I santuari della Valle Seriana, tra fede, storia e antiche vie di mercanti

I santuari della Valle Seriana, tra fede, storia e antiche vie di mercanti

Rivista ValSeriana e Scalve Magazine n°14

Un articolo presentato sul numero quattordici della rivista ValSeriana e Scalve Magazine racconta dei numerosi santuari che punteggiano tutta la valle. Sono veri e propri depositari non solo di fede, ma soprattutto di storia e di cultura.

PromoIsola, PromoSerio e altri dieci operatori turistici privati vogliono  far conoscere e valorizzare il patrimonio locale. È destinato a tutti quei turisti che desiderano scoprire e vivere il territorio attraverso le sue tradizioni di devozione e storia di un popolo e di borghi antichi e secolari.

Accanto alle visite suggestive e ricche di mistero e di fascino si possono inoltre gustare le specialità del posto. Ma anche si può spaziare lungo sentieri e viottoli, piste ciclabili e acciottolati, salendo scalini e passeggiando lungo i belvedere sulla valle.

Si inizia risalendo la Valle con il borgo collinare di Olera, dove nacque il mistico Fra Tommaso, proclamato Beato nel 2013. Poi si scende sul piano per ammirare la Sagrestie nella Basilica di San Martino ad Alzano. Giungendo ad Albino, tappa d’obbligo è il santuario della Madonna della Gamba, apparsa alla piccola Venturina, che venne guarita miracolosamente dalla piaga virulenta alla gamba.

A Casnigo merita una sosta sul poggio ecco il santuario della Santissima Trinità, il più piccolo della zona, e accanto quello dedicato alla Madonna d’Erbia.

A Rovetta, poco distante dalla strada, il santuario della Madonna di Sommaprada è detto anche “Della Madonna dei viandanti”. Secondo la tradizione la Madonna apparve ad alcuni boscaioli il 2 luglio 1533 quando stavano per essere assaliti dai briganti, mettendoli in fuga. A testimonianza dell’apparizione, sotto il presbiterio, sopra una pietra protetta da un vetro, si possono ancora notare due impronte attribuite alla Vergine.

A Ponte Nossa, risalendo la valle laterale detta Val del Riso, il paesino di Oneta appare come uno scrigno sotto il monte Alben. Lì fa bella mostra il santuario della Madonna del Frassino. Nel 1512 la Madonna apparve alla piccola pastorella non vedente Petruccia mentre pascolava il gregge all’ombra di un grande frassino, ridandole miracolosamente la vista e facendo sgorgare una purissima fonte d’acqua, tutt’oggi esistente. Nei pressi di Gandino, poco più in alto rispetto al paese di Peia,  lungo la cosidetta Via della Lana, antica via che attraverso i passi di montagna collegava la provincia bergamasca a quella bresciana e da lì conduceva a Bolzano e Trento,  sorge una minuscola chiesetta dedicata a Santa Elisabetta. È testimonianza della devozione dei viandanti e dei commercianti, in vista della faticosa e insidiosa traversata.

Anche Vertova ha la sua minuscola chiesetta. È posta nel cuore della cittadina, ed è dedicata a San Lorenzo. La sua caratteristica è l’antico lavatoio alimentato da un canale che un tempo faceva funzionare anche i mulini della zona. Fede e Speranza scandivano le ore della quotidianità della gente di allora, che si affidavano alla Provvidenza in ogni singolo aspetto della faticosa vita di montagna.

A Pradalunga svetta sulla valle il Santuario della Forcella, posto alla biforcazione del colle, una forca appunto. Rimane in posizione panoramica e di belvedere, ma soprattutto sembra proteggere e benedire le sottostanti cave di pietre coti, unico sostentamento, fino alla metà del Novecento, della gente di Pradalunga.

Venne edificato dopo la peste del 1630 e dedicato alla Madonna della Neve, protettrice dei lavoratori delle cave delle pietre.

Sull’Altoipiano Selvino Aviatico, tappa obbligatoria è la minuscola chiesetta dedicata a San Rocco.

San Rocco ad Aviatico e la peste dei Lanzichenecchi

È situata su uno sperone di roccia soprastante la antica via dei Mercati, detta Via Mercatorum, oggi strada carrozzabile. Questo percorso di commercio sorto con l’Impero Romano conduceva a Trafficanti, Cornalba, Serina, Dossena. Da lì scendeva in Valle Brembana e quindi saliva verso Passo San Marco e la Svizzera. La chiesina venne costruita dagli abitanti di Aviatico come voto per essere scampati alla terribile pestilenza portata dai Lanzichenecchi nel 1630. Essi, scendendo dal Passo dello Spluga, devastarono l’intera Valle Brembana e quasi annientarono l’intera popolazione.

Pagina del numero 14 della rivista ValSeriana e Scalve Magazine

La Valle del Lujo offre silenzioso raccoglimento con le sue antiche abbazie, i suoi santuari sui colli e il ricordo della Beata Pierina Morosini attraverso i luoghi della sua fede e del suo martirio di vergine.

Infine vale una parola la Via dei Morti in Valle di Scalve. Di questa antichissima cavalcatoria si racconta l’unica testimonianza esistente di un antico culto, che unisce superstizione e fede: una antica piccola chiesa eretta come parrocchia rurale, Pieve, in aperta brughiera, dove i fedeli si riunivano per le funzioni religiose che sempre riguardavano i campi, i territori, le avversità naturali e le calamità improvvise. Dedicata a San Pietro, la chiesetta era posta lungo la mulattiera, al crocevia con la vicina Valle Bondione e l’Alta Val Seriana. Estendeva la sua giurisdizione sui paesi di Vilminore, Vilmaggiore e Bondione. Proprio per questa sua caratteristica territoriale, i morti venivano portati nel cimitero della Pieve Scalvina. Ma per arrivarci il feretro diveva superare il Passo della Manina a quota 1796 metri, per giungere alla Pieve. Dato che in inverno il tragitto era impraticabile a causa della neve, i corpi dovevano essere conservati nelle cantine o nelle soffitte fino al disgelo. A primavera inoltrata si assisteva ad un vero  e prorpio pellegrinaggio di centinaia di morti che venivano portati al loro luogo di sepoltura definitivo.

L’antica Pieve di Scalve, Rivista ValSeriana e Scalve Magazine n°14

Durante la Grande Peste, per chiedere l’intercessione dei morti, venne istituito “L’Ufficio dei morti” il mercoledì successivo alla quarta domenica di Quaresima. Durante questa giornata si celebravano messe funebri in suffragio delle anime dei defunti portati lungo la Via dei Morti.

Di questa antica devozione rimane un sentiero facilmente percorribile e una chiesetta solitaria sulla valle.

 

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