Nel cuore del Magic Bus di “Into the wild” per Chris McCandless, Alaska

Nel cuore del Magic Bus di “Into the wild” dove morì Chris McCandless, Alaska

(Fotografie esclusive di Matteo Cò – tutti i diritti riservati)

Il Magic Bus di “Into the wild” Alaska
Il Magic Bus di “Into the wild”, Chris McCandless, Alaska

Nell’aprile del 1992 Chris McCandless, un ragazzo di buona famiglia cresciuto in un sobborgo di Washington D.C., si incamminò da solo negli immensi spazi selvaggi dell’Alaska. Dopo aver lasciato la città di Fairbanks, imboccò lo Stampede Trail, nel Denali Park, una pista aperta nei secoli dai cacciatori di pellicce e dagli indiani del posto. Era da due anni che percorreva le strade degli Stati Uniti, dopo aver conseguito la laurea con lode nel 1990. Aveva incontrato gente, paesi, città, a contatto con un immenso mondo variegato e complesso, semplice e bizzarro, ma unico. La sua meta era “Into the wild”, vivere a contatto con la natura nello sterminato territorio al confine con la civiltà, là dove l’uomo ha sperimentato le migrazioni, il buio, la solitudine, la fede, l’immensità.

Lo Stampede Trail

Ma Chris non era equipaggiato a vivere, e sopravvivere, alle condizioni estreme di una terra ancora poco esplorata, misteriosa e inaccessibile, gelida e crepuscolare. Venne ritrovato morto quattro mesi dopo da un cacciatore del luogo, poco lontano dal fiume Sushana. Accanto al corpo magrissimo, trovarono anche un diario che Chris aveva cominciato a scrivere appena messo piede in Alaska.

Denali Park, Alaska

Il ragazzo stava rannicchiato su un materasso in quella che era diventata la sua casa: un vecchio autobus dismesso dalla vernice verde e bianca, l’autobus numero 142, della linea “Fairbanks City Transit Sistem”. Era un vecchio scuolabus usato originariamente per trasportare i braccianti a una miniera di antimonio poi chiusa.

 

L’interno del Magic Bus di “Into the wild” Alaska
Dentro il Magic Bus “Into the wild”
L’interno del Magic Bus “Into the wild”

Dal momento in cui la tragica, commovente storia del giovane sognatore divenne di dominio pubblico, prima con la pubblicazione del libro “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer e poi con il film diretto da Sean Penn “Into The Wild”, iniziarono anche i pellegrinaggi a quello che Chris nel suo diario chiamò il “Magic Bus” di Chris. Ma raggiungere il Bus nella foresta era impervio, difficile, pericolosissimo. Numerosi furono gli incidenti, anche mortali, da parte dei tenaci escursionisti.

Raccontano gli abitanti del posto che le autorità hanno deciso di spostare il Magic Bus.

A detta degli abitanti l’autobus è stato sollevato e trasportato nel centro della cittadina di Healy con l’ausilio di un elicottero, davanti alla birreria del paese. In realtà sembra che l’originale sia ancora nella foresta del Denali Park.

Nel cuore del Magic Bus di “Into the wild” Alaska

In ogni caso, all’interno tutto ricorda quei terribili giorni: la stufa, il piccolo angolo cottura, gli utensili, gli stivali sotto il fornello, lo spazzolino da denti, le sue scritte a pennarello alle pareti. Ma c’è anche qualcosa in più, rispetto a quei giorni. Numerose copie delle fotografie scattate dallo stesso Chris, che raccontano con i suoi occhi, struggenti, luminosi e belli, la sua impresa di vagabondo del mondo.

Nel cuore del Magic Bus  di “Into the wild” Alaska
Interno del Magic Bus  di “Into the wild” Alaska

Le immagini esclusive scattate dal giovane Chris all’interno del luogo dove poi esalò l’ultimo respiro sono un omaggio all’anima più innocente e ingenua dell’umanità, quella che ancora crede nella libertà e nel sogno, nell’ascolto e nel silenzio.

Il video “Nel cuore del Magic Bus di “Into The Wild”” è stato realizzato da Matteo Cò, che ringrazio dal profondo del cuore.

Io stessa, fin dalla scoperta della sua storia negli anni Novanta, ho avuto un doloroso affetto verso questo ragazzo nato nel 1968, quasi mio coetaneo, simbolo di quel viaggio che tutti noi desideravamo seguendo  l’avventura dopo aver letto “Sulla strada” di Jack Kerouac.

Il Magic Bus di “Into the wild”  Alaska

Il giovane Chris non si lasciò morire, non aveva deciso di chiudere la vita come molti pensarono frettolosamente. Semplicemente voleva raggiungere il silenzio, la bellezza unica e assoluta della natura. Purtroppo non fece i conti con il lato selvaggio e oscuro di quella natura: i fiumi ingrossati dallo scioglimento delle nevi, gli animali difficili da cacciare e conservare, i frutti selvatici non sempre commestibili, il gelo interminabile…

Chris aveva un sogno: vivere abbracciato al cuore dell’orizzonte, quello stesso orizzonte che rimase muto ai suoi richiami.

Lato del Magic Bus di “Into the wild”  Alaska
Il Magic Bus di “Into the wild” Alaska
Magic Bus di “Into the wild” Alaska

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