QUEI GIOCHI DI UN TEMPO ABBANDONATI SUL SELCIATO

QUEI GIOCHI DI UN TEMPO

ABBANDONATI SUL SELCIATO,

ricordi poetici di un mondo bambino  vissuto tra i cortili

negli Anni Sessanta

Giochi di un tempo, 1966
Giochi di un tempo, 1966, Aurora Cantini con la bambola e la sorellina Angela in triciclo

Nei miei anni bambini, dopo i doverosi compiti eseguiti in bella calligrafia con la penna stilografica, il mio regno era il cortile, delimitato dal cancello, con poco oltre la stradina da percorrere in bicicletta su e giù. Immaginando viaggi nel tempo e nello spazio, inseguimenti, pedaggi, controlli, case e paesi, dogane e foreste, ponti da attraversare e linee immaginarie da tracciare.

Nel cortile si apriva un mondo di giochi che avevano la loro ben specifica locazione. In un angolo il gioco dell’elastico, con i suoi livelli via via più arditi (caviglie, polpacci, ginocchia, fianchi, vita!). Contro il muro Palla Pallina, accanto c’era chi giocava alla palla alla caviglia da far ruotare saltando, o le palline Clip Clap, oppure l’hula-hop.

Sui gradini le scenette e le avventure da creare e vivere con le sorelle e i cugini. Sotto la tettoia i padellini per giocare a mamme e i bambolini o bambolotti (il Cicciobello azzurro -per le più fortunate-, la Patatina, l’ Angiolino, il Robertino) nei loro seggiolini o seggioloni, passeggini e carrozzine. Sulla terra battuta si segnava il Mondo, da percorrere saltando come cavallette. Con i maschi, quando erano stanchi di giocare a calcio, si decideva il gioco del “Toc!” o Mago Libero, oppure nascondino. Ma anche il Giro d’Italia giocato con le biglie colorate di plastica, tonde e lisce, con all’interno l’immagine dei ciclisti famosi: Gimondi, Merckx, Taccone e altri.

Ad un certo punto, magari in concomitanza della merenda (pane e marmellata o Nutella, c’era già!), ci si metteva in un angolo a “discutere” le nostre cose, qualcuno seduto sui gradini, qualcun altro appoggiato alla staccionata. Erano i nostri segreti, le nostre idee, il nostro pensiero che volava via. Ci si scambiava le figurine Panini. Si progettava “Io da grande…”. Si organizzava per il giorno dopo un mercatino all’angolo della via. La cassetta della frutta caricata sulla bici, uno o due mattoni rossi che il papà aveva lasciato in un angolo (magari trasportati in due usando la carriola), la scatola delle scarpe contenente i nostri piccoli tesori e un pezzo di stoffa come tovaglia.

Biglie in plastica,1970
Biglie in plastica,1970
Cicciobello, 1966
Cicciobello, 1964 e Aurora Cantini

Quello che emergeva era un gruppo affiatato, maschi e femmine, poche liti, tanta amicizia. Non era ancora stata creata “l’amica del cuore”. Era impensabile dover decidere chi scegliere o chi escludere. Erano quasi tutti cugini e cuginette che abitavano nella stessa via, vicini di casa. amici con cui si vedeva in tv “La freccia nera”, con cui si condivideva la paura del fantasma di “Belfagor”, con cui si era insieme fin dall’asilo. Come si poteva anche solo pensare di escludere qualcuno?

Erano pochi gli assenti, e sempre giustificati. La febbre era l’unica potenza in grado di fermarci, nemmeno il naso che colava o la tosse ci facevano desistere. Io mi ricordo che, essendo allergica, avevo frequenti bronchiti. Ebbene, salivo in casa a prendere la dose di sciroppo che mia mamma mi preparava sul cucchiaio di acciaio. Oppure addirittura mi recavo a casa della zia, poco lontano, per la puntura balsamica. O peggio, di penicillina, se avevo le placche alle tonsille. Per poi ricomparire in cortile e riprendere il pomeriggio dal punto in cui l’avevo lasciato sospeso.

Biglie in plastica, con le immagini dei ciclisti famosi, 1970
Biglie in plastica, con le immagini dei ciclisti famosi, 1970

Se si aveva sete ecco pronta la fontanella di acqua sorgiva, fresca e invitante. Oppure i bottiglini di succo alla pera o all’albicocca che le mamme compravano dal formaggiaio ambulante, con il tappo da far saltare via: facevamo finta che fosse birra, come i grandi!

Dove sono quei giochi abbandonati sul selciato?

Nevicata in città
Nevicata in città, 2005

Non ci sono più cortili, i condomini hanno le aree verdi delimitare da aiuole, transenne, mattoncini. I vialetti sono ben tenuti, in ghiaietta beige, sinuosi e leggiadri tra i quadrati di verde inglese. Da ammirare, non da vivere. Panchine in punti strategici, su cui nessuno si siede mai (non c’è tempo), alberi ombrosi, salici piangenti che abbandonano le loro foglie come messaggi per il futuro. Ma in giro, sotto la loro chioma, appoggiato al tronco, non v’è mai nessuno. Qua e là gorgheggia una fontana, che canta al vento le sue canzoni. Nessun altro ad ascoltarla. Solo il vecchio custode, che spazza i viali e raccoglie le foglie, o innaffia le aiuole.

Non ci sono più bambini, o, se ci sono, li vedi transitare con i loro zaini multicolorati e intrufolarsi sulle auto di mamma o papà, diretti a basket, danza, judo, tennis, atletica, musica, nuoto. Quel chiacchierio infantile, quel vociare di bimbi, quello stridulo urlare, quale mano austera l’ha ghermito e portato con sé?

Sarebbe il caso di riflettere come mai oggi i bambini sono sempre così nervosi. Sono sempre addosso gli uni agli altri, litigano, danno calci, non riescono a giocare liberamente all’intervallo. Le femmine si lasciano e si pigliano, hanno il Club, e poi una viene esclusa e piange, l’altra fa il broncio e dice che “non sei più mia amica”.

La nuova piazza virtuale ha cancellato ogni traccia di bimbo dal nostro cuore. Si commenta il saggio di danza o di musica, la garetta di atletica, la partitina di calcio. Chi ha ragione e chi ha torto se il piccolo ha preso una nota o se è stato sgridato dall’allenatore.

A sera, sfiniti, i bimbi d’oggi si dedicano alla Wii, alla Play. Per ripartire il giorno dopo da capo, in sequenza ore di scuola, compiti, attività. Già piccini selezionano le amicizie, chi invitare alla festa di compleanno ben organizzata, al party pigiama. E le mamme?

Affetti di un tempo, 1966
Affetti di un tempo, 1966, Aurora Cantini in braccio al papà Mansueto

La mia, di mamma, come pure le altre, non la vedevi se non per chiamarmi quando era ora di cena. Ogni tanto buttava l’occhio dal terrazzo, mentre stendeva i panni o scendeva a caricare la lavatrice. Oggi le mamme fin da subito tengono ritte le antenne, per controllare a distanza traffico, estranei in giro, oggetti pericolosi tra l’erba (siringhe), malanni vari (tute e piumini, non deve sudare, non deve prendere freddo), smog e inquinamento. 

Forse i grandi progettisti dovrebbero ripensare alla vita bambina

I bambini giocano ancora?

Forse i grandi progettisti e pensatori della nostra civiltà dovrebbero ripensare alla vita bambina. Al tempo del cortile in cui ci si aggregava, ci si confrontava, si cresceva volendosi bene. Si imparava ad accettarsi, ad accettare la sconfitta o la fatica, risolvendo le questioni e i battibecchi al momento: una sbucciatura al ginocchio, una spinta e la si chiudeva così!

I bambini, di cui si sbandiera l’importanza, la centralità, dovrebbero davvero tornare protagonisti,  creando per loro spazi “liberi” e protetti, accettando il loro vociare spontaneo. Ci cullerebbero con la loro instancabile esuberanza, ricostruendo il mondo sotto casa. Non solo correndo come forsennati qua e là, su e giù tra l’oratorio, la biblioteca, il Centro Musicale, la palestra, ad ogni ora. Sembrano fagottini imbacuccati che non conoscono la parola vissuta, il quieto conversare, l’antico gioco. Elastico, gessetti, pallone, biglie.

E forse si ridurrebbero tanti disagi sociali degli adolescenti, “amici” di tutti, tutti senza un amico vero.

APPROFONDIMENTI

 Eravate bambini o ragazzi negli Anni Sessanta 

http://www.animamia.net/giochi/

2 thoughts on “QUEI GIOCHI DI UN TEMPO ABBANDONATI SUL SELCIATO

  1. Cara Aurora, buon anno!
    Riprendo oggi il tuo blog e trovo questo articolo così interessante su un argomento di cui spesso parliamo con mio marito.
    Dove abito ci sono 5 palazzine con un bellissimo cortile interno grande, piantumato e recintato. C’è pure il custode alla porta principale quindi i bambini potrebbero essere sicuri.
    Fino a una ventina di anni fa c’erano tantissimi bambini che giocavano fino a sera tardi.Che chiasso ma che allegria!!!
    Ora c’è silenzio……
    Se penso invece agli anni 1960 con la mia “amica del cuore” ci mandavamo bigliettini in un secchiello che calavamo dalla finestra se non potevamo scendere a giocare. Ora i cellulari e i computer hanno sostituito questi giochi e anche la fantasia dei bambini, troppo occupati fin da piccoli in tanti impegni.
    Auspico anch’io il ritorno ad una vita più semplice e vera per i nostri bambini per avere adulti più sereni.
    Con affetto
    Luciana

    • Cara Luciana,
      con gioia scopro affinità di sentimenti, ricordi ed esperienze. Quei giochi di un tempo sembrano storie o fiabe se raccontate ai bambini di oggi, così tecnologici, eppure siamo noi, i bambini di ieri, che oggi quasi sollecitiamo i nostri figli a praticare sport, a danzare, a seguire corsi, a far questo e quello. Sembra che quasi ci siamo dimenticati di essere stati bambini, liberi e spensierati nei cortili, e chiudiamo il nostro mondo in un cubo di vetro.