I bambini coraggiosi di Sciesopoli a Selvino

I bambini coraggiosi di Sciesopoli a Selvino

Il Palazzo detto Sciesopoli a Selvino (paese delle Orobie Bergamasche) apre le sue porte ai ricordi degli ex bambini che nella vecchia colonia fascista al termine della Seconda Guerra Mondiale ritrovarono il sorriso e la vita.

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Dal 1945 al 1948 il maestoso edificio che svetta sulla Valle Brembana divenne rifugio e casa per oltre 800 bambini ebrei  sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, raccolti nelle foreste, sulle strade, nelle campagne d’Europa, senza più famiglia, né casa, né nome.

Tante storie cullano ancora le vuote finestre negli enormi padiglioni che compongono la struttura, tanti ricordi di coloro che, bambini sopravvissuti all’orrore, sull’Altopiano Selvino Aviatico ripresero a vivere, impararono una lingua e rinfrancarono il corpo e lo spirito.

Tante storie…

come quella di Jelica che oggi vive a Sarajevo, nella sua lettera al professor Marco Cavallarin, curatore del Progetto “Memoria di Sciesopoli” e che io (Aurora) riporto integralmente:

“Sig. Cavallarin, Mi mancano le parole per poterla ringraziare! Vorrei tanto che Lei si sentisse abbracciato da quell’abbraccio dove non servono più le parole e dove, nel sacro silenzio, si capisce tutto.
E io sono ancora là, una di loro: mi sveglio con il sole nelle finestre del dormitorio, preparo il mio letto (lo vedo con la spalliera di ferro, bianca!?), lavo i denti aspettando il mio turno. Dopo: il suono dei piccoli passi accompagnati dal caldo profumo della prima colazione. Impariamo a leggere, ci impegniamo ad essere bravi, cantiamo… poi giochiamo ai cinque sassi (i miei li ho ancora, era il mio gioco preferito), o ci troviamo nel silenzio misterioso della sala del cinema…
Si, adesso mi è tutto chiaro: questo è un luogo sacro.

Ma la sua sacralità si trova fuori dalla materia dell’edificio. Però di questo corpo fisico non può fare a meno. E’ paragonabile a un essere umano la cui specificità e valore apprendiamo dai suoi pensieri e dalle sue attività che, per esistere ed essere espresse, hanno bisogno di un corpo fisico, con cui stare in armonia.
Cosi, Sciesopoli ebraica per me è un essere. Il suo corpo permetterà di far emergere il suo spirito, le emozioni, la coscienza, l’intelletto…
Come diceva una delle figlie di un Bambino di Selvino: ”For us, the spirit of Sciesopoli is the way of living…” (per noi, lo spirito di Sciesopoli è il nostro modo di vivere). Anche io aggiungo la mia sincera partecipazione alla forza (spero crescente!) di questo sacro spirito!
Per ora La ringrazio per il grande regalo che mi ha consegnato e La saluto. Jelica, ex bambina di Sciesopoli”

Tante storie…

come quella di Bobbi Maxman (Bronka Auerbach) una ex Bambina di Selvino. È morta improvvisamente a New York il 7 luglio 2016, all’età di 83 anni. Dal sito www.sciesopoli.it si legge : “Bobbi era nata nel 1932 a Zalosce (Zalosza o Zaliztsi), una piccola città che allora era polacca e oggi si trova in Ucraina.

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Bronka-at-Sciesopoli-undated-04 www.sciesopoli.it

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la Polonia venne divisa e Zalosce entrò a far parte dell’Unione Sovietica. Ma, nel giro di due anni, i nazisti invasero la Polonia. Dopo aver vissuto nel ghetto di Tarnopol, la famiglia di Bobbi si nascose in un fienile, dietro la casa di un ucraino che veniva chiamato “il Gobbo”.
Quando il loro nascondiglio fu scoperto, tutta la famiglia, con Bronka e il fratello Avraham Auerbach, si nascose nella foresta dell’Ucraina. Per sei mesi tutti vissero in una buca scavata nel terreno, coperta da un pannello e da rami, che si riempiva d’acqua fino alle ginocchia quando pioveva e dalla quale non si vedeva la luce del giorno. Sopravvissero con i fagioli che dava loro un contadino in cambio di denaro e oggetti di valore.
Per passare il tempo, Bobbi e suo fratello avevano ideato un gioco particolare: dividevano a metà un filo di paglia su cui facevano gareggiare dei pidocchi come fossero delle macchinine. Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale i due fratellini vagando per l’Europa devastata finirono a Selvino, alla Sciesopoli, dove vennero raggiunti dai genitori. Bobbi lasciò Selvino nel 1947 insieme con una ventina di altri ragazzi di Selvino.  Avrebbero raggiunto Israele con un aereo che presero di notte vicino ad un cimitero nei pressi di Roma. Atterrarono in un campo incustodito della Palestina.” (fonte www.Sciesopoli.it)

Tante storie…

come la tenera storia d’amore tra due ex Bambini di Sciesopoli, Avraham e Ayala Aviel. Si erano conosciuti a Selvino durante i tre anni di permanenza nella colonia ebraica e da allora non si sono più lasciati: Avraham, nato a Dowgalishok, un villaggio agricolo ebraico polacco (oggi in Bielorussia), aveva percorso a piedi da solo centinaia di chilometri per riuscire a varcare quel cancello, “il cancello del Paradiso” (come diceva lui), ne aveva sentito parlare quando era giunto a Milano dopo aver attraversato mezza Europa lungo i sentieri dei boschi e delle foreste e aver visto morire il fratellino e il papà. Se ne era rimasto attaccato alle sbarre per una giornata intera, fino a quando i sorveglianti  non gli permisero di entrare e rifocillarsi. Dopo aver dormito per ore su uno dei lettini del dormitorio, aveva iniziato la sua nuova vita in quella enorme casa del cuore. E aveva subito preso sotto la sua ala protettrice la piccola Ayala, una delle centinaia di bambine coraggiose scampate al massacro.

Avraham e Ayala Aviel il 17 aprile 2016 davanti ai cancelli di Sciesopoli Selvino
Avraham e Ayala Aviel il 17 aprile 2016 davanti ai cancelli di Sciesopoli Selvino

Insieme sono tornati a Sciesopoli nell’aprile del 2016 insieme alle due figlie, circondati dagli abitanti del paese e dalle autorità. Oggi Ayala non c’è più, se ne è andata il 26 gennaio, ma il suo spirito, prima di volare verso il cielo, ha valicato le nubi ed è tornato per l’ultima volta ad accarezzare le vecchie mura di Sciesopoli, là dove ha ripreso a giocare.

16 aprile 2015, Avraham e Ayala varcano i cancelli di Sciesopoli per la prima volta dopo 70 anni.
16 aprile 2016, Avraham e Ayala varcano i cancelli di Sciesopoli per la prima volta dopo 70 anni.
16 aprile 2015, Avraham Aviel uno degli ex bambini di Sciesopoli, racconta la sua storia sulla scalinata del portone di accesso all'edificio, a Selvino.
16 aprile 2016, Avraham Aviel uno degli ex bambini di Sciesopoli, racconta la sua storia sulla scalinata del portone di accesso all’edificio, a Selvino.

 

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Aurora Cantini a Sciesopoli, Selvino, 16 aprile 2016
Avraham Aviel riceve la copia della poesia "Anniversario Sciesopoli" dallla poetessa Aurora Cantini, davanti al portone di Sciesopoli, 17 aprile 2016
Avraham Aviel riceve la copia della poesia “Anniversario Sciesopoli” dallla poetessa Aurora Cantini, davanti al portone di Sciesopoli, 17 aprile 2016

Tante storie….

come quella di Sidney Jehoshua Zoltak, (vero nome Shie) che oggi vive a Montreal, in Canada. Nato a Siemiatycze in Polonia, approdò a Selvino ragazzino, dopo essere fuggito nella notte del 2 novembre 1942 dal ghetto della città, dove era stato confinato all’inizio di agosto insieme ad altri 7500 ebrei dai tedeschi che avevano invaso la città. Verso la fine di ottobre i militari avevano iniziato a ripulire il ghetto deportando gli abitanti e il piccolo Sidney era stato uno dei pochi a riuscire a sfuggire alla retata.

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Il piccolo Sidney Zoltak, uno degli ex bambini di Sciesopoli

Aveva trascorso mesi vagabondando su carri bestiame fino ad arrivare in Italia nel 1945. A Sciesopoli condivise le tragiche esperienze dei compagni, che spesso avevano perduto entrambi i genitori.  “La maggior parte dei bambini venuti a Selvino” racconta ancora oggi Sidney “erano arrivati dai campi di concentramento, dalle foreste dove alcuni di loro avevano combattuto con i partigiani, dai villaggi dove si aggiravano e si nascondevano e dai conventi e monasteri cattolici. Ci sono stati alcuni che sono sopravvissuti dopo essere stati esiliati in Siberia.”

Il ritorno di Sideny Zoltak a Selvino, 17 settembre 2016

L’ARTICOLO SU L’ECO DI BERGAMO

Articolo su Sciesopoli e poesia di Aurora Cantini 16 aprile 2016
Articolo su Sciesopoli e poesia di Aurora Cantini 16 aprile 2016

Tante storie…

Come la tragica avventura di Shmuel Milchman, ragazzino polacco passato per i campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau, Mauthausen ed Ebensee, quindi divenuto tipografo, che è scomparso il 9 ottobre 2015. Insieme alla figlia Cheli Garty, ha scritto un libro sulla sua vita, dal titolo “Il ragazzo da lì. Memorie di luce e ombra di Shmuel Milchman“.

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Shmuel Milchman, uno degli ex bambini di Sciesopoli Selvino

Dopo l’arrivo dei soldati americani al campo, venne portato in una caserma in Austria. In quei giorni difficili di un primo ritorno alla vita, un pensiero continuava a riecheggiare nella sua mente, andare alla ricerca del fratello. Una notte salì sul primo treno, senza biglietto, finchè venne trovato in mezzo ad una strada da un gruppo della Brigata Ebraica, che raccoglieva gli adolescenti ebrei sopravvissuti alla Shoah per poi aiutarli ad emigrare in Israele. Così venne portato a Selvino.
Racconta nel suo memoriale: “Era una casa grande e spaziosa, una bellissima costruzione con camere comode, una piscina, giardini fioriti, erba, e un bellissimo panorama sulle Alpi. Un sogno, niente da dire. Vi arrivammo in estate, quando le montagne sono coperte di verde e tutto intorno è illuminato dalla luce del sole, dolce e morbida: che contrasto con il panorama delle baracche e le recinzioni di filo spinato dei lager!
Un miracolo. Non vi è un’altra parola per definirlo, dal momento in cui incontrai i soldati della Brigata per le vie di Innsbruck, la mia vita cambiò completamente. Come in un teatro, cala il sipario su una scena buia e dolorosa e alcuni secondi dopo il sipario si riapre su un palcoscenico illuminato e allegro.”

 

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