Il paese dei bambini, Ganda,
dove il Natale diventa Presepe

Ganda 1958

                  Ganda innevata come un Presepe di Natale, 1958 (fonte web)

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3 gennaio 2016, Ganda innevata

Nell’ultima propaggine est dell’Altopiano Selvino Aviatico, Valli bergamasche, oltre il Passo che prosegue in discesa verso Orezzo e Gazzaniga, al termine di una striscia di strada sul precipizio detta “il canalone”, vi è un paese adagiato sopra un dolce pianoro a 1100 metri, Ganda, che può essere definito “Il Paese dei bambini” per molte sue caratteristiche.

Foto 1 Il paese di Ganda visto dalla Cornagera

Il paese di Ganda visto dal Monte Cornagera, con la strada detta “il canalone”

Innanzitutto la posizione quasi pianeggiante a 360 gradi a cavallo tra la Alta e Media Valle Seriana, con il fiume Serio che scorre da un lato in basso come un nastro d’argento, lo ha reso da sempre meta ambita per passeggiate e giochi nei prati, così graditi ai bambini. Le distese di ranuncoli, non ti scordar di me e narcisi invitano a corse a perdifiato a piedi nudi sul soffice velluto verde. In inverno il bianco candido della neve che quasi ricopre fino al tetto le minuscole abitazioni lo trasforma in un Presepe di Natale.
La massiccia mole del Monte Arera e del Monte Alben svettanti a est, sovente incappucciati di bianco come antichi maghi, donano un’atmosfera da paradiso di fiabe.

Foto 2 il fiume Serio, in basso nella Media Valle Seriana

Dal pianoro di Ganda il fiume Serio in basso, Media Valle Seriana

Foto 3 2008, Ganda, dietro l'Arera e l'Alben

Ganda: dietro a sinistra il Monte Alben e accanto il Monte Arera

I numerosi roccoli verdi e folti, con le loro arcate e gallerie frondose, sparsi nei dintorni, tra cui l’imponente creazione sotto il Monte Rena, rendono il paesaggio quasi un regno di magia, nel periodo delle “passate” degli uccelli migratori a riempire l’aria di frulli d’ali come angeli.

Foto 4 Il roccolo sotto il Monte Rena

Il roccolo sotto il monte Rena

La strada provinciale verso Amora, Ama, Selvino, Aviatico, è quasi un belvedere pressoché pianeggiante, si possono percorrere i carrabili verso il Monte Rena, dove ci sono i Ripetitori TV e il punto di lancio della Scuola di parapendio; la mulattiera verso la Val di Gru offre punti mozzafiato che si congiungono con la Val Vertova, oppure si può salire dal Passo di Ganda, località “Muruna”, verso l’Osservatorio Astronomico, approdando sulla Cornagera e anche fino al Monte Poieto con il suo Rifugio. Verso est invece, inoltrandosi oltre il Passo di Ganda percorrendo la stretta strada a precipizio sulla valle, detta “Il Canalone”, si può ammirare in tutto il suo splendore la mole dolomitica della Presolana.

Foto 5 L'Osservatorio astronomico in alto, con Ganda adagiato sul colle e lontano la Valle Gandino

L’Osservatorio Astronomico in alto, con Ganda adagiato sul colle e la Valle Gandino

La Presolana vista dalla strada stretta (detta “Il Canalone”) che conduce al paese di Ganda, Altopiano Selvino Aviatico Foto di Aurora Cantini 3 gennaio 2016

Il termine Ganda secondo alcuni deriva dal celtico gant che significa pietraia, roccia franata, visto che in alto verso ovest incombe la mole della Cornagera, massiccio dolomitico dalla base franosa.
Venne abitato fin dall’anno Mille, vista la particolare ubicazione a crocevia di transito tra le Valli Seriana e Gandino (specializzata in commerci di lana e tessuti) e la Valle Brembana, a cui si accedeva tramite la Via Mercatorum nella ramificazione a ovest verso Amora e, più oltre, Aviatico.
Comodi sentieri, ancora oggi perfettamente praticabili (sentieri n°521 e n°522 Guida CAI), lo collegavano alla bassa valle: uno portava verso la “Tribulina”, una cappelletta votiva costruita nel punto più alto del pianoro, per poi abbassarsi agilmente verso est, a Orezzo e il Rocliscione; un’altra mulattiera lo collegava facilmente al fondovalle e al paese di Gazzaniga; una terza, partente dal quartiere più vecchio, detto “Dei Se-e-rì”, scendeva a fianco della Valle del torrente Rovaro e all’omonima località, con prosecuzione verso Comenduno e Albino, verso sud, costeggiando il fiume Serio.

Foto 6 Angolo caratteristico

Un angolo di Ganda

Nel 1378, allorquando il conte di Milano Barnabò Visconti, ghibellino, intese radere al suolo il paese di Comenduno che ancora gli opponeva resistenza al comando del potente ‘De Signori, molti abitanti risalirono la montagna e si istallarono intorno alla “Tribulina”, caposaldo ben visibile per l’orientamento.
L’aumento dei residenti richiese qualche anno dopo la costruzione di una chiesa nel punto centrale intorno al pugno di case unite tra loro, dedicata alla Madonna, eletta Parrocchiale nel 1619, la cui facciata, impreziosita da sei nicchie contenenti le immagini della Madonna, dei Santi Giuseppe, Rocco, Pietro, Paolo e Antonio abate, è stata rimessa allo splendore originario grazie ad un’opera di restauro nel novembre 2012, a spese della comunità.

Foto 7 La Chiesa con la facciata rovinata

La chiesa di Ganda prima del restauro (per gentile concessioen di Rachele Martinelli)

Foto 8 La chiesa con la facciata restaurata

La chiesa di Ganda oggi

Ed è proprio all’interno della chiesa dedicata alla Madonna Assunta che si può ammirare la caratteristica più saliente del paese di Ganda: in una nicchia di vetro nella navata laterale destra si conserva luminosa e candida la statua della Maria Bambina Neonata deposta nella sua Culla intarsiata, a grandezza naturale.

Foto 9 La statua della Maria Bambina nella culla

La statua della Maria Bambina della chiesa di Ganda

Verso la fine dell’800 si ampliò la chiesa del paese, e molte famiglie di Gazzaniga e Rova lasciarono il fondovalle per salire al monte, alla ricerca di una vita tranquilla e prospera.
L’avvento delle fabbriche in tutta la Valle Seriana ai primi del Novecento richiedeva continua manodopera: gli uomini scendevano a lavorare il lunedì e facevano ritorno solo il sabato; lassù rimanevano le donne e gli anziani, che avevano il compito di accudire i bambini, occuparsi della campagna, del taglio dell’erba sugli ampi prati, della stalla, del bosco, delle ramaglie.
Ma c’era bisogno di garantire la salute alle generazioni future negli stabilimenti tessili, ed ecco quindi l’esigenza di costruire un edificio che ospitasse e svagasse i bambini permettendo loro di respirare aria salubre, in una località, come quella di Ganda, facilmente accessibile, esente da pericoli, e con le donne del paese disposte ad occuparsi delle faccende pratiche.
Quando sotto il monte Rena venne costruita la Colonia Estiva per i bambini degli operai dello stabilimento Bellora di Cene, furono le Suore della Casa del Fanciullo di Gazzaniga, dell’Ordine Religioso della Carità, dette “di Maria Bambina”, che conducevano anche l’Asilo Parrocchiale e assistevano le operaie della zona costrette a vivere lontano dalla famiglia, a portare lassù la preziosa statua della Vergine Neonata, dato che trascorrevano tutto il periodo estivo sull’Altopiano insieme ai fanciulli a loro affidati.

Foto 10 La colonia estiva per i figli dei dipendenti dello stabilimento Bellora di Cene, a sinistra la lavanderia

La vecchia colonia estiva per i figli dei dipendenti dello stabilimento Bellora, di Cene; a sinistra la lavanderia

Cartolina d’epoca: la ex colonia dello Stabilimento tessile Bellora a Ganda e la stradina che conduce all’abitazione, 5 agosto 1959

Far salire i bambini dei paesi della valle a respirare aria salubre sulla piana montana di Ganda era un bisogno molto sentito, visto il numero sempre elevato di morticini nella prima infanzia.
Erano sempre numerosi i piccoli ospiti, tanto che, quando la struttura della Colonia era al completo, le famiglie del luogo affittavano alle Suore e ai piccoli fanciulli, camere e stanze delle case de paese.

Foto 11, Cartolina da Ganda, 1970

Cartolina del paese di Ganda, 1970 (per gentile concessione di Rachele Martinelli)

Così il paese di Ganda divenne “Il Paese dei bambini”.
Era un continuo risuonare di voci birichine, allegre e canterine: sulle ampie aie, lungo i vicoli, intorno alla pozza d’acqua per l’abbeverata delle mandrie, su è giù per i prati, sui sentieri verso la misteriosa e intrigante Cornagera (meta di escursioni avventurose in cerca di conchiglie fossili), in vetta al monte Poieto per un pic nic o per vivere l’ebbrezza della bidonvia, frotte di bimbetti del posto si mischiavano a quelli ospitati in Colonia.
L’8 di settembre, giorno dedicato alla Natività della Vergine Maria, tutti i bambini partecipavano alla processione sulla piazza, guidati dalle Suore. L’ultima Processione dei Bambini avvenne nel 1959 e in quell’occasione tra i piccoli partecipanti sfilò anche la figlioletta di uno dei nativi di Ganda, emigrato poi a Gazzaniga, Rachele, che proprio quell’anno compiva 6 anni, età minima per essere ammessi al soggiorno nella Colonia.

Foto 12 Processione

Processione dei bambini settembre, 1950 (per gentile concessione di Rachele Martinelli)

Con il passare degli anni il vestitino della Sacra Neonata si era scurito, perciò circa 30 anni fa si decise di farlo ripulire, grazie al contributo economico della sagrestana Agnese Noris dei Pirolècc, la quale prelevò la Santa Culla dalla teca, poi, con l’aiuto della figlia Rachele ormai adulta e insieme alla responsabile Suor Pia, la portò a Milano al Convento delle Suore di Maria Bambina, dove le fasce vennero interamente ripulite e sbiancate. Oggi la Piccola Vergine guarda il mondo con occhi innocenti, avvolta in una leggera e morbida veste di seta, trapuntata di zirconi e passamanerie dorate.

LE MADONNE NEONATE

Foto 13 La teca per le spose con la piccola Madonna Neonata, Poscante

La teca con la piccola Maria Bambina, dono di nozze di ogni sposa delle Valli

La venerazione verso la Madonna Neonata è una tradizione secolare popolare, legata al culto della Maternità, una devozione totale delle donne verso la Santa Madre di Gesù. Tra il 1720 e il 1730 una monaca francescana di Todi, per devozione personale, realizzò alcune “bamboline” in cera della Madonna neonata avvolta in decorate e candide fasce ricamate. Una di queste, nel  1739, venne donata alle Suore Cappuccine di Santa Maria degli Angeli a Milano. Le suore ne propagarono la devozione e ben presto tutta la Lombardia ne venne conquistata, tanto che fin da subito prese piede la tradizione di donare alle giovani spose una statuetta di Maria Bambina nella sua teca di vetro, da porre sopra il comò nella camera nuziale come augurio e benedizione futura.  

Ogni sposa, al momento della partenza verso il paese o la casa dello sposo, insieme alle poche cose che si portava appresso nel viaggio, solitamente sul carretto o sull’asino (tragitti di 30 e più chilometri lungo le polverose strade delle Valli), riceveva come dono di nozze una teca in vetro ovoidale, che conteneva una culla dorata sulla quale, delicata come un giglio e dolce come una nuvola, stata adagiata in un sonno innocente, una bambina: la Madonna Neonata.
Il volto di porcellana rosa dalle guance leggermente rosse era circondato da una cuffietta merlettata, del color della neve, il piccolo corpo si mostrava avvolto in vesti bianchissime, di pizzo intarsiato, che lo avvolgevano tutto, nascondendo mani e piedi. Sul petto un bavaglino ricamato a punti d’oro. Ai lati si intravedeva un cuscino soffice.

Maria Bambina nella Chiesa Parrocchiale di Serina

Maria Bambina nella Chiesa Parrocchiale di Serina

La teca sarebbe stata appoggiata sopra il comò della camera nuziale, accanto all’acquasantiera, a protezione della futura mamma e del suo bambino, e ad essa si sarebbe rivolta da quel giorno in poi la giovane sposa, per invocare una gravidanza lieta, un parto felice (allora si partoriva proprio sul letto nuziale), un allattamento duraturo (non c’erano pappe od omogeneizzati), una buona crescita in salute del proprio bambino, ed un prosperoso esito della fecondità.
Intorno alla Vergine Bambina si muoveva tutto il mondo dell’infanzia di un tempo: infatti la mattina di Santa Lucia, “Santa Lösséa” in bergamasco, accanto all’urna di vetro della Maria Bambina Nascente dove la sera prima erano stati deposti una ciotola d’acqua e una manciata di fieno e “miscèla” – la farina data alle mucche- per l’asinello, i bambini scoprivano i doni: quaderni, matite, oppure i “basì”, bacini, caramelline zuccherate che venivano trovate anche sparse sulle scale, come fossero state davvero dimenticate dalla Santa.
Ancora oggi non è raro, entrando in qualche chiesa delle Valli Bergamasche, scorgere in una delle navate laterali, la delicata nuvola bianca della Vergine Neonata, le labbra rosa leggermente socchiuse, come in attesa di un sorriso.

Foto 14 Poscante, Maria Bambina

Statua della Maria Bambina dell’Asilo di Poscante

LA MADONNA ASSUNTA

Foto 15, la Madonna Assunta di Ganda, opera dello scultore del legno Angelo Gritti

La Madonna Assunta di Ganda, opera dello scultore del legno Angelo Gritti (per gentile concessione di Rachele Martinelli)

Molto sentita a Ganda è la festa dell’Assunzione di Maria Vergine al cielo, che culmina ogni anno nella particolare processione tra i campi con la statua della Madonna, a cui gli abitanti sono legatissimi anche per il tragico episodio legato alla sua inaugurazione, nel Ferragosto del ’44, proprio in piena guerra.
Fino all’anno precedente la gente aveva festeggiato l’Assunzione portando in processione la statua dell’Immacolata, ma grazie all’interessamento del parroco di Ama don Marino Mosca e con il contributo di alcuni parrocchiani, si era deciso di creare una scultura appropriata; tale compito era stato affidato allo scultore del legno Angelo Gritti, lo stesso che vent’anni dopo scolpirà anche la Madonna del Rosario di Amora e la famosa statua lignea di San Marco venerata a Vertova ancora oggi.
I Gritti sono da sempre un nome storico nella bergamasca, infatti è da più di un secolo che si tramandano di padre in figlio i segreti della lavorazione del legno e del restauro, quattro generazioni di ebanisti artigiani, artisti che hanno fatto del legno l’espressione più alta dell’armonia e della creatività: Lorenzo, Angelo, quindi Eugenio e oggi Luciano Gritti.
Così dal laboratorio di Città Alta la statua era giunta a Comenduno su un carretto e da lì trasportata a spalle dai fratelli Patrizio e Santì dei Pirolècc su fino a Ganda, lungo la salita della mulattiera che parte da Comenduno e attraversa la località “Merà”.

La nuova statua aveva richiamato la partecipazione di un numeroso pubblico da tutto l’Altopiano. Si erano uniti alla folla nei festeggiamenti anche parecchi giovani impegnati nella Resistenza. Erano tutti ragazzi conosciuti, figli o fratelli di gente dell’Altopiano o di Gazzaniga, la cui vita era messa ogni giorno a dura prova nella Resistenza sui monti, ma che quel pomeriggio avevano lasciato perdere la lotta armata per vivere un giorno diverso, in allegria. La loro presenza era stata però segnalata al comando militare.

Cartolina d’epoca: la Processione della Madonna Assutna a Ganda, Anni Cinquanta

Erano appena cominciati i Vespri, a cui avrebbe fatto seguito la processione, quand’ecco da fuori giunse distintamente il rumore di numerosi spari. I fedeli terrorizzati, tra cui anche le due figlie maggiori del Santì, Agnese e Clemens, che aiutavano il padre nella conduzione dell’osteria del Circolo ACLI, uscirono sul piazzale, dove apparve davanti agli occhi un’immagine angosciante: alcuni Repubblichini della zona, tra i quali vennero riconosciuti due giovanotti di Albino, serravano d’assedio i giovani partigiani dietro il muro d’angolo dell’osteria, i quali tentavano di allontanarsi verso il cimitero. Dopo alcuni minuti i Repubblichini dovettero desistere e i partigiani riuscirono a darsi alla macchia. Ma un fascista era stato pesantemente malmenato e, come diceva la gente, “indàa a sanc”: andava a sangue.
Il comando decise di intervenire, minacciando di bruciare il paese e solo l’intervento del parroco aveva evitato tale dura punizione.

foto 16 La Madonna Assunta in processione vecchia foto

La Madonna Assunta in processione lungo la strada del “canalone” in una vecchia foto (per gentile concessione di Rachele Martinelli)

IL DECLINO

 

Foto 17 Il cimiterino solitario tra i prati

Il solitario cimiterino di Ganda sperso tra i prati

Giunse il momento fatale in cui i pendolari si stancarono di andare su e giù per lavorare nei cotonifici, e il paese si svuotò. Gli abitanti si potevano contare sulle dita di una mano. L’epopea delle grandi famiglie di imprenditori tessili tramontò e le grandi fabbriche vennero divise e vendute. Anche la Colonia Estiva di Ganda chiuse e venne trasformata in abitazione privata.
L’ultimo funerale a Ganda si celebrò nel gennaio 1978, e di esso se ne parla ancora oggi per la particolarità in cui avvenne: la piana era stata infatti sommersa da un’abbondante nevicata, che non aveva lasciato requie per giorni e giorni. Prima delle esequie dovettero intervenire a mano a liberare, almeno parzialmente, la strada verso il Comune di Aviatico e permettere l’arrivo dei fedeli e del parroco. Un problema ancor più serio si presentava con la sepoltura: per salire al piccolo cimitero si doveva seguire un viottolo nei prati, ma la coltre di neve incombeva come una muraglia appena oltre le case. Ci si armò di pale e badili, avanzando come in una trincea, a conquistare metro su metro, fino al cancelletto d’entrata, per poi liberare uno spazio appena sufficiente all’ampiezza della fossa. Nel 2003 se ne andò anche l’ultimo abitante fisso, malato da tempo, seppellito nel cimitero di Gazzaniga, Piero dei Pirolècc.

Foto 18 Interno del piccolo cimitero

Interno del piccolo cimiterino di Ganda

LA RINASCITA

Ma in realtà Ganda non è mai morta: le case, sempre ben tenute, si aprono ogni fine settimana e tutta l’estate, i discendenti degli antichi abitanti (Martinelli, Noris) hanno mantenuto intatto l’amore verso il loro paese: organizzano feste campestri, curano i parti, i sentieri, le mulattiere, tengono aperta la chiesa, portano continue migliorie alle cascine, agli androni, ai vicoli, agli spazi per i bambini.

Foto 19 Attorno al grande noce ancora giocano i bambini

Attorno al grande noce ancora giocano i bambini

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Ganda a primavera

Giocano ancora instancabili i fanciulli, cantano ancora allegre canzoni, si rincorrono nei prati, là dove ancora fioriscono i ranuncoli e i non ti scordar di me.

Foto 21 Ganda 1950 di Pietro Seguini

Ganda, 1950, di Pietro Seguini

Foto 22 Ganda oggi, è rimasta quasi immutata

Ganda oggi: è rimasta quasi immutata

L’ARTICOLO SU L’ECO DI BERGAMO

Ganda, il Paese dei Bambini

RINGRAZIAMENTI

Un ringraziamento a Rachele Martinelli per le foto storiche, per i racconti e le informazioni sul paese dove è nato il papà Attilio e dove è cresciuta la mamma, Agnese dei Pirolècc, l’ultima sagrestana di Ganda. Un ringraziamento a Pietro Seguini per la foto di Ganda del 1950.