Premio Speciale alla poesia che racconta i borghi scomparsi

Premio Speciale alla poesia che racconta i borghi scomparsi

Pietre antiche di Predale

Domenica 9 Giugno 2019, presso la splendida location del Castello di Barberino è avvenuta  la cerimonia di Premiazione del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa “Raffaello Cioni, giunto alla sua diciassettesima  edizione. Il premio che, a livello nazionale, ogni anno si ritaglia un ruolo sempre più importante, in questa edizione ha raccolto un elevatissimo numero di partecipanti, di tutte le età e professioni, sfiorando per poco la quota di 500 opere inviate.

Alla poesia “Pietre antiche della Valle (di Predale)” della poetessa bergamasca Aurora Cantini è stato assegnato il Premio Speciale “per il fascino di un mondo scomparso”.

Premio Speciale alla poesia di Aurora Cantini

LA MOTIVAZIONE

“Il ricordo di borghi che non esistono più suscita nell’autrice sensazioni di malinconica vena poetica, espresse con immagini ricche di risonanza di echi pulsanti di vita, in un contesto emotivo di grande fascino.” La Giuria

La motivazione della giuria per la poesia di Aurora Cantini

POESIA CHE COMPIE DIECI ANNI

Ho scritto questa poesia esattamente dieci anni fa. Era luglio del 2009 ed io mi erano inoltrata tra i rovi lungo il sentiero che scende dal paesino di Ama, sull’Altopiano Selvino Aviatico. Cercavo un borgo ormai sepolto dai rovi, Predale.

Mille e una Bergamo, quel borgo dimenticato sull’Altopiano di Selvino Aviatico: Predale

Un borgo esistente già intorno all’Anno Mille, come testimoniato da una mappa esposta nei Musei Vaticani. Un borgo molto caro alla mia famiglia. In quel borgo era cresciuto il piccolo Oliviero, l’ultimo pastorello, che a soli 9 anni portava le mucche al pascolo nel borgo ormai svuotato dei suoi abitanti, molti scomparsi, tanti emigrati in pianura. Ne avevo sentito molto parlare ma non l’avevo mai visto con i miei occhi. Improvvisamente mi erano apparsi i ruderi, le pareti delle antiche case, i resti delle strettoie e del grande spiazzo antistante le abitazioni.

Oggi il terrazzino di Predale

Le finestre sbrecciate, i portoncini scheggiati, ma soprattutto il balconcino ancora appeso mi procurarono quasi un malessere fisico, un’ondata di emozioni, come una forma di presenza sovrannaturale che si impadronì della mia mente. Mi sembrava di vederli ancora, gli antichi abitanti, coloro che in quel borgo avevano vissuto, amato, sofferto, e lì erano morti. Senza spiegarmi come, nella mia testa si formò la poesia. Ritornata a casa dopo la faticosa escursione durata più di due ore, scrissi di getto i versi su un foglio bianco. Era nata “Pietre antiche di Predale”.

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