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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

Visualizza gli articoli con tag Albino

Nicola Cilenti,

il cantore lucano che scrisse l'”Ode ad Amora”,

il minuscolo paesino arroccato sulle Prealpi Bergamasche

Foto di Giorgio Fossati, Amora vista da Bondo Petello

Foto di Giorgio Fossati, Amora vista da Bondo Petello

Il minuscolo paesino di Amora, una delle frazioni che compongono il Comune di Aviatico, sull’Altopiano di Selvino, Orobie Bergamasche, è rinomato per essere un belvedere che dà sulla Media Valle Seriana, in un abbraccio ideale a 360 gradi. Sembra davvero di toccare il cielo con un dito, afferrarlo e racchiudere nel cuore quel suo azzurro intenso, quasi diamantino, che brilla nelle giornate terse di primavera.

Tra le sue storie più significative vi è senz’altro la vicenda dei fratelli Carrara, Combattenti e Caduti nella Grande Guerra, nati nella contrada di Amora Bassa. Accanto agli eroici fratelli spicca la mistica storia dell’esile fratino questuante Fra Pacifico da Amora, (1883 – 1937) morto in odore di santità dopo una vita trascorsa percorrendo ogni giorno a piedi centinaia e centinaia di chilometri lungo le vie dell’Italia settentrionale e fino oltre confine.

Il paesino di Amora è stato decantato anche in poesia, attraverso quelli che un tempo erano detti “sonetti”: a Bergamo intorno al 1950 giunse dalla Basilicata il cantore di Lavello, Nicola Cilenti, (1883 – 1967) già famoso nella Lucania per i suoi componimenti poetici e le sue pubblicazioni. Intendeva  partecipare agli eventi letterari del momento, tra cui il rinomato Premio Nazionale di Poesia Città di Bergamo (oggi scomparso).

Nei giorni di permanenza in città si dedicò a visitare le meraviglie del posto e in una delle sue escursioni salì fino ad Amora seguendo la mulattiera da Albino (la Via Mercatorum). Conquistato dalla bellezza del paesino a strapiombo sulla valle in un aperto scenario naturale, scrisse un’Ode, pubblicata sulla rivista “ProAlbino” nel 1955.

ODE AD AMORA

La poesia ODE DI AMORA, di Nicola Cilenti

La poesia ODE DI AMORA, di Nicola Cilenti

“Sono figlia di Aviatico e su Albino mi affaccio, dominante: sono Amora.

Piccola e luminosa, come aurora risplendo, dentro raggi d’oro fino.

Trecent’anime ho in me, vive tutt’ora, trecento voci sole,

ma vicino m’è la Grazia di Dio e m’incammino a diventare

più splendida dimora.

Sotto il segno d’amor fui battezzata e in luce d’amor voglio restare presso la cara gente che m’è nata.

Piccola son, ma già così felice, e voglio ancora crescer

per donare altro amore ad ognun ch’è a me s’addice.”

Nicola Cilenti

Amora, 1971

Amora, 1971

NICOLA CILENTI, IL CANTORE DI LAVELLO

a cura di Michele Traficante

Nicola Cilenti su Siderurgikatv

Nicola Cilenti

Nicola Cilenti

Per conoscere questo poeta del Sud riporto testualmente le notizie apparse sul sito di Siderurgika TV,  a cura di Michele Traficante

“Nato nel 1883  collaborò anche con quotidiani e dedicò un poema a Padre Pio

Una comunità deve sempre essere fiera ed orgogliosa  dei suoi figli migliori. Importante e fortemente educativo è indicarli alle nuove generazioni perché possano trarne stimoli ed utili insegnamenti. Bene ha fatto, pertanto, l’Amministrazione Comunale di Lavello a scoprire nei giorni scorsi una lapide commemorativa a ricordo dell’illustre concittadino Nicola Cilenti proprio nel quartiere Sant’Anna, dove da piccolo egli si recava spesso a trovare i nonni e i cugini .

Nicola Cilenti è senza dubbio  uno dei cantori più sensibili del folclore lavellese. Fine poeta, dall’animo profondamente popolare, ha saputo come pochi cantare gli aspetti tradizionali più genuini della comunità di Lavello.

Nato il 19 giugno 1883 nella cittadina dauna, posta ai confini con la Puglia, dall’avv.Giuseppe e Giuseppina Fuggetta, Cilenti studiò presso il Convitto nazionale di Lucera, legandosi di sincero affetto ed amicizia con numerosi compagni di scuola. All’età di 16 anni (nel 1899) si trasferì a Roma per proseguire gli studi presso quell’Università ove si laureò nel 1906 in legge.

Conseguita la laurea Cilenti si fermò nella capitale ove esercitò con notevole successo la libera professione di avvocato. Amante delle lettere nello stesso tempo collaborò ad importanti giornali, quali “Il Giornale d’Italia “, “Il Mattino ” di Napoli”, “L’Ora ” di Palermo.  Pubblicò anche un volumetto di pregevolissime liriche in lingua italiana, “Notturni e Sinfonie” (Fracchia, Pescara, 1914) che gli diede notevole notorietà.

Pur vivendo lontano Nicola Cilenti sentiva struggente la nostalgia della terra natìa e, soprattutto, delle sette verdi cime del Monte Vulture, sulle cui propaggini, Lavello, egli è nato. “Io soffoco – egli esclama – tra gli alti palazzi de la città, io cerco il sole, il cielo, le stelle “. Nel 1950 pubblicò il volumetto “Sò turnato “, 113 sonetti in dialetto lavellese ( alcuni dei quali poi musicati ed interpretati da Mauro Antonio Gravinese), dedicato all’amico Giuseppe Solimene. Un vero atto d’amore per il suo paese natale, carico di emozionanti ricordi di personaggi e paesaggi suggestivi di Lavello.

Tornò effettivamente spesso, dopo tanti anni di lontananza, a Lavello ove ogni anno curava l’organizzazione delle “Sagre autunnali “, canzoni e folclore del suo paese.

Pubblicò ancora ” I sonetti della Montagna” (1952), “Poesia, musica della mia vita” (1953), “Domani partirò” (1956, “C’è sempre il sole” ( 1956).

Nel 1954 con la poesia in vernacolo “Gli ucch’ di r’ laviddese” ( Gli occhi delle lavellese) vinse a Gardone  Riviera il primo premio di un concorso nazionale di poesia dialettale. Nel 1955 a Bergamo vinse il primo premio nazionale con la traduzione  in dialetto de “L’infinito “ di Giacomo Leopardi

Sulla rivista ProAlbino del 1954 o 1955 appare la poesia “Ode ad Amora”, questo indica un possibile passaggio o visita al paesino che svetta su Albino.

Particolarmente significativa la descrizione in vernacolo lavellese (unico esempio di tal genere ) del suo pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo del 1949. Incantato dal misticismo del luogo e dalla ieratica figura del Frate di Pietrelcina, il poeta resta letteralmente conquistato dal fascino spirituale di Padre Pio, di cui pubblicherà, nel 1960, un poemetto, inserito poi in un fascicolo del “Convivio letterario di Milano”.

Con grande commozione e trasporto descrive i vari momenti della visita al convento, alla chiesetta, al contatto con il Fraticello delle stimmate e, soprattutto, alla celebrazione della sua santa messa. Così scrive al riguardo rivolgendosi ai lavellesi ed ai lucani in genere:

” E sò certe, paisà, ca padre Peje / affacciànnese sup’a a lu Gargàne / e vedenne lu Vòlture luntane / luccecà cu la Croce auzata a Dèje / vularrà benedè, de quanne n’ quanne, / Lavìdde e la Lucania e totte quante ! / ca, cum’ a me, lu prèghene ( e sò tante !) / de farce degne e vere crestijane “. ( E sono certo, paesani, che padre Pio / affacciandosi sopra il Gargano / e vedendo il Vulture lontano/ luccicare con la Croce innalzata a Dio/ vorrà benedire, di tanto in tanto, / Lavello e la Lucania tutta quanta! / che, come me lo pregano ( e sono tanti) / di farci degni e veri cristiani).

Nicola Cilenti morì a Genova, all’età di 84 anni, il 4 gennaio del 1967.

Nel 1981 lo chansionner lavellese Mauro Antonio Gravinese, ha musicato e magistralmente interpretato, producendo un’interessante audiocasseta, dieci dei più noti sonetti di Nicola Cilenti.

Recentemente la figura e l’opera di Nicola Cilenti sono state oggetto di approfondito studio da parte del prof. Saverio Caprioli che ha pubblicato un pregevole volume dal titolo “Pe’ sempe so turnato”. Per meglio onorare la nobile figura di Nicola Cilenti è auspicabile che la sua Città natale istituisca un concorso o premio letterario a lui intestato.”

                                                                          
                                          Michele Traficante

“Se comprendere è impossibile,

conoscere  è necessario…”

(Primo Levi)

Per ricordare il Settantesimo anniversario

dell’apertura dei cancelli

di Auschwitz

ad Albino

l’evento

“Sciesopoli – Voci di muri per la Memoria”

I dettagli dell’evento

Locandina Voci di muri per la memoria Albino

Locandina Voci di muri per la memoria Albino

L’Associazione Culturale Pane Amaro

organizza

martedì 27 gennaio

Auditorium città di Albino

Ore 21

Una serata per commemorare

il Giorno della Memoria

27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2015

 index

In collaborazione con

Città di Albino,

Comune di Selvino

ANPI  di Albino

Caritas di Albino

Voci di muri per la memoria Albino

Voci di muri per la memoria Albino

Interverranno:
dottor Fabio Terzi, Sindaco di Albino
dottor Diego Bertocchi, Sindaco di Selvino
Relatore dottor Marco Cavallarin, storico, che dedicherà una relazione sul tema “Sciesopoli, una colonia a Selvino per i bambini sopravvissuti alla Shoah

Riflessioni e letture di Aurora Cantini, Daniela Viganò e Mario Benigni
Pagine e memorie sull’Olocausto, testimonianze dei sopravvissuti e di ex deportati, emozioni del ricordo.

Conduce dottor Mauro Magistrati, Presidente ANPI di Albino
Ingresso libero

Auschwitz

Auschwitz

Il 27 gennaio 1945 il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dalle truppe sovietiche durante la loro rapida avanzata invernale. Furono trovati circa 7.000 prigionieri ancora in vita, ma degli oltre 200 mila bambini deportati nel campo, ne rimasero solo una cinquantina. Infatti ad Auschwitz i bambini che non venivano inviati nelle camere a gas subito dopo il loro arrivo, erano messi a disposizione del dottor Josef Mengele, che li utilizzava come piccole cavie pe ri suoi esperimenti medici.

Inoltre, vennero ritrovati ammucchiati migliaia di indumenti abbandonati, oggetti vari che possedevano i prigionieri prima di entrare nel campo e otto tonnellate di capelli umani tagliati a quasi duecentomila donne, imballati e pronti per il trasporto: sarebbero serviti per foderare l’interno degli scarponcini delle truppe militari tedesche.

olocausto

La parola Olocausto, che in greco significa “tutto bruciato”, si riferiva ai sacrifici che venivano richiesti agli ebrei dalla Torah: si trattava di sacrifici di animali uccisi e bruciati sull’altare del tempio. Solo in tempi recenti il termine Olocausto è stato attribuito a massacri o catastrofi su larga scala. A causa del significato teologico che la parola porta, molti ebrei trovano problematico l’uso di tale termine: viene infatti considerato offensivo dal punto di vista teologico pensare che l’uccisione di milioni di ebrei sia stata una “offerta a Dio”; inoltre il popolo ebraico non è stato “tutto bruciato”, perché un suo resto è sopravvissuto al genocidio.

PER APPROFONDIRE

La Shoah vista dai bambini

 L’ARTICOLO DELL’EVENTO

L'Eco di Bergamo, Sciesopoli Voci di muri per la Memoria

L’Eco di Bergamo, Sciesopoli Voci di muri per la Memoria

 LA FOTOGALLERY DELL’EVENTO

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Aurora Cantini, fotografia di Fabrizio Carrara

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La Sciesopoli fascista, fotografia di Fabrizio Carrara

 

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I bambini ebrei ospiti della Sciesopoli, fotografia di Fabrizio Carrara

 

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Diego Contini dell’Associazione Culturale “Pane Amaro”, fotografia di Diego Pezzotta

 

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Il Sindaco di Albino dottor Fabio Terzi, fotografia di Fabrizio Carrara

 IL COMMENTO DI CHI C’ERA

Penso siano un doveroso pensiero di ricordo le parole inviatemi da una mia ex alunna, riguardanti la serata all’Auditorium di Albino, a cui ha partecipato la madre, presente tra il pubblico:

“Cara Aurora, oggi la mamma mi ha raccontato della straordinaria storia di Sciesopoli e dei tanti bambini ebrei che sono riusciti a trovare un po’ di serenità e di umanità dopo tante esperienze assurdamente dolorose. È bellissimo pensare che in un paese così vicino al mio si sia compiuto questo piccolo miracolo. La mamma e il papà ti ringraziano tanto per il gradito invito e si congratulano con te per la toccante ed emozionante presentazione. Malgrado la tematica della serata non fosse tra le più allegre, da più parti nel pubblico presente, non si è riuscito far a meno di apprezzare, con commenti anche ad alta voce, la tua sempre grande professionalità, unita a una profonda sensibilità e delicatezza di sentimenti. Grazie ancora!” (S.A., alunna di classe seconda della Scuola Secondaria di Primo Grado, Pradalunga -Bg-)

 

 

Ad Albino il tenore

Monsignor Federico Gambarelli,

l’avventurosa vita del celebre cantante lirico,

24 ottobre 2014

Articolo su L'Eco di Bergamo per il Tenore Mons. Federico Gambarelli

Articolo su L’Eco di Bergamo per il Tenore Mons. Federico Gambarelli

LA SERATA AD ALBINO

Federico Gambarelli, la voce dimenticata

Albino Locandina Tenore Gambarellli

Albino Locandina Tenore Gambarellli

Giornate della Storia e dell'Arte 2014, Albino e il Tenore Mons Federico Gambarelli

Giornate della Storia e dell’Arte 2014, Albino e il Tenore Mons Federico Gambarelli

DOCUMENTO DAGLI ARCHIVI

LA PAGINA A CURA DI MARIO PEZZOTTA

La pagina dedicata dal Tenore Mons Federico Gambarelli a cura di Mario Pezzotta, 1971

Trascrizione delle parti più salienti della pagina a cura di Mario Pezzotta

“Il tenore Federico Gambarelli, nato da Albino nell’anno 1858, e Monsignor Federico Gambarelli che ad Albino piamente morì nel 1922 sono la stessa persona. Il cantante e il sacerdote, l’artista e il Monsignore non convissero mai pacificamente: ma alla fine fu il prete a prevalere, fu il sentimento religioso ad avere ragione di un carattere ribelle e scontroso.

La vita di Federico Gambarelli fu, a dir poco, romanzesca. È un personaggio interessantissimo, forse troppo presto dimenticato.

Solo i più anziani oggi (nota: nel 1971) ne ricordano la figura caratteristica e le incredibili avventure, assieme agli strepitosi successi della sua carriera di cantante lirico, conteso, ai suoi tempi, dai maggiori teatri di tutto il mondo. Albino gli ha dedicato un tratto di strada “Vicolo Gambarelli” dove è ancora oggi aperta al pubblico la chiesa dedicata alla Madonna di Guadalupe, fatta costruire dal celebre tenore, ad adempimento di un voto.

Purtroppo di lui non è rimasto, a documentarne il valore, nulla di probante che consenta indicativi raffronti: il disco fonografico inventato nel 1870 non era ancora diffuso in Italia quando Federico mandava in delirio le folle.

Il suo concittadino avv. Davide Cugini ha tracciato di Federico Gambarelli –che egli conobbe personalmente- una efficace sintesi biografica frutto in parte di ricordi personali e di esperienza diretta, e in parte di attento studio su documenti di prima mano. È un saggio che riteniamo degno di essere ampliato e pubblicato, anche perché, nel rispetto scrupoloso della verità obiettiva, l’avv. Cugini ci presenta la figura di Gambarelli nei suoi aspetti umani, nella sua personalità complessa, diremmo contorta, ricca di esplosioni e di ribellioni, talora chiusa in permalosa grettezza, tal’altra capace di magnanimi gesti, fuori dalla leggenda, ma anche sfrondata dalle malevoli calunnie dei suoi contemporanei.

Era nato da una famiglia povera e numerosa. Suo padre faceva il macellaio. Ancora bambino fu avviato ad un mestiere e affidato ad un calzolaio di Albino. Federico rivelò ben presto quello spirito religioso, che si manifestava in una forma di misticismo sui generis, che non l’abbandonò mai e che gli farà riprendere, dopo quindici anni di fulgida carriera artistica, la strada del sacerdozio.

Pare che negli studi al Seminario dove il padre accettò di mandarlo, si facesse valere; ma è certo che fu la sua voce a ottenere maggiori successi. La sua voce si staccava, squillante, dai cori. Il “chierichetto dall’ugola d’oro” fu mandato a Roma nella Schola Cantorum della Cappella Sistina.

Si seppe che il seminarista Gambarelli aveva accettato di cantare fuori dall’Istituto. Fu uno scandalo enorme! Si può ben immaginare, in tempi come quelli…. Fu chiamato dal Rettore indignato e “licenziato” su due piedi. Forse sarebbe bastato che lo sconsiderato “pretino” avesse chiesto scusa, che avesse spiegato la sua buona fede. Ma non era proprio il tipo. Per lui era un sopruso e basta. Gettò, come si suol dire, la tonaca alle ortiche, ma non tornò, come gli era stato imposto, a Bergamo. No. Rimase a Roma dove già era corsa la fama delle sue doti vocali. Il celebre maestro Palmieri lo prese sotto la sua protezione e gli fu facile educare e valorizzare la bellissima voce del giovane bergamasco, che debuttò nel 1882.

Fu l’inizio di una strepitosa carriera. Va ricordato che in quegli anni fiorivano artisti lirica di alto valore. Non era facile emergere. Invece il Gambarelli sfondò con forza e in breve divenne celeberrimo. Ancora nel pieno della carriera, famoso ormai e richiestissimo, quando tutte le porte gli si aprivano, quando gli venivano elogi da ogni parte e onori regali, Federico Gambarelli decise improvvisamente: “Mi faccio prete!”

Fu una decisione che, specie nel Bergamasco, fece scalpore. Nel mondo teatrale sollevò una ridda di congetture, se ne dissero di tutti i colori, si raccontarono incredibili panzane, nel tentativo di trovare una causa, una spiegazione accettabile alla rinuncia del famoso Tenore. Ma Gambarelli fu irremovibile.

Cantava però nelle chiese, alle funzioni liturgiche: era il suo modo più naturale di rendere gloria al Signore. Ma cantava così bene e così forte, che molti accorrevano in chiesa più per sentire le sue esibizioni che non per pregare. Facile prevedere che le cosa non sarebbe garbata a lungo alle Autorità Ecclesiastiche, giunsero reclami e Papa PioX gli proibì gli “a solo” nei canti in chiesa. Don Gambarelli, protestò,  imprecò ma ubbidì.

La fama di originale fu dal Gambarelli ampiamente meritata. Originale anche da Monsignore.

 Nella chiesa-santuario di Albino egli collocava i cimeli di quella che era stata la sua avventurosa vita di cantante, costumi dei suoi personaggi, armature, collane, gioielli, pupazzi rivestiti degli abiti sontuosi, l’elmo di Radames, il giustacuore di Otello, la corazza di Manrico, l’armatura completa del prode Tancredi. E le maschere! Di ogni gusto e bizzarria. Lo sfoggio più clamoroso di questi personaggi avveniva nella Settimana Santa. Come è facile immaginare gli episodi curiosi, umoristici o drammatici nella vita del Gambarelli non potevano mancare, ma forse riprenderli ora potrebbe alterare, anziché mettere a fuoco, la figura di quest’uomo che fu ammiratissimo come artista, e come Sacerdote sostanzialmente onesto, probo e pio”.

(Pagina a cura di Mario Pezzotta)

FOTOGALLERY DELL’EVENTO

Amadio Bertocchi, Franca Mismetti e Aurora Cantini

Serata Tenore Gambarelli ad Albino: Amadio Bertocchi, Franca Mismetti e Aurora Cantini

Luigi Gandossi ne "Ol gran Tenur"

Serata Tenore Federico Gambarelli ad Albino: Luigi Gandossi ne “Ol gran Tenur”

Gianfranco Gambarelli, Laura Pesenti, Maurizio Stefanìa, Aurora Cantini, Luigi Gandossi, Franca Mismetti

Serata Tenore Federico Gambarelli ad Albino: Gianfranco Gambarelli, Laura Pesenti, Maurizio Stefanìa, Aurora Cantini, Luigi Gandossi, Franca Mismetti

Gianfranco Gambarelli, Laura Pesenti, Maurizio Stefanìa, Aurora Cantini, Luigi Gandossi, Franca Mismetti

Serata Tenore Federico Gambarelli ad Albino: Gianfranco Gambarelli, Laura Pesenti, Maurizio Stefanìa, Aurora Cantini, Luigi Gandossi, Franca Mismetti

I COMMENTI DI CHI C’ERA

Angela Rota, Pradalunga:

“Io e mio marito ringraziamo di cuore per la splendida e indimenticabile serata !!!! E’ stato veramente un piacere scoprire nel Gambarelli una personalità così affascinante e poliedrica e risulta difficile credere nelle sue origini così semplici e umili. Complimenti per l’ottima e avvincente narrazione che ci ha accompagnato lungo tutta la serata, ricca , ben costruita e documentatissima. Incontri come quello di ieri sera sono motivo d’orgoglio per le nostre comunità e la tua grande professionalità e preparazione un infinito regalo per tutti noi.”

ARCHIVIO

 L’EVENTO A NEMBRO

5 giugno 2014

Una serata per il Tenore bergamasco Monsignor Federico Gambarelli

 

 

A Nembro una serata per il Tenore Monsignor Federico Gambarelli,

 voce dimenticata della terra bergamasca

Tenore Federico Gambarelli, locandina 1

Gambarelli

In occasione dell’anniversario di morte

IL TENORE MONSIGNOR FEDERICO GAMBARELLI

(6-5-1858    5-6-1922)

LA VOCE DIMENTICATA TRA NEMBRO, ALBINO, SELVINO 

giovedì 5 giugno 2014 ore 20.30
presso la Sala Rovere del centro Cultura Biblioteca di Nembro
Piazza Italia

In collaborazione con il Comune di Nembro e il Centro Cultura

Con il patrocinio dei Comuni di Albino e Selvino

L’Evento

Tenore Federico Gambarelli locandina 2, interno

Tenore Federico Gambarelli locandina 2, interno

Una serata per conoscere, scoprire, tramandare la straordinaria vita del GRANDE TENORE FEDERICO GAMBARELLI DI ALBINO, voce dimenticata della terra bergamasca,

un personaggio istrionico e appassionato di fama internazionale, nativo di Albino, che visse a Nembro Piazzo e Selvino e calcò le scene teatrali di tutto il mondo, la cui vicenda si snoda, non senza colpi di scena, fra le due vocazioni che scandiranno la sua breve ma intensa vita: il richiamo del sacerdozio e il fortissimo desiderio di cantare, unite dalla profonda devozione verso il culto della “Madonna di Guadalupe” che il tenore portò direttamente dal Messico e che  introdusse per la prima volta in Valle Seriana.

Albino e la Media Valle Seriana visti da Amora Bassa

Albino e la Media Valle Seriana visti da Amora Bassa

Interverranno: 

Giovanni Bergamelli, già insegnante, esperto di storia locale e di Piazzo
Gianni Comotti esperto di Piazzo,  per illustrare brevemente la formazione geologica della dolina carsica di Piazzo dove venne originariamente deposta la tela della Madonna di Guadalupe,

Emanuela Cortinovis, vedova di Gino Rondi, depositario della Madonnina un tempo nella “dolina” a Piazzo
Frà Giorgio Stancheris che informerà sulla parte spirituale del Tenore

Miriam Campiotti, Laureata in Lingue, Culture e Cooperazione Internazionale all’Università Statale di Milano, che parlerà della sua tesi: “La Vergine di Guadalupe: simbolo dell’identità messicana, Storia prodigi“.

professor Emilio Spedicato, Docente all’Università di Bergamo, esperto di storia della lirica
Franca Mismetti e Luigi Gandossi, della Compagnia Teatrale Dialettale “Città di Albino” che all’epoca misero in scena la commedia “Ol gran Tenur” di Don Giuseppe Rizzi

Amadio Bertocchi, poeta dialettale, con una poesia dedicata al Tenore
professor Gianfranco Gambarelli pro-pro nipote del Tenore che narrerà i ricordi di famiglia

Gli interventi verranno impreziositi dalla visione di fotografie d’epoca, immagini dei luoghi, ritagli di giornali, stampe e riproduzioni gentilmente concessi dai familiari 

Voce narrante della serata Aurora Cantini, poetessa e narratrice

GLI ARTICOLI DI PRESENTAZIONE

Articolo su Il Nembro

Articolo su Il Nembro

Articolo Federico Gambarelli su L'Eco di Bergamo

Articolo Federico Gambarelli su L’Eco di Bergamo

LA FOTOGALLERY DELL’EVENTO

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il pubblico

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il pubblico

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Giovanni Bergamelli, Emanuela Cortinovis Rondi, Gianni Comotti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Giovanni Bergamelli, Emanuela Cortinovis Rondi, Gianni Comotti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Emilio Spedicato, Miriam Campiotti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Emilio Spedicato, Miriam Campiotti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Aurora Cantini

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Aurora Cantini

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Amadio Bertocchi, Luigi Gandossi, Franca Mismetti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Amadio Bertocchi, Luigi Gandossi, Franca Mismetti

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il pubblico

Serata Tenore Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il pubblico

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Fra Giorgio Stancheris

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Fra Giorgio Stancheris

Serata Tenore Gambarelli a Nembro

Serata Tenore Gambarelli a Nembro

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Aurora Cantini

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: Aurora Cantini e la statua lignea della Madonnina venerata un tempo nella “grotta” di Piazzo a Nembro

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il momento musicale

Serata Tenore Gambarelli a Nembro: il momento musicale

IL RESOCONTO DELLA SERATA SUL MENSILE “IL NEMBRO”

Articolo Il Nembro per come è andata Serata Tenore Gambarelli

Articolo de “Il Nembro” sulla serata dedicata al Tenore Gambarelli

PER CONOSCERE QUALCOSA DI PIÙ SUL TENORE GAMBARELLI

Mille e una Bergamo

Il Tenore Federico Gambarelli e la sua epopea

Il Tenore Federico Gambarelli e la Madonna di Guadalupe di Albino

Federico Gambarelli Tenore

Federico Gambarelli Tenore

 

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