LACRIME D’INCHIOSTRO: piccole riflessioni sulla grande crisi verso la lettura

LACRIME D’INCHIOSTRO:

piccole riflessioni sulla grande crisi verso la lettura

inchiostro

Fin da piccina il mio amico libro era il mio sorriso da custodire con cura; già lungo la strada di casa, di ritorno da scuola, mentre salutavo le amiche mostrandomi dovutamente interessata al loro cicaleccio allegro, io fibrillavo impaziente con la mente, pregustando il premio che mi avrebbe portato il pomeriggio: proseguire nella lettura del libro che avevo iniziato qualche giorno prima, leggere sotto il mio faggio, nel bosco oltre il giardino, nel silenzio tiepido della primavera. Continuando da sola l’ultimo tratto che mi separava da casa,i miei passi sembravano volare, a mezza voce parlottavo con qualcuno dei personaggi e provavo ad anticipare il corso della narrazione. Ma in ogni caso ero in fervente attesa di “come” sarebbe andata avanti.

Un libro in attesa
Un libro su una panchina, in attesa di uno sguardo

Entrata in casa sentivo il suo fruscio ancor prima di avvicinarmi alla scrivania dove sapevo di trovare il libro in mia attesa, un pochino mi piaceva soffrire autoimponendomi di NON aprirlo subito, ma prima volevo riordinare le cose di scuola, cambiarmi, salutare la mamma e chiederle se aveva bisogno di me (speravo di no, ma non avrei sopportato di leggere con il senso di colpa di non aver svolto il mio dovere di bambina). Quando tutto il mondo intorno a me era a posto, lindo e regolato, potevo uscire in giardino, superare la radura, allontanarmi dalle voci, entrare nel “mio” personale mondo.

Il vento tra le pagine
Il vento tra le pagine

È ancora così, un libro è per me un premio, un amico, un sogno, un mondo di gente, pieno di suoni, odori, profumi, sensazioni, un mondo di immagini, luoghi, emozioni, avventure. Anche adesso che scrivo queste parole ho accanto a me, che mi osservano (ma non mi disturbano, sanno attendere) i due libri che sto leggendo: Il museo delle ombre segrete di Elly Griffiths, e Entra nella mia vita di Clara Sanchez.

Un libro, un amico
Un libro, un amico

LE LACRIME DEI LIBRI

Ma sento ormai le loro lacrime, le lacrime dei libri, mentre l’inchiostro che racconta il mondo e l’anima dell’uomo, sembra sgocciolare in un pianto nero come di lutto. Perché non si vive più per i libri, non sono più la cosa più bella per l’uomo.

Dai dati emersi leggendo il quotidiano L’Eco di Bergamo in tre articoli scritti da Paolo Aresi, si scopre la deludente realtà che la crisi economica ha colpito anche il mondo dei libri cartacei: si acquista di meno, soprattutto si acquista di meno il superfluo, e in Italia il superfluo è l’acquisto di un libro. Di conseguenza, se si comprano meno libri, si legge di meno.

Italia maglia nera della lettura
Italia maglia nera della lettura
Italia maglia nera della lettura 2
Italia maglia nera della lettura: l’articolo completo

Sono lettori solo il 45% circa degli Italiani, e quelli che si salvano leggendo un libro all’anno sono circa 26 milioni. Leggendo ancora i dati si scopre che gli spagnoli lettori sono il 61,4 %, i Francesi il 70 %, gli Americani il 72 %, e addirittura i Tedeschi l’82 %. Riporta ancora L’Eco di Bergamo che “il Paese con l’economia più in sesto è anche quello dove si legge di più”. Si pone una domanda: “Possibile che esista davvero una relazione positiva fra cultura e produzione economica?”

Ci si sofferma inoltre su un fattore che influisce molto sul decorso negativo delle librerie tradizionali: “le vendite attraverso Internet, l’affermarsi degli e-book, la presenza delle grandi librerie a catena nei grossi Centri commerciali”.

Mi ha colpito un altro dato: sembrerebbe che, per la prima volta, abbia cominciato a diminuire anche il numero dei titoli pubblicati. Da sempre i giornali, i critici, gli Editoriali, riportano che gli Italiani sono un popolo di Santi, Navigatori, Poeti e Scrittori. Da sempre riportano il dato che sono di più gli scrittori che i lettori, che TUTTI riescono a scrivere qualcosa, che TUTTI bene o male, riescono a vedersi pubblicato il proprio lavoro, aldilà della sua qualità letteraria, che c’è un proliferare di Case Editrici, che perfino le tipografie svolgono azione di pubblicazione, per soddisfare il sogno di ognuno di vedere il proprio nome sopra una copertina.

I titolari delle librerie fanno notare come perfino nell’ambito degli “addetti ai lavori” della cultura (docenti, educatori, letterati…) siano pochi coloro che entrano in una libreria per acquistare un libro, ancora meno sono gli studenti con desiderio di leggere narrativa e poetica varia: “ne hanno già abbastanza dei testi scolastici”. Un problema culturale molto serio, “pochissimi studenti leggono narrativa al di fuori dei libri di studio, manca una politica nazionale, regionale, locale, un atteggiamento positivo verso la narrativa e la poetica. I bambini leggono con entusiasmo fino agli 11 – 12 anni, poi si allontanano dai libri, il libro è solo per studiare, è quasi visto come una punizione.” Ecco i pensieri di alcuni alunni di scuola primaria: Cosa cerco dentro un libro

In realtà fa notare L’EcoBg che in altri Paesi europei le librerie indipendenti resistono ancora, perfino nei paesini. Ma come è possibile ciò? Si parla di norme che tutelano chi produce cultura, cercano di evitare gli sconti selvaggi effettuati dalle grandi catene di distribuzione. Poi si scopre che anche i colossi stanno soffrendo la crisi: migliaia di posti a rischio nei tanti punti esercenti, salvati solo dal contratto di solidarietà (lavorare di meno, per lavorare tutti).

Quando penso ai libri penso a mio padre Mansueto, semplice guardia notturna dopo essere stato per anni emigrante in Svizzera come muratore e scavatore nelle gallerie (è là che si è ammalato ai bronchi di enfisema).

Eravamo in quattro in famiglia e lavorava solo lui, giravamo con la nostra 500 come su un cocchio da cui io sognavo di volare nel cielo, c’era l’Austerity e ogni sera a cena la minestra, eppure mi ha SEMPRE comprato libri, era una cosa ordinaria: per un malanno, per un premio, per qualcosa di bello, lui mi chiedeva che libro volessi, oppure mi portava nella libreria del paese a scegliere il mio libro. Adorava i libri, ne aveva molti anche antichi, recuperati dai familiari o in Svizzera, che teneva in un grosso baule con il lucchetto, donato poi al primo nipote, mio figlio. Era avido di cultura, di sapere, di scoprire, lui, montanaro di Amora, che non aveva studiato.

Mi diceva che avrebbe risparmiato su tutto, ma non sui libri se ne avessi avuto bisogno. E io lo sapevo: magari non mi dava i soldi per le figurine Panini o per il ghiacciolo, ma se gli dicevo che avevo bisogno del tal libro, lui prendeva la sua 500 e partiva. Da ritorno da scuola, mentre lui dormiva dopo il turno di notte, avrei trovato il libro sulla scrivania, magari ben impacchettato.

Con i miei figli è stato uguale: mio papà arrivava con un libro sugli animali, sul mare, sui Vichinghi, e per i suoi nipoti era un mondo che prendeva vita, come un portale interattivo. Sugli scaffali della loro libreria in camera, accanto ai libri moderni, conservano ancora quelli regalati dal nonno, e se glielo chiedi, si ricordano quasi a memoria certi passaggi.

Perché oggi non è più così? Perché nessuno cerca più i libri, e lascia che il loro pianto venga seppellito dal silenzio?

Se si vuole approfondire ecco il link  Il lettore medio e i buoni romanzi  e  anche qui, altri approfondimenti:  L’Espresso, blog d’Autore

 

I commenti sono chiusi