La Presolana e i suoi ragazzi perduti per sempre

La Presolana e i suoi ragazzi perduti per sempre

Presolana, foto di Oscar Carrara

La Presolana, massiccio dolomitico in cima alla Valle di Scalve, Orobie Bergamasche, oltre a essere una meraviglia per  gli occhi e una palestra di roccia per gli appassionati, da cinquant’anni è una culla. Da più di cinquant’anni infatti nel cuo cuore dorme un sonno infinito un giovane escursionista di 27 anni, partito da Brescia per una gita in montagna e mai più ritrovato. Solo uno scarpone riemerse dal ghiaccio, ma quel segreto è ancora silenzioso e immobile.

La Presolana, la regina, fredda e altera nel suo elevarsi al cielo, nasconde il buio del suo profondo agli occhi del mondo.

Corrado Franceschi quella domenica 1 ottobre 1967 era deciso a vivere qualche ora all’aria aperta. Amava la montagna da sempre e la Presolana lo incantava ogni volta.

La sua auto rimase chiusa nel parcheggio poco distante dal sentiero. Nessuno che sapesse dire dove si fosse diretto. Diluviava e una nebbia fittissima avvolgeva le creste. Quando scattarono le ricerche su denuncia della famiglia trepidante, il mondo sembrava essersi capovolto. Per giorni fu impossibile tentare il decollo dell’elicottero, né fu praticabile alcun avvicinamento via roccia. Solo il giovedì, dentro una nicchia sotto la croce della vetta, trovarono un biglietto scritto a mano. “Arrivato in piena umiltà, in pianura ritornerò, per ora in via normale. 1-10-1967 Corrado Franceschi”

Cinquecento persone vennero mobilitate, ma inziava a nevicare e tutto si fermò. Sul far della primavera si riprese. Ancora e ancora.

La Presolana vista dal paese di Ganda, Altopiano Selvino Aviatico.

Passarono gli anni, gli inverni, si sciolsero le nevi nel grigio rincorrersi delle nuvole.

Il 28 maggio1973 un escursionista in cerca di fossili lungo la via del Vallone scoprì affiorare dalla ghiaia del canalone uno scarpone. Dentro i resti di un calzettone rosso e poche ossa. Non  c’erano dubbi. Forse travolto da valanghe, trascinato chissà dove, fatto a pezzi. Ma quello scarpone incrostato di ghiaccio e muschio sarà l’unica traccia di un ragazzo sfiorito nel vapore di una nebbia.

Venne realizzata una lapide nel punto in cui fu ritrovato lo scarpone e il 29 settembre si stava celebrando una messa ricordo. In quel mentre un annuncio rimbalzò di costa in costa: hanno ritrvato un corpo tra i residui di neve e ghiaia. Ma non è Corrado. Lo sconosciuto alpinista era salito in vetta due o tre anni prima, probabilmente aveva seguito lo stesso percorso di discesa intrapreso da Corrado. Incontrando la stessa sorte. Ancora oggi il giovane senza nome riposa nel cimitero di Vilminore, avvolto in un lenzuolo di lino bianco in cui la madre di Corrado sperava poter avvolgere il figlio.

http://orobie.in/images/stories/escuralbum/pepreso/slides/G0013170.html

Ma un’altra tregedia sconvolse le vite di altri giovani: qualche mese dopo la scomparsa del giovane Corrado, il 24 marzo 1968 una comitiva di sei ragazzi di Clusone e Ponte Selva (quattro maschi e due femmine) a cui si era unito un giovane di Bergamo, era salita in Presolana per festeggiare la prima domenica di primavera. Volevano brindare in vetta anche al compleanno di una delle ragazze.  Prima di legarsi in cordata per l’impegnativa salita il ragazzo di Bergamo scattò loro una foto. La macchina fotografica venne ritrovata intatta e quella immagine sorridente fu l’ultimo battito di gioia di una speranza sfumata nell’eternità.

Articolo de L’Eco di Bergam odel 24 marzo 2018

Non raggiunsero mai la vetta. Una enorme e inesorabile valanga li travolse, spazzando via il respiro, annullando la luce, schiacciando la forza e il vigore.

Cinquant’anni di giorni e di notti, di istanti mai avverati, di ore mai vissute.

La Presolana tace il suo tormento. Lenisce il pianto e, perenne, racchiude l’urlo dell’uomo nell’eco del tempo. La Presolana e i suoi giovani perduti per sempre.

 

 

    2 thoughts on “La Presolana e i suoi ragazzi perduti per sempre

    1. Le “vittime della montagna” sono molte ogni anno.
      Nell’agosto del 2017 è morta sulle montagne svizzere una persona a me cara. Amava tantissimo la montagna e ci si arrampicava non appena possible. E’ morta quindi nel luogo che più amava facendo la cosa che più amava. Mi piace pensare che sia morto felice con la sua montagna negli occhi. E mi auguro che anche per Corrado e gli altri giovani escursionisti sia stato così.
      Un abbraccio
      Luciana

      • Cara Luciana, la montagna va amata e rispettata in tutte le sue magie, in tutti i suoi misteri. Tragedie infinite che ancora colpiscono per la loro spietata drammaticità. Giovani vite scomparse nel bianco della montagna. Silenzio e preghiera.