Addio a Clara, nel ’44 eroica bambina davanti a quel mitra puntato
Fotografie esclusive di ©Aurora Cantini

Testo di Emma Crescenti per L’Eco di Bergamo
Era solo una bambina di otto anni quando i soldati fascisti bussarono alla porta di casa e le puntarono contro un mitra. Un’immagine che non l’ha mai abbandonata.
Clara Mosca se ne è andata a 89 anni proprio nel giorno della Festa della Liberazione: una ricorrenza che amava celebrare e di cui aveva conosciuto il vero significato, diventando una delle più preziose memorie storiche di Ama di Aviatico. Assieme al fratello Guerino era una delle testimoni dei rastrellamenti compiuti nel borgo durante la Seconda Guerra Mondiale, quando fascisti e nazisti cercavano cittadini italiani di religione ebraica nascosti grazie alla rete silenziosa degli abitanti. La sua famiglia fu protagonista diretta di una straordinaria opera di salvezza.

Nella casa di Ama, in cui Clara era cresciuta con il fratello Guerino e gli altri fratelli e sorelle, tra il 1943 e il 1945 i Mosca accolsero e protessero una delle 5 famiglie ebree rifugiate nel borgo: i Lascar di Genova, genitori e due figli. Ma in tutto furono 17 persone -tra adulti, nonni, bambini e neonati- che trovarono riparo tra quelle montagne grazie a una intera comunità che scelse di rischiare. Ogni gesto poteva essere fatale: eppure il paese si trasformò in un rifugio discreto e organizzato.

Il parroco insegnava i riti cristiani per aiutare i profughi a confondersi con gli abitanti, mentre gli stessi abitanti facevano di tutto per non destare sospetti. Il padre Basilio aprì loro le porte di casa mentre i figli contribuirono in modo diversi: la sorella maggiore, che lavorava in comune, si occupava dei documenti falsi, mentre Guerino insegnava ai ragazzi piccoli lavori quotidiani per mimetizzarsi. Clara, bambina, osservava e lavorava. Quel giorno stava pulendo le cicorie quando arrivarono i fascisti: le armi puntate, la paura, la richiesta di condurli dal padre convinti che nascondesse qualcuno, ma senza prove. Alla fine, tutti si salvarono.
Dopo la guerra arrivarono le lettere di ringraziamento, poi distrutte per garantire l’anonimato e la sicurezza di chi avevano aiutato. Così quella vicenda rimase a lungo custodita solo nella memoria, fino a quando è riemersa grazie all’incontro con Aurora Cantini che l’ha raccolta nel libro “Un rifugio vicino al cielo”, edito nel 2020 per la Silele Edizioni.
Una storia che ha restituito volti e nomi a quelle famiglie -i Lascar di Genova, i Carubà di Camaiore, gli Iachia di La Spezia, i Lascar di Torino- e ha acceso i riflettori su una pagina esemplare di solidarietà. Clara è rimasta per tutta la vita a dama, profondamente legata alla sua comunità.
Il ricordo del Sindaco Mattia Carrara: «Clara è stata, insieme al fratello Guerino, la memoria storica del borgo di Ama. Ha gestito la trattoria Tre Corone, locale fondato nel 1885, quando ancora era ufficio di posta e centralino telefonico. Fu testimone del rastrellamento del borgo da parte dei soldati fascisti e nazisti che ricercavano i cittadini di religione ebraica ivi nascosti dagli abitanti. Sorella di don Marino Mosca ha sempre curato il decoro della chiesa ed era fedelissima al ministero della lettura al quale non rinunciava scendendo a piedi dalla propria abitazione nonostante la fatica della salita. Personalmente la ricordo come una persona gentile, radicata nella comunità e disponibile quando necessario a soccorrere chiunque avesse bisogno anche con piccoli ma preziosi esempi di carità cristiana come le iniezioni o il supporto materiale o morale.»
Una donna minuta, una “bambolina”: così la ricorda l’autrice del libro Aurora Cantini, con cui lei e Guerino avevano stretto un legame indissolubile. Fino agli ultimi anni vestiva con colori pastello, cerchietto tra i capelli, un’eleganza delicata quasi a voler recuperare quell’infanzia interrotta troppo presto. «Nella sua cucina, sempre ordinata, spiccava la fotografia del fratello don Marino Mosca, che si inginocchiò davanti al comandante fascista Aldo Resmini evitando che il paese di Ganda (limitrofo ad Ama, una delle tre frazioni che compongono Aviatico insieme ad Amora) venisse bruciato: era il suo eroe» ricorda Cantini.

Non amava raccontarsi, Clara. Per anni aveva liquidato quei ricordi con semplicità: “A chi vuoi che interessino”, diceva. Eppure oggi la sua storia -che nel 2023 è stata raccontata anche dalla RAI quando dopo 80 anni aveva incontrato Sergio Iachia, uno dei bambini ebrei- resta come testimonianza viva di un tempo in cui il coraggio non faceva rumore, ma salvava vite. (Emma Crescenti sulla base delle notizie date da Aurora Cantini)
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