Il Vescovo in bidonvia sull’Altopiano di Aviatico – Monte Poieto

Il Vescovo in bidonvia

Altopiano di Aviatico – Monte Poieto

(sulla base della testimonianza della signora “Ciòci” Grigis di Aviatico)

bsxsy002342.jpg.0x600_q85
Il Rifugio del Monte Poieto con a lato la Cappelletta della Madonna della Neve

Oggi siamo abituati a vedere il Papa o i Vescovi muoversi al passo dei tempi, con imprese “social” memorabili e impensabili un tempo. I confini del mondo sono valicati in tempo da record e soventi sono le visite ai territori e alle genti che vivono agli antipodi delle nostre latitudini.

Ma un tempo… Vescovi e Prelati non si vedevano spesso in giro.  Erano rivestiti di un’aurea sacra, personaggi fuori dalla vita quotidiana, inaccessibili.

Perciò una vecchia fotografia, ritrovata in una scatola riposta in un armadio di una delle tante cascine della borgata di Amora (frazione di Aviatico) racconta un’impresa quasi da leggenda.

Questa fotografia ritrae il Vescovo di Bergamo Monsignor Clemente Gaddi mentre sta per salire sulla Bidonvia che collega il paese di Aviatico (Orobie Bergamasche) al Monte Poieto. Accanto a lui il Parroco di Aviatico Don Luigi Gritti.

Inverno 1963, il Vescovo Gaddi prima Bidonvia Poieto con don Gritti Parroco di Aviatico
Inverno 1963, il Vescovo Gaddi prima di salire in Bidonvia al Poieto con don Gritti Parroco di Aviatico

http://www.storylab.it/n/foto/6211/il-vescovo-in-bidonvia/

La data precisa non è certa. Ma, dato che il Vescovo ha iniziato il suo mandato nel 1963, sicuramente era l’inizio dell’inverno del 1963 o 1964.

La testimonianza che riporto è data in prima mano dalla signora “Ciòci” Grigis, di Selvino ma sposata ad Aviatico, dinamica e ancora arzilla signora, che era presente quel giorno. Il fratello Mario, persona molto conosciuta a Selvino e nelle valli, di forte carisma e personalità, da qualche anno aveva dato avvio al “Progetto Poieto”, (montagna che sovrasta il paese di Aviatico, con una altezza di circa 1400 metri). Prima aveva impostato la costruzione della Bidonvia, poi piano piano con la realizzazione di un “baracchino” per turisti dove lui e la sorella “Ciòci” offrivano pane e salame. Successivamente con la messa in opera dell’edificio vero e proprio, ampliato nel corso degli anni.

Il primo palo per la Bidonvia venne impiantato nel 1959 proprio ad opera di Mario Grigis (fratello della Ciòci).

La possente ruota intorno alla quale giravano le cabine per ridiscendere a valle era stata portata fin lassù a spalle dal Passo della Muruna (Passo di Ganda) con l’aiuto degli abitanti dei paesi. In questo modo avevano avuto una piccola entrata economica, sotto la supervisione del Parroco di Aviatico Don Luigi Gritti.

cdqma002429.jpg.0x600_q85
Foto della stazione della bidonvia ad Aviatico quando ancora non c’era il rifugio sul Poieto

http://www.storylab.it/n/foto/1537/selvino/

lfiwg002396.jpg.0x600_q85
Anni Sessanta Foto dell’impianto della bidonvia con il Rifugio del Monte Poieto

http://www.storylab.it/n/foto/1541/bidonvia/

smnsu002409.jpg.0x600_q85
Anni Sessanta Foto del rifugio del Monte Poieto in primo piano con le cabine della bidonvia

http://www.storylab.it/n/foto/1563/selvino/

http://www.storylab.it/n/foto/1550/selvino/

L’inaugurazione della Bidonvia era avvenuta nel 1960, alla presenza del Senatore Folchi, durante il mandato del Sindaco di Selvino ingegner Rossi.

Perciò per quale motivo il Vescovo di Bergamo stava salendo in Bidonvia, in inverno, sull’Altopiano di Selvino Aviatico, per raggiungere un’altezza di circa 1.400 metri dove non c’era nulla, se non distese bianche sferzate dal vento, su cui si poteva solo sciare?

Bisognava ritornare alla mente instancabile di Mario Grigis, il quale, infaticabile amante della sua terra, non si fermava un momento e poco tempo dopo l’inaugurazione della Bidonvia aveva iniziato a realizzare le piste da sci.

Partivano da dietro il rifugio, verso le dorsali che scendevano verso il Passo di Ganda.

La prima pista da sci aveva un impianto di risalita a Skilift, cioè con la fune che terminava con un piattello adibita al traino degli sciatori .

mpkan002388.jpg.0x600_q85
Anni Sessanta Rifugio Monte Poieto, lo sklift

http://www.storylab.it/n/foto/1517/skilift-selvino/

http://www.storylab.it/n/foto/1558/selvino-selvino-piste-da-sci-sci-piste/

yqpyb002372.jpg.0x600_q85
Anni Sessanta L’impianto dello Skilift con le piste da sci del Monte Poieto

http://www.storylab.it/n/foto/1529/pronti-per-la-partenza/

I terrazzamenti
Anni Sessanta Foto panoramica di una delle piste da sci del Poieto con vista sui terrazzamenti di Plaz

http://www.storylab.it/n/foto/1515/piste-da-sci-selvino/

1960 con Ganda e il cimitero
Anni Sessanta Foto panoramica con in basso sullo sfondo il piccolo paesino di Ganda , annidato sul cucuzzolo e il suo cimiterino isolato a mezza costa. A sinistra su un cucuzzolo si nota il puntolino nero della cappelletta del “Tribulì” di Ganda, dove si celebrava messa in estate e dove ci si recava durante le passeggiate quotidiane. Oggi trasformata in abitazione privata e completamente sommersa dal bosco.

http://www.storylab.it/n/foto/1560/piste-da-sci-selvino/

La continua presenza di sciatori richiedeva però nuove idee.

A lato nord dell’impianto già attivo, inoltrandosi oltre il Rifugio, si stendeva un pendio boschivo che scendeva nella valle dei “Ruc” e che ben si prestava ad una nuova possibilità per gli sciatori, una pista quasi in picchiata, che avrebbe garantito neve fino a primavera, essendo quasi sempre in ombra.

Per quei tempi erano progetti futuristici, quasi inimmaginabili.

a dx la pista dei Ruc, detta Radici non ancora costruita
Anni Sessanta Nella foto, a destra dello sklift, si vede bene il pendio boschivo che scendeva nella valle dei “Ruc” dove poi si sarebbe ricavata la pista “Radici” e la sua Seggiovia.

http://www.storylab.it/n/foto/1561/selvino/

Ma per la nuova pista, impervia e maestosa, era necessario qualcosa di più robusto e sicuro di uno Skilift. Con l’aiuto di amici che contribuirono e sostennero l’idea di Mario Grigis, venne realizzata una Seggiovia con i seggiolini e solidi piloni portanti.  Si cominciò a dare un nome alle piste e la “Radici” divenne ben presto famosa  rinomata per la sua spericolatezza e difficoltà, ma anche per il suo pericoloso e intrigante fascino che richiamava turisti da ogni dove.

Ed ecco il ruolo di Monsignor Gaddi: attraverso i numerosi contatti di Mario Grigis era stato proposto al Vescovo di inaugurare il nuovo, brillante e massiccio impianto, perciò era stato accompagnato in auto fin sull’Altopiano di Selvino per la memorabile occasione, all’inizio della stagione invernale.

La signora “Ciòci” era emozionatissima quel giorno, e con lei la folla che era salita fin lassù per vedere, ammirare, seguire. Vedere un Vescovo, tutto “tirato” e compito, inaugurare una seggiovia, era una cosa strabiliante, quasi da non credere.

Dopo la cerimonia di benedizione venne offerta la cena al Rifugio, nella sala “vecchia”, costruita dal Mario nel 1962 e oggi trasformata in bar.

Alla giovane “Ciòci” era stato dato l’incarico di cucinare e di servire ai tavoli; fu durante uno di questi momenti che ascoltò il Vescovo commentare la particolare e vivace giornata con questo aneddoto, rivolto ai numerosi commensali presenti:

«Devo dire che non mi era mai capitato in tutta la mia carriera di Vescovo di inaugurare una seggiovia. E devo anche ammettere che ho riflettuto a lungo su quale preghiera optare per la benedizione. Ma, con sincerità, la mia mente non trovava soluzioni. Avevo pensato alla Preghiera dell’Alpino, ma questo biancore, questo elevarsi al cielo come volando, chiedeva qualcosa di più leggero. Alla fine ho trovato quello che faceva al caso mio. La mia scelta è caduta sulla preghiera dell’Aviatore e ora capisco che ho fatto bene perché qui su questa vetta sembra davvero di essere vicino al cielo.»

La sua affermazione era stata così sincera e spontanea che aveva scaturito un lungo e festante applauso.

L’inaugurazione della Seggiovia fu l’occasione anche per parlare ancora del futuro del nascente Poieto, e fu in quell’occasione che gli amici e i presenti, quasi come una battuta, lanciarono la proposta a Mario Grigis: «Ora che è arrivato il Vescovo, dovresti costruire qualche stanza per permettere il pernottamento, così il Monsignore ritornerà ancora, magari per qualche giorno di riposo in estate…»

Detto e fatto, le camere al piano rialzato, poi fu la volta della piscina, quindi l’ampliamento del piano terra, e via via.

La seggiovia della Valle dei “Ruc” marciò a pieno regime per anni e anni, si alternarono personaggi famosi dello spettacolo e dello sport, si sciava anche il 25 aprile e la sua fama era indiscussa. La neve a due passi da Milano, senza le code, senza stress, senza viaggi faticosi.

Poi il declino.

Oggi della seggiovia inaugurata dal Vescovo Clemente Gaddi restano solo alcuni pali, lo spettacolare dirupo aperto, quasi una lastra argentata, che sembrava proiettare verso il basso, si è rimboscato, tutto si è inselvatichito, come una fiaba senza il lieto fine. Non c’è più niente, solo i ricordi degli anziani.

19 aprile 2015, dietro il rifugio Poieto i pali della seggiovia per la pista Radici in basso Coldré
19 aprile 2015, dietro il rifugio Poieto gli ultimi pali della seggiovia per la pista Radici, in basso si vede il borgo di Coldré

Grazie alla signora “Ciòci” ho potuto dare finalmente una storia a questo momento particolare dell’Altopiano di Selvino Aviatico.

Ma se non si fermano sulla carta i ricordi, rischiano davvero di scomparire nel nulla. Fatti e genti sommersi dall’oblio.

20150419_154205
Aprile 2015 Panoramica sulla Valle Seriana dal pianoro dietro il rifugio Poieto

 TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Lo scopo di questo mio lavoro personale di ricerca sulla storia della fotografia “Il Vescovo in bidonvia” è dare conoscenza e memoria, pertanto chiunque può attingere ad esso, VI CHIEDO PERO’ DI CITARE QUESTA FONTE. Infatti questo lavoro di ricerca ha richiesto da parte mia molto lavoro, molte informazioni cercate, molte ore di impegno, MOLTA FATICA.

Ringrazio di cuore Storylab.it per l’archivio di fotografie d’epoca che ho potuto utilizzare. Ringrazio la signora “Ciòci” per il dattagliato ricordo del “Vescovo in Bidonvia”.

2 thoughts on “Il Vescovo in bidonvia sull’Altopiano di Aviatico – Monte Poieto

  1. In effetti il mio vecchio dentista aveva casa a Casnigo e vedeva la pista di sci popolata di sciatori. Ma saranno passati 20 anni…
    Peccato!
    I boschi e il panorama però sono ancora bellissimi e noi amiamo moltissimo salire sul Poieto.
    Grazie per il tuo lavoro di ricerca e tantissimi auguri di Buon Natale!
    Luciana e Marcello