OTTO MARZO, poesia e prosa per le donne di un tempo

Otto marzo,

 parole poetiche dedicate alla figura della donna di montagna

Foto nonna 3
Nonna Elisa, Amora Bassa, Bergamo, 1991

DONNA LOMBARDA

Era là.

Sorretta dal silenzio

di pietre vecchie e di passato.

Il volto brunito

incavato

dalle intemperie dell’amore.

Scuciva ricordi

dal sofferente umore

di ferite struggenti sulle mani.

Era là.

Viveva di immagini e di miraggi

su quelle terre fertili.

Sciorinava parole come il vento

nei sussurri fra i rami.

E trascorreva il tempo

con negli occhi

la tenerezza calda del pianto.

(Aurora Cantini

Da  “Fiori di campo1993, rieditato 2011)

copertina 1° libro di poesie FIORI DI CAMPO 1993 rieditato 2011
copertina 1° libro di poesie FIORI DI CAMPO 1993 rieditato 2011

Per l’Otto marzo, ancora una poesia

Otto Marzo

Mia nonna Angelina è qui ritratta con i figlioletti nel 1926, montagna brgamasca: borgata di Amora. Il bimbetto con la vestina, di circa due anni, è mio padre Mansueto.

LE DONNE DI UN TEMPO LONTANO

“Dalla veranda delle cascine di campagna, ecco, appaiono loro, le nostre donne, avvolte nei loro grembiuli a fiori, attaccate alla terra dei loro padri e ai loro uomini lontani.

Donne che parlano poco, gli sguardi silenziosi ma fermi, pungenti come capocchie di spillo, severi. Scavate nel volto e nel cuore, col rosario in mano, riservate ma attente, nell’attesa di un ritorno.

Stanno appoggiate al silenzio di pietre vecchie, il volto brunito sfaldato dalle intemperie dell’amore.

Osservano il cielo e i campi: sanno che il loro tempo e quello del loro cammino sta per finire.

Negli occhi danzano le immagini e i miraggi di terre fertili, di passioni tenaci, di amori taciuti, di ricordi racchiusi, laggiù, in fondo al filare sperso nella bruma, laggiù, dove il sole si scioglie tra il grano, dove i canti si mescolano al vento nei sussurri fra i rami, le mani ferite e dure, le carezze fugaci e schive, i passi frettolosi e silenti. Trascorrono il tempo con negli occhi la tenerezza calda del pianto, mute figure mescolate alla notte, senza sonno.

Raccogliamo noi le loro storie, continuiamo noi il loro passo, portiamole lontano, oltre la fatica e il distacco, oltre il sentiero lungo i canali, oltre l’alba buia di gennaio; diamo voce ai loro sogni di donna, di ragazza ancora leggera, di mamma china sulla culla.”

 (Brano tratto dal libro “Lassù dove si toccava il cielo” di Aurora Cantini)

(Opera vincitrice della Seconda edizione del concorso di prosa 2008 “Donna, mamma, amica mia” organizzato dal Comune di Calvenzano, Bergamo, in occasione dell’ 8 marzo)

I commenti sono chiusi