aquila, un libro. È la testimonianza, struggente e divampante nella sua semplicità, di una giovane donna, sopravvissuta insieme ai figlioletti e al marito, al Terremoto dell’Aquila del 2009.

Raffaella De Nicola non cerca la platea, né il rumore, cerca il silenzio di notti tiepide in cui potersi addormentare senza più il terrore di svegliarsi tra le grinfie della Belva. Dopo la ribalta mediatica e dei mass media,  tutti noi siamo andati avanti, senza più pensare a L’Aquila, ai paesini sulle alture sepolti come in una immensa maceria oltre il tempo, alle popolazioni gettate nel nulla, senza più radici, né identità, rassegnati a vivere giorno dopo giorno, anno dopo anno, in una situazione provvisoria, precaria, instabile, polverosa e indefinita.

Eppure nulla è certo, ineluttabile, nemmeno la roccia. E noi siam osolo “polvere” di un aprile che passa in fretta.

LA TESTIMONIANZA

“Faccio dormire le mie figlie al piano di sotto, con letti improvvisati. Non chiudo la porta di casa, prendo le torce. Chiudo il gas e l’acqua.

Sento che sta per arrivare e ho cercato negli ultimi tempi di accattivarmelo. Cercavo di ballarci, scherzarci, esorcizzarlo, spezzare la tensione quando si avvicinava. Riuscivo persino a sentire da dove veniva e quanto fosse potente. E la sera aspettavo l’ultimo passaggio per potermi addormentare un po’ più calma. Ci dicevano di stare tranquilli. Ma io, vigile, lo aspettavo mentre mi preparavo ad incontrarlo, intimorita ma anche rispettosamente rassegnata alla superiore ferocia di chi tu sai non puoi contrastare, con i tuoi piccoli pensieri, le tue piccole cose di fronte ad una forza maestosamente  universale che dall’inizio dei tempi ha innalzato montagne, prosciugato mari e sferzato svolte alla geografia e alla storia del mondo e dell’uomo.

È venuto infatti, nel mezzo della notte, a tradimento, quando sei nudo con la tua debolezza, il tuo stordimento e la stanchezza di giornate trascorse nella fatica quotidiana…

FONTE WEB
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È venuto svegliandoti con la sua orrida voce e con il suo urlo agghiacciante e prolungato ha spezzato e spazzato via ogni cosa con un orrore e una ferocia aldilà di ogni più cupa previsione. In un lasso di tempo di due sbadigli un tragedia grande come il cielo.

E lì è finito tutto, tutto. La mia città, i miei luoghi, i miei ricordi, la mia vita, i miei amici, i miei conoscenti, il mio passato, presente, futuro, incredula da tanta inumana e ingiusta voracità nel divorare, forza cannibale, tutto, tutto ciò che si poteva divorare.

… Improvvisamente, alle 3:32, mi sveglio di botto, con il cuore che pulsa dal terrore.

È il rumore a vegliarmi, un urlo agghiacciante, un rumore assordante, un ululato che viene da ovunque. Mi circonda. Tutto sobbalza, È spaventoso. È come se la mano di un gigante strappasse dalle fondamenta la casa, la sollevasse scuotendola violentemente e poi la lasciasse ricadere di botto, più e più volte, con feroce cattiveria.”

(Dal memoriale di Raffaella De Nicola, sopravvissuta “Polvere d’aprile“)

L'Aquila_eathquake_prefettura FONTE WEB
L’Aquila_eathquake_prefettura
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L’AQUILA SETTE ANNI DOPO

“Ore 3.32 del mattino del 6 aprile 2009. In pochi minuti una scossa di 5,8 gradi della scala Richter distrugge gran parte del centro storico dell’Aquila e molti comuni vicini. 6 aprile 2016, sette anni dopo. Circa 7 mila persone hanno partecipato, in un clima di commozione, alla fiaccolata per commemorare le 309 vittime del terremoto dell’Aquila. E sono risuonati 309 rintocchi di campana” (Da TuttoSport, sette anni dopo)

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