I PADRI DEL TURNO DI NOTTE, I PADRI SILENZIOSI

I PADRI DEL TURNO DI NOTTE,

I PADRI SILENZIOSI

(Ricordi poetici)

Tra le tante Giornate a tema, rimane sempre un po’ discosta quella dedicata al Papà. Sembra quasi che questa figura sia ingiallita e fuori moda, come un vecchio album di fotografie lasciato in un baule, eppure ci sono anche loro, i papà, anche se a nessuno sembrerebbe importare se non come notizia dei “Vip papà”, con le loro giacchine strette sui fianchi asciutti, la sciarpina al collo e il bebè griffato a fianco.

La poesia che si può leggere qui di seguito, l’ho scritta a 12 anni, dedicata a mio papà che lavorava di notte come guardia notturna, turni sette giorni su sette dalle 22 alle 6 del mattino.

Erano gli Anni Settanta, soldi in casa ce n’erano pochi, e mio padre per decenni aveva rinunciato ad una vita “normale” per portare a casa qualche lira in  più.

Io ero già coricata quando lui doveva andare al lavoro, ma di nascosto mi alzavo piano piano dal letto. Stavo acquattata nel corridoio ad ascoltare che preparava la sacca, poi andavo alla finestra a spiarlo mentre saliva sulla sua Fiat 500, il mio cuore di bambina che sentiva sempre la sua mancanza.

Avvertivo il freddo penetrare nel pigiama mente stavo al buio appallottolata sulle piastrelle di graniglia, mia mamma dormiva nella sua camera, come pure mia sorella nel suo lettino accanto al mio, ma io, io non potevo lasciarlo andare al lavoro da solo, e quando i lumini rossi della 500 erano scomparsi oltre la curva ero ancora lì, a tremare per il freddo. Quante notti l’ho fatto, quante. Ma non gliel’ho mai detto.

1964, in braccio al papà
1964, in braccio al papà

            TURNO DI NOTTE               

 -per mio padre Mansueto- 

In cucina

i suoi passi grevi.

Tintinnii di posate

e la sacca da riempire.

 

S’attarda in silenzio

nell’ansito dei muri

poi sull’uscio

a prendere la giacca.

 

Il buio dell’atrio

s’apre sulla strada

restio come fanciulla

già ghermito

dalle ore insonni.

 

Non lo si vede più

ombra tra le ombre

ma s’indovina al passo

la linea curva della schiena.

 

Alla finestra una piccola mano

segue il contorno

di quel cuore stanco

 

“Buon lavoro, papà”

gli mormoro piano.

 Da “Nel migrar dei giorni” 2000

Notte ad Amora di Aviatico
Notte ad Amora di Aviatico

IL COMMENTO CRITICO

 “Poesia del sentimento, quella della Cantini, poesia degli affetti familiari che segnano la vicenda lirica entro muri di focolare acceso. Il bisogno dell’animo travalica il silenzio, sciogliendo così tenerezze d’amore, con una mano che segue il contorno di un cuore stanco.”

(Arturo Esposito per l’antologia poetica “ITALIA A SIMPOSIO”)

 

2 thoughts on “I PADRI DEL TURNO DI NOTTE, I PADRI SILENZIOSI

  1. Quanta dolcezza e quanto amore in questa poesia!

    Ma i figli del giorno d’oggi sanno comprendere i sacrifici dei genitori o ritengono che sia tutto dovuto?

    Con stima
    Luciana

    • Cara Luciana,
      ti ringrazio sempre caramente per le tue dolci parole, che danno ancor più significato ad un sentimento che porto nel cuore e che spero di condividere con chi legge. E’ una composizione che leggo spesso nelle scuole, quando sono invitata a tenere lezioni sulla poesia, proprio per raccontare e spiegare come è nata, in quale contesto, con il ricordo di mio papà, che, grazie a questa parole, è immortalato per sempre tra le pagine di un libro. Noto che, per lo meno alle scuole primarie e medie, i ragazzi si emozionano, e sono capaci di scrivere anch’essi delicate poesie proprio al loro papà, o alla loro mamma. Certo è che oggi un po’ tutto sembra dovuto, ai grandi, e ai piccoli, e si dimentica facilmente la strada compiuta da chi è vissuto prima di noi.
      Ma, cara Luciana, io sono sempre convinta che tocchi comunque a noi adulti fare in modo che i ragazzi, futuri adulti, non si dimentichino: non dobbiamo MAI stancarci di raccontare, far vedere, raccontare, e ancora raccontare, tenere viva la memoria. Si gettano cento semi, anche solo per raccoglierne uno. Ma spesso proprio noi adulti non abbiamo voglia di metterci lì, con i ragazzi, magari insieme ai nonni, siamo stanchi, non abbiamo tempo, e liquidiamo frettolosamente il dialogo con un ipod, un telefonino, basta che loro stiano tranquilli e ci lascino in pace.