Nicola Cilenti,

il cantore lucano che scrisse l'”Ode ad Amora”,

il minuscolo paesino arroccato sulle Prealpi Bergamasche

Foto di Giorgio Fossati, Amora vista da Bondo Petello

Foto di Giorgio Fossati, Amora vista da Bondo Petello

Il minuscolo paesino di Amora, una delle frazioni che compongono il Comune di Aviatico, sull’Altopiano di Selvino, Orobie Bergamasche, è rinomato per essere un belvedere che dà sulla Media Valle Seriana, in un abbraccio ideale a 360 gradi. Sembra davvero di toccare il cielo con un dito, afferrarlo e racchiudere nel cuore quel suo azzurro intenso, quasi diamantino, che brilla nelle giornate terse di primavera.

Tra le sue storie più significative vi è senz’altro la vicenda dei fratelli Carrara, Combattenti e Caduti nella Grande Guerra, nati nella contrada di Amora Bassa. Accanto agli eroici fratelli spicca la mistica storia dell’esile fratino questuante Fra Pacifico da Amora, (1883 – 1937) morto in odore di santità dopo una vita trascorsa percorrendo ogni giorno a piedi centinaia e centinaia di chilometri lungo le vie dell’Italia settentrionale e fino oltre confine.

Il paesino di Amora è stato decantato anche in poesia, attraverso quelli che un tempo erano detti “sonetti”: a Bergamo intorno al 1950 giunse dalla Basilicata il cantore di Lavello, Nicola Cilenti, (1883 – 1967) già famoso nella Lucania per i suoi componimenti poetici e le sue pubblicazioni. Intendeva  partecipare agli eventi letterari del momento, tra cui il rinomato Premio Nazionale di Poesia Città di Bergamo (oggi scomparso).

Nei giorni di permanenza in città si dedicò a visitare le meraviglie del posto e in una delle sue escursioni salì fino ad Amora seguendo la mulattiera da Albino (la Via Mercatorum). Conquistato dalla bellezza del paesino a strapiombo sulla valle in un aperto scenario naturale, scrisse un’Ode, pubblicata sulla rivista “ProAlbino” nel 1955.

ODE AD AMORA

La poesia ODE DI AMORA, di Nicola Cilenti

La poesia ODE DI AMORA, di Nicola Cilenti

“Sono figlia di Aviatico e su Albino mi affaccio, dominante: sono Amora.

Piccola e luminosa, come aurora risplendo, dentro raggi d’oro fino.

Trecent’anime ho in me, vive tutt’ora, trecento voci sole,

ma vicino m’è la Grazia di Dio e m’incammino a diventare

più splendida dimora.

Sotto il segno d’amor fui battezzata e in luce d’amor voglio restare presso la cara gente che m’è nata.

Piccola son, ma già così felice, e voglio ancora crescer

per donare altro amore ad ognun ch’è a me s’addice.”

Nicola Cilenti

Amora, 1971

Amora, 1971

NICOLA CILENTI, IL CANTORE DI LAVELLO

a cura di Michele Traficante

Nicola Cilenti su Siderurgikatv

Nicola Cilenti

Nicola Cilenti

Per conoscere questo poeta del Sud riporto testualmente le notizie apparse sul sito di Siderurgika TV,  a cura di Michele Traficante

“Nato nel 1883  collaborò anche con quotidiani e dedicò un poema a Padre Pio

Una comunità deve sempre essere fiera ed orgogliosa  dei suoi figli migliori. Importante e fortemente educativo è indicarli alle nuove generazioni perché possano trarne stimoli ed utili insegnamenti. Bene ha fatto, pertanto, l’Amministrazione Comunale di Lavello a scoprire nei giorni scorsi una lapide commemorativa a ricordo dell’illustre concittadino Nicola Cilenti proprio nel quartiere Sant’Anna, dove da piccolo egli si recava spesso a trovare i nonni e i cugini .

Nicola Cilenti è senza dubbio  uno dei cantori più sensibili del folclore lavellese. Fine poeta, dall’animo profondamente popolare, ha saputo come pochi cantare gli aspetti tradizionali più genuini della comunità di Lavello.

Nato il 19 giugno 1883 nella cittadina dauna, posta ai confini con la Puglia, dall’avv.Giuseppe e Giuseppina Fuggetta, Cilenti studiò presso il Convitto nazionale di Lucera, legandosi di sincero affetto ed amicizia con numerosi compagni di scuola. All’età di 16 anni (nel 1899) si trasferì a Roma per proseguire gli studi presso quell’Università ove si laureò nel 1906 in legge.

Conseguita la laurea Cilenti si fermò nella capitale ove esercitò con notevole successo la libera professione di avvocato. Amante delle lettere nello stesso tempo collaborò ad importanti giornali, quali “Il Giornale d’Italia “, “Il Mattino ” di Napoli”, “L’Ora ” di Palermo.  Pubblicò anche un volumetto di pregevolissime liriche in lingua italiana, “Notturni e Sinfonie” (Fracchia, Pescara, 1914) che gli diede notevole notorietà.

Pur vivendo lontano Nicola Cilenti sentiva struggente la nostalgia della terra natìa e, soprattutto, delle sette verdi cime del Monte Vulture, sulle cui propaggini, Lavello, egli è nato. “Io soffoco – egli esclama – tra gli alti palazzi de la città, io cerco il sole, il cielo, le stelle “. Nel 1950 pubblicò il volumetto “Sò turnato “, 113 sonetti in dialetto lavellese ( alcuni dei quali poi musicati ed interpretati da Mauro Antonio Gravinese), dedicato all’amico Giuseppe Solimene. Un vero atto d’amore per il suo paese natale, carico di emozionanti ricordi di personaggi e paesaggi suggestivi di Lavello.

Tornò effettivamente spesso, dopo tanti anni di lontananza, a Lavello ove ogni anno curava l’organizzazione delle “Sagre autunnali “, canzoni e folclore del suo paese.

Pubblicò ancora ” I sonetti della Montagna” (1952), “Poesia, musica della mia vita” (1953), “Domani partirò” (1956, “C’è sempre il sole” ( 1956).

Nel 1954 con la poesia in vernacolo “Gli ucch’ di r’ laviddese” ( Gli occhi delle lavellese) vinse a Gardone  Riviera il primo premio di un concorso nazionale di poesia dialettale. Nel 1955 a Bergamo vinse il primo premio nazionale con la traduzione  in dialetto de “L’infinito “ di Giacomo Leopardi

Sulla rivista ProAlbino del 1954 o 1955 appare la poesia “Ode ad Amora”, questo indica un possibile passaggio o visita al paesino che svetta su Albino.

Particolarmente significativa la descrizione in vernacolo lavellese (unico esempio di tal genere ) del suo pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo del 1949. Incantato dal misticismo del luogo e dalla ieratica figura del Frate di Pietrelcina, il poeta resta letteralmente conquistato dal fascino spirituale di Padre Pio, di cui pubblicherà, nel 1960, un poemetto, inserito poi in un fascicolo del “Convivio letterario di Milano”.

Con grande commozione e trasporto descrive i vari momenti della visita al convento, alla chiesetta, al contatto con il Fraticello delle stimmate e, soprattutto, alla celebrazione della sua santa messa. Così scrive al riguardo rivolgendosi ai lavellesi ed ai lucani in genere:

” E sò certe, paisà, ca padre Peje / affacciànnese sup’a a lu Gargàne / e vedenne lu Vòlture luntane / luccecà cu la Croce auzata a Dèje / vularrà benedè, de quanne n’ quanne, / Lavìdde e la Lucania e totte quante ! / ca, cum’ a me, lu prèghene ( e sò tante !) / de farce degne e vere crestijane “. ( E sono certo, paesani, che padre Pio / affacciandosi sopra il Gargano / e vedendo il Vulture lontano/ luccicare con la Croce innalzata a Dio/ vorrà benedire, di tanto in tanto, / Lavello e la Lucania tutta quanta! / che, come me lo pregano ( e sono tanti) / di farci degni e veri cristiani).

Nicola Cilenti morì a Genova, all’età di 84 anni, il 4 gennaio del 1967.

Nel 1981 lo chansionner lavellese Mauro Antonio Gravinese, ha musicato e magistralmente interpretato, producendo un’interessante audiocasseta, dieci dei più noti sonetti di Nicola Cilenti.

Recentemente la figura e l’opera di Nicola Cilenti sono state oggetto di approfondito studio da parte del prof. Saverio Caprioli che ha pubblicato un pregevole volume dal titolo “Pe’ sempe so turnato”. Per meglio onorare la nobile figura di Nicola Cilenti è auspicabile che la sua Città natale istituisca un concorso o premio letterario a lui intestato.”

                                                                          
                                          Michele Traficante