Memorie del 4 Novembre

Commemorazione del 4 novembre:
quando una data deve riportare la Storia sulla nostra strada

Soldati italiani entrati a Trento il 4 novembre 1918
Soldati italiani entrati a Trento il 4 novembre 1918

C’è tutto un fiorire di commemorazioni per ricordare il 4 Novembre, Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.
Scrive davvero bene il giornalista Giorgio Bardaglio su L’Eco di Bergamo quando dice: “Lunga è la notte, specialmente quella della Memoria. Per intuire davvero la Prima Guerra Mondiale servirebbero abiti zuppi di pioggia e un elmetto di metallo in testa, odore di polvere da sparo, timpani rotti dal fracasso degli scoppi, sapore di sangue in bocca e lacrime agli occhi annebbiati dai gas e dal ricordo dei genitori o della fidanzata a casa. Dovremmo essere lì, (tutti noi), in trincea, accartocciati nel grembo della terra, al buio, con le mani che stringono la baionetta e il terrore che fa tappo allo stomaco, risucchia nei polmoni l’aria.” (tratto da L’Eco di Bergamo del 24 maggio 2015)
Il 4 novembre 1918 non segnò alcun finale da leggenda, né un lieto fine incorniciato da ghirlande, solo fango e fame, cupe nuvole basse che serravano la cittadina di Vittorio Venero in un abbraccio da oltretomba.
L’Armistizio firmato a Villa Giusti non portò al cambiamento di colore, né di luce, né di battito. Per centinaia di migliaia di uomini e ragazzi in uniforme il silenzio dei cannoni non significò la fine della guerra. Per loro fu solo l’inizio di un lungo viaggio verso il ritorno alla vita, spesso solo sfiorata e mai realizzata.
Per centinaia di migliaia di uomini e ragazzi in uniforme il silenzio significò mettersi sulle spalle il peso dei compagni morti, dei loro nomi che più nessuno avrebbe ricordato o pronunciato, delle lettere ancora in tasca da consegnare alle mamme o alle spose dei loro commilitoni, delle gavette con incisi i nomi di chi non c’era più, significò rinunciare a cancellare le immagini dietro gli occhi che per sempre, ogni ora, ogni minuto della loro vita da quel 4 novembre in poi avrebbero ferito il sonno, sconquassato le notti, flagellato la mente.
E dei tanti, milioni, che non tornarono, rimasero le lapidi, gli epitaffi, i monumenti destinati a ergersi contro le intemperie, contro la frenesia della vita aldiqua, a ingrigirsi nello smog e nella caotica quotidianità. Spesso transitiamo davanti a quei piedistalli con incise interminabili liste di nomi e nemmeno ce ne rendiamo conto. Non uno sguardo, non un pensiero, solo l’impellenza di andare avanti lungo la nostra strada.

Monumento ai Caduti di Aviatico: particolare
Monumento ai Caduti di Aviatico: particolare

Eppure è quella lista di nomi che ci ha fatto da indicazione per sapere dove andare, un faro lungo la strada della nostra esistenza che neanche siamo consapevoli di avere accanto.
Il sindaco di Aviatico nella sua introduzione al memoriale dedicato ai Caduti del territorio e ai 4 fratelli Carrara, che verrà illustrato alla comunità sabato 7 novembre presso la Sala Civica, ha racchiuso il vero significato della Commemorazione del IV Novembre: “I versi poetici “il mio nome è in chi mi ricorderà” sono un invito forte a tenere accesa la fiamma della memoria davanti alle foto sbiadite ed ai nomi incisi sulle lapidi di questi figli della nostra terra.
Ed anche – come ha scritto Guareschi – a guardare in alto perché “quando un soldato muore, il suo corpo rimane aggrappato alla terra, ma le stelle della sua giubba di staccano e salgono in cielo ad aumentare di due piccole gemme il firmamento”.

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