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Quell’italiano che circumnavigò il globo

Quell’italiano che circumnavigò il globo

Antonio Pigafetta

Un cognome strano, quasi irreale: Pigafetta. Così si chiamava il nobile vicentino, “uomo d’arme”, Antonio Lombardo, navigatore e geografo. Era il 6 settembre 1522 quando la nave victoria, in pessime condizioni ma ancora resistente, attraccava alla foce del fiume Guadalquivir, in spagna. A bordo 18 persone quasi irriconoscibili. Quello  che restava della spedizione del portoghese Ferdinando Magellano, salpata da siviglia il 10 agosto 1519, con 5 navi e 237 uomini. Una spedizione che aveva uno scopo pressoché irrealizzabile: circumnavigare la terra. Magellano è passato alla storia per essere l’ideatore di questa epica impresa, ma in realtà non l’ha portata a termine. Morì nelle Filippine in uno scontro con gli indigeni. In quei lunghi giorni di mare, il tributo fu una strage di uomini e navi, per fame, malattie… battaglie. eppure la Nave Victoria riuscì a ritrovare la strada di casa e con lei un giovane italiano, quando ancora l’Italia non esisteva. Antonio Lombardo Pigafetta.

Il monumento ad Antonio Pigafetta a Vicenza

Un italiano che, navigando verso ponente per raggiungere il levante,  aveva coronato il sogno di un altro italiano, Cristoforo Colombo.  Come sempre la Grande Storia è firmata dai grandi uomini, ma realizzata dalla manovalanza, dai piccoli uomini e dal loro valore. Pigafetta scrisse un diario di bordo, La Relazione del primo viaggio intorno al mondo, che scomparve nel nulla fino al 1797, quando un altro italiano, un certo Carlo Amoretti, lo trascrisse e pubblicò.

Pigafetta, nato nel 1492, fin da ragazzino aveva nel cuore il mito di Ulisse ed era affascinato dalle mitiche imprese degli Argonauti. Dopo la tragica spedizione “sotto Magellano” continuò a fare quello che sapeva fare bene e che amava più della sua stessa vita. Navigare. Durante una traversata verso la Grecia al comando di una nave veneziana venne attaccato dai turchi e di lui non si seppe più nulla.

Ma la sua memoria e i suoi racconti erano impressi indelebilmente sulle pagine del suo diario di bordo, che  nel corso dei secoli rimase nella biblioteca di famiglia, custodito gelosamente dai suoi discendenti. Fino alla Seconda guerra Mondiale, quando i tedeschi occuparono la casa di uno degli ultimi Pigafetta, ad Agugliaro, vicenza. Per scaldarsi bruciarono tutto quello che trovarono, tra cui mobili, scaffali, libri e manoscritti antichi. Oggi di Antonio Pigafetta è rimasto il monumento che lo ritrae sulla prua della “sua” victoria, a vicenza.

in spagna invece il suo nome è celebrato ancora oggi con tutti gli onori. gli eredi Pigafetta sono rimasti in pochi, una decina. Eppure l’orgoglio tenace li spinge a portare avanti la memoria del loro antenato, un giovane marinaio coraggioso e fiero, un italiano vero, quando l’Italia, quella vera, non esisteva ancora.

Cerchiamo di mostrarci veri italiani almeno in questo, memori dei nostri antenati, i nostri Ulisse alla ricerca della vita.

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