Il “Violino della Shoah” di Eva Maria Levi Segre, morta ad Auschwitz

Eva Maria Levi Segre FONTE WEB

Eva Maria Levi Segre aveva solo 22 anni quando fu arrestata dai Tedeschi a Tradate, dove si era rifugiata con i genitori e il fratello di 21 anni  fuggendo da Torino, la città dove aveva sempre abitato.

Non le lasciarono portare nulla con sé, mentre la caricavano sul treno bestiame alla stazione di Milano, tranne la cosa più preziosa che possedesse, il suo violino. Eva era un talento innato nella musica e sognava di suonare in una grande orchestra.

Strinse quel suo amato strumento, quasi un amico a cui confidare le sue angosce, fino ad Auschwitz.

Proprio grazie al suo violino e a quel suono melodioso e struggente che solo lei sapeva far nascere dalle sue corde, Eva scampò alla camera a gas e venne reclutata per comporre l’orchestrina femminile di Birkenau.

Poi dal giugno 1944 di Eva non si seppe più nulla. Morì nell’aprile di quello stesso anno, per cause ignote.

Eppure il violino ritrovò il richiamo di casa e ritornò in Italia tra le mani di Enzo, il fratello di Eva, l’unico della famiglia scampato al massacro, che dopo la Liberazione riuscì a rientrarne in possesso. Sul cartiglio interno Enzo vi fece scrivere il suo numero di matricola al campo di Auschwitz e un motto in tedesco “Musik macht frei”, “la Musica rende liberi”, in risposta alla frase che campeggiava sulle inferriate dei cancelli di ogni campo di sterminio del Terzo Reich “Il lavoro rende liberi”.

Il Violino della Shoah di Eva Maria Levi Segre FONTE WEB

Per anni Enzo Levi Segre portò in giro per il mondo quel violino sbrecciato e fragile, piccolo cuore di vita che ancora pulsava parlando di Eva. Tentò di resistere al dolore della perdita dell’amata sorellina e della madre (uccisa all’arrivo ad Auschwitz) ma il peso era troppo grande da sopportare ed Enzo decise di porre fine alla sua vita.

Il collezionista Carlo Alberto Carutti con il Violino della Shoah, appartenuto a Eva Maria Levi Segre morta ad Auschwitz

L’artefice del ritorno ad Auschwitz del Violino della Shoah è stato un collezionista di Cremona, Carlo Alberto Carutti, il quale, a 93 anni suonati, non ha dimenticato l’Olocausto e il tributo di sangue innocente sgocciolato da quelle disgraziate baracche. Per questo ha donato tutta la sua collezione di strumenti musicali al Museo della Musica di Cremona, con l’impegno che il Violino ritornasse ad Auschwitz. E così è stato.

Racconta Il Corriere della Sera in un articolo per la Giornata della Memoria parlando dei fratelli Levi: “Nel lager la madre Egle è immediatamente eliminata, mentre Enzo viene messo al lavoro in fabbrica. Eva Maria, grazie al suo violino, entra a far parte dell’orchestra di Birkenau. Le condizioni di vita aberranti del campo la conducono tuttavia a una rapida morte, nell’aprile del 1944. «Enzo non si arrese – prosegue Carutti -, recuperò il violino e sopravvisse fino alla liberazione del campo, nel 1945. Gli ci vollero più di cinque mesi per tornare a Torino, ma appena ne fu in grado lo portò a un liutaio perché lo restaurasse, aggiungendo una stella di Davide con il filetto in madreperla, il suo numero di matricola inciso sul fondo e il prezioso cartiglio, memoria della sorella e della violenza che l’aveva inghiottita». Enzo morì suicida nel 1958, il violino venne venduto e rimase nell’oblio fino alla riscoperta di Carutti. Ora, dopo essere stato restituito al mondo, suonerà perché nessuno dimentichi più la sua storia.”(  cit. articolo di Fabio Larovere )

Nel marzo scorso davanti al Campo di Auschwitz è stato creato un altare della memoria e lì quel violino antico e sofferente ha ripreso a suonare, portando oltre la bruma le sue note dolenti fino a ricongiungersi con le ceneri nel vento di oltre un milione di ebrei uccisi nel lager durante gli anni devastanti della Seconda guerra Mondiale.

Il 23 marzo 2017 dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano è partito il Treno della Memoria, dallo stesso binario da cui partirono i treni degli ebrei deportati nei campi di concentramento. Per moltissimi di loro non ci fu ritorno. Durava 5 giorni quel viaggio straziante e tragico, cinque giorni di terrore incontro all’inferno.

Insieme alle autorità, alla cittadinanza e ai Rappresentanti Sindacali della Cgil, Cisl e Uil, che organizzano ogni anno il viaggio, c’era anche il giornalista free lance e fotografo Giorgio Fornoni, oltre alle varie classi degli Istituti Superiori provenienti da tutta la Lombrdia con i loro insegnanti, uniti a dieci studenti del Liceo Lotto di Trescore. Centinaia di studenti e professori in silenzioso omaggio al Sacrario degli Innocenti Caduti sotto la sferza del Male.

Auschwitz FONTE WEB

I ragazzi sono rimasti impietriti, sgomenti davanti ai cumuli enormi di scarpe, occhiali, spazzole, valigie appartenuti agli ebrei prigionieri.  Tremanti hanno osservato le crudeli fotografie dei giorni successivi all’apertura dei cancelli dopo il 27 gennaio 1945.

Davanti ai cancelli di Auschwizt il Violino della Shoah, tra le mani della straordinaria Alessandra Romano, prima timidamente e poi con enfasi solenne, ha suonato il “Nigun”, coè la Preghiera Ebraica del mattino. Al termine un’ultima nota dolorosa e quasi di rabbia, che nel crepuscolo si acquietava fino a trasformarsi in goccia di speranza, in un singulto di pace. Il Violino della Shoah, che accompagnava con il suo doloroso e affranto abbraccio gli ultimi passi dei condannati nelle camere a gas, ha ripreso a sorridere, quasi un trillo di gioventù, facendo da corona alle risate della nuova gioventù, la nuova generazione, la sola che può portare davvero la Pace.

I fratelli Levi Segre deportati ad Auschwitz