La voce della Poesia nel cuore di Costa Serina
Martedì 11 agosto 2026, a Costa Serina provincia di Bergamo, si è tenuta la cerimonia di premiazione del Concorso di Poesia Dialettale in memoria di Gianni Pisoni. L’evento, impreziosito dalla presenza in giuria della poetessa Aurora Cantini e introdotto dal vicesindaco Francesca Gritti, ha celebrato la bellezza della lingua locale sotto il cielo delle valli bergamasche.
La premiazione si è svolta in piazza Fra Cecilio a Costa Serina, regalando un’atmosfera intima e suggestiva, con la meravigliosa cornice delle Orobie.
I versi in dialetto bergamasco sono stati i veri protagonisti, capaci di rievocare radici, memorie e la vita di un tempo, nell’esaltazione del valore della tradizione.
La giuria ha lavorato con passione per selezionare le opere migliori tra i componimenti in gara, suddivisi in due categorie: adulti e, per la prima volta in una concorso dialettale, ragazzi.
Sul podio sono saliti gli autori che meglio hanno saputo interpretare lo spirito del dialetto locale, tra cui i premiati della sezione dedicata a Gianni Pisoni, in un palpitante momento di condivisione di idee e sentimenti. La lettura dei testi ha emozionato il pubblico presente, unendo in un unico abbraccio poeti e amanti della cultura di montagna. Il dialetto è vivo e tra le cime il suo valore universale di identità a tradizione è stato ancor più esaltato e raccontato.
La giuria era così composta: Aurora Cantini poetessa di Aviatico, Antonio Brozzoni in rappresentanza della biblioteca di Costa Serina nonchè coordinatore di giuria, Francesca Gritti e Giorgio Brozzoni in rappresentanza dell’amministrazione comunale, Marilena Arrigoni, Fabrizio Dettamanti e Giusy Bonacina in rappresentanza del Ducanto di Piazza Pontida. Presente alla carimonia anche Umberto Pisoni, figlio del grande poeta e il Duca Mario Morotti del Ducato.

La poesia vincitrice, intitolata “La Badante”, del poeta Mario Rota, racchiude il tema drammatico e struggente al tempo stesso delle badanti che accudiscono i vecchi, soprattutto nei nostri paesi di montagna. Figure essenziali nell’appoggiare le famiglie spesso costrette a lavorare in bassa valle o lontane dai punti di appoggio sanitari. Questa la mativazione: “Una giovane donna, lontana dalla sua terra e dai suoi affetti più cari, lavora come badante ad un vecchio malato. È la condizione del migrante, dello straniero costretto a vendere il suo lavoro, le sue braccia, in cambio di una vita dignitosa. Ma si può davvero chiamare vita quella di chi ha la morte nel cuore? L’argomento, divisorio e tutt’altro che semplice, è reso con grande delicatezza ed è capace di coinvolgere e addirittura commuovere il ettore. Prticolarmente apprezzato l’uso ben dosato delle rime”.
Particolarmente coinvolgente lo spazio dedicato agli studenti: Aurora Cantini ha ben delinato le tematiche attuali e tipiche dell’età scelte dai ragazzi per dare voce ai propri versi: la natura, le stagioni, i cibi preferiti, l’amicizia, i personaggi dello sport e dello spettacolo, gli animali, i sentimenti, i sogni… Spiegando come la spontaneità della scrittura è stata modellata da profonde e palpitanti liriche di intima connssione con il sè e l’altro, in un connubio vigoroso ma delicato.
Poesie brevi, scritte rigorosamente in italiano e poi tradotte in dialetto in casa, con l’aiuto doveroso e competente dei nonni e dei genitori.
Una serata sotto il cielo stellato per dire ancora una volta come la montagna riesca a dare voce nel modo più vero e spontaneo ai versi poetici dialettali di una cultura offuscata ormai, ma non perduta.





