La prima pittrice con i pantaloni

La prima pittrice con i pantaloni

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Rosa Bonheur nacque nel 1822 in un villaggio fuori Parigi e fin da piccina imparò a dipingere dal padre pittore poiché a quel tempo le scuole di belle arti erano chiuse alle femmine. Il papà aveva incoraggiato tutti i suoi figli a esprimersi attraverso l’arte. Auguste e Juliette erano pittori, Isidore era scultore, Rosa pittrice e scultrice.  Era una ragazza fuori dai canoni classici della società del tempo, una femminista senza essere consapevole di esserlo. Cresciuta in campagna, poco diligente alle regole, fuori dal comune fin dalla scuola elementare, per sentirsi più comoda portò sempre i capelli corti. Amava la caccia e dipinse rappresentazioni di cavalli e bestie feroci, animali selvaggi e fiere, scampoli di brutale fatica del vivere dei mandriani e dei pastori, ottenendo numerosi riconoscimenti.

Rosa Bonheur, un dipinto

Questo le permise di viaggiare e di esporre i suoi quadri nelle maggiori capitali europee e statunitensi. Incontrò personaggi di frontiera e nobiltà, avventurieri e letterati. Ma rimase sempre fedele al suo essere Rosa, una rosa spinosa, sigari, pantaloni e carattere maschiaccio.  Fu la prima donna ad essere insignita della Legione d’Onore. A quattordici anni ebbe la sua prima cotta, un amore travolgente e passionale. Unico. Si innamorò di una amica adolescente, Nathalie Micas, che era minore di due anni e che divenne la sua compagna di vita, oltre che collega pittrice.

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Rose cercava l’ispirazione nella realtà quotidiana, girando tra i mercati, nelle langhe, percorrendo tratturi e brughiere, scuderie e maneggi, assaporando la vita contadina, il mondo dei cavalli, la libertà della vita maschile a contatto con il vento. Per essere più autonoma e riuscire a immedesimarsi completamente nella vita sotto le stelle riuscì ad avere il permesso speciale dalla Prefettura di Parigi di vestirsi da uomo, indossando i pantaloni alle fiere del bestiame. Era un permesso che andava rinnovato ogni sei mesi, per “motivi di salute”. In realtà portare i pantaloni era reato per una donna. Il permesso non si estendeva ad altri luoghi di riunione pubblici. Divenne anche direttrice della Scuola di disegna per ragazze, fondato nel 1803, che nel 1890 confluì nell’EnsAD di Parigi.

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L’amore della sua vita, Nathalie, se ne andò nel 1889  e Rosa, ormai settantenne, si legò ad una pittrice americana più giovane di trent’anni, alla quale lasciò tutta la sua eredità. Rosa Bonheur portò la femminilità nella pittura, anche attraverso quei pantaloni quasi troppo grandi per il suo fisico minuto. Eppure è stata dimenticata, una tra le mille voci di donna offuscate dalla storia maschile.

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