GLI STUDENTI E LA SCRITTURA NEGLI ANNI DUEMILA

GLI STUDENTI E LA SCRITTURA NEGLI ANNI DUEMILA:

Anche nell’era digitale resiste il fascino di carta  e penna da parte dei giovani

Penna-e-Calamaio

Tempo di esami di maturità, di tesine, di saggi, di testi scritti. Leggendo le pagine del quotidiano della mia provincia, in un articolo riguardante la scrittura negli Anni Duemila, mi hanno sorpreso molto le parole di una studentessa liceale che ribadisce come la scrittura sul web è un modo per mettersi sotto i riflettori, mentre se davvero si vuole una relazione reale e vera, non c’è paragone con la scrittura offline, perché nel momento in cui viene letta, introdurrà pensieri, emozioni, immagini diverse, ma con afflato simile, coinvolgente, armonioso e completo.

Scrittura e studenti
Scrittura e studenti, da L’Eco di Bergamo

Paradossalmente ci si sente più vicini agli altri attraverso la pagina cartacea, che non quella social.

Da rilevare la tecnica sintattica che caratterizza la particolarità del linguaggio tecnologico: frasi brevi, caratterizzate dal punto, accostate velocemente a bombardare in sequenza, la scrittura perde profondità. Il legame lettore – autore si realizza pienamente solo attraverso il libro.

In  realtà è un piacere scoprire che anche nell’era digitale resiste il fascino di carta  e penna, o, di word e file, da parte dei giovani, visti sempre così immersi nelle comunicazioni veloci e graffianti via sms, skipe, web, social, twitter e affini. Come animali mutanti, cyber nautici di giorno, si trasformano di notte in “occhi puntati alla luna”, giovani Leopardi di fronte al loro senso dell’Infinito, quasi spaziale, ipernauta, postglobale.

L'attimo di luce
L’attimo di luce

In molte Scuole ed Istituti Superiori bergamaschi e Licei fioriscono iniziative che hanno la “Scrittura” come sola protagonista. Corsi di scrittura dai nomi fiabeschi, immaginari, coinvolgenti: “Gioielli fra i banchi”, al terzo anno consecutivo, oppure “Scribo ergo sum”, giunto alla quarta edizione,  o ancora “Penne nuove di zecca”, che culminano con raccolte di racconti portati alla pubblicazione con successo. “Ragazzi disposti a rientrare a scuola al pomeriggio per scrivere, senza ricompense o crediti di alcun genere, solo per la voglia di raccontare” dice una docente.

Silenzio dell'anima nei giardini di Branzi, Alta Valle Brembana
Silenzio dell’anima nei giardini di Branzi, Alta Valle Brembana, Bergamo

Nelle parole degli studenti la risoluta consapevolezza che il libro dura nel tempo, “scripta manent”, mentre sul web tutto è più labile, fugge via al successivo “Mi piace” o clic. La libertà di scrivere non ha uguali, unanimi nell’idea che una storia è come pezzo della propria anima.

La scrittura come meccanismo da montare e smontare, spostare, cambiare, dare un seguito diverso, arricchire, modificare, allungare e soffrire, creando personaggi unici e diversi, senza limiti, degli alter ego, degli amici immaginari, dei Lari moderni. Con la gioiosa ebbrezza di poter scegliere la strada più vicina al proprio istinto. Tutti conformi nell’affermare che la storia prende respiro sotto le dita, dipanandosi come un nastro d’argento e fondendosi nei colori della vita. Tutti conformi nell’affermare che scrivono dove capita, di getto, non per essere letti, ma soprattutto per capirsi, per fermare un momento che non si vuole far fuggire via.

Il lettore è infine il punto di arrivo, perché non potrà  fare a meno di riflettere su ciò che legge, rimanere sorpreso, oppure ferito, o arrabbiato. Ma in ogni caso ecco l’alchimia della relazione. Ecco la profonda rete di coinvolgimento  a pelle, dell’anima, della mente, perché viviamo di parole, ne abbiamo bisogno, sono il nostro sentirci vivi. Anche in un mondo di immagini cliccate, il nostro “Ohhh!” di meraviglia è solo l’inizio di una storia. La nostra.

Amsterdam, 2007: una collana di biciclette nell'epoca delle comunicazioni globali
Amsterdam, 2007: una collana di biciclette nell’epoca delle comunicazioni globali

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