La vera storia del quadro della Madonnina del Riposo

La vera storia del quadro della Madonnina del Riposo

Quadro La Madonnina del Riposo

Il quadro della Madonna con il Bambino si trova in quasi tutte le case. Era il classico dono alle spose insieme all’urna di vetro con la statua della Madonna Neonata, simbolo di fertilità e  a protezione nella gravidanza, ma soprattutto a protezione dei bambini e dei neonati.

 Il quadro della Madonna col Bambino è il quadro più riprodotto di tutti i tempi.

In realtà la fanciulla ritratta era una ragazzina di circa 11 anni con in braccio il fratellino più piccolo. Si chiamava Angela Cian e il piccino aveva nome Giovanni.

Venne ritratta da un pittore sconosciuto, Roberto Ferruzzi, nato in Dalmazia nel 1853 (territorio austrungarico) e morto sui Colli Euganei nel 1934. Figlio di un avvocato, il giovane Roberto aveva seguito le orme paterne, pur manifestando fin da subito un notevole talento per la pittura. Nel 1879 si stabilì sui Colli Euganei dedicandosi a tempo pieno alla sua passione, sfociata nella fondazione di un circolo Culturale, che nel giro di poco tempo attirò numerosi esponenti dell’arte. Un giorno, durante una delle sue passeggiate nei dintorni, ecco che rimase folgorato dalla vista di una ragazzina che camminava lungo il tratturo reggendo tra le braccia il fratellino addormentato. Era  Angelina. Seconda di quindici figli, mentre circondava con le braccia il corpicino caldo del fratello, emanava un tale profondo amore e calore, che il pittore ne rimase abbagliato. Dipinse un quadro che intitolò “maternità”.  Il dipinto venne esposto alla biennale di Venezia nel 1897, suscitando l’ovazione del pubblico. Fu tale il successo che quasi all’unanimità venne rinominato “Madonnina”.

Roberto Ferruzzi vendette il dipinto per ben tremila lire. Il quadro passò di mano in mano, di collezionista in collezionista. Venne infine acquistato dai fratelli Alinari, noti fotografi di Firenze, che lo esposero in vetrina e lo usarono come loro simbolo, detenendone i diritti di riproduzione. Anche dopo l’ennesima rivendita i fratelli Alinari poterono continuare la loro distribuzione pubblica dell’immagine, su biglietti di auguri, fotografie, cartoline, stampe, santini, oggetti, manufatti, copie e repliche.

La Madonnina del Riposo aveva raggiunto ogni angolo del mondo. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’Ambasciatore Americano, venuto in possesso del quadro, lo spedì via nave negli Stati Uniti. Ma la nave venne però affondata dai tedeschi e anche il quadro si dissolse negli abissi. Ma le riproduzioni della Madonnina del riposo erano ormai famosissime. Cominciò l’era della devozione e della religiosità che spinse moltissime famiglie a regalare alle giovani spose un’opera che nella fede quotidiana rappresentava l’augurio più vivido e autentico di felicità e di speranza.

Ma cosa ne fu della piccola Angelina?

La fanciulla, ormai cresciuta, aveva sposato un veneziano, tale Antonio Bovo, e con lui si era trasferita in California, dove ebbe dieci figli. Alla morte prematura del marito si ritrovò in condizioni di estrema povertà che la portarono alla pazzia e la giovane donna dovette essere internata. Angelina morì in un manicomio nel 1972. I figli crebbero in vari Istituti per Orfani. Una figlia divenne suora con il nome della madre. Solo nel 1984, quando suor Angela Maria riuscì a venire in Italia, a Venezia, alla ricerca delle proprie origini, scoprì che sua mamma era stata la modella dell’immagine della Madonna più conosciuta al mondo.

Il pittore Roberto Ferruzzi continuò la sua carriera pittorica, che trasmise al figlio Ferruccio, e poi al nipote Roberto. Oggi il pronipote che porta il suo stesso nome, Roberto Ferruzzi, vive a Venezia ed è un esperto gallerista e critico d’arte. Ma non ha dimenticato il filo del colore e della sensibilità verso i più poveri che ha da sempre distinto la propria famiglia. Orgoglioso di quel bisnonno autentico nella sua passione, fedele ai valori del nonno volontario nella Prima Guerra Mondiale nell’esercito italiano, consapevole degli insegnamenti del papà pittore e artista di mosaici in Cile, dove conobbe il grande poeta Pablo Neruda. Entrambi portavoce degli ultimi e degli emarginati.

Una povera ragazza delle campagne venete dell’Ottocento ha reso ancora più cara e vicina a noi l’immagine di quella povera ragazza ebrea di più di duemila anni fa. Simbolo di luce, di vita e di speranza immortale. Abbiate fede. Credete nella Provvidenza.

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