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“I poeti del Terzo Millennio”, quel giorno in Castel Sant’Angelo premiata con Andreotti

Con Andreotti a Castel Sant'Angelo 31-10-2004

“I poeti del Terzo Millennio”,

quel giorno del 2004 in Castel Sant’Angelo

io premiata insieme all’ Onorevole Giulio Andreotti

L’EVENTO

Con Andreotti a Castel Sant'Angelo 31-10-2004
Con Andreotti a Castel Sant’Angelo 31-10-2004, L’Eco di Bergamo

Quella data, 31 ottobre 2004, non la dimenticherò per vari motivi: ero ancora poco avvezza ai risultati positivi nei Concorsi letterari e scoprire che ero risultata FINALISTA al quarto Concorso Nazionale di Poesia Edita e Inedita “Terzo Millennio” organizzato dalla C.A.P.I.T. con Premiazione a Roma mi aveva emozionato oltre ogni dire.

Inoltre la Cerimonia si sarebbe tenuta nella famosissima Sala Paolina del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, un simbolo misterioso, eterno, evocatore di miti e di poemi recitati, e grandi epoche di illuminati: un palcoscenico inimmaginabile per una “montagnina” come me. Come se ciò non bastasse il Concorso godeva del Patrocinio del Presidente della Repubblica, del Consiglio dei Ministri, del Senato, del Ministero dei Beni Culturali, con un Comitato d’Onore che comprendeva quasi tutti i Big della politica del tempo.

Il Comitato d'Onore del 5° Concorso I Poeti del Terzo Millennio CAPIT Roma
Il Comitato d’Onore del 5° Concorso I Poeti del Terzo Millennio CAPIT Roma

Il concorso prevedeva anche la pubblicazione di una antologia delle poesie FINALISTE, SEGNALATE, e MENZIONATE con prefazione curata da Massimo Rendina, presentazione di Giuseppe Todisco, postfazione di Giulio Panzani.

L'antologia poetica della CAPIT Roma
L’antologia poetica della CAPIT Roma 
La copertina dell'antologia poetica della CAPIT Roma
La copertina dell’antologia poetica della CAPIT Roma

Infine la sorpresa! Sarebbe stato premiato con noi “sconosciuti” anche l’Onorevole Giulio Andreotti, che avrebbe ricevuto la medaglia d’oro per la sua produzione letteraria.

Ero elettrizzata. L’arrivo a Roma in treno a mezzogiorno fu da vera turista, quasi una discesa dalle montagne come i Popoli antichi, sulle spalle gli zainetti stile gita contenenti tutto l’indispensabile, quindi l’avanzamento a piedi verso la meta, con soste nei punti più suggestivi, anche su una panchetta a lato del portone di Palazzo Chigi in Piazza Colonna (proprio là, dove qualche giorno fa è successo quel terribile fatto di sangue: subito infatti ho pensato se fosse capitato  a me, lì seduta a mangiarmi un panino scaldata dal tiepido sole d’autunno, che cosa avrei fatto, io, che cosa avrei provato…)

Avanzando con calma (la Premiazione era prevista per le ore 16.00) ammirando i vari monumenti maestosi, i superbi palazzi, i cortili armoniosi, ecco giunti davanti a Castel Sant’Angelo.

Un andirivieni frenetico ci colse: gli addetti alla sorveglianza stavano allontanando tutti i “vu cumprà”. In un attimo erano scomparsi, il piazzale antistante sgombro. I turisti venivano caldamente invitati ad uscire dal maniero, chiudevano e transennavano. In alto sorvolavano gli elicotteri. Io potei entrare perché esibii il mio Invito, qualche problema invece con i nostri due zainetti (eravamo giunti in treno e dovevamo anche trascorrerci la notte nel viaggio di ritorno).

Finalmente dentro il cuore di Castel Sant’Angelo: era tutto ed esclusivamente per noi premiati, silenzioso e immoto, con le statue dismesse dell’Angelo a coprire con le sue ali di bronzo le nostre avventure di uomini (la statua sulla sommità viene periodicamente sostituita).

I sotterranei del Mausoleo di Adriano offrivano i loro sepolcrali passaggi, seguendo labirinti a chiocciola e passaggi antichi, fino a salire su, in alto, con ampi e solenni scaloni esterni, e poi ancora oltre, lungo balaustre di pietra barocca. Quasi appollaiata sotto la cupola squadrata, ecco la Sala Paolina, decorata e splendente di affreschi, statue e mobili ricchi di storia.

L'ingresso alla Sala Paolina in Castel Sant'Angelo
L’ingresso alla Sala Paolina in Castel Sant’Angelo

Man  mano si accomodarono i big, Ministri e personalità del mondo culturale, fino a che fece il suo ingresso Lui: circondato da otto guardie del corpo, come un quadrilatero vivente.

L’Onorevole venne premiato da Giuseppe Todisco e le sue parole furono come al solito azzeccate: «Ho ricevuto tanti premi e dovrei esserci abituato, o magari dovrei mostrarmi in imbarazzo, ma a dir la verità, mi piace ancora troppo.» E a noi poeti seduti in sala: «Hai voglia, di ricevere premi!»

Andreotti nella Sala Paolina in Castel Sant'Angelo alla Premiazione del concorso CAPIT, 2004
Andreotti nella Sala Paolina in Castel Sant’Angelo alla Premiazione del concorso CAPIT, 2004
Il Programma
Il Programma

Quando chiamarono il mio nome attraversai la sala per ricevere la targa dalle mani di Giuseppe Todisco, poi gli strinsi la mano: era seduto in prima fila, curioso e attento al viavai intorno.

La targa
La targa
L'antologia
L’antologia

Dopo le foto di rito, potemmo gustarci ancora per un poco le volute armoniose delle logge di Castel Sant’Angelo, quindi riprendemmo la via verso Stazione Termini, nell’imbrunire dolce della sera. I lampioni illuminavano i giardini in ombra, l’aria immobile portava ancora l’eco di una

tardiva estate, il sabato sera si elettrizzava nell’attesa della notte. L’EuroStar o “Pendolino” attendeva, con la sua cabina letto. Pensavo di non riuscire a dormire, ma, cullata dal ritmo del treno, mi lasciai andare al sonno, negli occhi ancora impresse le immagini di una giornata “da fuochi d’artificio”.

Qui il link al sito della CAPIT con le eccezionali immagini della Cerimonia: 

4° Edizione del concorso “Terzo Millennio” CAPIT Roma

     L’ANTOLOGIA

I POETI DEL TERZO MILLENNIO 

Sala Paolina del museo Nazionale di Castel Sant’Angelo

Roma

Scrive Massimo Rendina nella Prefazione all’antologia: “La poesia odierna è affermazione esplicita di libertà… Libertà nel suo significato di bene comune, di crescita materiale e spirituale da compiere insieme, per superare l’angoscia del tempo presente e i mali che la determinano.”

Rileva nella Presentazione Giuseppe Todisco: “La Poesia è la più idonea a cogliere le vicende umane e ad esprimerle agli altri.”

Conclude nella Postfazione Giulio Panzani: “In questo contesto del Terzo Millennio in cui si verificano la crisi della parola scritta e l’emergenza di altre forme di comunicazione ormai globalizzate in una rete che ha dimensione planetaria, la poesia ha ancora diritto di cittadinanza e di dignità letteraria?

La poesia però non può essere facilmente rimosso dall’animo umano , perché connaturale ai sentimenti più ancestrali e parte stessa, dunque, della storia di ognuno, e pertanto unità di misura di un tempo senza tempo, capace di custodire i cicli della coscienza, della memoria e del sogno, insieme agli stupori emozionali delle proprie esperienze. Temprata solitamente nella sofferenza, la poesia è ciò che restituisce piena dignità alla vita, è un legame con le cose, è il luogo in cui vengono rinchiusi i sentimenti più autentici. Ma è anche la forma più vera del linguaggio, il modo in cui l’immediatezza e la metafora possono coniugarsi senza equivoco alcuno, ed offrire uno spazio in cui misurarsi, ritrovarsi e forse anche perdersi, ma sempre come scelta dell’io. Il nostro “Terzo Millennio” è un momento importante per restituire alla parola scritta il ruolo e la dignità che le competono. Per i concorrenti la circostanza può essere motivo di gratificazione e d’incentivo per la loro ricerca, specie considerando quel che affermava Mario Tobino: e cioè che lo scrivere è una malattia grave, ben  più grave di tutte le altre, perché di un male grave si muore, mentre dello scrivere si soffre soltanto, a meno che la scrittura non ami a sua volta -il che è  raro- gratificando chi scrive.”

LA MIA POESIA FINALISTA

UNO SCRIGNO È L’AMORE

Quel vuoto in me

ora non c’è più,

la solitudine si sgrana

in mille schegge

e rotola

in un angolo della vita.

 

Ecco il sole, la luce.

Il cuore si aprì

– perché egli venne –

 

Si schiuse alla vita

-perché egli mi avvolse-

E cantò nuovi romanzi.

 

Ora lucido d’oro e d’intarsi

questo scrigno

dove racchiusa è la mia anima.

DSCF1763

La poesia è diventata anche il titolo del terzo libro di poesie,

un omaggio per ricordare quel giorno indimenticabile:

Uno scrigno è l’amore 

LA POESIA DI GIULIO PANZANI

ADDIO

Niente lascio di me,

la vita è un giorno

di rotte consumate

nelle assenze

e sogni traghettati

oltre il risveglio.

Eppure

È un fremito sommesso

Che mi basta.

Così

Io mi farò portare

Dal vento che ricolma

Le ore mancanti

E che lieve m’avvolge

Senza ferirmi.

(Giulio Panzani)

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