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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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L’azzurro oltre le foglie:

racconti e poesie di vita attraverso le fatiche

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Premio letterario dell’Associazione Palma

Quando l’uomo è sopraffatto dal dolore più grande, soverchiato e schiacciato dalle prove della vita, struggente e desolato è il suo lamento, senza requie. Da millenni l’umanità eleva al cielo il suo pianto, trovando consolazione e rifugio nel raccoglimento. Da millenni la parola poesia scaturisce spontanea dal cuore trafitto, e sembra più leggero il buio, più umano il tormento.

L’Associazione Antonio e Luigi Palma per la cura del dolore al fine di estendere la conoscenza dell’attività che svolge e di promuovere il valore e la funzione della scrittura e della lettura, ha lanciato per la prima volta un premio letterario rivolto ai racconti inediti e alla poesia dal titolo “L’azzurro oltre le foglie: racconti e poesie di vita attraverso le fatiche”.

Un vero e proprio concorso, a iscrizione gratuita, rivolto a chi ha il desiderio, attraverso la scrittura, di trasmettere e condividere messaggi di speranza che vanno oltre le fatiche fisiche e psicologiche che a volte la vita ci costringe ad affrontare. I racconti e le poesie sono stati valutati da una giuria di professionisti composta da Maria Castelli (Presidente e giornalista), Katia Trinca Colonel (giornalista de Il Corriere di Como), Mauro Fogliaresi (scrittore e poeta) Giovanni Magatti (responsabile libreria Feltrinelli di Como), Antonella Grignola (docente di italiano e latino, Liceo Teresa Ciceri) Angelo Palma (Presidente Associazione Palma).

-L’idea di promuovere un premio letterario- spiega il Presidente dell’Associazione Antonio e Luigi Palma, dottore Angelo Palma -deriva dall’attività quotidiana dei numerosi operatori, medici, infermieri, psicologi, e dalla loro esperienza a contatto con i pazienti e con i loro familiari, che sentono il bisogno di condividere con altre perosne vicine il proprio stato d’animo, la propria sofferenza, ma anche l’ansia della speranza e l’anelito al cambiamento.

Ora, il mezzo per trasferire questi stati d’animo, soprattutto dei familiari dei pazienti, è lo scritto, infatti lo scrivere permette di esprimere sentimenti, emozioni ed esperienze che possono sgorgare “dall’azzurro oltre le foglie”.-

Dice la Presidente di Giuria Maria Castelli: “Ben duecentoventisette opere hanno partecipato al concorso e le migliori sono state pubblicate nell’antologia “L’azzurro oltre le foglie” per Dominioni Editore. Tutte accomunate da quel filo di cuore, quel filo di affanno e quel filo di sogno che legano le parole. Tutte le parole e tutte le pagine. Scan

Il soffio dell’umanità esce dalle opere esaminate: è questo il messaggio. Soffiano esperienze umane, storie umane della vita quotidiana nascosta dietro le foglie della conoscenza pubblica. Umane come è umano il dolore e come è umana la solidarietà , come è umano il bisogno di aggrapparsi al bene, a ciò che si alza oltre la voragine della vita.

Il tema era la sfida al dolore, al male e non c’è solo la malattia, c’è anche l’ingiustizia, la povertà e poi la violenza, c’è anche l’amore deluso e disilluso e questi argomenti sono stati affrontati tutti, a volte con un scrittura sofferta e singhiozzante e inoltrati nello spiraglio finale che dice “Non tutto è perduto”, cioè, “c’è azzurro oltre le foglie”.

L’Associazione Antonio e Luigi Palma per la cura del dolore onlus, senza fini di lucro, è nata a Como nel 1992 per perpetuare la memoria di due benemeriti professionisti Antonio e Luigi Palma. L’Associazione offre assistenza e cura gratuita alle persone affette da tumore maligno in fase avanzata presso il loro domicilio, mediante l’intervento di un’equipe di medici, infermieri, psicologi e volontari qualificati per il supporto al malato e alla sua famiglia. In particolare, l’Associazione garantisce interventi specifici di terapia del dolore e medicina palliativa, assistenza infermieristica specialistica e supporto al malato e alla sua famiglia, volto al sostegno psicologico e al mantenimento di un’adeguata qualità di vita.”

Tra le poesie premiate anche “Anniversario Sciesopoli” dedicata agli 800 bambini ebrei scampati ai campi di concentramento e accolti a Selvino dal 1945 al 1948.

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Anniversario Sciesopoli, poesia di Aurora Cantini

Valcanale, il paese del sole interrotto per tre mesi

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Il paesino di Valcanale, in Valle Seriana, con sullo sfondo la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta

C’è un paese nelle valli bergamasche dove il sole dal 2 novembre se ne va letteralmente  a dormire. Sto parlando di Valcanale, un paesino incuneato nel ramo laterale della Media Valle Seriana, a monte dell’abitato del comune di Ardesio di cui è frazione. “Il paese è attraversato dal torrente Acqualina, che sfocia poi nel fiume Serio, e proprio la stretta valle a forma di canale, che questo torrente ha scavato nei secoli nella roccia, ne dà il nome.” (da Wikipedia)

La sua collocazione, pittoresca e gaia in estate, ha però la particolarità di avere a ridosso dell’abitato i monti Fop e Valmora, facenti parte del massiccio dolomitico del Pizzo Arera, che delimitano a Sud–Est la dolcissima vallata e incombono quasi a precipizio sul pianoro.

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Il Massiccio dolomitico dell’Arera da Valcanale

Ed è oltre la forcella che separa le sue creste, detta Forcella del Re, che il 2 novembre di ogni anno il sole sembra andare a rannicchiarsi, come cercando un comodo anfratto dove riposare i suoi stanchi raggi. Da quel pertugio se ne uscirà solo dopo 3 mesi, il 9 febbraio, verso le tredici e trenta,  quando dalla cima del Pizzo Fop il primo raggio scende liquido e leggero a illuminare per qualche istante la punta del campanile della chiesa parrocchiale, in particolare la Statua della Madonna Assunta, patrona del borgo posto ai piedi del Monte Arera. Nei giorni successvi ogni raggio si attarderà un po’ più a lungo, quasi sbirciando nelle vite degli uomini, dando chiarore a tutto il campanile, poi via via alla scuola materna e infine, nell’arco di qualche settimana, dipingerà di vivida luce tutto l’abitato della contrada.

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Da secoli, il 9 febbraio, un’usanza antica coinvolge tutti gli abitanti di Valcanale: per festeggiare il ritorno del sole si imbandisce una lunga tavolata comunitaria e tutti insieme si mangiano gli gnocchi, da sempre considerati piccoli soli in miniatura, portatori di felicità e allegria. Il tutto accompagnato da danze a fuochi all’aperto.

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Casa antica a Valcanale di Ardesio

Il sole come vita e rinascita, il sole che porta buonumore e speranza: ogni anno, da quando esiste il mondo, il sole ritorna ad abitare a Valcanale, ritrovando vecchi amici e nuovi nati, accarezzando le lapidi di chi se ne è andato durante il lungo inverno, bussando alle porte di case chiuse, giocando con i balconi a picco sulla valle, accarezzando orti spogli e giardini, sciogliendo i cumuli di neve e accompagnando il canto del torrente.

La gente conosce così bene l’anima del sole che ogni casa ha qualcosa che lo ricorda: i balconi posti verso i raggi, le decorazioni solari e pittoresche, gli oggetti colorati e tintinnanti.

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La chiesa parrocchiale di Valcanale, con la statua della Madonna Assunta sulla punta del campanile: ogni anno, il 9 febbraio, viene illuminata dal primo raggio del sole che ritorna dopo 3 mesi

Non è facile convivere per tre mesi con perenni zone d’ombra, dove la brina e la galaverna accecano con il loro bianco e dove il gelo non abbandona nemmeno gli angoli più riparati. Il sole per tre mesi non c’è, è come interrotto, lo si intuisce appena, che brilla oltre la parte di monti davanti agli occhi…

Ma poi, quando furtivo e birichino riappare, per ogni abitante è il sorriso che rinasce: tutti fuori, tutti all’aperto, tutti a passeggiare inseguendo l’oro dei raggi, il prezioso tesoro rubato all’eterno fluire delle stagioni.

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L’articolo su l’Eco di Bergamo dedicato al ritorno del sole a Valcanale

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Il laghetto artificiale poco oltre la contrada di Valcanale con la sua pittoresca passeggiata

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Il laghetto artificiale situato poco oltre la contrada di Valcanale, facilmente raggiungibile in auto

Le parole di Brunella Giovara, giornalista di “La Repubblica”

per Sciesopoli Selvino, luogo della Memoria

Prima pagina su La Repubblica per Sciesopoli 26 gennaio 2017

Prima pagina su La Repubblica per Sciesopoli 26 gennaio 2017 con l’articolo civetta su Sciesopoli Ebraica a pagina 20

Scrive la giornalista Brunella Giovara su Repubblica: «”C’era la neve, come oggi. E “c’era un grande candelabro con le braccia, che illuminava la notte. E i bambini che ballavano in girotondo. Non lo dimenticherò mai”. Era una notte dell’inverno del 1946, e quella grande luce sulla montagna era il ritorno alla vita, alla pura gioia, alla voglia di giocare a pallone. I bambini e le bambine che danzavano e scherzavano nella notte erano reduci. Tutti ebrei, raccolti tra le macerie dei ghetti, tra le rovine dei lager abbandonati dai nazisti, nelle foreste dove erano sopravvissuti mangiando le radici. Tutti orfani. Ottocento ne sono passati da qui, dalla ex colonia fascista Sciesopoli oggi in rovina, sulle montagne della Val Seriana. Una storia quasi dimenticata.

Articolo su La Repubblica.it per Sciesopoli Selvino 26 gennaio 2017

Articolo su La Repubblica.it per Sciesopoli Selvino 26 gennaio 2017

“Erano magri, smunti. Poi hanno cominciato a stare meglio, sono rifioriti a forza di pane e latte buono”. Walter Mazzoleni aveva sei anni, all’epoca. Era il figlio del custode Angelo, e cominciò a giocare con quei bambini che “o non parlavano proprio”, traumatizzati da quello che avevano visto e subito. “O parlavano tedesco, polacco, arabo. Tutte le lingue del mondo abitavano qui. Io parlavo bergamasco, quindi ci si capiva”. Oggi Sciesopoli è un luogo della memoria abbandonata. Il Comune di Selvino, duemila abitanti, sta facendo una battaglia per salvarlo assieme a uno storico milanese, Marco Cavallarin, e ad alcuni di quei bambini. Tutti rimpatriati nel ’48 nell’unica patria che poteva accoglierli: la Palestina. Nei kibbutz si sono sposati, hanno avuto figli e poi nipoti e ogni tanto – l’ultima volta nel 2015 – alcuni di loro sono risaliti per questa strada a tornanti, sono arrivati al cancello, l’hanno aperto e si sono messi a ridere e ad abbracciarsi, ricordando che qui è cominciata una vita nuova.”»

L’ARTICOLO COMPLETO CON LE SLIDESHOW E IL VIDEO

Testo di Brunella Giovara

Fotografie di Luca Matarazzo

Repubblica.it per Sciesopoli Ebraica Selvino

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