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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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Angelo Roncalli e Karol Wojtyla,

una carezza sotto la luna e un cuore venuto da lontano

 11 ottobre 1962,

16 ottobre 1978,

11 aprile 2004 

Luna piena del 25 aprile, magnifica

Luna piena del 25 aprile, magnifica

IL DISCORSO DELLA LUNA E LA CAREZZA DI MIO PAPA’

Il Discorso della Luna ha per me un significato profondo e particolare soprattutto perché io faccio parte di quei bambini a cui, quella sera, Papa Giovanni XXIII destinò la sua Carezza sotto la Luna. Dicono i testi ufficiali che il Discorso della Luna prese forma la sera dell’11 ottobre 1962, in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II. Chiamato a gran voce dai fedeli in Piazza San Pietro, il Papa decise di affacciarsi al balcone per benedirli. Ma l’entusiasmo della folla era talmente vibrante che Papa Giovanni decise sul momento di pronunciare alcuni pensieri, commoventi e suggestivi, resi eterni dalla magnifica luna piena che svettava sulla piazza.

“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera -osservatela in alto- a guardare a questo spettacolo. Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualche… dite una parola buona: “Il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza.” E poi tutti insieme ci animiamo cantando, sospirando, piangendo, ma sempre, sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuare e riprendere il nostro cammino.” (…)

Mio papà stava ascoltando in diretta le parole del Santo Padre e sentì salire le lacrime agli occhi. Si affrettò verso un lettino di legno che lui aveva costruito con le proprie mani e si chinò: dentro dormiva una bimba di 5 mesi esatti (era nata l’11 maggio), la sua primogenita, e mio papà l’accarezzò pensando alla carezza del Papa bergamasco: quella bimba ero io.

fonte web

QUEL 16 OTTOBRE 1978

Quel 16 ottobre 1978 ero tornata in pullman da Bergamo dove frequentavo la classe terza dell’Istituto Magistrale, stavo studiando molto in quei giorni ed ero stanca per gli innumerevoli “esperimenti”, i temi di italiano e filosofia, così avevo gettato lo zaino con svogliatezza, ma venni subito zittita: stavano trasmettendo in diretta le votazioni del Conclave e tutti, mia mamma e mio papà con mia sorella, erano seduti davanti al nostro televisore in bianco nero, appoggiato sul buffet in sala. Mi ero seduta anch’io e non ero più riuscita ad allontanarmi.

Quando, verso le 19.30 Karol Wojtyla si affacciò al balcone, mi piacque subito e al suo “Mi corriggerete” io e mia sorella scoppiammo in una fragorosa risata pazzerella. Lei birichina subito sentenziò: “Deve imparare bene l’italiano a scuola”. Era il nostro, il mio Papa. L’avevo deciso.

Scrissi sul mio diario: “Osservo con curiosa attenzione quell’uomo bianco, che sembra parlare proprio a me, Papa Wojtyla.” Avevo conservato tra le pagine anche la locandina di un libro che mi era piaciuto molto e che avevo ritagliato dalla mia rivista preferita, “Primavera”.

Il mio vecchio amico Karol

CRESCERE CON LE POESIE DI KAROL WOITYLA

Cominciai a leggere molte sue poesie, mi facevano commuovere, le parole poetiche che avvolgevano il mio cuore di ragazzina riempiendolo di emozioni indefinibili. La poesia “Cava di pietra” era stata scritta il giorno in cui un operaio morì per lo scoppio di una carica di dinamite nella cava di pietra dove anche Karol Wojtyla lavorava dal 1940:

“(…) Tra cuore, pietra e albero, è di nuovo il silenzio.
Ogni uomo può entrarvi. Se entra, sarà sé stesso.
Se non entra, qualunque sia l’apparenza, agli eventi
della terra egli ancora non partecipa.
(…)

Non era solo. I muscoli che alzavano la mazza,

gonfi di energia, lo innestavano

in una folla immensa.

Durò sinché i suoi piedi

calcarono la terra.

Poi una pietra

gli frantumò le tempie,

gli spezzò le fibre del cuore.

Raccolsero il suo corpo, lo portarono

via in una lunga fila silenziosa.

Da lui grondava ancora la fatica,

i torti subiti.

Loro vestiti con le tute grigie,

le scarpe grosse nel fango,

erano il simbolo di tutto ciò che deve

cambiare nella situazione dell’uomo.” (…)

Un’altra poesia che mi piaceva era quella dedicata alla mamma, che lui aveva perso a nove anni, “Sulla tua bianca tomba” scritta nel 1939:

 “Sulla tua bianca tomba
sbocciano i fiori bianchi della vita.
Oh quanti anni sono già spariti
senza di te – quanti anni?”
(…)

Ma anche la poesia “Fanciulli” conteneva lacrime mai scese:

“Crescono improvvisamente dall’amore
e poi di colpo adulti
tenendosi per mano
vagano nella grande folla
Fuori catturati come uccelli
profili sbiaditi nel crepuscolo
so, che nei loro cuori
pulsa l’intera umanità.
Tenendosi per mano
siedono zitti sulla riva
un tronco d’albero
terra al chiaro di luna
triangolo che arde
nel sussurro incompiuto.”
(…)

LA MIA POESIA PER KAROL

Grazie alla collaborazione con lo scultore Luigi Oldani, nell’ambito del Progetto “Habemus Papam“, qualche anno fa ebbi l’occasione di scrivere una poesia dedicata a Karol Wojtyla, risultata vincitrice per la Sezione Poesia Religiosa alla 3^ Edizione del Concorso Letterario “Città di Sant’Antonio Abate – Poesia arte dell’Anima, “Riscoprire i valori della Fede professata e vissuta” e inserita nella mia quarta raccolta Oltre la curva del tramonto, LietoColle Editore 2014

Qui il testo della poesia: Karol

Karol, scultura di Luigi Oldani

L’ULTIMA PASQUA PUBBLICA DI PAPA WOJTYLA

Lo considero un segno del Destino, o un filo misterioso che tutto congiunge e unisce sopra il respiro dell’uomo, il fatto che quell’11 aprile 2004, in occasione dell’ultima Messa pubblica di Pasqua di Papa Wojtyla sul Piazzale della Basilica di San Pietro, a Roma, io ero tra il pubblico.

Ero scesa a Roma in bus con uno di tanti viaggi organizzati che a primavera propongono mete nelle maggiori città italiane. Con la guida avevamo percorso Roma in lungo e in largo, ammirando i monumentali angoli di storia e le innumerevoli tappe artistiche e archeologiche.

Ma quella mattina si preannunciava … da brividi. Partenza dall’hotel sito a Frascati e tappa a Piazza del Popolo. Da lì bisognava proseguire a piedi. Ci dividemmo e io e  il mio accompagnatore proseguimmo da soli. Meta, Piazza San Pietro. All’imbocco su Viale della Conciliazione l’emozione catturava ogni fibra del mio corpo. Una fiumana di persone inondava il tracciato e si inoltrava lungo il tracciato. Là in fondo svettava il maestoso altare protetto da una balconata rossa.

Via della Conciliazione e sullo sfondo l'altare per la Messa di Pasqua del 2004

Superati mille controlli da parte delle Guardie Svizzere, che dopo gli obblighi accettarono gentilmente di farsi fotografare, ci incuneammo tra la folla dirompente, multietnica, eterogenea.

DSCF0956Dagli altoparlanti a malapena si udiva la voce del Papa, già sofferente e anziano, ma da quel momento non riuscimmo più ad allontanarci, ci sembrava un sacrilegio, una mancanza di rispetto, quasi che non potessimo lasciarlo solo. E Lui non era solo. C’erano migliaia di fedeli, ma, chissà perché, sentivo che lui chiamava anche me, pur non conoscendomi di persona, o meglio, pur se io non lo conoscessi di persona. Perché Lui conosceva ogni animo umano, anche il mio. Ne ero sicura.

La Messa di Pasqua di Papa Giovanni Paolo II dell'11 Aprile 2004

Dietro l'altare in Piazza San Pietro, al termine della Messa di Pasqua dell'11 aprile 2004

Il giorno successivo, Lunedì dell’Angelo, ero di nuovo in Piazza San Pietro, per seguire il Regina Coeli e il discorso che Papa Wojtyla tenne dalla finestra del Palazzo Apostolico.

Giovanni Paolo II alla finestra del Palazzo Apostolico il Lunedì dell'Angelo del 2004

Ma avevo ancora un obiettivo da raggiungere: pregare davanti ad un altro Papa, il Papa di noi bergamaschi: Giovanni XXIII. L’interno della Basilica era enorme, quasi un portale, un antro misterioso proiettato un altro mondo, ma ecco, verso l’altare laterale, Lui era là, adagiato nella porpora, deposto nell’urna, sereno nel suo eterno riposo. Mi commossi oltre ogni misura, perché se io avevo “adorato” Papa Wojtyla, mio papà Mansueto aveva adorato Papa Giovanni.

Papa Giovanni XXIII nella teca in Basilica San Pietro

Avevo solo un anno quando Papa Giovanni morì, il 3 giugno 1963, ma sono cresciuta attorniata dai tanti libri che mio papà acquistava su Papa Roncalli, tante volte mi ha portato in gita  a Sotto il Monte a bordo della sua Fiat 500, a visitare la casa del Papa, la cascina dove era cresciuto, la sua stanzetta di bambino di campagna.

Mi spiegava il valore delle tradizioni, l’attaccamento alla terra, alle proprie origini, mi raccontava della vita contadina e dell’orgoglio della povera gente, ma in primo luogo mi faceva capire che non è importante dove si nasce, o in quale famiglia, quello che conta è cosa si vuole fare a questo mondo, quale è la chiamata a cui tutti noi siamo destinati. In casa era naturale avere l’immagine del nostro Papa bergamasco appesa in salotto, e anche oggi, nella mia casa, l’immagine di Papa Roncalli mi fa compagnia e segue benevola l’evolversi frenetico della mia vita.

DSCF0966I BERGAMASCHI A ROMA

C’è ancora una data da inserire in questo mosaico di emozioni: nell’aprile del 1988 le varie parrocchie della Valle Seriana, su iniziativa del Vescovo Monsignor Giulio Oggioni, organizzarono un mega pellegrinaggio a Roma, per l’udienza con Papa Wojtyla. Mio papà era sceso al mercato di Albino come suo solito e aveva scoperto che c’erano ancora due posti liberi sul bus.

Ritornò a casa, così racconta sempre mia mamma, trafelato, e quasi la obbligò ad acconsentire, preparando in fretta e furia la valigia, perché si partiva il mattino successivo all’alba. Erano là, i miei genitori, nella Sala Paolo VI, mentre Giovanni Paolo II avanzava lentamente osannato e acclamato dai bergamaschi. Di quell’evento mi è rimasto un articolo di giornale, dove un cerchiolino a biro blu indica un viso tra la folla, quello di mia mamma.

L'Eco di Bergamo

E PER FINIRE…

Sono nata sulla carezza di Papa Giovanni XXIII, cresciuta con l’italiano di Papa Wojtyla: due uomini che hanno messo i loro occhi nei nostri occhi, il loro cuore vicino al nostro, per farci vedere la bellezza, la gioia, la Luce, per non lasciarci cadere nel buio. Mai.

Sala Papa Giovanni XXIII nel Palazzo dell'Arciconfraternita dei Bergamaschi a Roma

L’ULTIMA SERA DI KAROL

 Dal libro “Una vita con Karol” di Cardinale Stanislao Dziwisz

“Era l’ultima volta che vedevo il suo volto. Umanamente. L’ultima volta che vedevo il suo corpo, le sue mani, ma soprattutto che vedevo il suo volto. E il volto mi ricordava il suo sguardo, perché in lui era lo sguardo che subito ti colpiva … Ho preso quel velo bianco e gliel’ho deposto piano piano sul viso. Avevo quasi paura di fargli del male, come se quel lembo di seta dovesse pesargli, dargli fastidio …

L’ho accompagnato per quasi quarant’anni, prima dodici a Cracovia, poi ventisette a Roma. Sono stato sempre con lui, accanto a lui. Ora, nel momento della morte, lui è andato da solo. L’ho sempre accompagnato, ma da qui è andato da solo. Sì, certo, lui non ci ha lasciati. Sentiamo la sua presenza, e anche le tante grazie ottenute tramite lui. E poi, io l’ho accompagnato fino a questo punto della Chiesa. Ma, da qui, è andato da solo. E ora? Dall’altra parte, chi lo accompagna?”

(Cardinale Stanislao Dziwisz, dal libro “Una vita con Karol”, Rizzoli Editore, 2007)

 

 

 

“VOCI VERDI 2014

Alla 7^ Edizione del Concorso Letterario Nazionale

organizzato dall’Associazione Culturale “Va’ Pensiero”

vincono le parole che raccontano in poesia

la “Pelle della Terra” e le “Pietre antiche della Valle”

da Bologna a Bergamo 

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Premiazione sabato 12 aprile 2014

nella splendida cornice del

Museo dell’Automobile “Bonfanti/Vimar

A Romano d’Ezzelino, poco fuori Bassano del Grappa

Madrina e presentatrice la professoressa Maria Nives Stevan, Presidente dell’Associazione Culturale “Va’ Pensiero”,

con interventi del dottor Nino Balestra,

Presidente della Fondazione Museo dell’Automobile “Bonfanti/Vimar”

Accompagnamento musicale affidato al coro “Vecchio Ponte”

 diretto dal Maestro Giovanni Mayer

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Tre le Sezioni del concorso:

POESIA

NARRATIVA

FUMETTO, riservato ai ragazzi

LA PRESENTAZIONE DELL’EVENTO

Scrive Maria Nives Stevan, Presidente di Giuria, nel comunicato dato alla stampa il 4 aprile presso il Palazzo Municipale di Bassano del Grappa: “Si è vista la partecipazione di artisti  provenienti da tutta Italia e la scelta del il Museo dell’Automobile Bonfanti/Vimar a Romano d’Ezzelino, via Torino n°1 -alle porte di Bassano del Grappa (VI) come luogo per la Cerimonia di premiazione, si presenta in sintonia con il tema sociale dato ai giovani: “Motori: emozioni e… pericoli”, dove è stata allestita anche la “Mostra del Fumetto”, utile a porre in risalto gli elaborati che hanno preso parte a questa 7° edizione; le opere, al termine delle premiazioni, potranno essere ritirate dai diretti interessati.

Il Concorso è completato da una antologia, curata dall’Editrice Artistica Bassano, che raccoglie i migliori scritti dei partecipanti (vincitori e segnalati ), si tratta del settimo numero di una vera e propria collana che, in copertina, dà spazio, di anno in anno, al dipinto di un noto ARTISTA.

Sul retro riproduce la locations storica dove l’evento, di edizione in edizione, viene ospitato. Volume arricchito dalle pagine contenenti “undici opere  a colori” elaborate dai giovani che hanno concorso nella Sezione Fumetto, che si può acquistare nelle migliori Librerie di Bassano del Grappa. Volume da non perdere e da regalare nelle più svariate occasioni (da gustare sotto l’ombrellone e…), che sa mettere la voglia di essere i protagonisti delle prossime edizioni.
Il Progetto culturale è arrivato al traguardo della 7° edizione con il patrocinio della Regione Veneto, della Provincia di Vicenza e di 14 Amministrazioni Comunali: Vicenza, Bassano del Grappa, Marostica, Cartigliano, Cassola, Lusiana, Montecchio Maggiore, Mussolente, Nove, Pove del Grappa, Pozzoleone, Romano d’Ezzelino, Rosà, Rossano Veneto. L’elevato spessore delle Giurie qualifica l’iniziativa, essendo composta da: critici letterari, scrittori, giornalisti, poeti pittori e fumettisti che potrete conoscere alla manifestazione.

Il coro “Vecchio Ponte“, diretto dal Maestro Giovanni Mayer, accompagnerà la manifestazione. La lettura dei brani e delle poesie è affidata alla voce del Maestro Eros Zecchini e Allieve. Un simpatico cocktail gentilmente offerto dal ristorante “Al Pioppeto”  e dal ristorante  “Alla Corte “chiuderà in bellezza il pomeriggio culturale.  Non mancherà la famosa “panna e storti”, specialità di Marcello Bontorin.”

(testo integrale scritto da Maria Nives Stevan)                              

http://www.bassanonline.it/forum/_topic1388.html

I link all’evento:  Il Gazzettino.it

                                   Bassanoweb.tv

Gruppo-premiati Voci Verdi 2014, letteratura

 

I RISULTATI DELLE TRE GIURIE

 vincitori e segnalati delle tre Giurie

SEZIONE POESIA:

1° premio = Yeleisi Cruz Lezcano – Marzabotto (BO)…..La pelle della Terra

2° premio = Cantini Aurora – Bergamo …. Pietre antiche della Valle

Segnalati :

         Basso Anna Francesca – Bassano del Grappa (VI):…. Riflessi di Pace

      Capecchi Loriana – Quarrata (Pistoia) ..Un clochard tornato bambino

          Giovelli Maria Francesca – Caorso (PC)……Tra le vie di Paese

         Girardi Licia – Lonigo (VI) ……. Amo la notte

            Meneghetti Graziella  – Rosà (VI)…….Segretamente vivo

           Mocellin Sergio Giovanni – Romano d’Ezzelino (VI)…..Il Tempo

           Monzani Vecchi Michele – Modena … Due farfalle sulla spiaggia

               Noro Carla  – Vicenza :….Poeta 

Menzione speciale: fuori concorso =

    Ambrosioni Chiara –Pianezze SL (VI)=Luce d’amore – L’arcobaleno dell’uguaglianza

      Parlanti Ilaria – Chiesina Uzzanese (Pistoia )….. A Te – Il vento dell’illusione

SEZIONE RACCONTO:

1° premio = Crestani Stefano – Marostica (VI)…… “Un cane, un vecchio, la libertà”

2° premio = Mazzon Rita – Padova:….   “Io ti sento”

Segnalati  =

          Bertoncello Alessandra – Rosà (VI)…..Vività straziata

         Capitanio Cinzia – Vicenza ….. Il bambino di nessuno

         Dalla Zuanna Giovanni–Fellette di Romano Ezz. (VI)..Il Re e Don Pietro

         Giaretta Tommasino – Quinto Vicentino (VI)…..Pomeriggio d’Estate

           Meneghini Paolo – Carrè (VI)…… Chapeau

          Redaelli Giulio – Albiate (MI)……Una Vita ( La mia )

          Stella Gabriele – Santorso (VI)……….La casa sul Fiume

        Tamburin Manuela – Vicenza …… La neve può colorare la Vita           

SEZIONE FUMETTO:                                                                                  

1° premio = Girardi Anna – Bassano del Grappa ……Una storia di incidenti

2° premio = Leone Lorenzo Maria – Monteroni di Lecce ….”anonimo”

Segnalati :

                     Baggio Matteo – Bassano del Grappa (VI)

                     Dal Soglio Matteo – Bassano del Grappa (VI)

                     Merler Olimpia Francesca – Bassano del Grappa (VI)

                     Murtas Gianpaolo – Bassano del Grappa (VI)

                     Paolin Lena – Bassano del Grappa (VI)

                     Stocco Diletta – San Giuseppe di Cassola (VI)

                     Zarpellon Laura – Rossano Veneto (VI)

                     Zen Paola – Rosà (VI)

Menzione speciale – fuori concorso – Garbarino Ignacio Leone – Bassano del Grappa (VI)

LA POESIA SECONDA CLASSIFICATA,
di Aurora Cantini

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PIETRE ANTICHE  DELLA VALLE -PREDALE-

Pietre antiche di Predale, poesia

IL BORGO DIMENTICATO

La poesia narra la storia di uno dei tanti borghi dimenticati racchiusi fra le nostre valli bergamasche, Il borgo di Predale, un piccolo nucleo rurale molto antico lasciato in completo abbandono dalla metà del Novecento, nascosto lungo un crinale dell’Altopiano di Selvino-Aviatico, raccontato sul sito “Creative Family”, Mille e una Bergamo, attraverso un misto tra la ricerca storica e le testimonianze di chi vi ha vissuto, e corredato da un’accurata documentazione fotografica.

Questo borgo scomparso è stato il protagonista anche di un racconto, segnalato alla 17^ edizione del Concorso letterario ANA “Parole intorno al fuoco”: Ricordi di Predale

Il borgo di Predale, come era e come è

Il borgo di Predale, come era e come è

Il borgo di Predale, come era e come è

Il borgo di Predale, come era e come è

LA CERIMONIA

http://cultura.bassanonet.it/concorsi/16107.html

Un folto pubblico ha seguito la Cerimonia di premiazione presso il Museo dell’Automobile “Bonfanti/ Vimar”, nel salone gentilmente messo a disposizione dal TAIM Bassano del presidente Valerio Mauro e vestito a festa da TIBERIO Bisinella  noto fiorista bassanese.

Quasi 500 le opere scelte dalle tre Giurie presiedute: dal giornalista Giandomenico Cortese per la sezione Narrativa, dalla scrittrice Maria Antonia Canton per la sezione Poesia e dalla giornalista  Laura Vicenzi per la sezione fumetto/cartoonist. I vari esponenti della Cultura veneta sono stati chiamati di volta in volta per consegnare i Diplomi e i riconoscimenti.

LA FOTOGALLERY

Museo dell'automobile Bonfanti Vimar, Romano d'Ezzelino

Museo dell’automobile Bonfanti Vimar, Romano d’Ezzelino

Museo dell'automobile Bonfanti Vimar, Romano d'Ezzelino

Museo dell’automobile Bonfanti Vimar, Romano d’Ezzelino

Museo dell'automobile Bonfanti Vimar, Romano d'Ezzelino

Museo dell’automobile Bonfanti Vimar, Romano d’Ezzelino

Museo dell'automobile Bonfanti Vimar, Romano d'Ezzelino

Museo dell’automobile Bonfanti Vimar, Romano d’Ezzelino

I Premiati alla 7^ Edizione del Concorso Letterario "Voci Verdi 2014" Bassano del Grappa

I Premiati alla 7^ Edizione del Concorso Letterario “Voci Verdi 2014” Bassano del Grappa

 

A Terno d’Isola

La Rassegna “Settimana bibliotecaria”

Tre autori con le loro storie di vita

Auditorium

Venerdì 11 aprile

Ore 20.30

Locandina "Settimana bibliotecaria" a Terno d'Isola

Locandina “Settimana bibliotecaria” a Terno d’Isola

Avvicinare il pubblico ai segreti di una narrazione, quando chi scrive mette a nudo le proprie emozioni e crea un filo diretto al cuore, per avvincere e unire i mille fili di tante storie diverse, che hanno un unico comune denominatore: sono realtà tracciata sulla carta attraverso la Parola, che si fa ricordo, memoria, condivisione e consolazione.

Tre gli autori che intrecceranno le loro esperienze:

Tomasoni Giordano con il libro “Esserci può bastare“, autobiografia: dal tentato suicidio alla rinascita, storia di disabilità, sport e speranza

Mezzatesta Rosario e Mirabella Patrizia con il libro “Il tuo talento” storia di un ragazzo del sud che attraverso la musica ritrova se stesso

Aurora Cantini con il libro “Come briciole sparse sul mondo“, racconto sulla tragedia delle Torri Gemelle, un romanzo in onore delle vittime.

Qui di seguito i link di presentazione dell’evento: 

Bergamo Avvenimenti

Terno d’Isola, Eventi

L’ARTICOLO

L'Eco di Bergamo

L’Eco di Bergamo

IL BRANO

ORE 10.25  NELLA TORRE NORD,

(dal romanzo “Come briciole sparse sul mondo” Aletti Editore, 2012)

“Elisabeth non riusciva più a ragionare, il suo cervello lanciava lampi di panico che la sommergevano impedendole perfino di respirare. Ma la difficoltà di respiro era reale: il fumo filtrava da ogni interstizio, lambiva le sagome dei presenti come l’ombra di un fantasma. Un calore secco saliva dal pavimento e avvolgeva i piedi, come quando si accende il riscaldamento in auto.

Gli uomini cercavano qualsiasi cosa per colpire i vetri, ma da fuori non si vedeva più nulla, solo fumo, che si muoveva e si accavallava, ammassandosi minaccioso.

Una donna in tailleur bianco ormai tutto macchiato usava i tacchi per far leva e aprire uno spiraglio all’aria esterna, finché uno dei collaboratori non le bloccò il braccio, togliendole gentilmente di mano la calzatura. Poi con un fazzolettino di carta le pulì il mascara che colava lungo gli zigomi e la fece sedere su uno sgabellino lì accanto.

Dappertutto piccoli gesti di gentilezza, che rendevano tutti loro come una famiglia, come se si conoscessero da una vita. Come se intuissero nel profondo che le loro ossa e le loro carni si sarebbero mescolate, fuse in un’unica sola realtà, come briciole sparse sul mondo.

Da un lato del piano ci fu un rumore di lamiere divelte, qualcosa si stava surriscaldando e piegando. Tutto era scuro ormai, l’odore di bruciato era sulla lingua, in gola, nei polmoni.

Guenda piangeva senza freni. «Non voglio morire! Non voglio morire! Dio, aiutami! Non voglio morire!» ripeteva e cantilenava saettando su e giù. Non si arrestava.

Elisabeth pensò a Frank, a Jodie e Diana. Loro erano forti, avrebbero saputo fare le cose giuste. Lui era un bravo papà, e le ragazze erano in gamba. Le aveva cresciute bene.

Ma non le aveva salutate. Aveva dimenticato qualcosa?

Il cartone del latte, non l’aveva riposto nel frigo. Se n’era dimenticata.

Con un verso incoerente di rabbia, si accovacciò a terra e pianse. Pianse. Per sé. Perché di lei non sarebbe rimasto più niente. Per il suo corpo, accarezzato, curato, amato. Per il suo cuore, che si sarebbe fermato. Per il suo letto, che non l’avrebbe più accolta. La sua casa, le sue cose. Pianse. Non doveva finire così. Picchiò i pugni sul pavimento e pianse.” (Aurora Cantini)

LA FOTOGALLERIY DELL’EVENTO

Aurora Cantini con Patrizia Mirabella, Giordano Tomasoni, Concetto Mezzatesta e la Direttrice della Biblioteca dott. Alessandra Villa

Aurora Cantini con Patrizia Mirabella, Giordano Tomasoni, Concetto Mezzatesta e la Direttrice della Biblioteca dottoressa  Alessandra Villa

Aurora Cantini con Tomasoni Giordano Concetto Mezzatesta, Patrizia Mirabella

Aurora Cantini con Tomasoni Giordano, Concetto Mezzatesta, Patrizia Mirabella

Aurora Cantini con il viceSindaco di Terno d'Isola

Aurora Cantini con il vice Sindaco di Terno d’Isola

Aurora Cantini

Aurora Cantini

La targa offerta dal Comune di Terno d'Isola ad Aurora Cantini

La targa offerta dal Comune di Terno d’Isola ad Aurora Cantini

 

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