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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

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VENEZIA,

reportage poetico – fotografico

nel cuore del Carnevale 

donna dietro la maschera

LA POESIA

CARNEVALE 

A volte siamo come

 minuscoli coriandoli, 

rattoppati di giorni dai mille colori, 

nascosti al cuore, 

sperduti come bambini,

chiusi dietro maschere, 

protetti dalle mura del nostro vivere. 

Non lasciamo impronte,

se non sulla pelle come ferite aperte. 

Non lasciamo parole,

se non come coriandoli al vento. 

Piccoli Arlecchini sconosciuti a noi stessi.

(Aur Cant)

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LA MIA RIFLESSIONE

Venezia nei giorni del Carnevale è un cuore di gioia proteso sul mondo, una porta che dà sulla vita, uno scrigno di stoffe pregiate, perché a Venezia il tempo, a Carnevale, si veste dei suoi abiti migliori e sfida la nebbia e l’offuscare dei giorni, per giungere fulgido e indomito oltre la cortina del passato.

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Venezia 2009

A Venezia protagonista è  “La Commedia dell’Arte”, un teatro a cielo aperto, oltre la laguna placida e cheta. Rivive la Storia, a Venezia, pagine non scritte cucite addosso come una seconda pelle, pergamene e manoscritti di passato freschi d’inchiostro da leggere nel dipanare delle ore, lungo le calle e i carrugi, sotto i ponti sospirati, tra i pontili della Riva, dietro i portoni delle piazzette, sulle gondole addormentate, attraverso i canali sinuosi, sotto i Mori adombrati.

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Avanza il doge, la corte veneziana, le dame incipriate, i cavalieri e i maestri d’arte, palpitanti ed ebbri di feste perdute, lontani eppur vicini a noi con il rosso dei corsetti, l’ermellino delle stole, il nero delle maschere. E noi, attori del quotidiano giorno, per un istante tendiamo la mano al tramontato ieri, un groppo di malinconia che pare una lacrima, piccoli Pierrot o Arlecchini visti in uno specchio,“sconosciuti a noi stessi”.

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12 febbraio 1944:

il piroscafo Oria

e i 4200 soldati italiani

che scomparvero negli abissi

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“Dimmi dimmi mio Signore
dimmi che tornerà
l’uomo mio difendi dal mare
dai pericoli che troverà
troppo giovane son io
ed il nero è un triste colore
la mia pelle bianca e profumata
ha bisogno di carezze ancora
ha bisogno di carezze ora”

(Da “Il pescatore” di Pierangelo Bertoli, 1981)

C’è un luogo sperduto nel grande Mare Mediterraneo, sconosciuto alle mappe, invisibile agli occhi del mondo. C’è un luogo dove non brilla né il sole, né la vita, dove la sabbia non si calpesta, e dove il riposo tace. È un luogo azzurro sotto il mare, adagiato sul bianco fondale delle coste greche. È un relitto.

Custodisce i sogni spenti di 4200 marinai italiani, che solo oggi, a settanta anni di distanza, troveranno finalmente voce attraverso un monumento inaugurato lungo la statale Atene – Sunion.

Dopo l’8 settembre 1943, data cardine per l’evolversi dei fatti di guerra, i Tedeschi posero l’ultimatum all’esercito italiano: chi si fosse opposto sarebbe stato catturato. L’11 febbraio del 1944  migliaia di italiani che si erano rifiutati di aderire all’esercito tedesco, vennero imbarcati su un  piroscafo chiamato “Oria”, varato nel 1920 e prelevato ai norvegesi. Dovevano essere condotti verso i campi di lavoro in Germania, con la qualifica di I.M.I. (Internati Militari Italiani).

Ma la notte successiva, il 12 febbraio, l’”Oria” venne assalito da una tremenda tempesta al largo delle coste di Atene, urtò contro uno scoglio poco oltre l’isola di Patroklos  e colò a picco. Portò con sé tutti quei giovani militari, stipati e rinchiusi nelle stive. Fu una delle più grandi tragedie della Seconda Guerra Mondiale. Solo una trentina di soldati si salvò con l’aiuto dei soccorsi. Per giorni cercarono in tutti i modi di far fronte alla strage, ma invano.

Soldati di ogni parte d’Italia, molti anche bergamaschi, (di Aviatico, Rovetta, Antegnate, Caravaggio, Bagnatica, Ciserano, Spirano, Grone, Fara Olivana, Seriate…) su cui cadde l’oblio del tempo. Per anni quei ragazzi poco più che ventenni risultarono dispersi. Pochissimi corpi ebbero una sepoltura sulla terraferma, sepoltura anonima, pietosamente composta dalla gente dell’isola. Gente di mare, uomini dimessi e schivi, donne vestite di nero, vedove giovani già abituate ai tributi del mare. Nei giorni successivi avevano raccolto i poveri corpi straziati restituiti dai marosi, avevano pulito i pallidi volti e li avevano deposti gli uni accanto agli altri, per sempre “fratelli di un unico e solo reggimento”.

Oggi finalmente ecco una piccola luce oltre il buio della memoria, tenuta sempre viva dalle famiglie e dai discendenti. Insistentemente, caparbiamente, avevano continuato a cercare di dare un luogo, una croce ad un ricordo mai sopito.

Macchia mediterranea (costa di Cipro)

Macchia mediterranea (costa di Cipro)

Anche il punto esatto del naufragio non venne mai stabilito con certezza. Solo le onde, nel loro ritmico vagare,  portarono il lamento del cuore sulle ali del vento.

Finalmente poco tempo fa si riuscì a risalire all’elenco degli imbarcati e a localizzare, attraverso le moderne apparecchiature, il relitto. Al suo interno si è stabilito che vi siano ancora resti umani e oggetti che potrebbero aiutare ad identificare le vittime. Sono 176 i volti che hanno trovato un posto nel cuore. È stato infatti creato un “muro della memoria” sul sito www.piroscafooria.it  e 6 di essi sono della provincia bergamasca, tra cui un giovane soldato di Aviatico.

Il monumento in Grecia, opera dello scultore Thimios Panourgias, (morto nel giugno 2015) è stato eretto lungo la costa di fronte al luogo della tragedia, in territorio del comune di Saronikos, nella località “Charakas”, situata a poco più di 50 chilometri da Atene. Vi è una baia protetta dalle correnti, sulla cui spiaggia si depositarono molti corpi dei Caduti. Vennero seppelliti in fosse comuni nella sabbia oltre la macchia mediterranea, tra cespugli di mirto e rosmarino. Su un rialzo del marmo è stata collocata la riproduzione di una “gavetta”. Come se fosse stata lasciata lì improvvisamente, come se fosse in attesa di un ritorno. Ma loro, i ragazzi militari, non ritorneranno più. Se ne sono andati da tempo, senza mostrare alla vita le loro giovani speranze, senza più sogni, né giorni da dipingere. Solo una lapide, per loro, deposta sul fondale accanto al Relitto.

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Gavetta anni Trenta trovata in un mercatino a Jesolo

Le gavette rappresentano una storia scritta nell’alluminio, parte integrante dell’equipaggiamento di un soldato italiano, usata ancora oggi dai muratori dei paesi di montagna in trasferta in pianura.

Ognuno con la sua gavetta, personalizzata e tenuta in cara custodia, talvolta con incise parole, frasi o il proprio nome. Un ricordo di casa, un legame tenue e tintinnante con la propria terra. È stato grazie al ritrovamento di alcune gavette che è stato possibile dare un nome anche solo a pochi di quei poveri mariani perduti. Come quella finita nel 1995 nella rete di un pescatore, era di Domenico Borella, bergamasco.

Una gavetta in particolare serra il cuore di doloroso rimpianto: è quella ritrovata da un sub durante le ricerche. Seppur incrostata di cirripedi e muschio marino, si intravvedeva ancora una scritta, il nome di un ragazzo, Dino Menicacci. Forse durante un momento di pausa tra gli eventi della guerra, aveva anche inciso una frase lacerante “Mamma ritornerò da te”.

Negli anni successivi i corpi vennero trasportati nel Sacrario dei Caduti d’Oltremare a Bari, e là riposeranno per sempre.

Tramonto sull'Egeo

Tramonto sull’Egeo

L’ARTICOLO SU “L’ECO DI BERGAMO”

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Giulietta dirà addio al suo Romeo?

La celebre statua è lentamente consumata dalle troppe carezze

Verona

Verona

Visitare Verona e perderci il cuore. Una città che pare uno scrigno gettato sull’Adige, palpabile come un velo da sposa. Già lo si avverte, questo senso di commovente rimpianto, varcando la Porta medievale, e poi attraversando le timide vie, gentili al passante, fino all’Arena. Evocano antichi timbri i portali massicci e austeri, La Turandot, L’Aida, tumulto di passioni e tragiche voci di dolore.

Arena di Verona

Arena di Verona

Ma ciò che più di tutto avvince e fa palpitare l’anima è la casa di Giulietta. Il passo si affretta, lo sguardo è catturato dal balcone, e il cuore sospira. Perché, aldilà della documentazione storica sull’effettiva esistenza della fanciulla, è Amore che genera i pensieri, e anche l’animo più restio rimane indissolubilmente avvinto da questa intramontabile tragedia.

Una storia che tutti sognano nella vita, essere amati in un modo che supera il tempo, donare il proprio mondo più segreto ad un’altra persona, parte di noi, metà completa, e sapere con certezza che nemmeno la Morte riuscirà a separare  questo Amore.

Balcone della casa di Giulietta, Verona

Balcone della casa di Giulietta, Verona

Oggi gli esperti lanciano un grido d’allarme: provata da milioni di carezze, la filigrana che circonda la struttura è bucata in vari punti, come piccole ferite che lacerano la sua delicata pelle ramata.

Venne realizzata nel 1972 su modello e ispirazione del maestro Nereo Costantini e portata a compimento da Novello Finotti a causa della morte dell’ideatore.

Ogni anno questa silenziosa ragazzina entra nel cuore di oltre due milioni di turisti e affezionati, che la accarezzano e la sfiorano come segno di un autentico messaggio romantico universale e unico al mondo.

Giulietta

Secondo lo scultore Novello Finotti non c’è rimedio. Dice: “Non ci sono speranze che possa guarire. Siamo destinati a perdere per sempre questa splendida scultura che è il simbolo dell’amore”. L’unica strada proponibile è “portarla via da lì”, sostituendola con una copia. Sarebbe per sempre preclusa al cuore, chiusa allo sguardo, allontanata dai passi.

E quel balcone così amato, di pietra e lacrime sigillato, sarà vuoto, questa volta per davvero, per sempre. Dalla Luna tonda e pallida piangerà Romeo la sua Giulietta, piccola perla su cui è calato un sudario.

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LA FESTA DI SAN VALENTINO

Qui di seguito ecco due link per chi vuole leggere alcune poesie dedicate a tutti gli innamorati

Le tue mani

Amore di uomo

 

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