“Jane”, in una poesia i momenti più intensi del romanzo di Charlotte Brontë

“JANE”,

IN UNA POESIA I MOMENTI PIÙ

INTENSI DEL ROMANZO DI CHARLOTTE BRONTË

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PREMIO LETTERARIO NAZIONALE
DE LEO – BRONTË 2014
3^ edizione

La Professoressa Maddalena De Leo, importante studiosa, traduttrice e autrice di romanzi riguardanti le famose scrittrici inglesi Charlotte, Emily ed Anne Brontë, nonché consulente editoriale per l’Italia del periodico inglese Brontë Studies, ha indetto per la terza volta un concorso letterario riguardante l’opera e la vita delle suddette autrici.

LA POESIA VINCITRICE

JANE

di Aurora Cantini

Come di pergamena intrisa di lacrime,

il cuore è una casa di ricordi,

mura solitarie e senza luce,

stanze vuote

e polverosi bauli di gioie mai vissute.

“Jane. Jane.”

(…)

(AurCant)

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LA MOTIVAZIONE DELLA GIURIA

“I versi della poesia ‘Jane’, richiamando attraverso un sapiente gioco di parole i momenti più intensi del romanzo di Charlotte Brontë, si rivelano incisivi e immediati nella descrizione del percorso che conduce la protagonista dal buio verso la luce.” (La Giuria del Premio)

CHI FU CHARLOTTE BRONTË

(1816 – 1855)

 Charlotte crebbe con i suoi fratelli da sola. Si costruirono un mondo di storie, con orchi, elfi e fate. Diventeranno tutti scrittori. La sorella Emily pubblicò Cime tempestose, il suo unico romanzo, nello stesso anno di Jane Eyre, il 1847. Charlotte morì di bronchite, incinta del primo figlio. Disse in uno degli ultimi momenti di respiro: “Devo morire anch’io? Che peccato morire ora. Sono così felice!”

distese desolate di montagna

 RIFLESSIONI

Io stessa (Aurora) ho amato tantissimo Jane Eyre, forse da sempre. Forse è stata la madrina della magia nelle mie storie, nel mio mondo di poesia. Volevo combattere per lei, bambina sola contro il mondo degli adulti, volevo amare come lei amava, di un amore eterno, senza confini, né barriere. La ammiravo nella sua figurina esile ma tenace, mai sola, consapevole della propria identità, pronta a mettere al primo posto la dignità personale. Anche quando viveva da insegnante nella sperduta casetta in montagna, sola nelle notti accanto al fuoco, avrei voluto vivere come lei, accanto a lei, così fiera, indipendente, capace di andare avanti seguendo il cammino, coerente con il proprio cuore.

Jane, anche nei momenti più bui e disperati, aveva qualcuno sempre vicino, pronto a sorreggerla nelle cadute e a scaldarla nel suo abbraccio, confortandola e consolandola, qualcuno che non l’avrebbe mai tradita e non l’avrebbe mai fatta sentire sola e abbandonata: sé stessa, l’altra metà di sé

Nebbia D'autunno verso il Passo di GandaLEGGENDO JANE EYRE…

“Una mano muscolosa si sprigionò dalle mie, mi afferrò il braccio, le spalle, mi salì lungo il collo, mi cinse alla vita e io mi ritrovasi stretta, avvinta a lui,

-È proprio Jane? È lei davvero? Questa è la sua forma, la sua forma…

– E la sua voce – aggiunsi.- È tutta qui, anche il suo cuore. Dio la benedica, signore! Sono felice di trovarmi di nuovo accanto a lei!

-Jane Eyre! Jane Eyre! – fu tutto quello che poté dire. (…)

Di nuovo, mentre mi abbracciava, un velo di tristezza gli scese sul viso.

-Oh, i miei occhi spenti!  Le mie forze mutilate!- mormorò con amarezza.

Lo accarezzai, per consolarlo.

-Non valgo più del vecchio ippocastano colpito dal fulmine nell’orto di Thornfield – disse dopo un poco. – E che diritto avrebbe questo rudere di chiedere ad un caprifoglio in fiore di ricoprirlo con i suoi tralci freschi?

-Lei non è un rudere, signore; non è un albero colpito da un fulmine; lei è verde e vigoroso. Nuovi arbusti spunteranno attorno alle sue radici, che lei voglia o no, e si compiaceranno di crescere nella sua ricca ombra, si appoggeranno a lei, lo cingeranno perché la sua forza offrirà loro un valido sostegno . (…)

-Ti desideravo, Jane! Ti desideravo con tutta l’anima e il corpo. Chiesi a Dio, angosciato e umiliato al tempo stesso, se non avevo già sofferto abbastanza e se non avrei più conosciuto un po’ di felicità e di pace. Ammettevo di aver meritato i miei mali e le mie pene, ma gli dissi pure che non avevo più la forza di sopportarne altre, e involontariamente mi sfuggì dalle labbra un grido che riassumeva tutti i desideri del mio cuore: “Jane! Jane! Jane!”

-Mi hai chiamato ad alta voce?

-Sì, Jane. E una voce che non posso dire di dove venisse, ma che so bene a chi appartenesse, rispose: “Vengo, aspettami!” e un momento dopo sentii sussurrare: “Dove sei?”

Anch’io avevo ricevuto la misteriosa chiamata, alla quale avevo risposto proprio con le parole che ora mi erano state riportate.

Stese la mano perché lo guidassi, presi quella mano adorata, la portai per un momento alle labbra, poi lasciai che mi cingesse le spalle. (…)

Sono sposata da dieci anni, non sono mai stanca della compagnia di Edward, né egli della mia, come non si può esserlo dei battiti del proprio cuore.” (Da “Jane Eyre” di Charlotte Bronte)

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MESSAGGIO FINALE

Che posso dire? Posso solo augurare a chi mi legge in questo momento un Amore così grande ed eterno come quello tra Jane e Edward Rochester.   Aurora

IL VIDEO

Jane Eyre, di Franco Zeffirelli, 1996

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2 thoughts on ““Jane”, in una poesia i momenti più intensi del romanzo di Charlotte Brontë

  1. Cara Aurora, ammiro la tua capacità di raccontare un sogno in poche righe.
    Sogno d’amore perseguito con forza, con determinazione e raggiunto con grande fatica e proprio per questo ancora più apprezzato.

    L’amore eterno esiste?

    Per scoprirlo bisogna volerlo davvero e provarci….

    Con stima
    Luciana

    • Cara Luciana,
      sono sicura che l’amore eterno esiste, è quello che ognuno di noi crea e costruisce ogni giorno, credendoci davvero, e davvero provandoci…
      Come dici tu, con poche parole e tanta profonda consapevolezza, un sogno d’amore perseguito con forza.
      Grazie, cara amica,
      Aurora