Cesenatico, il Viale delle Colonie, un ponte sul passato tra ricordi “Di che colonia siete?”

Cesenatico,

il Viale delle Colonie,

un ponte sul passato

tra ricordi  “Di che colonia siete?”

-Reportage-

Q9539 CESENATICO COLONIA MARINA CARDINAL I. SCHUSTER ORSOLINE DI BERGAMO VG BAMBINI
Q9539 CESENATICO COLONIA MARINA CARDINAL I. SCHUSTER ORSOLINE DI BERGAMO VG BAMBINI

 LA STORIA DELLE COLONIE

La Riviera Romagnola è detta anche “Riviera dei ricordi” perché lungo i suoi innumerevoli chilometri di costa si nascondono, come scrigni dimenticati, i possenti e mastodontici edifici che un tempo erano le Colonie.

Qui migliaia e migliaia di bambini e bambine hanno trascorso periodi estivi  più o meno lunghi, mandati dai genitori per rinforzare le vie respiratorie, giocare all’aria aperta, irrobustire il corpo e rinforzare le difese immunitarie. Pullman e pullman di bambinetti dai capelli tagliati corti, sovente con le sacche e le divise, partivano dalle varie città per essere depositati davanti a quei cancelli che per loro si sarebbero riaperti solo al momento della partenza.

La prima Colonia nacque nel 1822, su iniziativa dell’Ospedale di Lucca per dare sollievo ai bambini di strada, ed era situata a Viareggio. Poi altre ne vennero erette, oltre cinquanta nell’Ottocento, sui litorali liguri, toscani e romagnoli, per assistere i fanciulli affetti da “problemi tubercolari” come si leggeva nei documenti del tempo.

A partire dal 1928 vennero gestite dall’Opera Nazionale Per l’Infanzia e la Maternità (ONMI), incentivate dal Regime Fascista che puntava alla formazione delle generazioni future attraverso uomini e donne sani, forti, robusti e resistenti.

Subentrò quindi l’Opera Nazionale Balilla e le Federazioni dei Fasci locali, i quali le ampliarono e svilupparono su larga scala, facendo delle Colonie vere proprie cittadelle autosufficienti e all’avanguardia per la cura e l’intrattenimento dei piccoli ospiti. In quegli anni si contavano più di 4500 colonie, che accoglievano 780mila fanciulli di ogni parte d’Italia.

Dopo la Seconda guerra Mondiale la popolazione era ridotta allo stremo, e ne risentivano soprattutto i bambini. Ecco che gli Enti Religiosi, le Parrocchie, ma anche le grandi aziende come la Fiat, la Olivetti e tante altre, sentirono la necessità di ridare speranza e stabilità alle famiglie, attraverso i soggiorni marini offerti ai figli  delle classi operaie.

Dagli Anni Ottanta cominciò la decadenza: i genitori malvolentieri si separavano dai figli, le situazioni economiche erano andate migliorando e si desideravano le ferie al mare con tutta la famiglia. Andare al mare in colonia era quasi “una vergogna”, un marchio di povertà. Nello stesso tempo iniziò un graduale calo delle nascite, e così, una dopo l’altra, le Colonie chiusero e vennero abbandonate a se stesse. Oggi ne sopravvive solo un ristretto numero, trasformate in Soggiorni per famiglie.

Il litorale di Ponente a Cesenatico con le Colonie Marine
Il litorale di Ponente a Cesenatico con le Colonie Marine

I MIEI RICORDI

A Cesenatico ho ritrovato la mia Colonia Marina, la CARDINAL I.SCHUSTER, gestita dalle Suore Orsoline di Bergamo. Là ho trascorso sei anni della mia infanzia in estate, insieme ad altri 500 bambini e bambine della provincia di Bergamo.

L'ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi
Davanti al cancello dell’ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi

Era l’unica occasione che avevano i miei  genitori per mandarmi al mare a respirare aria buona e rinforzare le vie respiratorie. Noi che andavamo in colonia eravamo “poveri” perché soldi per la “villeggiatura” non ce n’erano. Si partiva con i pullman, le nostre cose nella sacca, tutti gli indumenti con le nostre iniziali etichettati per bene dalla mamma. Lei cominciava a procurare gli indumenti che mi servivano già qualche settimana prima, portando le uova dalla merciaia per pagare. Su un foglio appoggiato sul buffet in sala era scritto tutto l’occorrente: 1 costume, 1 prendisole, 1 cappellino bianco con la visiera tonda e il legaccio 3 pantaloncini con le tasche, 3 magliette a maniche corte, un golfino, biancheria e calzini, sandaletti di plastica con il cinturino, ciabattine e pigiama.

Comprava anche il rotolino di tessuto bianco con le mie iniziali in rosso e si metteva vicino alla finestra a cucire pazientemente i quadratini sopra ogni capo: io spiavo tutte le sue mosse e capivo che era ora di partire di nuovo. Poi qualche giorno prima mi portava dalla parrucchiera e la mia testolina si ritrovava con un taglio di capelli alla “maschietto”. Ancora prima di salire sul pullman mi attanagliava la malinconia, che non mi avrebbe mai abbandonato fino al giorno della ripartenza.

I cappellini bianchi tutti uguali, le enormi camerate di lettini, lunghi stanzoni dove la sera prevaleva la nostalgia, le tettoie in spiaggia per giocare all’ombra, la pineta e il cortile dove in fila attendevamo il gelato, in gruppo di 4 a giocare con i noccioli delle pesche pulite e seccate: tanta malinconia, tanti ricordi, un groppo alla gola pensando a quella bimba attaccata alla sua terra di montagna, che di notte piangeva di nostalgia abbracciata al suo pigiamino in tela di cotone cucito dalla mamma con disegnati i trenini…

Dal sito della "Cardinal Schuster", il refettorio
Dal sito della “Cardinal Schuster”, il refettorio
L'ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi
Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi
L'ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, il vialetto alla spiaggia
Ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, il vialetto alla spiaggia
L'ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, le tettoie in spiaggia
L’ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, le tettoie in spiaggia

A sera, il mercoledì, si assisteva al film proiettato all’aperto sopra l’enorme muraglione  di cemento che divideva gli spazi tra maschi e femmine. Vi era spazio anche per le scenette, il teatro, i giochi.

I cambi dei vestiti erano bisettimanali e finiva tutto in grandi ceste, le stesse che contenevano la biancheria pulita, dove ognuno doveva cercare le sue cose, scavando in cerca delle iniziali, e quei pantaloncini che sembravano così belli a casa, spesso ritornavano slavati e spenti nei colori, quasi non più nostri.

Nelle giornate di tempo brutto si usciva verso la città di Cesenatico e il suo Grattacielo, in fila per due, e io sgranavo gli occhi davanti alla vita quotidiana degli abitanti, quella vita così lontana da noi, così irreale, fatta di corse in bicicletta, mamme con i piccoli a passeggio, nonne sedute sulle panchine, gente in giro con il gelato, pescatori di ritorno al porto, lavoratori alle prese con le varie attività. Un mondo che era al di fuori del nostro esistere, perché noi eravamo come stranieri in una terra di nessuno, e quelle mamme, quei bambini, quei papà non erano i nostri.

Cesenatico, il Grattacielo
Cesenatico, il Grattacielo

Il rientro in colonia era sempre doloroso, ma anche accolto con sollievo, uno staccarsi dalla vita del paese che noi non avremmo mai potuto avere, per immergerci nel silenzio del viale ombroso, separato dal mondo, un Viale dove c’erano solo le Colonie e altri bambini in divisa e cappellino bianco, altri occhi sperduti come i nostri, pieni di silenzioso rimpianto e solitudine.

Il Vialone delle Colonie a Cesenatico
Il Vialone delle Colonie a Cesenatico da un capo e dall’altro

Quando incrociavamo altri bambini in fila per due era naturale la domanda in coro: “Di che colonia siete?” quasi a imprimere un sigillo comune alla nostra esistenza invisibile.

Le notti nelle lunghe camerate erano lunghe e misteriose. Sussurri, gemiti, movimenti, ombre, scricchiolii rendevano il sonno spezzettato e inquieto. Spesso i più grandi mettevano in giro voci: “Quella bambina là sapete? È sonnambula, gira la notte con le mani in avanti e se si avvicina ad un lettino…” oppure “Avete saputo che una volta una bambina è impazzita e ha ucciso una compagna con un grosso coltello rubato in cucina?…” Altre volte si bisbigliava di fantasmi liberi nei dormitori, anime gementi affamati di bambini. Io tiravo il lenzuolo bianco e secco fino alla gola, coprendomi tutta, ma poi morivo di caldo, soffocavo, ed ero costretta a scoprirmi, fino al prossimo rumore che mi agitava di nuovo. Finché giungeva mattina. Ad ogni risveglio l’illusione di non essere lì, ma poi sentivo l’altoparlante che annunciava la preghiera e mi apprestavo ad un’altra giornata.

Dal sito della "Cardinal Schuster", le camerate
Dal sito della Cardinal Schuster, le camerate
L'ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, i piani delle camerate
L’ex Colonia Marina Cardinal Schuster a Cesenatico oggi, i piani delle camerate

Giungevano anche le cartoline da casa: mio papà sceglieva quelle con gli animaletti dagli occhi a bottoncini neri che si muovevano, gattini e cagnolini in buffe pose, e poi raccontava, nella sua bella e ordinata calligrafia, come i nostri micini sentivano la mia mancanza, e come l’estate tingeva di sole gli alberi e le montagne; s-l225le verdure crescevano nell’orto e le galline facevano tante uova, la vita a casa scorreva quieta e placida, ma per me era un momento in cui piangevo senza sosta, pensando al mio papà, alla mamma, alla mia bici, ai miei pomeriggi tra i prati, alle mie giornate spensierate, alla mia via piena di giochi e infanzia, alla nonna e alle sue storie, alla cameretta che avevo lasciato, al mio mondo bambino. $_35

Anche io scrivevo a casa: nella sacca la mamma mi aveva inserito parecchie cartoline postali, di color giallo, già con il francobollo e compilate con l’indirizzo di casa. I primi anni mi facevo aiutare a scrivere dalle ragazze più grandi, poi ci ho pensato da sola. Ma quello che scrivevo doveva essere “dolce e gentile” come ribadiva la Suora quando veniva a ritirarle, “per non far preoccupare i genitori”. Una volta avevo scritto di venirmi a prendere, ma la cartolina postale non era mai stata imbucata. s-l225v

Cartolina postale
Cartolina postale tipica degli Anni Sessanta

“CARO BAGNINO APRICI IL CANCELLO…”

Si contavano i giorni. Dopo la metà del soggiorno si cominciava a cantare la nostra canzone, quella che ci faceva intravedere il ritorno a casa:

“Caro bagnino, aprici il cancello,

che il tempo è bello, che il tempo è bello,

caro bagnino, aprici il cancello

che il tempo è bello e

noi vogliam partir.

Noi partiremo lunedì mattina alle ore otto, alle ore otto,

noi partiremo lunedì mattina, alle ore otto partirem di qua.

Arriveremo alla stazion centrale ad abbracciare, ad abbracciare

arriveremo alla stazion centrale ad abbracciare i nostri genitor.

Li abbracceremo e li stringeremo,

con tanta gioia con tanta gioia,

li abbracceremo e li stringeremo,

con tanta gioia nei nostri cuor…”

Foto di gruppo di una Squadra alla Colonia Marina Cardinal Schuster, fine Anni Sessanta
Foto di gruppo di una Squadra alla Colonia Marina Cardinal Schuster, fine Anni Sessanta (io sono la quinta seduta da destra)

Il giorno della partenza il cuore fioriva. Ogni metro di asfalto percorso dalle ruote del pullman mi avvicinava a casa, ogni minuto trascorso portava l’ora del ritorno. Avrei potuto benissimo fare il tragitto su un carro, non mi sarebbe importato, perché tornavo a casa.

Il papà mi veniva a prendere con la sua Fiat 500 e quando scendevo davanti al cancello di casa, ai miei occhi sembrava che il mondo fosse andato avanti, che avessi perso una puntata: il verde degli alberi più intenso, il sole più lucente, i suoni più squillanti, l’orto più vivo, gli animali più cresciuti. Perfino la mia sorellina Angela sembrava diversa, ma appena gridava il mio nome “Au!!!!”, correndomi incontro in mutandine e canottiera per il caldo, tutto ritrovava il suo posto, e io riprendevo  a sognare.

Frequentai le Colonie Marine a lungo, prima come piccola ospite, poi come inserviente e “signorina”, a Senigallia, a Varazze con l’Opera Bergamasca, a Pinarella di Cervia con la Banca Popolare di Bergamo, ma quel senso di profondo e doloroso strappo dalla mia terra ha sempre accompagnato i miei viaggi. Come un viaggiatore senza meta.

OGGI, LE COLONIE ABBANDONATE

La Colonia abbandonata Leone XIII a Cesenatico
La Colonia Leone XIII a Cesenatico
 Colonia abbandonata a Cesenatico
Una delle Colonie abbandonate a Cesenatico

Sono ritornata un giorno luminoso d’estate alla Cardinal Schuster, oggi Asilo Infantile e Soggiorno Estivo per famiglie. Lungo il vialone delle Colonie molti edifici abbandonati, chiusi, desolatamente senza più voci. Le maestose conchiglie vuote di quelle che un tempo erano  mastodontiche opere piene di vita e di bambini.  Ma oggi trovo solo facciate scrostate, finestre rotte, cespugli che invadono i portoni d’ingresso e silenzio.

Colonia abbandonata a Cesenatico
Colonia abbandonata a Cesenatico
Colonia abbandonata a Cesenatico
Una Colonia abbandonata a Cesenatico

Non si sente più l’eco del mare, non risuonano le onde sulla riva, scricchiolano i lucernari divelti, sbattono le imposte scheggiate. Scorrono una accanto all’altra come ruderi di un cataclisma o una guerra dei mondi. Sopravvissute come astronavi aliene. Dove sono ora tutti quei bambini?

PER APPROFONDIRE

Le inchieste di Repubblica.it: La Riviera delle Colonie

Storia delle Colonie Marine in Romagna

 Colonie in Riviera

 

 

 

17 thoughts on “Cesenatico, il Viale delle Colonie, un ponte sul passato tra ricordi “Di che colonia siete?”

  1. Carissima Aurora, anch’io faccio parte del popolo delle colonie.
    Noi andavamo a Cogoleto, in Liguria, ma per il resto mi sono ritrovata in ogni parola e nel mitico “caro bagnino” che ancora oggi ogni tanto cantiamo in ufficio con le colleghe coetanee.
    Quante volte con la mia amichetta del cuore e “sorella di latte” fantasticavamo su eventi che portassero alla chiusura della colonia ed al nostro rientro anticipato! Per noi c’era anche “la domenica di visita parenti”.I genitori della mia amica erano più abbienti e con la loro 600 verdina venivano a trovarci e potevamo uscire a mangiare il gelato. Immaginati lo strazio della loro partenza!
    Sono tornata in colonia come educatrice con Caritas Ambrosiana. Era il 1974, erano passati 10 anni, ma la tristezza dei bambini era immutata!!!
    Sono felice che ora i bimbi vadano in vacanza con genitori o nonni o anche restino a casa, nella loro casa con la loro famiglia, che è comunque il miglior posto del mondo!

    • Cara Luciana, che bella questa tua testimonianza!!! Quanti eravamo, noi “bambini delle Colonie”! Quando ho diffuso la mia intenzione di creare una pagina ricordo sul tempo delle Colonie ho trovato moltissime persone, conoscenti, parenti, amici, che mi hanno portato moltissime corrispondenze di notizie, pensieri, ricordi, emozioni. Bisogna parlare anche di questo alle generazioni internet di oggi. Per non lasciar cadere nel vuoto queste esperienze che hanno temprato l’anima di tanti bimbi, quasi un rito di iniziazione per affrontare la Vita e le sue difficoltà. Grazie!

  2. domenica 7-09-2014 sono andata a Cesenatico con mio marito, siamo rimasti solo una notte, siamo andati a vedere insieme la via delle colonie e in particolare quella del comune di Ferrara. parliamo degli anni 72-73.74 era gestita per le colonie estive dal Patronato Scolastico. Mio marito che allora era il mio “filarino” era venuto a trovarmi con suo cugino. Io non ero una inserviente, ed eravamo partite con un gruppo di amiche (avevamo 15 anni), ci sono andata per 3 anni.
    Alla vista dello stabile abbandonato, mi sono tornati alla mente tanti ricordi…………..non voglio sembrare patetica, ma mi tornavano alla mente le grida dei bambini, le camerate il refettorio…….e vedere questo scheletro abbandonato mi ha veramente stretto il cuore.

    • Cara Donatella, ti ringrazio per il gentile pensiero di commosso ricordo che hai voluto condividre con me e con tutto il “Popolo delle colinie” come ha scritto la mia cara amica Luciana nel suo commento. Eravamo in tanti, tutti con i propri pensieri e le proprie ansie di bambini, però queste esperienze ci hanno anche fatto “diventare grandi” e hanno fatto parte della nostra impronta su questa terra, tanti ricordi e tante lacrime. Non dobbiamo, noi che siamo andati in Colonia, dimenticare questa nostra pagina, ma parlarne, soprattuttto ai ragazzi di oggi: per loro è quasi un mondo di fantasia, ma era tutto vero.

  3. Carissime tutte che come me avete condiviso l’esperienza della colonia marina : – di che colonia siete ? …… Io nel 1956 e sei anni compiuti e grazie alla colonia della – CIF- di Arenzano Genova ho visto per la prima volta il mare. In quegli enormi cameroni con le file di lettini, al mattino mi svegliavo sempre con l’umido della pipi., perché il distacco dalla famiglia per me è stato tremendo e nello stesso tempo formativo. Negli anni della colonia, che sono stati sei, ho imparato a stare alle regole e a badare a me stesso e a stare con gli altri. con I cappellini bianchi tutti uguali da lontano sembravamo coni gelato in movimento.

    • Caro Angelo, questa tua condivisione arricchisce ancor di più una pagina collettiva che va ricordata, per noi “bambini delle colonie” e per i bambini di oggi. Seppur con tanti momenti trsti lontano da casa, sono stati anni di formazione, abbiamo imparato a cavarcela da soli, a vivere cercando di essere coerenti con noi stessi, a sopportare e a impegnarci, a faticare, ad apprezzare la gioia delle piccole cose, a sperare, a non abbatterci, a giocare senza aspettarci sempre tutto dagli altri. Abbiamo imparato anche a voler bene, ad aiutare, a credere.
      Io stessa non rinnego quegli anni, anche se ho pianto tanto, ma sono sicura che non sarei quella che sono senza quelle esperienze dure, severe ma anche particolari. Quasi un rito di iniziazione. E’ stato proprio là, in quelle camerate lunghe e bianche, che ho imparato a vivere di sogni, a creare con la fantasia. Grazie Angelo per il tuo contributo.

  4. carissima aurora, come te ho condiviso piu o meno gli stessi momenti, commozioni e tristezze che descrivi alla colonia schuster, prima come bambina poi per qualche anno come inserviente durante le vacanze scolastiche. sono del 1964 magari eravamo anche insieme negli stessi periodi. complimenti per i tuoi ricordi nitidi e cosi emozionanti. anch’io qualche anno fa ho voluto ripercorrere quel viale esterno e rivedere qualcosa di quei tempi… è una tappa obbligata per chi ha vissuto parte della vita in quegli ambienti e le emozioni sono tornate a galla…

    • Cara Giusi,
      sono felice, seppur nel doloroso groppo alla gola che ci hanno dato i ricordi nel rivedere la “nostra” Colonia, che questa mia testimonianza abbia trovato una corrispondenza di sentimenti e di Vita. In tanti in questi due ann mi hanno scritto aggiungendo e confermando le stesse emozioni. Grazie!!!
      Noi ex bambini degli Anni Sessanta non possiamo dimenticare questa nostra pagina d’infanzia che ha fatto anche da passaporto al boom economico che stava cambiando la vita quotidiana di provincia.
      E’ una testimonianza anche per i bambini di oggi, quasi un “romanzo di formazione” che deve rimanere come segno indelebile per tutti.
      Grazie Giusi!
      Aurora

  5. Buongiorno, inutile dire che la Sua testimonianza mi ha commosso fino alle lacrime. Sono un figlio del benessere degli anni 70/80, ovviamente delle colonie ho sempre e solo sentito parlare; talvolta erano usate come ricatto (“va che ti mando in colonia!”) se non si faceva i “bravi”. Posso quindi solo immaginare quello che ha provato, magari facendo un parallelo con l’esperienza da militare di un ragazzo sensibile che non era mai stato via da casa. Un abbraccio.

    • Grazie Michele, per il suo prezioso commento. E’ questo il potere del ricordo attraverso la scrittura: riuscire a raggiungere il cuore, rendere “viva” la Vita e il suo cammino, a volte difficile, tormentato, fragile. Sono passati tanti anni ma quella bimba che sentiva tanta nostalgia di casa è ancora qui, appena dietro i miei occhi ormai adulti, come se fosse ieri. Ed è sconvolgente scoprire, attraverso tante e tante testimonianze, che quello che ho provato io l’hanno provato anche tutti gli altri bimbi: noi, i “bambini delle Colonie”.

  6. Buongiorno a tutti, dal ’77 al ’80 in colonia, dapprima a Cesenatico ed i restanti anni in trentino sotto le pale di s. Martino in una sorta di super baita. Sebbene amante del mare, l’esperienza di Cesenatico fu infelice, forse quell’enorme struttura vecchia, forse io ero proprio piccolo, 6 anni, forse eravamo veramente troppi. eppure quando si andava in spiaggia il sorriso tornava a brillare negli occhi di tutti i bambini. In montagna era tutto diverso, tutto a misura di bambino, più intimo, più coccolati. Ho iniziato proprio lì ad apprezzare anche la montagna. Si, a volte era un’onta, la Colonia era un marchio, eppure io andavo per necessità, dopo il periodo in colonia vi era una lunga vacanza al mare coi miei genitori. Con 3 mesi di vacanza ed i genitori al lavoro..dove andare se non in colonia? Ma ricordo che accadeva anche il contrario, chi non era stato in colonia NON poteva capire ed apprezzare ed era tagliato fuori nella sua bambagia tra i nonni e le mura calde della città ad aspettare l’agosto. Un’esperienza bella, rivivo nel racconto scritto tante mie emozioni, lacrime e risate. Da là si voleva tornare e una volta a casa si rimpiangevano troppe cose. La differenza l’hanno indubbiamente fatta le persone che ci accudivano oltre che la struttura stessa. Indubbiamente una carica di ricordi e fortunatamente più positivi che negativi.

    • Grazie Alain per la tua toccante testimonianza! Hai saputo raccogliere in poche parole tutte le emozioni che affollavano la mente di noi “bambini e bambine delle colonie”, lontano da casa, senza genitori, con adulti estranei, spersi in lunghe camerate, ma anche forti nel nostro resistere coraggiosamente al pianto e alla nostalgia. Anche tu alla Colonia Schuster, anche tu una voce oltre il silenzio delle fineestre del ricordo. Grazie!!!!

  7. Cari amici tutti, ex bambini delle colonie e non,
    per chi volesse cercare anche solo il nominativo della propria colonia
    ho trovato questo sito, dove sono elencate le maggiori colonie marine dell’Adriatico
    http://www.lecolonie.com/colonie_marine_mare_adriatico.htm

    Ci sono nomi “famosi” ma anche colonie sconosciute, che però hanno cullato anch’esse i pianti e i sorrisi di migliaia di bambini di ogni temnpo e di ogni luogo.
    Aurora