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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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“Il bambino con la valigia rossa”

 Premiato alla 7^ edizione del Concorso Letterario Sirmione Lugana

Sezione Romanzi Editi “Premio Graffiti Camuni Narrativa”

Solferino (Mn)

Il bambino con la valigia rossa e la medaglia del Premio Sirmione Lugana

Nella storica e suggestiva cornice di Solferino si erge la medievale Rocca simbolo del Comune e punto nevralgico di parte della storia italiana. Il 24 giugno 1859 fu teatro di una delle più sanguinose battaglie per l’Indipendenza italiana, detta “Battaglia di Solferino e San Martino” tra l’esercito austriaco e quello piemontese appoggiato dagli alleati francesi. Dopo un cruento combattimento, dei 350.000 uomini in campo, ne rimasero a terra, morti e feriti, quasi 40.000, questi ultimi scarsamente assistiti dai reparti infermieristici militari. Molti di essi, oltre 7000, riposano nel tempio dell’Ossario. La Rocca si erge su un’altura isolata che permette di spaziare lo sguardo sulla pianura dove si svolse la storica battaglia e rimane quasi dirimpetto alla Torre di San Martino distante qualche chilometro in linea d’aria.

La Torre di San Martino e la pianura viste dalla spianata della Rocca di Solferino, fotografia di Oscar Carrara

La Rocca era chiamata anche “spia d’Italia” perché era posta in uno dei punti più a nord lungo il confine con l’Austria, da cui si poteva tenere sotto occhio tutta la pianura. Ed è proprio in una delle sale dell’Hotel che ha preso il nome “La Spia d’Italia” che si è svolta la sobria ma commovente cermonia di Premiazione della settima edizione del prestigioso Premio Letterario Sirmione Lugana.

Aurora Cantini davanti all’ingresso dell’Hotel La Spia d’Italia

In questa occasione, per la sezione Romanzi, è stato premiato con Medaglia e Diploma il romanzo “Il bambino con la valigia rossa” di Aurora Cantini, classificatosi al quarto posto su oltre centocinquanta romanzi letti e analizzati dalla Giuria.

Aurora Cantini premiata dal Presidente Aurelio Armio al Premio Sirmione Lugana con il suo romanzo Il bambino con la valigia rossa

Il bambino con la valigia rossa

Il romanzo narra la storia del piccolo Pietro raccolto dai gendarmi nei primi giorni di gennaio del ’44 dopo che la madre l’aveva lasciato solo, e consegnato al Brefotrofio di Bergamo.

Dal Presidente dell’Associazione Culturale CircumnavigArte, che ha organizzato il concorso, le parole di apprezzamento all’opera: “Un ringraziamento personale per essere stata con noi sabato scorso. Un ringraziamento ancora più grande per aver scritto un libro emozionante. Il libro l’ho letto fortunatamente per mio interesse personale e quindi non con compiti di giudice per valutarlo (non svolgo mai compiti di giudice nei nostri concorsi). Credo di averlo potuto leggere libero da qualsiasi compito diverso da quello di “leggere un libro”….

Aurora Cantini al Premio Sirmione Lugana

Un susseguirsi di pagine che avvolgono il lettore e sollevano pensieri profondi.
Inoltre è stato per me straordinario percepire i suoi “quasi tremori” mentre parlava del libro ai presenti in sala sabato scorso: spero che sia arrivata a tutti la sua emozione nel modo in cui l’ho respirata io.
Credo che “Il bambino con la valigia rossa” si sia impadronito delle sue emozioni e sia entrato in lei con una forza intensa. Presumo che il lavoro di ricerca per arrivare a realizzare il libro sia stato per lei un percorso davvero travolgente che l’ha appassionata oltre le emozioni.
Sono felice di averla potuta apprezzare come persona anche solo per pochi minuti.
Grazie!
Raramente si incontra garbo e delicatezza: lei ha tutto insieme!
Sa che per anni (quando ancora vivevo a Sesto San Giovanni prima del mio peregrinare) ho avuto una seconda casa in affitto a Clusone, e le zone dove “vaga” nel suo vivere sono per me conosciute e care?
Mi ha innondato di informazioni: cercherò di fare un dipinto fatto bene con ciò che mi ha inviato, vorrei ne uscisse un abito che possa starle addosso alla perfezione!
Nelle prossime settimane affronteremo argomenti con alcuni comuni e enti attorno al Garda: mi piacerebbe riuscire e portarla a parlare del Bambino con la valigia rossa…
A presto
Aurelio Armio Presidente CircumnavigArte”

La classifica finale del Premio Letterario Sirmione Lugana categoria Romanzi

AURORA CANTINI SUL SITO DELLA VIA GARDIGENA

Aurora Cantini, opere

Aurora Cantini, riconoscimenti

LA FOTOGALLERY DEL VIAGGIO A SOLFERINO

Reportage fotografico di Oscar Carrara

per gentile concessione, tutti i diritti riservati

Solferino, la chiesa sulla Rocca

Solferino, la Cupola e la Rocca

 

Solferino, la Rocca tra i rami degli alberi

Solferino, il Viale del Memoriale della Croce Rossa

Solferino, la chiesa dell’Ossario

Solferino

Colline di Solferino

Artemisia Gentileschi,

un cuore a colori in mostra a Roma

A Roma fino al 7 maggio prossimo è visitabile una mostra tutta femminile e quasi rivoluzionaria, perché dedicata ad una delle poche pittrici affermate in un mondo secolare predominato da maschi, dal titolo Artemisia Gentileschi e il suo tempo.

Questa indomita e fiera fanciulla mi ha affascinata fin da ragazzina per la sua sfrenata irruenza e per la sua possente capacità realistica di ribellarsi alla vita in cui il mondo maschilista del tempo l’aveva costretta a muoversi.

Ho catturato la sua forza e la sua dolcezza ammirando le sue opere in un libro che avevo scovato in biblioteca, mentre cercavo notizie di un altro pittore che amo alla follia: Caravaggio. Ed ero incappata in “Giuditta che decapita Oloferne“.

Giuditta che decapita Oloferne, di Artemisia Gentileschi

L’ispirazione a Caravaggio era evidente, in una somiglianza tragica, inquietante, bellissima. Cercai notizie su  questa sconosciuta pittrice e scoprii che anche lei adorava Caravaggio, trasportava sulla tela la realtà drammatica e cupa del dolore dell’uomo. Era unica.

Caravaggio, Giuditta e Oloferne

Quando qualche giorno dopo un amico di famiglia, conversando sull’arte e sulla musica, aveva fatto notare che non si sono mai registrate opere di rilievo di pittrici donne nei secoli, pur nella mia giovane età (15 anni) mi ero inalberata tantissimo ed avevo risposto tagliente che forse si dimenticava di Artemisia. Al che il distinto signore mi guardò e disse sprezzante: “Ma quella era pazza.”

Artemisia Gentileschi ebbe una vita estremamamente travagliata, dolorosissima: nata nel 1593, perse la mamma ancora bambina, dovette accudire i quattro fratelli e piangere la morte di due di loro in tenera età; ogni giornata era scandita dalla presenza autoritaria del padre Orazio, pittore famoso in città. Ma poi la tragedia avvolse di buio il suo giovane cuore, quando a soli 15 anni subì una violenza che la segnò tutta la vita.

La pittura, l’odore dei colori, il liquido fluire del pennello, la tela bianca che come per magia diventava vita, fecero parte della sua personalià fin dai primi anni. Il padre la portava con sè in bottega e la lasciava pasticciare liberamente, scoprendo presto quel talento prodigioso che a lui era mancato: Artemisia era brava, bravissima a dipingere. Cercò di farla iscrivere all’Accademia ma a quel tempo le femmine non potevano accedervi. Furibondo per il rifiuto, decise che l’avrebbe seguita lui, sua figlia, “più brava di tutti voi maschi”, e infatti la piccola creava già abbozzi di splendore pittoreo. A quindici anni il padre l’affidò ad un suo caro amico pittore, che teneva in gran conto, affinché la ragazzina potesse completare lo studio delle prospettive.

Artemisia Gentileschi

Artemisia era bellissima, sfolgorante. L’uomo impazzì per lei, ma non avendo alcuna possibilità di conquistarla, un giorno la chiuse in una stanzetta e la violentò. Dopo alcuni mesi la ragazza prese coraggio  e decise di denunciarlo. Ma a questo punto l’orrore del mondo maschilista emerse in tutta la sua crudeltà. I giudici, per scoraggiarla, la sottoposero a torture, schiacciandole perfino i pollici, per verificare se diceva la verità, ma lei non cedette. Continuò a sostenere la sua accusa, mentre tutta Roma non parlava d’altro. Fu umiliata in pubblico, emarginata pubblicamente, allontanata da tutti.

Il pittore Tassi venne condannato a cinque anni di carcere, ma dopo otto mesi fu liberato, mentre Artemisia fu costretta ad andarsene da Roma, dove da tutti ormai era considerata solo una cattiva ragazza.

Prima era la pittrice prodigio, ora nessuno più voleva i suoi quadri.

Si sposò con un uomo dolce e tranquillo e a Firenze riuscì a ricomporre i pezzi della sua vita distrutta. Il cuore affranto e disperato a poco a poco smise di sanguinare e con il tempo riuscì a ritrovare un dolce equilibrio. Il signore della città, Cosimo de’ Medici, acquistò molti dei suoi quadri, conquistato dalla loro potenza, i figlioletti amavano incondizionatamente quella mamma speciale e bella, forte come la roccia, ardente come il fuoco.

Putroppo dei quattro bambini che ebbe dal marito, sopravvisse solo la primogenita, gli altri morirono ancora piccini.

Ma l’amore per l’arte era come una bandiera, un scudo che la proteggeva e consolava nelle lunghe notti. Viveva con poco, la povertà era sempre in agguato, ma nonostante questo Artemisia non rinnegò mai la forza dirompente della pittura. Il suo matrimonio non ebbe un lieto fine, e lei stessa ebbe alcuni amanti, eppure sapeva di avere qualcosa di profondo e unico che la faceva vibrare e volare sopra le nubi scure della sua esistenza.

                                LA PRIMA FEMMINISTA

Opera di Artemisia Gentileschi

Quando accettò l’invito del Principe Ruffo di Calabria e si trasferì a Napoli, era una donna orgogliosa e ormai indipendente, libera e agguerrita in un mondo di uomini. Ritrovò la sua ebbrezza di pittrice prodigio e finalmente ebbe riposo quel suo cuore stanco. Si riconciliò anche con il padre Orazio, ormai anziano, che le morì tra le braccia. Rimase sola e fu allora che Artemisia sentì tutto il peso della sua disperata solitudine: non aveva più forze per lottare, voleva solo abandonarsi alla risacca e lasciarsi avvolgere dal cullare delle onde. Il 14 giugno del 1653, all’inizio dell’estate, mentre il sole inondava Napoli di luce e colori, gli occhi della pittrice guerriera si chiusero per sempre, a sessant’anni.

 

A Valtorta le maschere medievali del mondo contadino di montagna

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C’è un paese rannicchiato tra le montagne dell’Alta Valle Brembana, Orobie Bergamasche, dove il mondo contadino rimane aggrappato tenacemente ai vissuti della storia seppur in quest’epoca tecnologica e globale, dove i personaggi del mondo rurale di montagna di tradizione secolare rivivono per un giorno all’anno, muovendosi e richiamando le storie antiche tra le contrade silenziose e mute.

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                                                        Valtorta, Bergamo

A Valtorta il Carnevale è il ritorno dell’”Homus Selvaticus” degli antichi riti montanari, un essere umano leggendario presente in molte tradizioni popolari, sugli affreschi delle case e nei libri fin dal Medio Evo, lungo le mulattiere impervie e scoscese, tra i balconi e le lobbie di legno.

Migliaia di turisti accorrono per rimanere soggiogati e avvinti dalle maschere dure e inquietanti dei druidi e degli anziani sapienti, dei demoni armati di forche, degli irsuti minatori  e boscaioli, che rievocano storie e magie di un tempo in cui le popolazioni pagane soggiogavano questi pendii con le loro quotidiane e suggestive cerimonie arcaiche.

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Valtorta Bg, mulattiere

Nel cuore dell’inverno un corteo mascherato percorre le antiche strade sepolte dalla neve, accompagnato da un gruppo di musicisti, al suono dei corni e dei campanacci e contornato dagli spari dei mortaretti. Al centro i personaggi storici  del mondo contadino, armati di forconi e “ranze” (le falci) rastrelli e gerle.

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Uno spettacolo con musiche itineranti, con soste, canti e balli in ciascuna contrada dove per tutti c’è il buffet casereccio, pane e salame e formaggio duro con buon vino. Il gran finale con una sarabanda che coinvolge tutti gli spettatori intorno al fuoco.

Dal sito ValBrembanaweb: “La sfilata mascherata del Carnevale di rito ambrosiano ha percorso frazioni e sentieri di Valtorta, accompagnata dalle musiche e dai canti degli Alegher di Dossena. Contemporaneamente in paese si fa festa in attesa del corteo, con vin brulè e dolci per tutti. Per questa giornata davvero speciale per il piccolo paese di Valtorta, che è rimasto un’enclave della Diocesi di Milano con rito ambrosiano, sono organizzate anche visite guidate al Museo storico e alla segheria.

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Valtorta, l’antico Maglio

La festa continua fino a sera con il ballo in palestra. Il Carnevale di Valtorta da secoli si ispira al mondo fantastico del bosco, di diavoli, elfi e uomini selvatici che, una volta all’anno si incarnano in misteriosi personaggi dai volti spesso inquietanti. È la mitologia medievale della montagna e del mondo contadino che, per un giorno prende forma concreta. Ecco allora che per le strade sono comparsi magicamente i furchetì, figure demoniache con una forca in mano e altri personaggi con insolite maschere a cappuccio sormontate da corna, ol diaol e l’homo selvadego. Accanto a loro le figure della famiglia patriarcale rurale di un tempo: la ègia (nonna), il vecio (nonno), la meda (zitella) e ol barba (lo zio celibe)…”

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Valtora, la chiesa

A Gonars le Medaglie Commemorative della Grande Guerra ai 5 fratelli Carrara

00 18 febbraio 2017 CERIMONIA A GONARS

Locandina dell’Evento Cerimonia Medaglie Grande Guerra ai fratelli Carrara

La famiglia Carrara di Amora Bassa, Aviatico, Bergamo, ebbe 12 figli, di cui 5 figli mandati al fronte della Grande Guerra sui 6 maschi di casa.
Dei 5 ragazzi in guerra tre morirono in battaglia (uno per ogni anno di conflitto): Fermo Antonio Carrara precipitò a 20 anni dal Rombon durante una missione esplorativa e mai più ritrovato, Enrico Vittorio Emanuele Fante, esplose a 20 anni per granata durante la presa del Monte Santo, Giovanni Agostino Alpino venne ucciso a 32 anni sulla Cima Presena, sepolto a Ponte di Legno in tomba provvisoria e poi messo nel 1936 nel Sacraio del Tonale tra gli Ignoti essendo scomparsa l’identificazione della tomba.
Il quarto, Alpino Sergente Elia Celestino, morì a casa tra atroci dolori e dopo aver trascorso 41 mesi al fronte, prima sul Rombon (dove dovette assistere alle inutili ricerche del fratellino Fermo mandato in una missione esplorativa e dove venne ferito ad un ginocchio durante una battaglia),  e poi sull’Adamello dove gli morì tra le braccia un altro fratello, Giovanni Agostino, nel giugno del ’18.
La giovane moglie impazzì di dolore e venne internata in manicomio per tutta la vita.
Il quinto fratello, Bernardino, uno dei Ragazzi del ’99, venne mandato al fronte nonostante ci fossero già 4 fratelli,  di cui 2 già caduti, e venne posto in congedo solo il 7 aprile 1920, quando era già morto anche il papà Angelo di crepacuore nell’ottobre del 1919.
Fu l’unico che riuscì a morire di vecchiaia nel 1986.
Tutto rimase sulle spalle della mamma Maddalena.
Degli altri Soldati nessuna tomba, nessun corpo, di loro più nulla è rimasto, né lettere, né le medaglie (compresa quella destinata alla mamma per la Gratitudine della Nazione), né cappelli, né oggetti, né divise. Nessun funerale.
Qualche scarso e frammentario documento, che dopo 100 anni, Aurora Cantini è riuscita a scovare e faticosamente radunare in un memoriale intitolato “Come una fiamma accesa” realizzato con l’appoggio del Comune di Aviatico.
Ma immagino sempre che loro – i cinque fratelli Carrara– possano ora riposare lassù, insieme agli altri eroi di questo Paese” 

LA COMMEMORAZIONE DEL CENTENARIO

In occasione del Centenario dalla Grande Guerra, allo scopo di Commemorare tutti i Caduti, il Military Historical Center, in collaborazione con il Governo Italiano e il Ministero della Difesa, con contributo attivo delle Associazioni d’Arma e la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, teatro delle battaglie più sanguinose e importanti del Primo Conflitto Mondiale, hanno istituito la “Medaglia Ricordo e luoghi della loro memoria” da svolgersi dal 2014 al 2018.

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La Medaglia Commemorativa Grande Guerra con la riproduzione della statua “Mater Dolorosa” del Cimitero degli Eroi di Aquileia

Come spiegato dal Coordinamento Albo d’Oro che ne cura l’organizzazione: “L’Evento di ricordare ogni Caduto della Grande Guerra nella Regione Friuli Venezia Giulia nasce dalla consapevolezza che il nostro territorio è legato alla memoria nazionale dell’Unità d’Italia. Nel Centenario della Grande Guerra 2014-2018 nelle Cerimonie delle Associazioni d’Arma verranno citando tutti gli iscritti nell’Albo d’Oro, 529.025 Caduti, dando una prova di riconoscenza verso le Forze Armate ed verso di contributo di sangue dato da tutte le famiglie italiane sulla nostra terra per l’unificazione della Patria.

La Commemorazione del luogo della Memoria di ogni singolo Soldato Caduto è la testimonianza storica della loro vita che appartiene ad ogni Famiglia come percezione tangibile che la loro storia è nella storia dell’Unità d’Italia.

La Commemorazione nominativa dei Caduti verrà eseguita  con gli Onori Militari dal 24 maggio 2014 al 04 novembre 2018, con la consegna  ai Familiari della Medaglia Ricordo.
Medaglia in ferro raffigurante da un lato il Logo del Governo per il Centenario della Grande Guerra e dall’altra la statua presente nel Cimitero degli Eroi di Aquileia. Nella Medaglia verrà inciso il grado, cognome e nome del Caduto. Un memoriale per tutte le Famiglie Italiane.”

LA CONSEGNA DELLE MEDAGLIE AI DISCENDENTI DEI 5 FRATELLI CARRARA

Le 5 Medaglie Commemorative in Memoria dei 5 fratelli Carrara Combattenti e Caduti nella Grande Guerra

Le 5 Medaglie Commemorative in Memoria dei 5 fratelli Carrara di Amora Bassa Combattenti e Caduti nella Grande Guerra

Sabato 18 febbraio 2017 una delegazione di 45 persone, nipoti, pronipoti dei fratelli Carrara, insieme al Sindaco del paese di Aviatico Dottor Michele Villarboito e ad una delle figlie ancora viventi di uno dei 5 fratelli, il giovane alpino Bernardino Carrara, Uno dei Ragazzi del ’99, si è recata a Gonars in provincia di Udine.

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La deposizione della Corona a Gonars in Memoria del Capitano pilota Oreste Salomone e della sua eroia impresa del 18 febbraio 1916

Nell’ambito delle Celebrazioni  per ricordare l’epica impresa coraggiosamente portata a termine dal pilota Capitano Oreste Salomone il 18 febbraio 1916, durante una cruenta battaglia nei cieli contro i caccia bombardieri austriaci, e che gli valse la prima Medaglia d’oro al Valor Militare assegnata ad un pilota, sono state consegnate con tutti gli onori  ai discendenti dei 5 fratelli Carrara di Amora Bassa, Combattenti e Caduti nella Grande Guerra, le 5 Medaglie Commemorative.

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La cerimonia a Gonras assegnazione delle Medaglie Commemorative Grande Guerra

Toccante è stata anche la scelta da parte del Direttivo del Coordinamento Albo d’Oro di ritenere Meritevole della Medaglia anche il giovane Bernardino,  seppur morto di vecchiaia, perché “sacrificò la sua giovinezza e innocenza per amore della Patria, pur avendo già perso tre fratelli in battaglia. La classe 1899 fu l’ultima leva di 265 mila italiani chiamati a “resistere, resistere, resistere!” sul fiume Piave. Giovani di diciott’anni, a volte non compiuti, che hanno contribuito in modo decisivo “alla Vittoria”, come si diceva, e all’indipendenza dell’Italia il 4 novembre 1918. Spesso a costo della vita, perché decine di migliaia di loro non sono più tornati dal fronte del Nord-est. Un dato certo non esiste, in un conflitto che per l’Italia ha significato seicentomila morti e quasi un milione di feriti, di cui la metà mutilati.” (fonte web: La leggenda dei  Ragazzi del ’99)

La figlia Gabriella Carrara riceve al Medaglia Commemorative Grande Guerra assegnata al papà Bernardino, insieme alla nipote Cinzia Carrara che tiene in mano la foto del nonno. Con loro il Sindaco di Aviatico dottor Michele Villarboito

La figlia Gabriella Carrara riceve la Medaglia Commemorativa Grande Guerra assegnata al papà Bernardino, insieme alla nipote Cinzia Carrara che tiene in mano la foto del nonno. Con loro il Sindaco di Aviatico dottor Michele Villarboito

Come riporta il Messaggero del Veneto nell’articolo La Cerimonia a Gonars “Particolarmente toccante la consegna dei riconoscimenti ai congiunti di cinque fratelli della famiglia Carrara di Aviatico (in provincia di Bergamo), tutti deceduti o feriti durante quel conflitto. (m.del m.)

LA CERIMONIA 

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Il nipote Rinaldo Cantini riceve al Medaglia Commemorativa Grande Guerra assegnata allo zio Alpino Sergente Elia Celestino Carrara, insieme al pronipote Giorgio Carrara. Con loro il Sindaco di Aviatico dottor Michele Villarboito

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I pronipoti Roberto Cantini e Luigi Bombardieri ricevono la Medaglia Commemorativa Grande Guerra assegnata al giovane prozio fante Enrico e tengono in mano la foto del soldato. Con loro il Sindaco di Aviatico dottor Michele Villarboito

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La pronipote Aurora Cantini riceve la Medaglia Commemorativa Grande Guerra assegnata al prozio Fermo Antonio Carrara, insieme alla cugina Giovanna Carrara che tiene in mano la foto del giovane prozio. Con loro il Sindaco di Aviatico dottor Michele Villarboito

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I pronipoti Gino e Roberto Carrara ricevono la Medaglia Commemorativa Grande Guerra assegnata al prozio Giovanni Agostino e tengono in mano la foto del bisnonni. Con loro il Sindaco di Aviatico dottor Michele Villarboito

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Le 5 medaglie assegnate in Memoria dei Fratelli Carrara di Amora Bassa Combattenti e Caduti nella Grande Guerra e i 10 discendenti che le hanno ritirate a Gonars

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Aurora Cantini legge la poesia “Come una fiamma accesa” dedicata ai fratelli Carrara Combattenti e Caduti nella Grande Guerra

 GLI ARTICOLI SU L’ECO DI BERGAMO

articolo fratelli Carrara Grande Guerra

L’articolo su L’eco di Bergamo sulla visita a Gonars il 18 febbraio per le Medaglie Grande Guerra assegnate ai 5 fratelli Carrara di Amora Bassa

articolo cerimonia medaglia in Friuli

L’articolo su l’Eco di Bergamo del 20 febbraio sulla visita in Friuli per Medaglie Commemorative Grande Guerra assegnate ai 5 fratelli Carrara di Amora Bassa

                                            DA VEDERE

GONARS

Il Sacrario Memoriale

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PALMANOVA

La città stellata

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