La Recensione di Gianluca Bonazzi,

Presidente CAI Sondrio Sezione Valtellinese,

per il libro

 Lassù dove si toccava il cielo

la civiltà contadina della montagna bergamasca

negli Anni Cinquanta-Settanta

Copertina libro "Lassù dove si toccava il cielo"

Copertina libro “Lassù dove si toccava il cielo”

medaglia d’oro al concorso letterario “Le montagne in narrativa 2009” CAI Sondrio

Premiazione Sondrio CAI giugno 2009

Aurora Cantini e la Premiazione a Sondrio CAI giugno 2009

“La narrazione, essenziale e come depurata dal filtro del tempo trascorso, diventa lo sguardo esistenziale del bambino protagonista, in un’aderenza fedele alla verità dei vissuti, radicati nella realtà umana della montagna di cinquant’anni fa, e nell’ancor più profonda verità dell’uomo, che nella società postmoderna stentiamo rintracciare. Con un linguaggio privo di sbavature retoriche, il racconto dà voce ai sentimenti legati a un mondo in cui si intrecciano il disagio della solitudine, la vita intesa come una lotta da condurre fino in fondo, l’amore per gli animali compagni della vita di campagna quasi scritto nei geni, la naturale tendenza ad evitare ogni ripiegamento su di sé, il sentimento mistico della presenza del padre sempre nel cuore, insieme a tutti coloro che hanno dimorato in quella terra, a cui si promette fedeltà.
Ad un tratto la svolta simbolicamente contenuta nella vendita delle mucche: gli studi interrotti al raggiunto limite dell’obbligo, il lavoro duro nell’aspro ambiente montano e poi, non meno duro, quello di manovali, prima da pendolari fino all’emigrazione, che spezza un vincolo dolce e doloroso con la propria terra, ma non taglia le radici che ci fanno uomini, capaci di comprendere che è possibile toccare il cielo, ancora “lassù”, se ne può avere quasi la certezza.” (Gianluca Bonazzi)

LA SCHEDA DEL LIBRO

http://www.villadiseriane.it/villa-news44.html

La gàbia, la gerla più grande diffusa sulla montagna bergamasca negli Anni Sessanta, usata per trasportare letame fogliame, ma anche vitellini e galline

La gàbia, la versione più ampia della gerla diffusa sulla montagna bergamasca negli Anni Sessanta, usata per trasportare letame fogliame, ma anche vitellini e galline