Malinconie d’inverno, poesia e prosa di un tempo lontano

IN POESIA…

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Gli arabeschi del fumo

che appanna il vetro

tingono fiabe d’infanzia

nel sole di gennaio.

Il mio volto nella pozzanghera

del viale spoglio

sorrisi di bimbi

in sogni artificiali di uno schermo.

Piango alla malinconia

delle mie sere d’inverno.

(aur cant, scritta a 18 anni)

 (Da Fiori di campo 1993, rieditato 2011)

bosco innevatoNessuna impronta d’uomo lungo il sentiero tra i boschi intorno ad Amora di Aviatico

… E IN PROSA

img246MALINCONIE D’INVERNO,

VITA CONTADINA DI UN TEMPO LONTANO

Parlare dell’Inverno può voler dire sere solitarie e malinconia lunga. Ma un tempo l’Inverno era la stagione del riposo, dell’attesa bianca, del tepore al caldo nella stalla. Le ragazze nell’era contadina sovente si sposavano in Inverno, per loro era la stagione del Bianco, della Festa, della Speranza.

Ecco un brano tratto dal mio libro di narrativa Lassù dove si toccava il cielo:

“Celebrare matrimoni in inverno, soprattutto gennaio e febbraio, non era una novità: questa era la stagione nella quale i giovani emigranti all’estero, grazie a una minor frequenza di lavori all’aperto, potevano ritornare al paese e ne approfittavano per sposarsi o per partecipare al matrimonio di un familiare. Spesso dopo una breve luna di miele, ripartivano portando con sè la giovane moglie, magari anche i fratelli di lei; oppure la lasciavano sola, in casa della suocera, fino al nuovo ritorno o al ricongiungimento là da lui o qua da lei, in attesa di mettere da parte i soldi per una casa propria.

Io che ero bambino di 9 anni avevo visto sposarsi mia sorella maggiore, il giorno di Santo Stefano. Ricordo la processione a piedi su fino al sagrato, nel freddo livido di dicembre; la sposa, diafana nel vestito bianco al ginocchio, con le scarpette che affondavano nella fanghiglia, stava per abbandonare per sempre il paese. Come lei tante ragazze se ne andavano lontano. Assistevo a queste cerimonie come chierichetto osservando il senso del bianco che avvolgeva tutto: bianco il paesaggio, la sposa, i confetti, il sagrato, bianchi i fiori, le mani, il viso, il vapore nell’aria gelida, il cielo.” (Aur Cant dal libro “Lassù dove si toccava il cielo”)

 

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