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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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A Selvino la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne,

immagini e poesia

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Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

Una data importante per il Movimento Internazionale delle Donne, scelta in onore delle Sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana uccise il 25 novembre 1961 per la loro opposizione al regime dittatoriale. Questa data rappresenta per il Comune di Selvino, nell’ambito delle Politiche Sociali e Giovanili in collaborazione con Gruppo Volontari “Noi per Loro Onlus”, l’occasione per sostenere la lotta contro la violenza sulle donne tramite iniziative di sensibilizzazione.

Ti aspettiamo martedì 25 novembre alle ore 20 sulla piazza del Comune, con una mostra fotografica “Flash Mob”, a cui seguirà una Serata Dibattito in Sala Congressi con l’Associazione “Fior di Loto” onlus, che si occupa del disagio psicologico ed esistenziale causato dal maltrattamento e dalla violenza sulle donne, e la poetessa Aurora Cantini che leggerà alcune poesie a tema. 

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DOPO LA VIOLENZA

Sono tarpate le mie ali

Sono sbiaditi i miei colori

Trova il silenzio il mio parlare piano

e solo pareti bianche

nello sguardo ramingo.

Il mio mondo è rotolato via

intrappolato in una sfera di cristallo

Sfugge l’avanzar dell’ore

e lascia al mio contatto

un gocciolar di nebbia.

Povera e spersa conchiglia vuota…

Vado rimembrar quell’eco

che ancor mi par d’udire tra le fronde

e i fili d’erba stesi al sole.

Come risacca sul mar

-un secondo fa

-una vita fa.

(Aur Cant)

Dal libro “Uno scrigno è l’amore” (2007)

PER APPROFONDIRE

Violenza sulle donne, quando il silenzio uccide

Una Valle in Lettura“,

a Piazza Brembana quattro venerdì

con gli autori

Una Valle in Lettura Piazza Brembana

Una Valle in Lettura Piazza Brembana

Una Valle in… Lettura

I lettori incontrano gli autori

Il mese di novembre è dedicato alla Cultura a Piazza Brembana, Alta Valle, per scaldare il silenzio delle sera lunghe e fosche con la magia della Narrazione e della Poesia. Quattro autori, quattro esperienze letterarie diverse, quatro storie personali da vivere, ma in comune il desiderio di trasmettere emozioni, universali e uniche per ogni uomo.Lo scopo è far incontrare i lettori con gli scrittori che presentano le loro opere realizzando così un più incisivo stimolo per la lettura. Gli incontri sono gratuiti ed aperti al pubblico.

Gli incontri sono calibrati su quattro venerdì sera, in collaborazione con Comune di Piazza Brembana, Sistema Biblioteche Area Nord-Ovest, L’Eco di Bergamo.

patrocinio

IL CALENDARIO DEGLI INCONTRI

Venerdì 7 novembre ore 20.30

Carlo Salvioni – “Alla deriva” – Lubrina editore

Ne parla con Monica Gherardi de “L’eco di Bergamo”

Venerdì 14 novembre ore 20.30

Umberto Zanetti –  “Sito” – El Bagatt editore

Venerdì 21 novembre ore 20.30

Aurora Cantini – “Parole di acqua e di terra”

La montagna e la sua gente tra passato e presente, tra narrazione e poesia

Venerdì 28 novembre 20.30

Giusi Quarenghi – “Il tempo delle storie non finisce mai”

 ♦

Gli incontri si terranno presso la Sala Polivalente di Piazza Brembana

in via Roma 12  dalle 20.30 alle 22.30

Per informazioni Biblioteca 0345/82549, [email protected]

­21 NOVEMBRE

AURORA CANTINI

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Una serata dal titolo

“Parole di acqua e di terra”

La montagna e la sua gente raccontata attraverso gli ultimi libri dell’autrice

Le parole recitate saranno accompagnate dalla proiezione di fotografie dedicate alle Valli

Le copertine dei primi 3 libri di poesie di Aurora Cantini

Le copertine dei primi 3 libri di poesie di Aurora Cantini

Una Valle in lettura 2014 e i libri di Aurora Cantini

Una Valle in lettura 2014 e i libri di Aurora Cantini

Parole dedicate alla vita contadina del passato nei borghi che stanno scomparendo, narrazioni che offrono uno sguardo  agli Anni Duemila, i nuovi emigranti, i giovani pendolari, fino all’attentato alle Torri Gemelle raccontato nell’ultimo romanzo “Come briciole sparse sul mondo“. Durante la serata i lettori potranno ascoltare alcune poesie tratte dalla nuova raccolta poetica “Oltre la curva del tramonto” (LietoColle Editore 2014).

L’ARTICOLO

Aurora Cantini, 21 novembre

Aurora Cantini e L'Eco di Bergamo

Aurora Cantini e L’Eco di Bergamo

 

 

25 ANNI DAL CROLLO DEL MURO DI BERLINO,

ieri solo grigio e silenzio

oggi i suoni e i colori dei Murales dei giovani europei

-Reportage poetico con fotografie di Oscar Carrara-

BERLINO 9 NOVEMBRE 1989
…Si sgretolava il muro della solitudine,
si abbatteva la barriera del buio:
mani amiche oltre i reticolati,
mani giovani e forti oltre la cancellata…
Ora è Storia.

(Aur Cant)

Un pezzo del Muro, Berlino, di Oscar Carrara

Un pezzo del Muro, Berlino, di Oscar Carrara

Il Muro di Berlino fu una lama insanguinata che per 28 anni tagliò l’aria serrando il respiro dell’uomo nella morsa della solitudine e dell’angoscia.

Era una fortificazione di 155 chilometri, composta da due muri paralleli di cemento armato alti tre metri e mezzo, separati da una cosiddetta “striscia della morte” larga alcune decine di metri, eretta la notte dal 12 al  13 agosto 1961 dividendo letteralmente in due la città di Berlino. Viaggio nella Germania del Muro. Verso il lato est si denominò Repubblica Democratica Tedesca,, la DDR,  verso l’ovest la Repubblica Federale. All’inizio era solo filo spinato, ma già dal 15 agosto cominciarono ad essere utilizzati cemento e pietra.

In realtà non era una divisione verticale, era più un cerchio, una morsa che circondava Berlino Ovest come un cappio al collo. Le pareti erano alte più di tre metri, spesse un metro e mezzo, e nel corso dei decenni vennero erette strisce diverse, sempre più solide, insuperabili e invalicabili. Vi erano anche recinzioni e fossati anticarro, 302 torri di guardia con cecchini armati, 20 bunker e sistemi di pattugliamento.

Dogana verso Berlino Ovest

Dogana verso Berlino Ovest, Checkpoint Charlie, nella zona sotto il controllo USA, famoso per memorabili scambi di spie

Perché lo scopo era quello di arrestare l’esodo massiccio di berlinesi dal settore controllato dai sovietici al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Da Wikipedia si legge che “Inizialmente, c’era solo un punto di attraversamento per gli stranieri e i turisti, in Friedrichstrasse; le potenze occidentali avevano altri due posti di blocco, a Helmstedt sul confine tra Germania Est e Ovest e a Dreilinden sul confine sud di Berlino Ovest. Per i berlinesi erano inizialmente disponibili 13 punti di attraversamento, 9 tra le due parti della città e 4 tra Berlino Ovest e la DDR; in seguito, con un atto simbolico, l’attraversamento della porta di Brandeburgo fu chiuso. I posti di blocco vennero battezzati con i nomi fonetici: Alpha (Helmstedt), Bravo (ancora visibile a Dreilinden sulla A9 appena usciti da Berlino), e Checkpoint  Charlie, situato nella zona sotto il controllo USA (Friedrichstraße).” Da Wikipedia

La Porta di Brandeburgo, di Oscar Carrara

La Porta di Brandeburgo, di Oscar Carrara

Il posto di blocco detto Charlie per l'attraversamento del Muro

Il posto di blocco detto Charlie,  per l’attraversamento del Muro, di Oscar Carrara, Checkpoint Charlie, situato nella zona sotto il controllo USA

Friedrichstrasse, il punto di attraversamento del Muro per i turisti

Friedrichstrasse, dove si trova il posto di blocco Checkpoint Charlie, il punto di attraversamento del Muro per i turisti, di Oscar Carrara

Il pilastro di accesso alla DDR, di Oscar Carrara

Il pilastro di accesso alla DDR, di Oscar Carrara

Io che ero una bimba poco più che neonata sono cresciuta con questa visione di reticolati e divisioni quasi irreali, da paesaggi fantasy, o meglio, horror, con streghe, torture e soldati da una parte, balocchi, cioccolata e confetti dall’altra. Anche i colori erano diversi: mi immaginavo la gente dall’altra parte che viveva in bianco e nero, mentre nella zona ovest si viveva a colori.

Gli occhi della gente aldilà del muro erano occhi tristi, abbattuti, rassegnati, un mondo di neve e nebbia, mentre nella Berlino Ovest ci si alzava in un mondo di luce, senza neve, con le foglie colorate intorno agli occhi. Alle Olimpiadi gli atleti dell’Est erano robot quasi da terminator, al contrario dei colleghi più umani della Germania Federale.

Berlino Est oggi, di Oscar Carrara

Berlino Est oggi, di Oscar Carrara

Ma soprattutto mi sconvolgevano le storie: le mamme e i papà rimasti intrappolati oltre il Muro, finestre sbarrate, cortili e parchi separati, bambini che mai più avrebbero rivisto i cuginetti, i nonni, gli zii. Ogni tanto al Tg si raccontava la fuga riuscita di un ragazzo, di una fanciulla, (sono state più di 5000), con le immagini di volti pallidi e corpi semi congelati avvolti da coperte militari, gli occhi sbarrati come cervi davanti ai fari di un’auto,  ma spesso l’esito non era un lieto fine: si contano oltre 300 le persone uccise durante l’attraversamento.

Si cercava di fuggire con ogni mezzo, perfino mongolfiere, attuando i progetti più fantasiosi, scavando tunnel, elaborando piani minuziosi. Le reazioni delle sentinelle erano spietate: chi veniva colto in flagrante veniva freddato da scariche di mitra, compresi i bambini, spesso lasciando le vittime a morire dissanguate nella “striscia di nessuno”. Finché il 9 novembre 1989 i due Governi decisero che era giunto il momento di ridare luce alla vita.

25 febbraio 1998 la demolizione

25 febbraio 1998 la demolizione

Oggi è rimasto poco del Muro di Berlino, spezzoni in vari punti della città, che colpiscono ancora per la loro drammatica presenza, un grido taciuto dal cuore della guerra. Molti turisti ne hanno portato via come souvenirs alcuni frammenti, parecchie lastre di muro sono decorate con murales e graffiti, altre fanno parte di Musei e Memoriali.

Un pezzo del Muro di Berlino, di Oscar Carrara

Un pezzo del Muro di Berlino, di Oscar Carrara

Memorie del Muro di Berlino, di Oscar Carrara

Memorie del Muro di Berlino, di Oscar Carrara, zona del Checkpoint Charlie, situata sotto il controllo USa

Il Museo del Muro e le sue Memorie, di Oscar Carrara

Il Museo del Muro The Wall e le sue Memorie, di Oscar Carrara

I colori si mescolano in un arcobaleno di pensieri, accanto luccicano le croci bianche di coloro che non ce l’hanno fatta, perenne ricordo e memoria di chi ha creduto davvero nella libertà di un’Europa Unita, senza barriere, senza confini. Una sottile striscia sull’asfalto segna quello che fino al 9 novembre 1989 era il confine della Libertà, oggi sembra un gioco di bambini di un tempo, il gioco del Mondo, dove non ci sono muri e basta un salto per arrivare al confine della Terra.

La linea del Muro di Berlino oggi, di Oscar Carrara

La linea del Muro di Berlino oggi, di Oscar Carrara

 THE WALL,

Pink Floyd

Il brano

 

QUANDO ERA SOTTILE IL CONFINE

TRA IL MONDO QUOTIDIANO E L’ALDILÀ

evocazioni di un tempo lontano

nei ricordi delle offerte ai Morti

Dietro il cancelletto del piccolo cimitero di Ganda frazione di Aviatico

Dietro il cancelletto del piccolo cimitero di Ganda frazione di Aviatico: il mondo dei vivi vicino a quello dei morti

Un tempo alla fine dell’estate sulle montagne, quando ormai anche l’ultimo covone era stato trasportato alla stalla o al fienile, nei campi spazzati dal vento e dalle prime nebbie rimanevano solitari sui pendii gli ultimi scampoli di fieno, come dimenticati tra le zolle.

Ma non era così. Un tempo gli Spiriti passeggiavano sulla terra, e sottile, quasi evanescente, era il confine con l’Aldilà. I contadini ben lo sapevano, come sapevano che anche coloro che erano vissuti sulla terra prima di loro andavano ricordati con un dono, quello stesso a cui avevano dedicato la vita. Il frutto della terra. Così l’ultimo fieno rimasto era per i Morti, per i “mórcc” in dialetto bergamasco.

Questa tradizione affonda le sue origini nei secoli, tramandate soprattutto nel Nord Europa, ma poi diffuse anche sulle Alpi e nei territori montani. L’ultimo fieno veniva accatastato nelle cosiddette “Stalle dei Morti”, situate ai due capi del paese, dove veniva messo all’incanto e il ricavato andava alla chiesa.

Un “sacrificio” rituale, spirituale, evocativo, perché vivi e morti danno lo stesso seme, producono nuovi frutti, rinascono e ritornano, fino alla fine del tempo. Ogni mese i bambini avevano anche il compito di passare di casa in casa a raccogliere le uova per i Morti: “ i ‘ndàa a sircà sö i öf per i Mórcc”. Esse venivano poi vendute e il ricavato andava alla Chiesa.

IL PRIMO NOVEMBRE

Cimitero di Ganda Frazione di Aviatico

Cimitero di Ganda Frazione di Aviatico

Il Primo Novembre, festa di Ognissanti, ci si recava in Processione al cimitero, per andare a prendere i morti, “indà a tö i morcc”. Infatti la sera di Ognissanti si portavano a casa i propri defunti fino all’Ottava, cioè la domenica successiva. Per tutto l’ottavario i morti ritornavano nelle case dove un tempo avevano vissuto e sfioravano la vita dei vivi, che dovevano mostrasi rispettosi e cortesi, consapevoli che gli Spiriti erano accanto.

Per questo ogni sera si recitava il “De profundis”, che in italiano significa “Dal profondo (dell’abisso)”, un brano evocativo facente parte del Salmo 129 e recitato nelle Liturgie dei Defunti.

 IL “DE PROFUNDIS”

Latino

De profùndis clamàvi ad te, Dòmine;
Dòmine, exàudi vocem meam.
Fiant àures tuæ intendèntes
in vocem deprecatiònis meæ.
Si iniquitàtes observàveris, Dòmine,
Dòmine, quis sustinèbit?
Quia apud te propitiàtio est
et propter legem tuam sustìnui te, Dòmine.
Sustìnuit ànima mea in verbo ejus,
speràvit ànima mea in Dòmino.
A custòdia matutìna usque ad noctem,
speret Ìsraël in Dòmino,
quia apud Dòminum misericòrdia,
et copiòsa apud eum redèmptio.
Et ipse rèdimet Ìsraël ex òmnibus iniquitàtibus ejus.

Italiano (traduzione letterale)

Dal profondo a te ho gridato, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
Se avrai considerato le colpe, Signore,
Signore, chi resisterà (alla tua ira)?
Poiché presso di te è il perdono
e per merito della tua legge ti ho fatto fronte, o Signore.
L’anima mia (si) è retta sulla sua parola,
ha sperato l’anima mia nel Signore,
Dalla veglia del mattino sino a notte,
speri Israele nel Signore,
perché presso il Signore (vi è) misericordia,
e abbondante (è) presso di lui la redenzione.
Ed egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

La Croce sul Duomo di Berlino

La Croce sul Duomo di Berlino

LE OFFERTE ALLA CHIESA

Nella chiesetta di San Rocco in Aviatico, Altopiano Selvino, si teneva il Registro Cassa dei Morti, in vigore fin dal 1877, nel quale erano elencati i “Doveri dei Reggenti”. Dai documenti emerge che ancora nel 1968 c’erano le Offerte alla Chiesa per il Passio, la Madonna, il Latte. L’usanza del “Passio fieno” era l’offerta di una parte del fieno della domenica se si era costretti a lavorare nei campi (perché in realtà lavorare nei campi la domenica era vietato, per non creare desiderio di guadagno…)

La “Madonna” era l’offerta per la festa ad essa dedicata. Dare il “latte alla chiesa” riguardava i latte munto la domenica o la festa usato poi per fare il formaggio: una delle forme veniva messa all’incanto e il ricavato andava alla chiesa. Questo tributo era stato introdotto dai bergamini in alpeggio, i quali non potevano scendere a valle per le messe e si sdebitavano attraverso l’offerta della forma di formaggio della domenica come segno di fede e preghiera di intercessione e benevolenza. All’inizio dell’estate si offriva alla Chiesa un quintale di fieno, oppure una giornata di lavoro, “ü dé de laurà” come tributo propiziatorio ai buoni raccolti.

Registro Cassa dei Morti Chiesetta di San Rocco in Aviatico

Registro Cassa dei Morti Chiesetta di San Rocco in Aviatico

 VITA E MORTE UN TEMPO SI INTRECCIAVANO

Era un mondo in cui Vita e Morte si intrecciavano indissolubilmente, i bambini fin da piccini erano a contatto con la fragilità e la precarietà del vivere, e non temevano la Morte. Croci e cerchi, simboli incisi sulle architravi e sui portoni, di richiamo celtico, quasi magico, erano diffusissimi sulle montagne delle Prealpi. La comunicazione con esso era incessante, continua, necessaria, e la “porta” fra i due mondi era il prete, il Parroco. Il mondo dell’Aldilà sconfinava nel mondo quotidiano, non vi era distacco né limite tra di essi e i contadini avevano la consapevolezza di essere piccoli, minuscoli, davanti al potere del mondo “Oltre”.

Un tempo la Vita e la Morte si intrecciavano

Un tempo la Vita e la Morte si intrecciavano

 

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