ARTI, MESTIERI E TRADIZIONI RIVIVONO PER UN GIORNO

Ad Aviatico, paese sull’Altopiano Selvino, Orobie Bergamasche, per un giorno rivive il mondo delle antiche contrade.

Arti, mestieri e tradizioni ad Aviatico

Un tempo nei borghi di montagna transitavano periodicamente bizzarri personaggi con il loro vario campionario di commercio. Nel mese di ottobre, in concomitanza con le feste del Rosario, capitava nella contrada un tale ometto bizzarro; costui girava a piedi per i borghi recando numerose statuette in gesso della Madonna, di varie fogge e misure. Stava sull’altopiano per qualche settimana, distribuendo le sue statuine in cambio di cibo e magari anche alloggio di fortuna. Quando sopraggiungeva lui, i bambini interrompevano i loro impegni, magari stavano sfogliando “ol melgòt” (il granoturco) e lo attorniavano chiedendogli di dire la Predica o il Rosario o altre giaculatorie un po’ interpretate a modo loro, sul ridere.L’ometto accettava di buon grado il loro assalto e per un’oretta si trasformava anche lui in un bambino.

Non appena la stagione intiepidiva uno dei primi ambulanti a comparire sulla strada era l’arrotino, il “molèta”; poi “ol magnà”, il calderaio, colui che veniva a “giöstà i orègie di peroi”, cioè i manici laterali delle pentole, l’ombrellaio, l’impagliaio, che impagliava le sedie; le donne si passavano la voce quando passava l’uomo col fagotto, un ambulante di biancheria, il quale girava a piedi con un fagotto che dispiegava sull’aia in un tappeto multicolore di abiti e stoffe.

http://www.icponte.gov.it/ipertesti/ambiente_alpino/pmagna.htm

Il Calderaio

Talvolta spuntava “ol strassér”, lo straccivendolo, che annunciava il suo arrivo con il grido: “Strassér, òss, strass, pèi de cünì!” (straccivendolo, ossa, stracci, pelli di coniglio!”) Girava con un carretto e pesava tutto con la bilancia piccola o quella con l’asta graduata e il peso che si mette nelle varie tacche, il piatto sospeso a delle catenelle e il gancio per tenerla sollevata. I contadini appendevano alle lobbie le pelli dei conigli e dei gatti in attesa dello straccivendolo che le avrebbe portate via. Gli avrebbero permesso di raggranellare qualche soldo.

Lo straccivendolo

 Lo “stremassì”, il materassaio era l’uomo che rimetteva a nuovo i materassi, “i stremàss”, con lo scardasso, “ol scartès”, un attrezzo munito di denti uncinati, “i décc”, che consentiva di pettinare la lana, rendendola di nuovo soffice. L’arrivo dello “stremassì”, che andava di casa in casa, per i ragazzi era un evento originale e solleticava la loro curiosità. Le donne provvedevano ad aprire i materassi e ad allargare manualmente la lana arruffata e increspata, così che il suo lavoro era facilitato e costava meno. Poi lavavano la tela mentre “ol stremassì” ridava forma al materasso lavorando con spago e un grosso ago.

http://www.paviaedintorni.it/temi/attivita_professioni_file/vecchimestieri_file/materassaio.htm

Il materassaio

In casa non tutti i materassi erano di lana, perché erano tenuti dacconto: di solito per la camera dei ragazzi si usava un saccone pieno di foglie di mais “ol melgòt” o di paglia chiamato ”pajù” ( paglione) appoggiato alla rete metallica con le molle. Nella tela c’erano delle aperture attraverso cui si entrava manualmente a rimescolare “i sfoiàss” e “rügà ol melgòt” (mescolare le folgie di mais) per evitare dossi e montagnole che spezzavano la schiena.

fonte Beni culturali Marche

Il camino lo spazzavano i ragazzi della casa, usando i rami frondosi di cornale, che non si rompevano e si potevano maneggiare con facilità.

Anche le scarpe quando era possibile si aggiustavano in casa, usando un attrezzo per chiodare il cuoio con il martello da “scarpulì”.

Per i lavori di carpenteria ci si faceva prestare “ol  trapén”, progenitore del moderno trapano, funzionante a manovella. Era un attrezzo molto costoso e quindi andava maneggiato con attenzione, solo in casi di effettiva necessità, perchè in cambio andava “returnat ol tép” o si offriva il servizio dell’asino.

Per fare buchi o piccoli fori nel legno, nelle cinture, per costruire le gabbie o le bacchette si utilizzava una specie di punteruolo: “ol tenevrì”.

ol tenevrì

La piallatura delle assi o dei tavolati veniva eseguita con “la piala” in legno fatta scorrere sul ripiano avanti e indietro fino alla completa lisciatura. I chiodi, grossi e acuminati, erano adatti ad ogni necessità e si conservavano per ogni nuovo manufatto.

Ma ad Aviatico domenica 23 luglio si potranno anche ascoltare storie di vita quotidiana al tempo delle contrade:  oggetti antichi messi in mostra con il loro corrrdo di ricordi e di emozioni, gerle e gabbie, rastrelli e forconi, falci e pietre coti. E poi ancora gli oggetti di casa, dal ferro da stiro di ghisa al macinino da caffè, alla zangola usata per fare il burro, fino al bidone del latte che già da bambini si portava a spalla lungo i sentieri dal pascolo alla stalla o alla cascina.

Antichi mestieri ormai scomparsi: l’impagliatore di sedie, il casaro, il fabbricante di gerle, il fabbro e il minatore, il boscaiolo e l’intagliatore del legno.

Fonte web

Per un giorno quegli ex bambini che un tempo vivevano la quotidianità della vita contadina, oggi adulti, si presteranno a fare il fieno, a raggrupparlo in covoni sulla schiena usando l’attrezzo della “fraschéra” una sorta di lettiga. Il pubblico verrà guidato a sperimentare dal vivo il peso della zangola, del fieno, della gerla… in un immedesimarsi per un istante in quell’epoca aspra e difficile dove ci si affidava alla Provvidenza e alla fede per riuscire a sopravvivere e ad andare avanti.

“Ol masöl” mazzo di fieno con la fraschera

Le donne con la loro paziente attesa di un ritorno, a sferruzzare sulla porta di casa o a dipanare le matasse usando l’arcolaio, recitavano il rosario ogni giorno, ogni sera.

Ad allietare le antiche storie e narrazioni raccontate da Aurora Cantini ci saranno i canti  ele musiche delle tradizioni, al suono della fisarmonica e del flauto.

Aurora Cantini e alcuni oggetti di vita contadina