Chi ricorda più Chernobyl? Trent’anni fa il disastro nucleare

Chi ricorda più Chernobyl?

Trent’anni fa il disastro nucleare

chernobyl-30 Fonte web
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Sono passati 30 anni, eppure sembra passato un secolo. Nessuno quasi ricorda più la grande paura, il velo di incertezza che in un giorno qualunque di fine aprile calò come un manto irrespirabile sulle nostre vite. Era accaduto lontano, al confine tra Ucraina e Bielorussia, ma una nube radioattiva avanzava feroce verso l’Europa e anche l’Italia ne risentì il suo vento velenoso.

Io ricordo innanzitutto che da un giorno all’altro, da un’ora all’altra, mio padre non poteva più cogliere l’insalata nell’orto, né il basilico o il sedano, non poteva più lavare né toccare gli ortaggi, né io non potevo più mangiare l’insalata di mio padre, né altra verdura, né bere il latte fresco, né quasi respirare nel mio giardino, o percorrere i sentieri nel mio prato, con il mio bambino per mano. Mio padre se ne stava in piedi accanto al cancellino del suo orto a osservare quasi smarrito le piantine amorevolmente curate, la sua piccola serra, i suoi fiori in boccio, quel suo mondo di verde dove sarebbero cresciuti i pomodori, le zucchine, i fagiolini, i piselli che nessuno avrebbe potuto mangiare. Non riusciva a credere che quel suo mondo pulito e naturale fosse in realtà veleno che nessuno di noi poteva mangiare, perché ricoperto di scorie invisibili ma mortali. Ai telegiornali cominciarono a diramare annunci e bollettini quasi di guerra, la parola d’ordine era “Vietato…”, tutto era vietato, anche aprire gli occhi, anche sorridere.

Sul tavolo nella mia linda cucina era appoggiato ancora l’ultimo cespo d’insalata che qualche ora prima, qualche vita prima, mio padre mi aveva portato già pulito e lavato da usare per la cena. Davvero non potevo più mangiare la sua verdura? Mio padre non mi avrebbe mai fatto del male ed ero sicura che anche la sua insalata era incontaminata. Ostinata.

Accarezzavo il pancione dove scalciava il mio bambino, i giornali dicevano che era in pericolo, che anche io ero in pericolo, ma io mi rifiutavo di crederlo: era l’amore che cresceva dentro di me, e tutto sarebbe andato bene. Ero giovane, una ragazzina un po’ incosciente come tutte le ragazzine, ma volli fare di testa mia.

Decisi che avrei continuato a mangiare l’insalata di mio padre, il suo sapore era dolce come sempre, un sapore di fresco e zuccheroso, che si scioglieva sotto il palato, il suo profumo era quello solito, profumo di vento, di terra, di prato, di temporale e di pioggia, al tatto era liscia e lucida come seta, quasi sentivo il tocco delle mani ruvide e callose di mio padre mentre la sciacquava sotto l’acqua corrente del lavandino in cantina, al fresco, e quando crebbero i pomodori continuai a raccoglierne come ogni anno, e poi i fagiolini e le zucchine… Accarezzavo il mio pancione sicura che tutto sarebbe andato bene.  Con il passare dei mesi le notizie andarono ridimensionandosi e altre notizie, altre storie presero il sopravvento.

Chernobyl divenne un’ombra sfuocata ai margini della vita,  eppure la sua maligna presenza aleggia ancora, Chernobyl è ancora un pericolo come rilevato dalle numerose mappe sempre aggiornate in Europa, perché là in quella pianura stepposa ai margini di una vita così lontana, quel reattore numero 4 dell’immensa centrale nucleare, continua a spandere il suo veleno nel silenzio. Sono passati 30 anni e ancora i paesi sono abbandonati, ancora si muore.

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1461133535-ansa-20160418162623-18638388 Fonte web

Così riporta in questi giorni Repubblica.it, Chernobyl: “Nessuna traccia di esseri umani, eppure a distanza di 30 anni dal disastro nucleare a Chernobyl la zona intorno all’ex centrale pullula di vita: dai lupi ai cinghiali selvatici. A documentare l’abbondante presenza di animali selvatici sono state le telecamere piazzate da alcuni ricercatori nella cosiddetta “zona di alienazione”, quella istituita nel raggio di 30 chilometri dal luogo del disastro, che comprende le aree al confine tra Ucraina e Bielorussia colpite dalla contaminazione radioattiva in seguito all’incidente del 26 aprile 1986.”, mentre sul sito dell’Ansa.it, Viaggio nei paesi abbandonati si legge che: “Trent’anni dopo la vita non ancora è tornata alla normalità nella zona colpita dal disastro di Cernobyl. I livelli di radiazioni rimangono elevati nei dintorni della centrale. Ci sono pochissime persone che vivono nei villaggi vicino al sito nucleare. Gran parte della terra al di fuori della fascia di 30 chilometri dall’impianto è stata gradualmente trasformata in campi agricoli. Ma durante tutte le attività, il contenuto di radionuclidi è sempre monitorato.”

Prypjat-e-Chernobyl Fonte web
Prypjat-e-Chernobyl Fonte web

IlGiornale.it,Chernobylelasuagente aggiunge: “Sono cambiate poche cose. Il materiale radioattivo è ancora là e le radiazioni continuano a uccidere. Eppure, a trent’anni dal disastro, l’area intorno alla centrale pullula di vita. Gli esseri umani sono davvero pochi, 158 anziani che hanno deciso di restare o tornare alla propria casa dopo l’incidente. (…) Ivan Shamyanok non ha mai abbandonato il suo villaggio di Tulgovich. Ivan ha novant’anni e vive nella «zona di alienazione» in una sorta di quiete irreale. Rimasto solo dopo la morte della moglie, non hai mai cambiato le sue abitudini, neppure quelle alimentari. Continua a mangiare la frutta e la verdura del suo giardino. Si alza alle sei del mattino ascoltando l’inno nazionale alla radio. Poi si prende cura dei suoi animali, galline e maiali.

 

2 thoughts on “Chi ricorda più Chernobyl? Trent’anni fa il disastro nucleare

  1. Ricordo che quell’anno non siamo andati a raccogliere le castagne in ottobre al Ghisallo perché i boschi potevano essere inquinati dalla nube tossica e le mie bambine erano tristissime!
    Poi tutto passa e si dimentica ma il nostro povero pianeta è continuamente ferito!!

  2. Grazie Luciana per la tua testimonianza, furono mesi davvero strani quelli dopo Chernobyl, vivevamo quasi sotto una cappa di vetro, esaminati come al microscopio.
    “Poi tutto passa e si dimentica” come tu hai scritto, ma non possiamo dimenticare che ogni giorno la Terra è in pericolo, un pericolo vero, una bomba a tempo!