Crea sito

Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

Visualizza gli articoli pubblicati sotto luglio 2014

IL PREMIO DELLA CRITICA

alla raccolta poetica “Oltre la curva del tramonto”

di Aurora Cantini

(LietoColle Editore, 2014)

Il Riconoscimento sul sito LietoColle.it 

Verbale Il Premio della critica Il riconoscimento è stato conseguito nell’ambito della 27^ Edizione del  Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Cinque Terre  Golfo dei Poeti – Sirio Guerrieri”, poeta e saggista, nato a Vezzano Ligure nel 1916 e morto nel 2009, un poeta che ha sempre avuto la Liguria in fondo all’anima

“ …voce modulante

accordo d’arpa vagamente assorto,

come del vento, che gonfia mongolfiere

di pini e, pronubo incanta le cavalle

sui miei crinali aperti alle marine.”

                               Sirio Guerrieri

Sirio Guerrieri

Sirio Guerrieri

Diploma Premio della Critica Golfo dei Poeti per il libro Oltre la curva del tramonto

Diploma Premio della Critica Golfo dei Poeti per il libro Oltre la curva del tramonto

IL PREMIO

Il Premio è stato istituito dal

Cenacolo Artistico Letterario “Roberto Micheloni” Aulla

Col patrocinio del

Comune di  PORTO  VENERE

Assessorato alla Cultura

 In collaborazione con

Centro Aullese di Ricerche e Studi Lunigianesi

Associazione “Amici di San Caprasio”

Pro Loco “Aldo Ruffini” di Aulla

Associazione FIDAPA Lunigiana

 LA GIURIA

Presidente di Giuria Anna Magnavacca
Giurati Giuliano Adorni
Riccardo Boggi
Giacomo Bugliani
M. Gabriella Carbonetto
Carmelo Consoli
Umberto Crocetti
Chiara Guastalli
Nello Maccani
M. Luisa Mazzali
Olga Tanti
Marzia Zini – Segretaria con diritto di voto

LA CLASSIFICA

I risultati

LA CERIMONIA

La cerimonia di premiazione si è tenuta domenica 13 luglio la Ristorante “Le Terrazze” di Porto Venere.
Ospite della manifestazione il poeta Alessandro Quasimodo, attore e regista figlio di Salvatore Quasimodo, Premio Nobel italiano per la Letteratura nel 1959, la pittrice Silvana Scaravelli e il musicista Ercole Mattei.

L’EVENTO

Le fotografie sono tratte dal sito

Cenacolo Artistico Letterario “Roberto Micheloni”

Il Golfo dei Poeti

Il Golfo dei Poeti

Il pubblico

Il pubblico

I premi

I premi

 LE PAROLE DI SARA STEFANINI

“Le sessanta poesie della silloge “Oltre la curva del tramonto” descrivono diverse realtà attraverso uno stile molto riflessivo e introspettivo. L’intento della scrittrice Aurora Cantini è quello di portare il lettore a vivere forti emozioni e riflessioni senza versi in rima ma facendo uso di enjambements (incroci) che spezzano il pensiero in più parti.”  (Sara Stefanini per Fanpage.it)

INFORMAZIONI SUL LIBRO

Oltre la curva del tramonto, poesie

 

 

Cesenatico,

il Viale delle Colonie,

un ponte sul passato

tra ricordi  “Di che colonia siete?”

-Reportage-

Q9539 CESENATICO COLONIA MARINA CARDINAL I. SCHUSTER ORSOLINE DI BERGAMO VG BAMBINI

Q9539 CESENATICO COLONIA MARINA CARDINAL I. SCHUSTER ORSOLINE DI BERGAMO VG BAMBINI

 LA STORIA DELLE COLONIE

La Riviera Romagnola è detta anche “La Riviera dei ricordi” perché lungo i suoi innumerevoli chilometri di costa si nascondono, come scrigni dimenticati, i possenti e mastodontici edifici che un tempo erano le Colonie.

Qui migliaia e migliaia di bambini e bambine hanno trascorso periodi estivi  più o meno lunghi, mandati dai genitori per rinforzare le vie respiratorie, giocare all’aria aperta, irrobustire il corpo e rinforzare le difese immunitarie. Pullman e pullman di bambinetti dai capelli tagliati corti, sovente con le sacche e le divise, partivano dalle varie città per essere depositati davanti a quei cancelli che per loro si sarebbero riaperti solo al momento della partenza.

La prima Colonia nacque nel 1822, su iniziativa dell’Ospedale di Lucca per dare sollievo ai bambini di strada, ed era situata a Viareggio. Poi altre ne vennero erette, oltre cinquanta nell’Ottocento, sui litorali liguri, toscani e romagnoli, per assistere i fanciulli affetti da “problemi tubercolari” come si leggeva nei documenti del tempo.

A partire dal 1928 vennero gestite dall’Opera Nazionale Per l’Infanzia e la Maternità (ONMI), incentivate dal Regime Fascista che puntava alla formazione delle generazioni future attraverso uomini e donne sani, forti, robusti e resistenti.

Subentrò quindi l’Opera Nazionale Balilla e le Federazioni dei Fasci locali, i quali le ampliarono e svilupparono su larga scala, facendo delle Colonie vere proprie cittadelle autosufficienti e all’avanguardia per la cura e l’intrattenimento dei piccoli ospiti. In quegli anni si contavano più di 4500 colonie, che accoglievano 780mila fanciulli di ogni parte d’Italia.

Dopo la Seconda guerra Mondiale la popolazione era ridotta allo stremo, e ne risentivano soprattutto i bambini. Ecco che gli Enti Religiosi, le Parrocchie, ma anche le grandi aziende come la Fiat, la Olivetti e tante altre, sentirono la necessità di ridare speranza e stabilità alle famiglie, attraverso i soggiorni marini offerti ai figli  delle classi operaie.

Dagli Anni Ottanta cominciò la decadenza: i genitori malvolentieri si separavano dai figli, le situazioni economiche erano andate migliorando e si desideravano le ferie al mare con tutta la famiglia. Andare al mare in colonia era quasi “una vergogna”, un marchio di povertà. Nello stesso tempo iniziò un graduale calo delle nascite, e così, una dopo l’altra, le Colonie chiusero e vennero abbandonate a se stesse. Oggi ne sopravvive solo un ristretto numero, trasformate in Soggiorni per famiglie.

Il litorale di Ponente a Cesenatico con le Colonie Marine

Il litorale di Ponente a Cesenatico con le Colonie Marine

I MIEI RICORDI

A Cesenatico ho ritrovato la mia Colonia Marina, la CARDINAL I.SCHUSTER, gestita dalle Suore Orsoline di Bergamo. Là ho trascorso sei anni della mia infanzia in estate, insieme ad altri 500 bambini e bambine della provincia di Bergamo.

L'ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi

L’ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi

Era l’unica occasione che avevano i miei  genitori per mandarmi al mare a respirare aria buona e rinforzare le vie respiratorie. Noi che andavamo in colonia eravamo “poveri” perché soldi per la “villeggiatura” non ce n’erano. Si partiva con i pullman, le nostre cose nella sacca, tutti gli indumenti con le nostre iniziali etichettati per bene dalla mamma. Lei cominciava a procurare gli indumenti che mi servivano già qualche settimana prima, portando le uova dalla merciaia per pagare. Su un foglio appoggiato sul buffet in sala era scritto tutto l’occorrente: 1 costume, 1 prendisole, 1 cappellino bianco con la visiera tonda e il legaccio 3 pantaloncini con le tasche, 3 magliette a maniche corte, un golfino, biancheria e calzini, sandaletti di plastica con il cinturino, ciabattine e pigiama.

Comprava anche il rotolino di tessuto bianco con le mie iniziali in rosso e si metteva vicino alla finestra a cucire pazientemente i quadratini sopra ogni capo: io spiavo tutte le sue mosse e capivo che era ora di partire di nuovo. Poi qualche giorno prima mi portava dalla parrucchiera e la mia testolina si ritrovava con un taglio di capelli alla “maschietto”. Ancora prima di salire sul pullman mi attanagliava la malinconia, che non mi avrebbe mai abbandonato fino al giorno della ripartenza.

I cappellini bianchi tutti uguali, le enormi camerate di lettini, lunghi stanzoni dove la sera prevaleva la nostalgia, le tettoie in spiaggia per giocare all’ombra, la pineta e il cortile dove in fila attendevamo il gelato, in gruppo di 4 a giocare con i noccioli delle pesche pulite e seccate: tanta malinconia, tanti ricordi, un groppo alla gola pensando a quella bimba attaccata alla sua terra di montagna, che di notte piangeva di nostalgia abbracciata al suo pigiamino in tela di cotone cucito dalla mamma con disegnati i trenini…

Dal sito della "Cardinal Schuster", il refettorio

Dal sito della “Cardinal Schuster”, il refettorio

L'ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi

L’ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi

L'ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, il vialetto alla spiaggia

L’ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, il vialetto alla spiaggia

L'ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, le tettoie in spiaggia

L’ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, le tettoie in spiaggia

A sera, il mercoledì, si assisteva al film proiettato all’aperto sopra l’enorme muraglione  di cemento che divideva gli spazi tra maschi e femmine. Vi era spazio anche per le scenette, il teatro, i giochi.

I cambi dei vestiti erano bisettimanali e finiva tutto in grandi ceste, le stesse che contenevano la biancheria pulita, dove ognuno doveva cercare le sue cose, scavando in cerca delle iniziali, e quei pantaloncini che sembravano così belli a casa, spesso ritornavano slavati e spenti nei colori, quasi non più nostri.

Nelle giornate di tempo brutto si usciva verso la città di Cesenatico e il suo Grattacielo, in fila per due, e io sgranavo gli occhi davanti alla vita quotidiana degli abitanti, quella vita così lontana da noi, così irreale, fatta di corse in bicicletta, mamme con i piccoli a passeggio, nonne sedute sulle panchine, gente in giro con il gelato, pescatori di ritorno al porto, lavoratori alle prese con le varie attività. Un mondo che era al di fuori del nostro esistere, perché noi eravamo come stranieri in una terra di nessuno, e quelle mamme, quei bambini, quei papà non erano i nostri.

Cesenatico, il Grattacielo

Cesenatico, il Grattacielo

Il rientro in colonia era sempre doloroso, ma anche accolto con sollievo, uno staccarsi dalla vita del paese che noi non avremmo mai potuto avere, per immergerci nel silenzio del viale ombroso, separato dal mondo, un Viale dove c’erano solo le Colonie e altri bambini in divisa e cappellino bianco, altri occhi sperduti come i nostri, pieni di silenzioso rimpianto e solitudine.

Il Vialone delle Colonie a Cesenatico

Il Vialone delle Colonie a Cesenatico da un capo e dall’altro

Quando incrociavamo altri bambini in fila per due era naturale la domanda in coro: “Di che colonia siete?” quasi a imprimere un sigillo comune alla nostra esistenza invisibile.

Le notti nelle lunghe camerate erano lunghe e misteriose. Sussurri, gemiti, movimenti, ombre, scricchiolii rendevano il sonno spezzettato e inquieto. Spesso i più grandi mettevano in giro voci: “Quella bambina là sapete? È sonnambula, gira la notte con le mani in avanti e se si avvicina ad un lettino…” oppure “Avete saputo che una volta una bambina è impazzita e ha ucciso una compagna con un grosso coltello rubato in cucina?…” Altre volte si bisbigliava di fantasmi liberi nei dormitori, anime gementi affamati di bambini. Io tiravo il lenzuolo bianco e secco fino alla gola, coprendomi tutta, ma poi morivo di caldo, soffocavo, ed ero costretta a scoprirmi, fino al prossimo rumore che mi agitava di nuovo. Finché giungeva mattina. Ad ogni risveglio l’illusione di non essere lì, ma poi sentivo l’altoparlante che annunciava la preghiera e mi apprestavo ad un’altra giornata.

Dal sito della "Cardinal Schuster", le camerate

Dal sito della Cardinal Schuster, le camerate

L'ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, i piani delle camerate

L’ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, i piani delle camerate

Giungevano anche le cartoline da casa: mio papà sceglieva quelle con gli animaletti dagli occhi a bottoncini neri che si muovevano, gattini e cagnolini in buffe pose, e poi raccontava, nella sua bella e ordinata calligrafia, come i nostri micini sentivano la mia mancanza, e come l’estate tingeva di sole gli alberi e le montagne; s-l225le verdure crescevano nell’orto e le galline facevano tante uova, la vita a casa scorreva quieta e placida, ma per me era un momento in cui piangevo senza sosta, pensando al mio papà, alla mamma, alla mia bici, ai miei pomeriggi tra i prati, alle mie giornate spensierate, alla mia via piena di giochi e infanzia, alla nonna e alle sue storie, alla cameretta che avevo lasciato, al mio mondo bambino. $_35

Anche io scrivevo a casa: nella sacca la mamma mi aveva inserito parecchie cartoline postali, di color giallo, già con il francobollo e compilate con l’indirizzo di casa. I primi anni mi facevo aiutare a scrivere dalle ragazze più grandi, poi ci ho pensato da sola. Ma quello che scrivevo doveva essere “dolce e gentile” come ribadiva la Suora quando veniva a ritirarle, “per non far preoccupare i genitori”. Una volta avevo scritto di venirmi a prendere, ma la cartolina postale non era mai stata imbucata. s-l225v

Cartolina postale

Cartolina postale

“CARO BAGNINO APRICI IL CANCELLO…”

Si contavano i giorni. Dopo la metà del soggiorno si cominciava a cantare la nostra canzone, quella che ci faceva intravedere il ritorno a casa:

“Caro bagnino, aprici il cancello,

che il tempo è bello, che il tempo è bello,

caro bagnino, aprici il cancello

che il tempo è bello e

noi vogliam partir.

Noi partiremo lunedì mattina alle ore otto, alle ore otto,

noi partiremo lunedì mattina, alle ore otto partirem di qua.

Arriveremo alla stazion centrale ad abbracciare, ad abbracciare

arriveremo alla stazion centrale ad abbracciare i nostri genitor.

Li abbracceremo e li stringeremo,

con tanta gioia con tanta gioia,

li abbracceremo e li stringeremo,

con tanta gioia nei nostri cuor…”

Foto di gruppo di una Squadra alla Colonia Marina Cardinal Schuster, fine Anni Sessanta

Foto di gruppo di una Squadra alla Colonia Marina Cardinal Schuster, fine Anni Sessanta

Il giorno della partenza il cuore fioriva. Ogni metro di asfalto percorso dalle ruote del pullman mi avvicinava a casa, ogni minuto trascorso portava l’ora del ritorno. Avrei potuto benissimo fare il tragitto su un carro, non mi sarebbe importato, perché tornavo a casa.

Il papà mi veniva a prendere con la sua Fiat 500 e quando scendevo davanti al cancello di casa, ai miei occhi sembrava che il mondo fosse andato avanti, che avessi perso una puntata: il verde degli alberi più intenso, il sole più lucente, i suoni più squillanti, l’orto più vivo, gli animali più cresciuti. Perfino la mia sorellina Angela sembrava diversa, ma appena gridava il mio nome, correndomi incontro in mutandine e canottiera per il caldo, tutto ritrovava il suo posto, e io riprendevo  a sognare.

Frequentai le Colonie Marine a lungo, prima come piccola ospite, poi come inserviente e “signorina”, a Senigallia, a Varazze con l’Opera Bergamasca, a Pinarella di Cervia con la Banca Popolare di Bergamo, ma quel senso di profondo e doloroso strappo dalla mia terra ha sempre accompagnato i miei viaggi. Come un viaggiatore senza meta.

OGGI, LE COLONIE ABBANDONATE

La Colonia abbandonata Leone XIII a Cesenatico

La Colonia abbandonata Leone XIII a Cesenatico

 Colonia abbandonata a Cesenatico

Colonia abbandonata a Cesenatico

Sono ritornata un giorno luminoso d’estate alla Cardinal Schuster, oggi Asilo Infantile e Soggiorno Estivo per famiglie. Lungo il vialone delle Colonie molti edifici abbandonati, chiusi, desolatamente senza più voci. Le maestose conchiglie vuote di quelle che un tempo erano  mastodontiche opere piene di vita e di bambini.  Ma oggi trovo solo facciate scrostate, finestre rotte, cespugli che invadono i portoni d’ingresso e silenzio.

Colonia abbandonata a Cesenatico

Colonia abbandonata a Cesenatico

Colonia abbandonata a Cesenatico

Colonia abbandonata a Cesenatico

Non si sente più l’eco del mare, non risuonano le onde sulla riva, scricchiolano i lucernari divelti, sbattono le imposte scheggiate. Scorrono una accanto all’altra come ruderi di un cataclisma o una guerra dei mondi. Sopravvissute come astronavi aliene. Dove sono ora tutti quei bambini?

PER APPROFONDIRE

Le inchieste di Repubblica.it: La Riviera delle Colonie

Storia delle Colonie Marine in Romagna

 Colonie in Riviera

 

 

 

MARCO PANTANI

dieci anni dopo,

il trionfo più grande in quel libro di messaggi

che unisce l’Italia intera

14 febbraio 2004 – 4 luglio 2014

Per chi giunge a Cesenatico abbaglia lo sguardo, come un faro rivestito di luce, il famoso Grattacielo, costruito nel 1958, 118 metri d’altezza che fino al 1960 lo hanno reso il più alto in Italia (oggi il primato spetta al Pirellone di Milano).

DSCF1127È colma di magia la scoperta dei suoi canali nel pittoresco centro storico, dove il grande genio di Leonardo da Vinci nel 1502 realizzò il famoso Porto Canale sulla base di un antico approdo, già esistente nel 1314. Placidamente adagiate sull’acqua si possono ammirare in tutta la loro possenza dieci antiche imbarcazioni da pesca dell’Adriatico, i bragozzi e i trabiccoli, con le loro vele dagli sgargianti colori dipinti a mano e gli “occhi di prua” che fiammeggiano imponenti. Da qui, il 2 agosto 1849, si imbarcò Giuseppe Garibaldi e la giovane Anita, in fuga verso Venezia.

DSCF1225

DSCF1241Ma Cesenatico non è solo sfondo da cartolina o relax tra spiagge ben attrezzate e mare pulito. Cesenatico è storia e passione, è incanto e commosso ricordo. Cesenatico è soprattutto terra di Marco Pantani, scomparso il 14 febbraio 2004.

A due passi dal Porto Canale sorge lo “Spazio Pantani”, situato vicino alla stazione ferroviaria: un ricordo vivo della memoria di questo campione tragico e indifeso, un’area di 300 metri quadrati voluta dalla famiglia, dal Comune e dalla Fondazione Marco Pantani, dove ritrovare l’essenza più profonda della fatica delle pedalate, per ricordare ai giovani la fragilità e la bellezza della vita, un luogo dove sono raccolti tutti i ricordi.

DSCF1186Sul lungomare, tra giardini freschi e ombreggiati, svetta il monumento a lui dedicato: il Pirata intraprende la salita alla vita. Questo monumento, che si staglia proprio vicino al mare, è stato inaugurato il 14 febbraio, in occasione dei 10 anni dalla sua scomparsa. Le onde sussurrano leggere, i bimbi giocano nel parco, Marco sorriderebbe.

DSCF1112Infine la tappa più commovente: il silenzio del camposanto della cittadina romagnola accoglie i ricordi.

DSCF1235In fondo al viale la cappella di famiglia ha il cancelletto sempre aperto, e dal suo interno il busto di Marco sembra sorvegliare i pensieri.

DSCF1233Mi ha commosso e colpito nel più profondo vedere come il Pirata è ancora vivo nel cuore di tutti coloro che l’hanno seguito e “conosciuto” attraverso la fatica delle sue scalate. I tanti pensieri e fiori in ogni angolo dimostrano l’abbraccio dell’anima a questo ragazzo vestito di nuvola.

Su quel libro posto accanto alla sua tomba ho trovato messaggi da ogni parte d’Italia, Como, Aosta, Bari, Firenze, Roma, Triste, chi ritorna ogni anno a salutarlo, chi lo accarezza con il cuore, chi ha portato il figlioletto, chi gli racconta la propria storia… un libro iniziato il 24 giugno e già quasi completo 10 giorni dopo.

DSCF1230 Mentre osservavo le innumerevoli fotografie si è avvicinata una signora, parente di Marco, venuta, come ogni giorno, a cambiare i fiori e a lucidare il marmo bianco: non voleva invadere la mia commozione e, quasi per paura di disturbare, ha atteso pazientemente poco lontano che io finissi il mio raccoglimento. Rispondendo poi alle mie domande, ha detto che ormai i libri dei messaggi dedicati al Pirata sono quasi una parete, e la mamma li legge tutti… Mi è sembrato naturale scrivere anch’io il mio messaggio, non tanto per lui, che ormai sta aldilà degli affanni umani, quanto per aggiungere anche Bergamo a questa Italia unita da Nord a Sud, almeno per una volta.

DSCF1231Marco non era un superuomo, era solo un uomo super, che io stimerò sempre, aldilà di ogni dubbio.

DSCF1226

Si può leggere anche qui: Cesenatico e Marco Pantani

Mille e una Bergamo,

il blog che racconta la terra di Bergamo:

tradizioni, luoghi,

voci e storie dimenticate

-il Garibaldino Daniele Piccinini a Selvino-

(A cura di Alessandra Facchinetti)

Altopiano di Selvino

Altopiano di Selvino

“Appassionante il nuovo lavoro che ci regala Aurora Cantini!
Dedicato a Daniele Piccinini (1830 – 1889), Tenente di Garibaldi. Nacque a Pradalunga, sulla riva sinistra del fiume Serio e abitò a Selvino. Partecipò in prima fila alle Guerre d’Indipendenza, fece parte dei Cacciatori delle Alpi, sbarcò a Marsala con Mille…
Una pagina coinvolgente, ma anche il ritratto della Selvino di Piccinini, teatro di momenti memorabili con gli amici di sempre e con coloro che scrissero la Storia.
Una vicenda rocambolesca che si concluse con il ritorno del Nostro nella sua Terra, ma di cui non vi anticipo altro.
Coraggioso, bizzarro, eroico il montanaro Piccinini. Descritto mirabilmente dalla bravissima, e ormai celebre, Aurora Cantini. Quando torneremo a Selvino, la guarderemo sicuramente con occhi diversi.”

(Alessandra Facchinetti)

Fonte L'Eco di Bergamo: Il Capitano dei Mille Daniele Piccinini

Fonte L’Eco di Bergamo: Il Capitano dei Mille Daniele Piccinini

 Per la lettura completa dell’articolo, corredato da numerose fotografie, ecco il link con il testo completo:

Il Garibaldino Daniele Piccinini, Capitano dei Mille a Selvino

Il fiume Serio a Pradalunga

LA MIA RIFLESSIONE

Nel coraggioso e ribelle Daniele Piccinini vi è tutto un vivere per un sogno, un ideale di società migliore, un’attesa che ci sia luce in fondo all’arco cupo della Vita. Durante il Risorgimento numerosi sono stati i racconti e le testimonianze di giovani eroi con la camicia rossa caduti senza un grido, ragazzi che hanno seguito il Guerrigliero senza mai più voltarsi indietro. Per questi ragazzi di un tempo lontano, per queste storie quasi cancellate dalle impronte dell’oggi, val la pena riflettere sul valore della parola “Italia”: il suo Bianco dell’innocenza di tanta gioventù caduta, il suo Verde della Speranza che mai venne meno, anche nei momenti più tragici, e il suo Rosso di sangue rivestito, sangue giovane, destinato all’Eternità… “Come fiori recisi…”

Non possiamo passare su questa Terra solo come foglie portate dal vento, dobbiamo lasciare un’impronta, dobbiamo crearci un Destino. Dobbiamo lasciare qualcosa di noi. Altrimenti i nostri vecchi avranno vissuto, e faticato, inutilmente.

 GLI APPROFONDIMENTI

Cliccando qui di seguito si possono leggere altri articoli che narrano l’Altopiano di Selvino Aviatico pubblicati per il sito “Creative Family”: I post di Aurora Cantini.

Powered by WordPress Web Design by SRS Solutions © 2017 Le Ali dell'Aurora Design by SRS Solutions