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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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La Grande Guerra,

parole oltre la polvere del silenzio

LA GRANDE GUERRA CENTRO ANZIANI SELVINO

A Selvino

venerdì 29 maggio ore 17,00

Centro Ricreativo Anziani “Primavera” Piazzale Chiesa

Oltre la polvere del silenzio

Un viaggio nella storia con una relazione tenuta dalla poetessa e scrittrice
Aurora Cantini
Dedicata a tutti coloro che vogliono conoscere un’importante parte del passato italiano
Alla scoperta dei luoghi, degli itinerari e un po’ di storia della Prima Guerra Mondiale
Ingresso libero aperto a tutti

alpinicolonna

http://www.lagrandeguerra.net/ggguerrabiancaintroduzione.html

SULLE VETTE PIÙ ALTE

“…Se ne andarono sulle vette più alte, inebriati di luce, quei giovani ragazzi in divise grigioverdi perduti oltre le alture, ghermiti dal gelo, nascosti agli occhi del mondo di oggi.
Dei loro passi, delle loro impronte sulla neve, delle loro lacrime come cristalli di quarzo, non è rimasta che un’eco, una spolverata oltre il cielo azzurro.
Se ne andarono coperti da pastrani umidi e fradici, pesanti di pioggia e sudore, macchiati dal sangue rosso come fiore sbocciato sul candore. Come in uno specchio cupo la loro vita non aveva più cornice, solo disincanto e notti insonni asserragliati nel buio. Involucri vuoti, fantasmi di vita.
Una generazione di giovani uomini perduta per sempre, strappata alla vita nei campi, ai cantieri all’aperto, al canto e alle ballate delle sere di giugno, alle corse in bicicletta con le ragazze sulla canna, alle feste di paese, alle veglie la notte di Natale.” (INEDITO, Aurora Cantini)

NELLE TRINCEE

“In cento anni le trincee si sono ricoperte di verde e si sono cancellati gli odori del sangue e del piscio, il fiato e la puzza della paura, le urla e i canti dei giovani soldati. Eppure sembra di vederli ancora lì, che escono dalle fosse sapendo in anticipi chi vivrà e chi no, perché hanno contato le pallottole della mitragliatrice nemica.” (fonte Web)

http://www.istitutocalvino.gov.it/blog/2012/10/la-condizione-di-vita-dei-soldati-nelle-trincee-durante-la-prima-guerra-mondiale/comment-page-1/

http://www.istitutocalvino.gov.it/blog/2012/10/la-condizione-di-vita-dei-soldati-nelle-trincee-durante-la-prima-guerra-mondiale/comment-page-1/

 LA FOTOGALLERY DELL’EVENTO

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Aurora Cantini a Selvino

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Le Madonne Vestite,
quando il divino si avvicina all’uomo,

tra poesia e rito

Madonna vestita della chiesa di Amora di Aviatico, Bergamo

La Madonna Vestita del Rosario della chiesa di Amora di Aviatico, Bergamo, con uno dei due abiti: quello bianco oro, il più sontuoso, usato per le Processioni

“…O Vergine Maria,
Santa Madre di Dio,
a Te volgiamo il nostro lamento di pellegrini,
mentre vaghiamo esuli
tra le rovinose pietre
di queste contrade svuotate.

Di ognuno di questi tuoi figli
Tu conosci il cuore schietto e generoso,
l’animo forgiato dalla roccia di montagna,
il passo ardito di chi percorre sentieri impervi…”
(Aur Cant)

Per secoli amatissime da parroci e fedeli diffuse in tutta Italia, le statue lignee snodabili delle Madonne Vestite rappresentavano la vicinanza “umana” a Dio e aiutavano i fedeli ad avere un contatto più diretto con il divino, reso simile all’uomo. La prima Madonna vestita risale al 1562. In una chiesa di Venezia una sola Madonna aveva ben 61 abiti completi.

Introdotte in Italia dagli Spagnoli, le Madonne Vestite, con o senza il Bambinello in braccio o Neonate nella culla, mostravano una vera e diretta somiglianza con il mondo umano, offrendo una prova concreta della realtà dell’Incarnazione, dimostrando così che il Sacro non è qualcosa di “aldilà”, ma da sfiorare e accarezzare, toccare e vedere. Ed era un rito sacro, un privilegio di pochi, le “vestitrici”, poter vestire le Madonne in occasione della festa, spesso con abiti sontuosi, dono delle famiglie ricche, gioielli e addirittura trucco, acconciature armoniose, anche con capelli veri. Pure San Francesco aveva l’abitudine di abbracciare a baciare il Divin Bambino nel Presepe da lui stesso inventato.

Il delicato e dolcissimo volto della Madonna del Rosario Vestita di Amora e del suo Bambinello dopo il restauro nel 2012

Il delicato e dolcissimo volto della Madonna Vestita del Rosario di Amora (Aviatico) e del suo Bambinello dopo il restauro nel 2012

Madonne dolcissime e amorevoli, dolenti e addolorate, serene e quiete: poterle toccare, sfiorare, rendeva il legame con la Madre dell’Umanità ancor più forte, radicato, perenne, avvincendo e intrecciando le storie degli uomini con la storia Universale e con il luogo dove la Madonna è venerata. Gli abiti venivano spazzolati, rammendati, ritoccati seguendo istruzioni tramandate da generazioni, madri e figlie: mentre cucivano le donne pregavano, pronunciavano suppliche, chiedevano a Lei, Madre Misericordiosa, di vegliare sui cari, sugli uomini lontani, sulla fatica del lavoro nei campi, sui bimbi malati, sugli anziani abbattuti, sui vivi e sui morti.
Una volta completata la vestizione, nel giorno della ricorrenza l’evento centrale era la Processione, con il trono della Madonna e il baldacchino impreziosito da pietre luccicanti, circondato da una Corona retta da angeli in volo, i “Cherubini”. Era portato a spalla dai devoti e dalle Confraternite, che si accaparravano l’onore di portare la Madonna dopo essersela aggiudicata all’incanto. Le Madonne Vestite delle chiese dell’Isola di Ischia
Ma come erano le Madonne Vestite?

La madonna lignea di Amora di Aviatico durante il restauro, agosto 2012

La Madonna lignea “vestita” della chiesa di Amora di Aviatico durante il restauro, agosto 2012

Le statue erano in legno, blocchi squadrati e grezzi, che ricordavano la semplicità del mondo contadino, dell’intagliatore del legno. Solo i piccoli piedini, le delicate mani che reggevano il Bambinello o il Rosario e il viso incantevole erano rifiniti con precisione e cura.
Poi sparirono per volere di Papa Pio X (Papa dal 1903 al 1910). Troppo umane quelle statue, troppo da “fiaba”, troppo profonda questa intimità con l’immagine venerata, quasi un rito di superstizione che assomigliava molto, troppo, al paganesimo.
Subito i Vescovi misero in pratica la decisione del Papa e iniziarono puntigliosi rastrellamenti delle Madonne vestite che vennero bruciate, ma molti preti le nascosero nelle soffitte delle sagrestie o in piccole chiese poste in zone periferiche del territorio.

A Sondrio la cacciata delle Madonne Vestite

Profonda fu la ferita che colpì quel mondo contadino che stava ormai scomparendo, e fu come sradicare un ricordo, un affetto familiare, un legame della nascita.
Si dimenticò, si nascose il ricordo, scese il silenzio. Nel 2005 si contarono 40 Madonne salvate in piccole chiese e altre 90 distrutte. Oggi nei paesi di montagna delle Alpi si ritrovano ancora a volte le Madonne vestite, sopravvissute alla distruzione. Ma sono tante quelle che giacciono dimenticate e in rovina negli angoli bui delle soffitte nelle canoniche delle chiese. Si stanno però muovendo varie Associazioni che ripropongono al pubblico la magia delle Madonne vestite attraverso molteplici mostre itineranti. 

GLI ARTICOLI SULLE MOSTRE

La Mostra sulle Madonne Vestite

L'Eco di Bergamo, le Madonne vestite

L’Eco di Bergamo, le Madonne vestite

L'Osservatore Romano, le Madonne vestite

L’Osservatore Romano, le Madonne vestite

LA MADONNA VESTITA DEL ROSARIO DI AMORA

La Madonna vestita della chiesa di Amora di Aviatico con il vestito verde

La Madonna Vestita della chiesa di Amora di Aviatico con il secondo dei due abiti: quello verde acqua

La statua della Madonna Vestita del Rosario di Amora, risalente al 1700, era  in legno, con viso, torace e braccia che terminavano in un unico blocco squadrato, dal decoratissimo vestito damascato coordinato all’ampio mantello: uno verde acqua che indossava per l’esposizione in chiesa e l’altro, ricco di preziosissimi inserti dorati, da sfoggiare in occasione della festa. Il cambio dei vestiti richiedeva un consistente lavoro da parte delle donne che dovevano a lungo ”trebülà” (faticare) con ago e filo per cucire il pesante e ingombrante vestito addosso al manichino.

Processione dell'8 ottobre 1939 ad Amora, con la Madonna del Rosario vestita in abito bianco oro

Cartolina d’epoca: Processione dell’8 ottobre 1939 ad Amora, con la Madonna Vestita del Rosario in abito bianco a fili d’oro e il suo preziosissimo trono e il baldacchino  decorato di pietre preziose con la Corna retta dagli angeli in volo, i “Cherubini”.

Stessa cura andava riservata al Santo Bambino in braccio, vestito con lo stesso tessuto della Vergine. Anche i paramenti e le tovaglie richiedevano lungo impegno e precisione, infatti il filo dorato che impreziosisce le passamanerie, essendo metallico, è molto difficile da lavorare; ogni punto richiede certosina precisione, deve collocarsi alla perfezione alla prima gittata, non è concesso sbagliare, pena un danno irrimediabile al tessuto. Le ragazze imparavano dalle suore questa delicatissima arte ed erano scelte con attenta selezione. Ancora oggi le Suore del Convento di Zogno rattoppano e aggiustano il vestito della Vergine per la chiesa di Selvino.
Una volta completata la vestizione l’attenzione andava rivolta all’abito smesso, che doveva essere riposto con estrema cura e preservato da tarme, umidità, muffa e roditori. Da una cartina datata 8 ottobre 1939 si deduce che la Madonna Vestita del rosario di Amora scampò alla distruzione, grazie probabilmente alla popolazione o al parroco, o anche perché il paesino era isolato, lontano dalla Diocesi centrale e poco controllato dagli emissari  della Curia.
Proseguì la devozione alla Madonna Vestita fino ai primi anni Sessanta, quando il parroco, don Arturo Ruggeri, ebbe tardivamente una riminiscenza del decreto di Papa Pio X e decise che la statua “portava pensieri peccaminosi agli uomini” perciò andava eliminata. La Sacra Madonna Vestita venne sostituita da una più “decorosa”, che fece il suo ingresso nel 1963.  Era scolpita da Angelo Gritti, lo stesso scultore della Madonna Assunta di Ganda, che aveva la sua bottega in Città Alta.

La precedente statua venne deposta nella “Sagrestéa olta” (la Sagrestia Alta) e là sempre rimase, misteriosa figura in un angolo che improvvisamente appare ai chierichetti che si avventurano lassù, accanto ai possenti busti dei quattro antichi Papi, ombre cupe nei loro profili con le tiare, tanto da sembrare inquietanti guerrieri nascosti nella penombra pronti a sorprendere gli intrusi. Nei bauli si deteriorano i due sontuosi abiti e il Bambinello, gettato in un angolo, si spezzò in vari punti. Su tutto cadde il silenzio.

La "nuova" Madonna del Rosario scolpita da Angelo Gritti, Bergamo, nel 1963 sul trono e circondata dallo stesso baldacchino con gli angeli in volo usato da seocli per la vecchia Madonna vestita, adattato alla misura più alta della nuova statua.

La “nuova” Madonna del Rosario scolpita nel 1963 da Angelo Gritti, di Bergamo, sul trono e circondata dallo stesso baldacchino con la Corona retta da angeli in volo, i “Cherubini”, usato da seocli per la vecchia Madonna Vestita, adattato alla misura più alta della nuova statua.

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Processione della “nuova” Madonna del Rosario di Amora (Aviatico) opera di Angelo Gritti, 1963, con il trono e lo sfarzoso baldacchino e la Corona retta dagli angeli in volo, i “Cherubini”. Da notare i lampioni  a corollario.

IL RITORNO DELLA MADONNA VESTITA

Io, Aurora, volevo vedere cosa ne era stato della Madonna Vestita di cui avevo sentito parlare fin da bambina ma che non avevo mai visto. Perciò un giorno d’estate del 2012 chiesi alla sagrestana Maddalena se esistesse ancora. alla sua risposta affermativa chiesi di poterla fotografare. Al mio arrivo in sacrestia ecco la sorpresa: la Madonna Vestita mi attendeva, avvolta in un delicato abito color verde acqua, e in braccio aveva il Bimbo Gesù.
Il volto giovane e fresco sembrava palpitare, lo sguardo timido, gli occhi socchiusi, come in ascolto.

La Madonna della chiesa di Amora durante il restauro, agosto 2012

La Madonna Vestita del Rosario e il Bambinello della chiesa di Amora durante il restauro ad opera di Giovanni Locatelli, agosto 2012

Ma tanti anni di abbandono e incuria avevano segnato la Sacra immagine. I vestiti a brandelli, la corona opacizzata, i colori del viso cancellati.

Grazie al restauratore Giovanni Locatelli, parente di una abitante del paese, Luigina Carrara, nell’estate del 2012 la Madonna ritrovò la brillantezza e la vita. Il vestito verde acqua è stato rammendato da un paziente lavoro di cucito di una donna del paese, la sarta Mirna Santini. Poi fu la volta del secondo abito, quello bianco-dorato, che fu ritrovato a pezzi in fondo ad un baule in soffitta. La stessa sarta riuscì a rimediare al danno del tempo, aggiungendo i pezzi mancanti di broccato.
Ora la Madonna vestita brilla di armoniosa luce. Il restauro ha restituito al paese la sua Regina, che oggi torna ad evocare storie di secolari di rito e devozione.

La Madonna del Rosario vestita di Amora, Aviatico, in tutta la sua lucente bellezza ritrovata.

La Madonna Vestita del Rosario  di Amora, Aviatico, in tutta la sua lucente bellezza ritrovata dopo il restauro allo sfarzoso vestito bianco dorato.

LE MADONNE VESTITE DELL’ALTOPIANO

Sono quattro le Madonne Vestite dell’Altopiano Selvino Aviatico sopravvissute alla devastazione e al rogo decretati da Papa Pio X tra il 1903 e il 1910.

La Madonna Bambina Vestita nella culla, chiesa di Ganda di Aviatico

La devozione per la Maria Bambina ha origini antiche. Si legge in vari testi religiosi: “Il culto di Santa Maria Bambina nasce in Oriente e viene introdotto nella Chiesa d’Occidente dal Papa Sergio I (VII secolo). Si diffonde in particolare nella diocesi ambrosiana (X secolo) dove testimonianza della devozione verso la natività di Maria è lo stesso Duomo di Milano consacrato da San Carlo Borromeo il 20 ottobre 1572 e dedicato a Maria Nascente. Il cardinal Federico Borromeo (1564-1631), nella sua opera “De pictura sacra” immaginava la raffigurazione della Natività di Maria rappresentata da una bambina avvolta in fasce e adagiata in mezzo ad una grande luce attorniata da angeli maggiori e minori. Ed è ad una Francescana che si deve il modello del simulacro più famoso di Maria Bambina che riprende l’immagine del cardinal Borromeo. Suor Isabella Chiara Fornari, superiora delle Francescane di Todi e dal cui convento venivano diffuse figure di Maria e di Gesù “quando erano pargoletti e di grandezza naturale” modellò il volto in cera tra il 1720 ed il 1730. La statua infatti è più diffusamente costituita da una testa di neonata in cera su un corpo appena abbozzato e completamente rivestito di fasce. Le fasce, la cuffietta e la culla che la accompagna sono di pizzo. Una di queste “bamboline”, nel  1739, venne donata alle Suore Cappuccine di Santa Maria degli Angeli a Milano. Le suore ne propagarono la devozione e ben presto tutta la Lombardia ne venne conquistata, tanto che fin da subito prese piede la tradizione di donare alle giovani spose una statuetta di Maria Bambina nella sua teca di vetro, da porre sopra il comò nella camera nuziale come augurio e benedizione futura.  

La statua della Maria Bambina nella culla della chiesa di Ganda di Aviatico

La statua della Maria Bambina nella culla della chiesa di Ganda di Aviatico

La Madonna Vestita del Rosario di Aviatico fu usata ininterrottamente fino al 1947, quando venne sostituita da una lignea. Oggi è ammirabile nella chiesetta di San Rocco.

La Madonna del Rosario vestita, usata fino al 1947 poi sostituita da quella nuova nella chiesa di San Rocco ad Aviatico

La Madonna Vestita del Rosario di Aviatico, usata fino al 1947 poi sostituita da quella nuova nella chiesa di San Rocco ad Aviatico

La Madonna Vestita del Rosario  della chiesa di Selvino onorata ancora oggi.

La Madonna del Rosario vestita della chiesa di Selvino, Bergamo

La Madonna Vestita del Rosario della chiesa di Selvino, Bergamo, per gentile concessione della signora Angiolina Bertocchi

Un momento della Processione con la Madonna del Rosario vestita di Selvino, anni Sessanta.

Un momento della Processione con la Madonna Vestita del Rosario  di Selvino, anni Sessanta, per gentile concessione della signora Angiolina Bertocchi.

La Madonna Immacolata Vestita della chiesa di Ama di Aviatico onorata ancora oggi.

La Madonna Immacolata vestita della chiesa di Ama di Aviatico, Bergamo

La Madonna Immacolata Vestita della chiesa di Ama di Aviatico, Bergamo

LA POESIA DI PADRE DAVIDE MARIA TUROLDO

“Vergine, fanciulla
giovane, madre,
se Tu non riappari anche Dio sarà triste:

e non avrà più delizie

a stare coi figli degli uomini…”
(P. David Maria Turoldo)

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IL GESÙ BAMBINO DI PRAGA

Gesù Bambino di Praga

Gesù Bambino di Praga

GESÙ BAMBINO DI PRAGA PELLEGRINO NELLE PARROCCHIE

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Gesù Bambino di Praga pellegrino esposto nella chiesa Parrocchiale di Serina, dicembre 2015

In occasione del Giubileo della Misericordia la statua del Gesù Bambino di Praga, ospitata durante l’anno nel Santuario di Arenzano, è portato in pellegrinaggio nelle parrocchie giubilari: dal dicembre 2015 al 20 gennaio 2016 è esposto nella chiesa Parrocchiale di Serina, Orobie Bergamasche.

TA-PUM,

quell’accorato e disperato canto tra i lugubri duelli delle artiglierie

nella Grande Guerra

b3404be4ce8e34f9427382fa15263dea_LIn occasione del centenario dall’entrata in guerra dell’Italia, dichiarata all’Austria-Ungheria il 24 maggio 2015

Sabato 9 maggio 2015 ore 20.45
Presso l’Auditorium Città di Albino
il Coro Terza Università SPI CGIL Bergamo
il Coro La Polifonica Centro Anziani Albino
gli Studenti ITCTS Vittorio Emanuele II Bergamo
presentano lo spettacolo

“TA-PUM, racconto in canto della Grande Guerra”

ingresso libero

L’iniziativa è promossa in occasione del centenario dall’entrata in guerra dell’Italia, dichiarata all’Austria-Ungheria il 24 maggio 2015

http://cultura.albino.it/

PERCHÈ TA-PUM

Sentivano solo suoni sordi e lontani, le migliaia di ragazzi al fronte, suoni penetranti e profondi come evocati dall’abisso, echi di terrore e caverne senza uscita, come un anticipo di temporali e bufere sulle cime.
Era il TA-PUM, TA-PUM dei fucili che non smettevano di evocare morte, notti senza fine, e massacri.
TA-PUM, echeggiava lungo i canaloni i dirupi scoscesi…
TA-PUM, tuonava oltre i precipizi e le alture…
Ogni giorno, ogni notte, ogni minuto, l’unica musica che faceva da sottofondo al gelo e alla paura di quei ragazzi senza domani, appesi al filo della vita solo dalla propria forza di gioventù.

Si legge sul sito “Ta-pum, sui sentieri della Grande Guerra”: “Ta-pum era il caratteristico rumore che i soldati italiani sentivano stando in trincea quando i tiratori austriaci sparavano con il loro fucile Mannlicher M95. Infatti gli spari partivano da lontano e prima veniva sentito il rumore dell’arrivo del proiettile, “TA” e successivamente il suono della detonazione, “PUM”.
Da qui il nome della famosa canzone scritta dall’Ardito Nino Piccinelli (compositore clarense) il quale raccontò di avere scritto «Ta pum» la notte prima di un assalto a quota 2105: «La nostra trincea distava poche decine di metri da quella austriaca. Diedi una nota ad ogni sospiro della mia anima, nacque così l’accorato e disperato canto, tra i lugubri duelli delle artiglierie, il balenio spettrale dei razzi, il gemito dei feriti, il tiro infallibile dei cecchini»”.

LA CANZONE

La canzone Ta-pum

La canzone Ta-pum

“…Dietro il ponte c’è un cimitero,
cimitero di noi soldà.
Tapum, tapum, ta pum!
Tapum, tapum, ta pum!

Cimitero di noi soldà,
presto un giorno ti vengo a trovar.
Tapum, tapum, ta pum!
Tapum, tapum, ta pum! …”

FESTIVAL DELLA POESIA E DELLA SOLIDARIETÀ
20 poeti per un messaggio di Speranza Globale

uniti per un Progetto Solidale

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Osio Sotto, Bergamo,

Sabato 2 Maggio
Cineteatro dell’Oratorio
Via Sant’Alessandro 3

Maratona dalle ore 15.00 alle ore 19.00

Mandorlo in fiore

Venti poeti assieme all’Associazione Arca della Solidarietà per un Festival all’insegna della sensibilizzazione sia verso la poesia, sia nei confronti della diversa abilità. Tra di essi la poetessa bergamasca Aurora Cantini e la poetessa di origine albanese ma da anni residente a Bergamo Irma Kurti. Alla lettura delle poesie si alterneranno alcune esibizioni poetiche dei ragazzi con la direzione della professoressa Tania Antinori, che cura ogni spettacolo dell’Associazione, momenti di interazione con il pubblico e domande, brevi presentazioni.

Saranno presenti, tra gli altri, i poeti Gigi Medolago, Nunzio Buono, Ada Crippa, Manola Gini, Luigi Cannillo, Gianluca Regondi, Ornella Mereghetti, Floriana Agazzi, Carlo Zanutto

L’EVENTO

Festa della Poesia e della Solidarietà

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L’iniziativa è nata dalla mente e dal cuore del poeta Samuel Paterini, voce della Valle Imagna, che da anni porta avanti un percorso di comunione e interazione poetica che coinvolge poeti lombardi, in un’esigenza di comunicazione collettiva verso il cuore dell’umanità.
Non è vero che chi legge ha la testa tra le nuvole. Tutt’altro. Ma il poeta non può più stare solo nella sua torre a rimirare il cielo. Deve sporcare di fango i suoi passi e raccogliere il respiro del mondo.
Un tempo la lingua era rigida, oggi deve parlare del mondo che stiamo vivendo, se si vogliono davvero agganciare i giovani, le stesse parole di ogni giorno, combinate secondo schemi poetici, diventano magiche, permettono di parlare di ciò che siamo in modo diverso.
Tormenti e gioie, da sempre, corrono al fianco dell’uomo. Come un fiore di campo, una poesia ha poche pretese ma con la sua tenerezza dona momenti di sollievo alla sofferenza del vivere quotidiano e può rendere la vita un po’ più amabile, per ritrovare il senso del vivere quotidiano, la sincerità di uno sguardo amico, la condivisione, la solidarietà nella paura della notte, la consolazione e la pietà: in una parola, l’umanità del mondo.
I versi sono una medicina per l’anima, una consolazione allo sfasamento e alle solitudini di oggi. Un verso è veloce come ogni nostro passo e ci accompagna lungo ogni nostro respiro, insaziabile e pungente. Sorregge il cammino, riempie le notti, allontana la paura: ogni poesia è una storia che rivive, sfolgorante, e parla all’umanità attraverso la voce di uno solo, perché la Poesia è conoscenza.

LA FOTOGALLERY

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Foto di gruppo: i poeti e i ragazzi dell’Associazione Arca della Solidarietà

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Aurora Cantini

IL VIDEO

Aurora Cantini legge Perduto fiore, poesia

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