I Vent’Anni dell’Asilo Sorriso degli Alpini a Rossosch, in Russia

I Vent’Anni dell’Asilo Sorriso degli Alpini

a Rossosch, in Russia

Copertina de "L'Alpino": I bambini dell'asilo "Sorriso" a Rossosch
Copertina de “L’Alpino”: I bambini dell’asilo “Sorriso” a Rossosch

In questi giorni molti Alpini di tutte le Sezioni Nazionali dell’ANA, guidati dal Presidente Nazionale Sebastiano Favero, si trovano in Russia, a Rossosch. Partecipano ai festeggiamenti per il Ventesimo Anniversario della costruzione di un asilo infantile. Venne realizzato dall’Associazione Nazionale Alpini nel 1993, a ricordo e memoria dei 50 anni dalla battaglia di NIKOLAJEWKA, avvenuta a il 26 gennaio 1943. 

L'Asilo Sorriso ANA a Rossosch, Russia
L’Asilo Sorriso ANA a Rossosch, Russia, L’Eco di Bergamo

Oggi il villaggio di Nikolajewka non esiste più sulle carte geografiche. È stato inglobato nella cittadina di Rossosch, a sua volta “scomparsa” in quanto ha preso un altro nome, Livenka. Ma ancora il luogo conserva le tracce di quel tragico, tremendo ed epico sconvolgimento. Ragazzi male equipaggiati, arsi dalla sete, bruciati dal gelo, ghermiti dal dolore, spersi nella bufera che flagellava la steppa. Ragazzi, Italiani e Russi, opposti su due fronti ma uniti nel desiderio di vita, nell’innocenza della giovinezza. Ragazzi di 20 anni o poco più, costretti a scelte inesorabili. Costretti a muovere passi forzati, a obbedire. 

Cavalli nella bufera
Cavalli nella bufera

Là, dove tanti e tanti ragazzi scomparvero nella tormenta, trasformati in gelide statue bianche di Pietà, là, su quei dossi e pendii che celano e custodiscono ancora i segni e le anime di coloro che non riuscirono a valicare il ritorno, oggi risuonano le grida gioiose dei bambini, le loro corse sul terreno duro e compatto, i loro giochi che trillano come campanelle.

Era a Rossosch che si era insediato il Comando del Corpo d’Armata nel 1943, in un edificio poi caduto in rovina, oggi abbattuto. Ed è sulle fondamenta di quel luogo che gli Alpini hanno voluto edificare qualcosa che divenisse gioia per i bambini: “L’Asilo Sorriso”.

L’attuazione fu opera di colui che a quel tempo era Presidente Nazionale: Leonardo Caprioli. Nacque a Bergamo il 24 novembre 1920, laureato, Commendatore e Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica, scomparso solo qualche mese fa,  il 2 luglio 2013. Qui di seguito l’articolo apparso su L’Eco di Bergamo in occasione dell’Adunata Nazionale ANA, con la poesia dedicata a Caprioli.

Adunata Alpini Bergamo, poesia per Leonardo Caprioli
Adunata Alpini Bergamo, poesia per Leonardo Caprioli

All’invito deciso del Presidente risposero cento e cento volontari, di ogni paese d’Italia. Partirono con animo leggero e pieno di speranza. Avvinti nel cuore dal desiderio di dare consolazione ai loro compagni rimasti là, ai compagni stranieri, nemici ma non odiati. Alle madri sulla porta di casa, isba oppure cascina di campagna, in vana attesa di un ritorno. Alle famiglie spezzate di qua e di là del confine, all’infanzia perduta dei bambini di Nikolajewka.

Mille visioni gravavano dietro gli occhi, come se fosse passato un giorno soltanto. Gli scarponi sporchi di terra fangosa, le mani gelide e la gavetta che cozzava contro lo zaino pesante in una marcia lunga, su, fino al fiume Don.

IL RICORDO

Alture nella neve (Baviera)
Alture nella neve (Baviera)

Sulle alture del Don e sulla collina di Bielogorje sono ancora visibili i bunker, con le iscrizioni degli alpini all’ingresso. Vorrei riportare le parole proprio di Leonardo Caprioli, già Presidente dell’ANA Nazionale dal 1984 al 1998, tratte dal numero 2, agosto 2013, dello Scarpone Orobico: «Nikolajewka per me è una marcia che non ha mai fine, fatta di spari improvvisi e di silenzi di morte, di urla disumane e di invocazioni di aiuto. Di lacrime che ti restavano sugli occhi perché appena uscite si congelavano.

Di improvvise pazzie e di eroismi che non si possono raccontare perché ti risvegliano ricordi troppo dolorosi. Di una pista nella neve dove ogni tanto qualcuno si lasciava cadere esausto e restava lì, immobile nel gelo che subito lo pietrificava. Di combattimenti disumani, di ferite, di dolore, di speranze e di pianti sconsolati. Del ricordo della mamma e della morosa (la fidanzata in dialetto bergamasco).

Nikolajewka per me è quella domanda che i nostri Alpini ogni momento ci rivolgevano. Era diventata un’ossessione, una implorazione, una speranza e un pianto: “Signor Tenente, quando torneremo a baita?”

Non dicevano “Quando torneremo in Italia, o in Lombardia, o in Friuli…”. Avevano nella mente e nel cuore solo la loro baita. Con quel calore che solo gli affetti familiari sanno dare. Con il focolare dove nelle umide sere d’autunno e nelle gelide notti invernali ci si sedeva, e i più anziani raccontavano ai più piccoli meravigliose favole. Dove quasi sempre l’eroe che vinceva contro i cattivi era un uomo che portava un cappello con una lunga penna nera.»

La pagina dedicata a Leonardo Caprioli su "L'Alpino"
La pagina dedicata a Leonardo Caprioli su “L’Alpino”

IL NUOVO PROGETTO

Tra i tanti festeggiamenti ecco un nuovo Progetto per il futuro: la richiesta di un aiuto per la ricostruzione di un ponte nella città di Livenka. “Diventerà”, come l’ha definito a L’Eco di Bergamo Giorgio Sonzogni, Consigliere Nazionale ANA e Responsabile Commissione Rossosch, “il Ponte dell’Amicizia. Su di esso transitarono i soldati italiani durante la ritirata della Campagna di Russia.”

Doverosi i discorsi delle autorità e gli omaggi sulle tombe di tutti i Caduti, come pure quella di Igor Ivanov, Sindaco di Rossosch nel 1993. Emozionanti i Cori alpini, struggente l’Alzabandiera. Ma i veri protagonisti sono loro, i bambini, piccole frecce scagliate verso il cielo della vita, innocenti e fragili come farfalle. Sono loro gli eredi di una pagina tragica di questa nostra Storia. Ed è a loro che dobbiamo inchinarci, rendere omaggio, ogni giorno.

Forse, se gli adulti di ogni luogo e di ogni spazio, di ogni fede e di ogni colore, guardassero un po’ di più gli occhi di un bambino lì accanto, attenderebbero un istante prima di premere il grilletto. Prima di gridare parole contro, di lanciare gesti di odio, di distruggere tutto intorno. Un istante, ma basterebbe. E molte guerre sarebbero evitate.

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