Tra gli alti boschi del Monte Perello

il Santuario che veglia sulla valle

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-FILEminimizer–veduta-aerea-santuario FONTE http://www.santuarioperello.it/dal-ns.-archivio.html

Per il villeggiante che soggiorna sull’Altopiano Selvino Aviatico molti sono i sentieri facilmente percorribili, che permettono di passeggiare a contatto con la natura, respirando aria tersa e pulita e lasciando vagare liberi i pensieri.

Tra le tante mete di grande suggestione e con panorami mozzafiato ve n’è una che non può mancare nei ricordi da custodire al rientro in città: è la passeggiata al Santuario della Beata Vergine del Monte Perello, nella parte orientale del gruppo del Monte Podona.

Si lascia l’auto al parcheggio del Palazzetto dello Sport, zona sud di Selvino, e subito un chiaro cartello indica la via. Il primo tratto in discesa si incunea in un fitto bosco di latifoglie, poi si comincia la leggera arrampicata.

FOTO 1 Scaletta nel bosco di Perello

Scaletta nel bosco di Perello

Una deliziosa staccionata lignea evoca storie di folletti e casette nel bosco, come una fiaba a cielo aperto, mentre il profumo di ciclamini e menta selvatica riempie il cuore di attese e sogni.

Percorrendo il sentiero che si snoda lungo i fianchi del Monte Podona, lo sguardo volge al cielo il suo saluto. Fanno compagnia i solitari stridi della poiana e la brezza leggera nello stormire tra gli alberi.

FOTO 2 Percorso nel bosco di Perello

Percorso nel bosco del Monte Perello

A destra la vista mozzafiato dei paesini arroccati sui pendii come pietruzze colorate gettate per ripicca al tempo degli Dei, mentre si supera lo scrosciare del torrente e i punti di belvedere.

FOTO 3 Sottobosco del Monte Perello

Il sottobosco del Perello

Più sotto si scorge il bianco paesino di Rigosa, una macchia candida quasi incastonata in uno scrigno di verde.

FOTO 4 Rigosa vista dal sentiero del Perello

Il paesino di Rigosa visto dal sentiero che porta al Santuario del Monte Perello

Poi, in una gola che separa le tante vallette, ecco aprirsi  la radura: in uno spiazzo aperto su un pianoro che invita al riposo, scavato nella montagna, appare la facciata linda e splendente del Santuario dedicata alla Vergine del Monte Perello.

FOTO 5 La chiesa del Monte Perello nel dipinto di Annalisa Carminati

La chiesa del Monte Perello nel dipinto di Annalisa Carminati

Si erge quasi intrappolato dal verde del monte omonimo che fa da spartiacque a 900 metri di altezza tra la Valle Seriana, con gli abitati di Salmeggia, Nembro, Alzano, e la Valle Brembana e paesi intorno, attraverso le forre del torrente Ambriola. Lungo il costone passava uno dei sentieri della Via Mercatorum, che conduceva sul lato ovest verso Nembro e Alzano, e dall’altro verso il Passo San Marco e la Svizzera.

FOTO 6 Il Santuario della Madonna del Perello nascosto nel verde estivo

Il Santuario della Madonna del Perello nascosto nel verde estivo

Non è un santuario appariscente e gagliardo, ma timido come fanciulla, tenacemente attaccato al costone che precipita verso il basso, verso il torrente Algua, quasi inaccessibile alla massa, alla gente.

Non mano d’uomo a confondere materia e diletto, non voci di piazza di contrada, non sfrecciare d’auto. Solo raccoglimento, riflessione, riposo, calma e frescura. Abbarbicato al santuario sta la foresteria che il Vescovo Gregorio Barbarico volle per ospitare i preti nei loro esercizi spirituali.

Anticamente denominato “Oratorio della Beata Vergine Maria ad Elisabetta nel Bosco del Perello”, è uno dei più antichi della bergamasca, si legge infatti sul sito del Comune di Selvino “cronologicamente è la seconda apparizione, dopo quella avvenuta alla Basella di Urgnano (Bg) nel 1356, canonicamente accertata  ed approvata in diocesi di Bergamo” e forse uno dei pochi incastonati in un totale verdeggiante scrigno di natura nella bergamasca, solitaria luce nel peregrinare dell’uomo.

FOTO 7 La chiesa del Monte Perello arroccata sullo sperone roccioso; in alto è ben visibile la strada e in basso il paese di Rigosa

La chiesa del Monte Perello arroccata sullo sperone roccioso; in alto è ben visibile la strada e in basso il paese di Rigosa

Un tempo era raggiungibile solo a piedi, attraverso mulattiere che si inoltravano nel bosco partendo da Selvino, da Sambusita/Rigosa o da Miragolo. Solo verso la fine del XX secolo esso fu collegato da una comoda strada che ancora oggi arriva sul piazzale antistante il Santuario stesso: è la strada provinciale n°28 Algua-Selvino, che si può percorrere sia dalla frazione Sambusita di Algua in direzione località Passata, oppure da Miragolo San Salvatore, o infine direttamente da Selvino, salendo al borgo di Salmeggia, sempre passando dalla località Passata.

FOTO 8 Il piccolo borgo di Salmeggia e la località Passata

Il piccolo borgo di Salmeggia e la località Passata, da dove si può raggiungere il Santuario del Perello

Dal tempo dell’Apparizione al povero contadino Ruggero intento a falciare fieno nelle radure tra la boscaglia fitta, il santuario ha accolto pellegrini, viandanti, uomini devoti, bisognosi, in un abbraccio silenzioso ed eterno. Non giunge qui il rumore del traffico, non giunge il cicaleccio della vita.

Ha l’aspetto di un antico eremo, reso ancor più massiccio e possente anche dal campanile longilineo, con i locali per abitazione del custode (un tempo chiamato “romito”, eremita, figura fondamentale nel passato, perché aveva il compito di custodire il Santuario ma soprattutto di accogliere ogni pellegrino, in ogni ora del giorno o della notte, ancora oggi presente anche se non più residente fisso), la foresteria alloggio e ristoro dei pellegrini e le tre chiese costruite una sopra l’altra.

FOTO 9 L'abitazione del Romito

L’abitazione del Romito

La più antica delle tre chiese è oggi la Cripta dove sono avvenute le Apparizioni, chiusa a botte come sigillata nel suo scrigno.

Della seconda, costruita nel 1468 insieme al campanile per contenere il sempre maggior afflusso di pellegrini, è rimasto poco, mentre la terza, realizzata a ridosso, venne edificata tra il 1560 e il 1575.

Nel tempo opere pittoriche, sculture e affreschi hanno impreziosito le pareti della chiesa: nomi famosi come Carlo Ceresa, Gian Paolo Pace detto L’Olmo, Marinoni di Desenzano di albino, vigilano accanto ad altri più sconosciuti, ma eternamente vivi nel loro amore verso la Vergine.

Commovente il legame che da sempre lega il Santuario ai suoi emigranti: dai luoghi dove giungevano non mancavano di far pervenire al Santuario oggetti e ricordi a testimonianza di devozione, un suggello di buon augurio e di fede convinta e mai vinta. 

FOTO 10 I dipinti nel Santuario del Perello

I dipinti nel Santuario del Perello

Due dipinti che raffigurano l’Apparizione sono opera di Pietro Baschenis, un esponente della famiglia di pittori nota in tutta la Valle Brembana. Numerosi sono gli affreschi della “Madonna del latte”, tra cui quello proveniente dal borgo ormai scomparso di Predale sotto Ama, molto invocata dalle puerpere del tempo affinché, in un periodo in cui non esistevano ancora pappe ed omogeneizzati, garantisse latte a sufficienza per permettere ai neonati di superare il primo anno di vita. Nel 2009, grazie all’interessamento di Don Valerio Ghilardi, originario di Selvino, e con l’aiuto di Guido Carrara, si è riusciti a ritrovare l’affresco a Cenate, in casa di una delle nipoti del parroco che l’aveva tolto dalla parete negli anni Sessanta, don Francesco Berbenni. Attraverso vari contatti con gli eredi, finalmente questo antico affresco, espressione della pittura popolare, è ritornato sull’Altopiano ed ha trovato degna collocazione nel Santuario della Beata Vergine Madonna del Perello, di cui don Valerio è guida spirituale.

FOTO 11 L'affresco che abbelliva una delle case dell'antico borgo di Predale, sotto Ama

L’affresco che abbelliva una delle case dell’antico borgo di Predale, sotto Ama

Nella terza chiesa si può ammirare un secondo gruppo statuario dell’Apparizione, opera dello scultore Alessandro Cappuccini di Milano.

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La statua della Madonna e del contadino Ruggero, FONTE http://www.santuarioperello.it/dal-ns.-archivio.html

Per secoli l’amministrazione del Santuario fu tenuta dai sindaci e parrocchiani di Rigosa e Sambusita, comproprietarie del Santuario, sotto la giurisdizione del Vescovo di Bergamo. Oggi le due parrocchie sono fuse e quindi il sacro luogo, aperto dal Lunedì dell’Angelo fino al Primo Novembre, Solennità di tutti i Santi, è gestito dal Rettore del Santuario, che è anche il “parroco pro tempore della Parrocchia di Rigosa di Algua, in qualità di Presidente di una commissione di nomina popolare confermata dal Vescovo, coadiuvato da un sacerdote diocesano nelle vesti di cappellano”.

FOTO 13 L'Annullo filatelico

L’Annullo filatelico per il Giubileo del 2013

IL 2 LUGLIO 1413

Quella lontana giornata del 2 luglio 1413 era stata calda e soleggiata. Un tempo i valligiani vivevano dei lavori nei campi e anche il contadino Ruggero Gianforte de Grigis, del paese di Rigosa, si era portato sul far del mattino verso il crinale che scende lungo i fianchi del Monte Perello, sopra Rigosa, in territorio di Algua, per falciare i piccoli appezzamenti di prato tra i boschi di faggi- carpini e frassini.

La falce si muoveva veloce e con un tocco di gomito si creavano le “andane”, lunghe strisce di fieno simili a boccoli dorati di fanciulla, che si creavano andando avanti nel percorso di taglio.

FOTO 14 Le tipiche andane di fieno lungo i pendii di montagna

Le tipiche andane di fieno lungo i pendii di montagna

Ad un tratto ecco apparire, mirabile e stupefacente, una figura di donna. Riporta il testo della guida al Santuario: “In un primo momento, incerto dell’improvvisa visione, si dice che il buon uomo non fece nessun cenno di riverenza e “manco si tolse il cappello”.  La Visione, una donna dal manto lungo fino ai piedi, ricomparve e Ruggero si inginocchiò, sopraffatto dall’emozione.

La Madonna lo rincuorò, pronunciando parole leggere come la brezza tiepida, e chiedendo che in quel luogo impervio, lontano dal mondo, nascosto agli occhi del benessere, celato ai desideri terreni, venisse eretta una chiesa, costruita dalle mani operose e instancabili degli abitanti di Rigosa e Sambusita, a cui i paesani facevano capo come Parrocchia.

Per quattro volte apparve, e nell’ultima presenza, come prova del luogo esatto e attestato di veridicità nei confronti dei popolani, fece nascere da un ceppo di faggio marcio lì nei pressi, un ramoscello di ulivo verdeggiante e frondoso.

FOTO 15 L'Apparizione al contadino Ruggero

L’Apparizione al contadino Ruggero

Dopo una iniziale incredulità, dettata giustamente dall’evento mirabolante e sorprendente per gente abituata solo a chinare il capo sotto il sole e lavorare nei campi, gli abitanti di Rigosa uniti a quelli dell’altra frazione di Algua, Sambusita, si recarono a frotte sul luogo e davanti al prodigio del ramoscello d’ulivo, pianta impossibile da coltivare a quell’altitudine, si misero all’opera.

Scavarono il cuore del monte Perello e con pale e picconi, punta e mazza, appianarono il tratto di pendio al fine di costruire una chiesa. Il sentiero venne allargato ed era un continuo viavai instancabile di uomini e lavoranti, ragazzi con la “schisèta” (gavetta) del pranzo, donne con i “pignetì” di latte fresco o acqua, o minestrone, o zuppa.

Il ceppo di faggio secco con il virgulto semprevivo di ulivo venne rinchiuso nell’alcova e rimase visibile fino all’epoca della Visita Pastorale del Vescovo Ruzzini, nel 1705. Fu poi “murato per ordine del Vescovo per evitare manifestazioni di superstizione” come si legge nei documenti ufficiali.

Da allora molti prodigi, ex voto, devozioni e suffragi, hanno riempito gli antichi e sacri muri, a testimonianza del grande e forte legame con la terra di montagna e i suoi abitanti.

Gli studiosi si sono a lungo interrogati sul significato profondo del virgulto d’ulivo: a quel tempo, a causa dell’imperversare della guerra tra Guelfi e Ghibellini che aveva stravolto ed era dilagata anche in Valle Brembana, in Valle Serina e sull’Altopiano Selvino Aviatico, numerose erano le faide tra famiglie, tra borgate, all’interno di uno stesso gruppo familiare, e il miracolo dell’ulivo si può considerare una richiesta divina alla Pace.

In realtà per circa tre secoli l’evento dell’Apparizione è stato tramandato solo oralmente dagli abitanti della zona. Di questa mancanza di  documenti scritti e delle ricerche fatte a partire dal 1613, ne fa fede una annotazione nel libro dei conti conservato nell’Archivio del Santuario.

Eppure furono molte le personalità illustri che trovarono ristoro e meditazione tra le mura del Santuario: primo fra tutti San Carlo Borromeo a fine settembre del 1575, il quale aveva fatto tappa al Perello durante la sua visita sull’Altopiano di Selvino Aviatico, come testimonia la Cappelletta a lui dedicata situata all’inizio del paesino di Amora. Quasi cento anni dopo, nel settembre 1658, fu il Vescovo di Bergamo  San Gregorio Barbarico a inginocchiarsi dinanzi alla Vergine.

 Un ricordo significativo e commovente viene narrato: “Un certo Vincenzo Carminati, di Nese, dall’età di 3 anni, portato nella gerla dai genitori, e fino all’anno della morte a 101 anni di età, non mancò mai l’appuntamento annuale con la Madonna del Perello.”

L’Incoronazione della statua della Madonna del Perello avvenne l’11 agosto 1963, in occasione del 550° anniversario dell’Apparizione, e fu benedetta dal Vescovo di Norcia Monsignor Alberto Scola, essendo venuto a mancare 8 giorni prima il Vescovo di Bergamo Monsignor Giuseppe Piazzi.

Nell’archivio del Santuario sono inoltre conservate due pergamene papali, una di Alessandro VI datata 1498, l’altra di Urbano VIII del 1626 (che si possono osservare in riproduzione nella chiesa di mezzo): entrambe danno disposizioni in merito al Santuario e certificano l’esistenza in quel luogo del culto della Vergine Santissima. “Oh, pellegrino, questo luogo che ti accinge così tanto, è stato eretto nel segno della Fede e dell’Amore: tutto in esso vuol parlare al tuo cuore, per condurti ad esprimere devozione e santità. Guarda ed ammira ogni cosa, ma non tralasciare il raccoglimento del luogo e non resistere al suo richiamo.”

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Cartolina d’epoca con il Santuario del Perello e sullo sfondo, in alto a sinistra, la maestosa facciata della Sciesopoli di Selvino (per gentile concessione di Giuseppe Pino Bertocchi)

 Sciesopoli Selvino