PERCHÉ POESIA OGGI

PERCHÉ POESIA OGGI,

rappresentazione e canto

della quotidianità dell’uomo

“Accendi la mia bocca, o Musa”

La Musa poetica

Parlare e scrivere di poesia oggi è come illuminare i passi con la fioca luce di una candela, ombreggiando i contorni di magiche figure e sentimenti, mentre tutti intorno vivono gli istanti di luci sfavillanti e accecanti di una società tecnologica, caotica ma anche estremamente sola.

Oppure dipingere un telo sull’infinito dell’interiorità e lasciare che i raggi del sole illuminino i colori di vita, quando intorno esplodono fantasmagoriche figure ipnotiche e immagini postapocalittiche. È come stare in alto, lassù, nel punto più profondo dell’anima, e scrutare nel vuoto del mondo, frenetico e indifferente, preso dai suoi mille problemi, avvinto dall’apparire, dal mostrarsi, dall’ “esserci” ad ogni costo.

Parlare di poesia… lettere, parole, versi, composizioni, come foglie che crepitano al vento, fugaci come le stagioni, errabonde e sconosciute. Scrive il quotidiano della mia provincia che “il poeta è un eterno esule, con un’unica patria: il mondo.”

Luce d'inverno sull'Altopiano Selvino Aviatico
Luce d’inverno sull’Altopiano Selvino Aviatico

Eppure il verso poetico viene cercato con spasmodica tenacia, mettendo su carta parole che raccontano e consolano, abbracciano e scaldano, rasserenano e rincuorano.

Sui social network, su facebook, si postano frasi celebri, aforismi, versi, citazioni, come un anelito a cercare dentro sé quella comunione di intenti e animi che la piazza virtuale sembra invece cancellare. Gli Italiani leggono poco, e leggono poca poesia, ma la cercano, vogliono incontrarla. Perché?

Forse perché il profondo desiderio dell’uomo è trovare traccia di immortalità, lo stesso che lo ha spinto a seppellire i propri morti agli albori della storia, a deporre fiori freschi, non per il defunto ma per dare consolazione al proprio dolore e trovare un’accettazione, a cantare inni e comporre salmi, a produrre elogi funebri e dipingere affreschi.

Forse perché mai come oggi, in questo tempo così labile, evanescente, effimero, fragile, precario, cerchiamo “la Provvidenza”, cerchiamo una Fede, cerchiamo un abbraccio, qualcuno o qualcosa che ci avvolga come quando eravamo bambini, che sia sincero e reale, solo nostro, che non ci tradisca mai, che sia veritiero e fedele… come può esserlo solo la poesia, creazione nostra, rappresentazione e canto della quotidianità, immagine tangibile del mistero del nostro vivere e respirare.

La croce sulla cima sud del Monte Podona tra gli alberi e la pianura bergamasca
La croce sulla cima sud del Monte Podona tra gli alberi e la pianura bergamasca

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