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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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In occasione dell’apertura di EXPO 2015 del Primo Maggio,

TERRAMADRE,
l’incantevole armonia della natura
nella personale pittorica di Carla Santomauro al Parco Nord
con interventi poetici di Aurora Cantini

Inaugurazione: Venerdì I° Maggio 2015 alle ore 17

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CASCINA CENTRO PARCO NORD
Via Clerici 150 – Sesto San Giovanni (MM5 Bignami)
Inaugurazione: Venerdì I° Maggio 2015 alle ore 17.
La mostra proseguirà fino al 10 maggio con i seguenti orari:
Feriali 15-18,30 Festivi 10-12,30; 15-18,30

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Dalla montagna alla pianura il filo verde della terra

L’esposizione pittorica, patrocinata dai Comuni di Bresso e Sesto San Giovanni, entra a far parte di quel grande e vasto piano di iniziative collaterali legate ad EXPO 2015, con il suo Tema universale “Nutrire il Pianeta”. Infatti proprio la tematica della biodiversità ha dato alla pittrice Carla Santomauro lo spunto per interessanti e meravigliose espressioni: “Del resto” come ribadisce la stessa autrice al giornalista del settimanale “Lo Specchio”, “la sopravvivenza del nostro Pianeta dipende proprio dalla terra.”
L’assonanza con i temi di EXPO non è casuale.
E dalla terra si dipanano diciotto opere che raffigurano scorci e angoli, anche inediti, del Parco Nord, il quale, accanto alle guglie lucenti del Duomo o alle merlettature del Castello Sforzesco, sarà uno tra i protagonisti degli sguardi ammirati dei milioni di visitatori alla città di Milano.
Il Parco è catturato nella sua vasta immensità, con i suoi paesaggi più significativi: gli stagni, le fontanelle, la flora e la fauna, i rami nudi degli alberi, il manto di neve che avvolge le figure spoglie delle fronde, il lento ed imperturbabile cambio delle stagioni, tutti filtrati dallo sguardo sensibile e dalla pennellata morbida dell’artista.
I diciotto dipinti olio su tela troveranno voce, nella sede espositiva, anche grazie agli interventi poetici della poetessa bergamasca Aurora Cantini, scritti appositamente per l’evento in relazione anche all’EXPO.
“Con Aurora” spiega la pittrice “ci siamo conosciute in Valle Seriana, precisamente sull’Altopiano Selvino Aviatico, Orobie Bergamasche, ed è nato subito un bel sodalizio artistico. Lei scrive libri di poesia e sulla montagna, io dipingo. Dipingo per liberare qualcosa che ho dentro, per realizzare qualcosa di me che possa restare. L’attività artistica può liberarci, è uno spiraglio per comunicare all’esterno i nostri stati d’animo più reconditi”

L’ARTICOLO SUL SETTIMANALE LO SPECCHIO

Terramadre, la mostra di Carla Santomauro al Parco Nord

Terramadre, mostra pittorica e poetica al Parco Nord Milano

Terramadre, mostra pittorica e poetica al Parco Nord Milano

LA POESIA

Carla Santomauro e Aurora Cantini, Parco Nord Milano

Carla Santomauro e Aurora Cantini, Parco Nord Milano

LA FOTOGALLERY DELL’EVENTO

La pittrice Carla Santomauro e la poetessa bergamasca Aurora Cantini

La pittrice Carla Santomauro e la poetessa bergamasca Aurora Cantini

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Carla Santomauro e Aurora Cantini

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La piccola profuga dalle manine alzate

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C’è una foto che sta facendo il giro del mondo, rappresenta una bambina vestita con un semplice e modesto maglioncino che punta lo sguardo fisso e serio verso il fotografo, le manine chiuse a pugnetti alzate sopra la testa.

Leggendo l’articolo apparso sul quotidiano della mia provincia ho scoperto che si chiama Hudea, ha 4 anni, ed è arrivata al campo profughi siriano di Atmeth dopo 150 chilometri di viaggio con la mamma e due fratelli. Ha visto il fotografo con il teleobiettivo puntato su di lei (la foto è stata scattata da Osman Sagirli) e l’ha scambiato per un soldato con un’arma da guerra puntato contro di lei. Così ha fatto quello ha visto fare troppe volte in Siria da quando è nata: ha alzato le manine per dire “Mi arrendo!” E probabilmente subito dopo si sarà messa a piangere.

Una piccola profuga che si arrende alla cattiveria dei grandi.

L’intervista al fotografo su Corriere.it

L'Eco di Bergamo e la piccola profuga dalle manine alzate

L’Eco di Bergamo e la piccola profuga dalle manine alzate

Nel solo 2014 in Siria sono scomparsi 3500 bambini.
È questo il futuro del nostro mondo? Costringere i bambini ad arrendersi?
Un bambino è indifeso, senza secondi fini, si consegna a noi senza ombre, senza riserve ma proprio per questo è fragile e prezioso.
Ciò che ferisce un bambino ci colpisce profondamente, le lacrime di un bambino scavano solchi dentro di noi. Perché tutti noi siamo stati bambini una volta e sappiamo come stanno le cose. I bambini sono l’altra parte di noi stessi, una parte che purtroppo tendiamo a dimenticare, come succede ai grandi.

Eppure perché, perché proprio i bambini vengono abbandonati in un angolo come straccetti buttati via, perché sono i primi a essere dimenticati, resi muti e silenziosi dall’ira dell’uomo, perché sono i primi a cui viene rubato il giorno, a cui si acceca la luce, a cui si strappa la voce? Perché costringiamo i bambini a non avere infanzia, a non avere speranza?

Eppure ricordiamo bene la nostra fragilità di bimbi, le ferite dell’infanzia sono marchiate a fuoco sulla pelle, indelebili, vivide, a tratti grossi di pennarello.

 “Un fagottino di vita,

poche gocce di storia,

frammenti di sogni friabili

come pergamena antica,

ancora imbevuti di rugiada

come le prime ali di farfalla.

Scricchiola solo un poco sotto le scarpe,

mentre avanza l’uomo lungo il sentiero del buio.

Senza voltarsi indietro.” (Aur Cant)

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LA MIA POESIA

PICCOLA PROFUGA

Si rannicchiava allo sguardo
una bambina,
le manine tese
all’argento della sera.
Cercava un sogno abbandonato
strappato al tepore del primo sonno,
un timido balocco
dietro i vetri di smeriglio.

Cercava un profumo perso,
rubato al cantuccio di un abbraccio,
pelle color del latte,
dietro i vetri e le maioliche.

Sulle mani tese
solo un luccichio di perle
rubate ai giorni del sole.

(Dal libro “Nel migrar dei giorni“)

Devozioni mariane da riscoprire,

La Madonna di Guadalupe ad Albino,

Bergamo

La Madonna di Guadalupe

La Madonna di Guadalupe

Tra le tante testimonianze nascoste della nostra terra di Bergamo vi è quella del Tenore Federico Gambarelli, nato nel 1858 ad Albino e morto nel 1922, un cantante lirico di fama internazionale, ma della cui epopea oggi non v’è quasi più traccia. Fu Monsignore Cavaliere dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, Cantore Onorario della Cappella Pontificia, Cappellano Segreto D’Onore di Sua Santità. Fin da piccino, seppur figlio di un semplice macellaio, mostrò un talento eccezionale per la vocalità e venne chiamato ad esibirsi nei teatri più famosi, con oltre 47 opere liriche di ogni genere. Viaggiò in ogni angolo del mondo, ricevendo ovazioni, onori e gloria.

Articolo d'epoca riguardante il Tenore Federico Gambarelli, Albino

Articolo d’epoca riguardante il Tenore Federico Gambarelli, Albino

Tornando in Italia proprio dal Messico, nel 1890, portò con sé una tela dipinta raffigurante l’immagine della Madonna detta di Guadalupe, di poco più di un metro di altezza, dono dei Gesuiti della città di Puebla. Rappresentava la Madonna “morena”, meticcia, apparsa al contadino indio Juan Diego nel lontano 12 dicembre 1531 sul colle del Tepeyac (oggi altura inglobata nella capitale) in piena conquista spagnola di Cortès (era giunto nel 1519) e impressa miracolosamente sul mantello tessuto con foglie di agave detto “LA TILMA” (ancora intatto nella Basilica di Tepeyac – Città del Messico in una cornice d’oro) indossato dal pover’uomo durante l’ultima delle 4 apparizioni. Non a caso la sua festa cade il 12 dicembre, Vigilia di Santa Lucia, infatti “Guadalupe” vuol dire “Fiume di Luce”.

La tela ricalcava l’immagine originale della Madonna scura venerata in Messico e in tutta l’Amercia Latina, il vestito rosa bordato a fiori e il mantello azzurro trapunto di stelle che Le copriva il capo, i piedi appoggiati sopra la Luna, con il sole ad irradiare di luce attraverso i suoi cento raggi, creando un prodigio mai visto, non fatto da mani d’uomo.

Era in attesa del figlio Gesù, come dimostrava la cinta nera legata sotto il seno, da secoli segno di gravidanza per le donne messicane. La mortalità infantile nei tempi passati era molto alta, e la venerazione verso la Madonna di Guadalupe, venerata da tutti i popoli latinoamericani, rappresentava un forte legame di protezione per le future mamme di ogni tempo e di ogni luogo. Ancora oggi la tilma della Guadalupe messicana è oggetto di studi  e approfondimenti per i numeorsi prodigi di cui è protagonista la miracolosa tela della Madonna di Guadalupe, e anche i miracoli della Madonna di Guadalupe.

La Madonna di Guadalupe messicana

La Madonna di Guadalupe messicana

La tela della Madonna di Guadalupe e il supporto come appare ancora oggi nella basilica in Messico

La tela della Madonna di Guadalupe e il supporto come appare ancora oggi nella Basilica in Messico

Juan Diego morì nel 1548 e nel 2002 venne proclamato santo da Papa Giovanni Paolo II. La Madonna di Guadalupe venne proclamata PATRONA DELL’AMERICA LATINA NEL 1910. Negli anni in cui il Tenore visitò il Messico era stato approvato 3 anni prima (nel 1887) una bolla da parte di Papa Leone XIII che autorizzava la sua Incoronazione, avvenuta poi il 12 dicembre 1895 con una festa grandissima perciò si può immagine come Il Tenore Gambarelli fu subito affascinato e conquistato dalla potenza di questa venerazione

Per il grande Tenore bergamasco rappresentò fin da subito un segno di Luce, di gioia purissima, l’avrebbe custodita tutta la vita, là, accanto al Fiume Serio, nella sua terra a cui era tanto legato. Dai documenti del tempo si legge: “Ispira un fascino misterioso che conforta a sperare, invita a pregare, si fa amare.”

IL NAUFRAGIO

Ma la nave, l’Africa, in viaggio da Barcellona a Genova, incappò in una tremenda tempesta e moltissimi passeggeri si buttarono in mare scomparendo tra i flutti.

Queste le testuali parole che il Tenore scrisse nella pubblicazione dal titolo “Storia della Madonna di Guadalupe venerata ad Albino”, unica copia depositata presso la Biblioteca Civica di Bergamo: “La macchina più non lavorava, l’elica aveva cessato ogni movimento. Poi un terribile schianto rapì ad ogni labbro un urlo disperato. Balzai in piedi e girando lo sguardo quasi per prendere consiglio, mi brillò luminosa un’idea. Ricordai che tenevo presso di me una miracolosa immagine della Madonna di Guadalupe donatami dai Gesuiti. In quel supremo momento mi tornò come l’estremo raggio della speranza. No, dissi a me stesso, non perirò al certo con questo emblema di salvezza; e con accento che solo può dettare il senso di fiducia nel parossismo della disperazione, esclamai: no, Vergine di Guadalupe, non permettere che la vostra immagine perisca tra questi vortici, e con essa periscano tanti poveri infelici. Voi ci dovete salvare, se no la Vostra Immagine sarà la prima a calare a fondo…

Strana invero la mia preghiera, ma tant’è fu così; e come se la Vergine veramente temesse la mia minaccia, o che la illimitata sua pietà verso dei miseri ve la conducesse, venne in nostro soccorso. Il bastimento in male arnese e tutto pesto subì in quell’istante un brusco movimento prodotto da non so qual causa. Come per incanto guadagnò la superficie e, rimorchiato da una forza misteriosa, superato il golfo di Rosas, all’alba ormeggiava felicemente nel Golfo di Lione. A bordo fu una festa a non dirsi per lo scampato pericolo. Raccontai il fatto e fu una gara nel contemplare la cara effigie e di saperne i fasti. Fu allora che formai il proposito di deporre un voto, pegno della mia sincera gratitudine, e il voto fu di porre in venerazione la miracolosa immagine e di fare quel tutto che fosse in mio potere perché venisse onorata. Questa è l’origine della stravagante idea di alzare una chiesa sacra alla Vergine di Guadalupe, idea che con massimo piacere cercai di attuare tosto al mio ritorno.”

Il dipinto che descrive lo scampato naufragio della nave Africa, appeso nella chiesa di Albino dedicata alla Madonna di Guadalupe

Il dipinto che descrive lo scampato naufragio della nave Africa, appeso nella chiesa di Albino dedicata alla Madonna di Guadalupe

Così fu. Fece realizzare intorno alla tela un supporto di bronzo in cui incastonarla, poi eresse un piccolo Oratorio–altare nel suo giardino (presumibilmente in località Piazzo di Nembro secondo le testimonianze dei pro pronipoti)… con “a lato un getto d’acqua che ricordava lo zampillo fatto scaturire dalla Vergine in Messico” (DALLE PAROLE DEL TENORE) e depositò la Madonna in una nicchia naturale, una “dolina” carsica presente nei pressi, che doveva divenire un luogo di preghiera duraturo, molto simile al luogo dove la Madonna era apparsa a Juan Diego.

La dolina, dai documenti dell’Associazione “InsiemeperPiazzo”, è profonda da 7 a 12 metri, larga 15, e si legge nel documento che sul fondo “Gambarelli fece costruire un eremo.”

La "dolina carsica" in località Piazzo di Nembro dove venne depositata la tela della Madonna di Guadalupe

La “dolina carsica” in località Piazzo di Nembro dove venne depositata la tela della Madonna di Guadalupe, foto di Gianni Comotti

La tela della Madonna di Guadlaupe nel Santuario di Albino

La tela della Madonna di Guadlaupe nel Santuario di Albino

(ANCORA NEL SUO LIBRO IL TENORE GAMBARELLI SCRIVE): “Il 14 maggio 1893 Sua Ecc. Rev. Vescovo Guindani ha benedetto l’altare della miracolosa immagine affinché si possa celebrare la Messa.”
Questa sua fervente e instancabile devozione riportò a galla un desiderio mai sopito seppur vissuto tra laceranti conflitti d’animo, quello della vocazione sacerdotale e nel 1898, a quarant’anni, venne ordinato sacerdote nel Seminario di Bergamo con il nome di Padre Federico Maria della Croce.

LA CHIESA DELLA GUADALUPE DI ALBINO

Le intemperie e l’acqua delle sortite nella Grotta rischiavano però di intaccare il manufatto, perciò il Tenore, con i risparmi di 20 anni di carriera nella lirica, decise di acquistare ad Albino, sul lato del Torrente Albina, accanto al ponte, una modesta chiesetta e un possedimento di proprietà della Congregazione Religiosa della Sacra Famiglia, a cui si accedeva da un vicolo laterale di Via Mazzini (vicolo che da allora prese il nome di Vicolo Gambarelli).
Non ci sono documenti notarili ma sembrerebbe che la proprietà si estendesse fino al Viale della Ferrovia.
Il suo sogno era propagare tra la popolazione l’amore alla Madonna di Guadalupe, perciò iniziò la costruzione di una chiesina indipendente, (PAROLE DEL TENORE GAMBARELLI) che il Vescovo di Bergamo Guindani benedisse il 27 ottobre 1900, ANNO SANTO, dichiarandola “Oratorio pubblico di proprietà privata”. La Sacra Effigie, che il 30 novembre 1898 Gambarelli aveva presentato direttamente a Papa Leone XIII affinché la benedisse, venne collocata “in una Cappelletta interna, ai lati del Presbiterio, con forma di sotterraneo per dare l’idea del luogo originario dell’apparizione in Messico.” E dice anche: “… decisi di alzare una chiesa sacra, ma cause varie sono subentrate… protraendo fino a questo Anno Santo (il 1900) l’apertura”
I lavori di completamento e ampliamento della chiesetta con alcuni edifici annessi iniziarono nel 1902 e terminarono nel 1905. La Chiesa di Guadalupe di Albino cominciò ad attirare fedeli da ogni paese della Valle e oltre.

Il dipinto che descrive l’Apparizione a Juan Diego in Messico

Il dipinto che descrive l’Apparizione a Juan Diego in Messico, visibile nella chiesa di Albino

 La chiesa ad Albino in Vicolo Gambarelli dedicata a Nostra Signora di Guadalupe

La chiesa ad Albino in Vicolo Gambarelli dedicata a Nostra Signora di Guadalupe

L’altro capo del Vicolo Gambarelli con l’accesso alla chiesa

L’altro capo del Vicolo Gambarelli con l’accesso alla chiesa

In Valle Seriana nessuno prima del Tenore Gambarelli sapeva dell’esistenza di questo culto e lui fu il primo a portarla nella nostra terra, come testimoniano alcuni scritti dell’epoca: “Con quello che sorge nelle vicinanze di Roma, sono gli unici questi Santuari dedicati in Italia alla protettrice del Messico”. Oggi sono 5 o 6 i luoghi di culto.

Il 3 ottobre 1915 il Vescovo di Bergamo Monsignor Luigi Maria Marelli, assistito da altri illustrissimi prelati, presenziò la cerimonia solenne dell’imposizione della Corona Aurea sul capo della venerata Immagine di Albino: una corona d’oro massiccio, costellata di pietre preziose, le stesse ricevute in dono da Gambarelli nei suoi innumerevoli successi teatrali e precedentemente da lui portata al cospetto di Papa Benedetto XV per la necessaria benedizione liturgica.

La lapide che ricorda l’Incoronazione della Vergine di Guadalupe

La lapide che ricorda l’Incoronazione della Vergine di Guadalupe ad Albino

LA MADONNINA DI PIAZZO

Non avendo cuore di sacrificare la devozione per la chiesina di Piazzo, il Gambarelli rimodellò una immagine di Vergine con Veggente (alcuni ipotizzano sia la Vergine del Perello) per renderla simile alla Guadalupa.
L’ncoronazione della Vergine della “Grotta di Piazzo di Nembro” (trasportata per l’occasione al Santuario di Albino, come si legge nei documenti), avvenne in occasione della Festa della Natività di Maria, l’8 settembre 1920, MERCOLEDI’, alla presenza delle Autorità religiose dell’epoca, guidate dal Cardinale Oreste Giorgi, Penitenziere Maggiore di S.R.C., che con Sacro Rito, pose sul capo una preziosa corona, da Lui stesso benedetta.
Negli anni la sua devozione si era diffusa enormemente tra gli abitanti di Piazzo, che la ricolmarono di grazie e indulgenze.

La statua della Madonna di Guadalupe venerata a Piazzo di Nembro

La statua della Madonna di Guadalupe venerata a Piazzo di Nembro

L’ORFANOTROFIO DI ALBINO

Nel 1920 Monsignor Gambarelli lasciava il Santuario della Madonna di Guadalupe, con le annesse case, alle Suore delle Poverelle del Beato Luigi Palazzolo (come appare sulla lapide all’ingresso) che vi crearono un Orfanotrofio femminile, dove bambine della terra di Bergamo, ma anche di varie parti d’Italia, avrebbero potuto ritrovare il sorriso e la gioia dell’infanzia. Fu attivo fino al 1968, quando cessò la sua opera per la non più idoneità degli edifici.

La lapide che attesta il lascito alle Suore delle Poverelle di Albino

La lapide che attesta il lascito alle Suore delle Poverelle di Albino

Metà del Novecento: l’Orfanotrofio annesso alla chiesa della Madonna di Guadalupe ad Albino

Metà del Novecento: l’Orfanotrofio annesso alla chiesa della Madonna di Guadalupe ad Albino

Oggi: gli edifici annessi alla chiesa della Madonna di Guadalupe di Albino, che ospitano le Suore delle Poverelle

Oggi: gli edifici annessi alla chiesa della Madonna di Guadalupe di Albino, che ospitano le Suore delle Poverelle

LA CHIESINA INCOMPIUTA DI PIAZZO

La minuscola chiesina della Grotta di Piazzo attendeva silenziosa l’ultimazione dei lavori. Diffusa la notizia, la gente comune avviò una serie di iniziative benefiche per raccogliere fondi da destinare all’uso, perfino una lotteria di 1000 numeri (costo al numero lire 5), datata 3 novembre 1921, che metteva in palio una “Bestia” del valore di 2500 lire (una mucca, testualmente scritta con la lettera B maiuscola, come appare nel documento in carta bollata) da vendere a prezzo di mercato e il cui guadagno sarebbe andato a beneficio della Cappelletta.
Ma la minuscola chiesina non ebbe mai completa realizzazione. Monsignor Gambarelli morì nel 1922, prima che il suo voto arrivasse al pieno compimento. Anche se nel suo testamento aveva disposto il completamento interno del luogo sacro, oggi è abitazione privata.

La minuscola chiesina di Piazzo di Nembro come era

La minuscola chiesina di Piazzo di Nembro come era, FOTO DEL MAESTRO GIOVANNI BERGAMELLI

La “dolina” venne lasciata alla Congregazione dei Preti del Sacro Cuore, con l’impegno di custodirla. Ma con il tempo e la morte dei testimoni originari, piano piano l’impegno andò scemando, le generazioni successive dimenticarono, i documenti venero lasciati ai margini della vita quotidiana, e su tutto si depositò la sabbia dell’oblio.

UN FIUME DI LUCE

Eppure la Madonna di Guadalupe continuò il Suo Messaggio di Speranza al mondo, apparendo in centinaia di tele, a testimonianza della grande Fede che aveva saputo creare nella popolazione. Disse la Vergine a Juan Diego: “Ascolterò le suppliche e le preghiere di tutti coloro che chiederanno la Mia protezione e Mi invocheranno nelle loro tribolazioni: Io li consolerò e li aiuterò”
A tangibile prova della forza evocativa della Madonna, nel 2011, per espresso desiderio dei discendenti, in località Piazzo è stata eretta una Tribulina commemorativa, a perenne ricordo della devozione ampliata nei secoli.

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La cappelletta a Piazzo di Nembro dedicata alla Madonnina di Guadalupe detta di Piazzo, voluta dal famoso tenore Federico Gambarelli (1858 – 1922)

Il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe ad Albino continua a diffondere il suo canto armonioso per i bambini e per quelli non ancora nati, per quelli abbandonati e quelli dimenticati. Ogni mattina, prima di recarsi alla Scuola dell’Infanzia lì accanto, i più piccini con i loro grembiulini colorati entrano nel luogo sacro a dare un saluto alla Madonna della Luce, e anche alla Madonna Bambina fasciata da candide vesti, adagiata in una nicchia laterale nella sua culla ricamata, poi salutano lui, il “De Gambarell”, mentre danno la mano al papà o alla mamma, ed escono nel vicolo canticchiando dolci canzoncine d’innocenza birichina.

La Madonna di Guadalupe come appare ai fedeli nella chiesa di Albino

La Madonna di Guadalupe come appare ai fedeli nella chiesa di Albino

Da un lato, a monte, svetta perenne e benevola, la mole della Cornagera, dall’altro scorre il fiume Serio, e qui, in questo Santuario che ha ascoltato mille canti di bimbi e reso giorni di cielo come un manto azzurro trapunto di stelle, sale lassù l’ode al “Fiume di Luce” per ogni uomo o donna di buona volontà. “Maria, Fiume di Luce, resta con noi nelle notti più buie”

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Lo scopo di questo mio lavoro personale di ricerca sulla storia della Madonna di Guadalupe del Tenore Federico Gambarelli ad Albino, è dare conoscenza e memoria, pertanto chiunque può attingere ad esso, VI CHIEDO PERO’ DI CITARE QUESTA FONTE. Infatti questo lavoro di ricerca sulla storia della Madonna di Guadalupe del Tenore Federico Gambarelli ad Albino, ha richiesto da parte mia molto lavoro, molte informazioni cercate, molte ore di impegno, MOLTA FATICA.

RINGRAZIAMENTI

Ringrazio Edelwaiss Gambarelli, pro-pro-nipote del famoso Tenore (era infatti zio del nonno) per le numerose fotografie dell’archivio perosnale. Grazie per i documenti autentici, preziosi e cari, custoditi in ordinate cartellette dove quel mondo lontano di salotti ottocenteschi e opere meravigliose sembra ancora vivo e palpitante. Grazie per i ricordi mai sbiaditi che le sono stati tramandati dal papà Bruno Gambarelli, il quale nutrì sempre grande e riconoscente affetto per quello zio famoso, scalpitante, ribelle e coraggioso, che aveva saputo vivere di un immortale, incondizionato amore per il Signore.
Molti dati tecnici sono tratti dal libro “Il Tenore Federico Gambarelli, Monsignore” di Rizzi Don Giuseppe, 1976

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