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Le Ali dell'Aurora

Parole di Poesia, Narrazioni di Vita

Visualizza gli articoli pubblicati sotto gennaio 2014

Giornata della memoria: 

in una poesia il sorriso dei bambini ebrei di

Sciesopoli Selvino 

Vi è a Selvino, Orobie Bergamasche, un Palazzo detto “Sciesopoli”. Costruito nel 1935 dal Regime Fascista come colonia montana per i piccoli Balilla e Figli della Lupa, prese il nome dal patriota milanese del Risorgimento Antonio Sciesa, ucciso nelle sommosse contro gli Austriaci, e fu dedicato a Emilio Tonoli e Cesare Melloni, morti il 4 agosto 1922 rispettivamente a 22 e 25 anni durante gli scontri a Milano.

L'inaugurazione della Sciesopoli Selvino, 1935, cartolina di Giuseppe Pino Bertocchi

L’inaugurazione della Sciesopoli Selvino, 1935, cartolina di Giuseppe Pino Bertocchi

Gli ampi spazi aperti, le enormi camerate, gli ariosi saloni videro giocare e correre bambini di ogni tempo. Ma dal 1945 al 1948 accolse 800 bambini ebrei orfani provenienti da ogni parte d’Europa, sopravvissuti ai campi di sterminio e alla Shoah, che in gran parte poi si trasferirono in Palestina. Fu poi trasformato in colonia climatica montana per i bambini disagiati del Comune di Milano, gestito da suore e fornito di scuola interna con maestre che vivevano stabilmente nell’edificio. Oggi è in stato di abbandono.

La cancellata di accesso alla Sciesopoli Selvino oggi

La cancellata di accesso alla Sciesopoli Selvino oggi, nascosta tra i rovi e gli sterpi

Il cortile davanti alla Sciesopoli Selvino aggredito dalla vegetazione, 2013

Il cortile davanti alla Sciesopoli Selvino aggredito dalla vegetazione, 2013

LA POESIA

SCIESOPOLI NELLA NEBBIA 

La bassa bruma s’invola avvolgendo il cuore

con ricordi ricamati d’azzurro,

sospirati. 

I miei passi mi portano lungo la sterrata

in questo crepuscolar di memoria,

oltre la cancellata, dietro le finestre silenti,

affossate e sconfitte.

Intorno solo il vuoto delle stagioni,

il buio del passato,

il grigiore dell’oblio.

Il silenzio scandisce il gocciolio del muschio

tra i ciottoli e le pietre

deposte come lapidi senza nome,

qui sulla collina dell’Altopiano.

Qui, dove giocarono i bambini delle stelle.

 Qui, dove le lacrime di un antico Olocausto

divennero sorrisi e giochi di cortile,

in attesa di una nuova Primavera.

(Aur Cant)

GLI APPROFONDIMENTI

Per approfondire l’argomento “Sciesopoli” si può cliccare qui: http://www.bergamasca.info/?p=5008

Qui di seguito altre poesie e riflessioni sul tema della Giornata della Memoria scritte dai bambini

Caro bambino dalle scarpette rosse

Cara Anna Frank

IL VIDEO D’ARCHIVIO

Il video dell’inaugurazione, 1935: VideoLuce, La Sciesopoli

Giornata della Memoria:

 a Bergamo

 la storia dei Bambini ebrei della “Sciesopoli” di Selvino

L'Eco di Bergamo, la Sciesopoli di Selvino

L’Eco di Bergamo, la Sciesopoli di Selvino

I BAMBINI DI SELVINO

“SCIESOPOLI” 1945-1948

Giovedì 30 gennaio 2014, alle ore 17,30,

presso la Sala Capitolare del Convento di San Francesco (Piazza Mercato del Fieno 6/a, Città alta, Bergamo)

in occasione della Giornata della Memoria,

si terrà l’incontro “I bambini di Selvino. “Sciesopoli” 1945-1948″

organizzato da Fondazione Bergamo nella Storia

e Petizione per il Memoriale

per salvare la Memoria di “Sciesopoli” ebraica (1945-1948), oggi in compelto abbandono e sfacelo, affinché “Sciesopoli” divenga il Memoriale dei Bambini di Selvino, un omaggio alla popolazione di Selvino, alle organizzazioni ebraiche e partigiane che hanno soccorso, accolto, curato e istruito i giovanissimi orfani sopravvissuti alla Shoah.

La "Sciesopoli" di Selvino oggi

La “Sciesopoli” di Selvino oggi

L’incontro vedrà la partecipazione di 

Marco Cavallarin, storico. 

Walter Mazzoleni, testimone dell’epoca

Spartaco Capogreco, Presidente “Fondazione Ferramonti” di Tarsia (CS), docente Università di Cosenza, pediatra

Sergio Luzzatto, (Università di Torino)

Carmelo Ghilardi, Sindaco della Città di Selvino

Giovanni Milesi, Assessore alla Cultura della Provincia di Bergamo

Seguiranno gli interventi di:

Elisabetta Ruffin direttore dell’ISREC

ANPI Bergamo

Jacopo Scandella, consigliere regionale  [di Selvino]

Lara Magoni Consigliere Regionle

Verranno proiettati due video:

“Lola’s Diary”, trailer di Miriam Bisk. Presenta Patrizia Ottolenghi (docente Scienze Sociali)
“Sciesopoli”, documentario di Enrico Grisanti, regista. Prima assoluta.
fotografie e filmati su Sciesopoli a cura di M. Cavallarin 

Ingresso libero

Per informazioni: Tel. 035247116 / 035226332

e-mail [email protected]

© 2012 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA ONLUS
P.za Mercato del fieno, 6/a Bergamo – Tel. 035 24 71 16 Fax 035 21 91 28 – [email protected]

P.za Mercato del fieno, 6/a Bergamo – Tel. 035 24 71 16 Fax 035 21 91 28 – [email protected]

GLI APPROFONDIMENTI

Se si vogliono conoscere i dettagli dell’iniziativa, si può cliccare qui: Fondazione Bergamo nella Storia, La Sciesopoli

LE NOTIZIE STORICHE SULLA “SCIESOPOLI”

Cliccando qui di seguito si possono scoprire tutte le notizie storiche dell’edificio detto “Sciesopoli” dal nome del patriota milanese del Risorgimento, Antonio Sciesa, morto durante la rivolta contro gli Austriaci: http://moked.it/blog/2013/12/31/storie-i-bambini-di-selvino/

LA MIA POESIA

Per leggere la poesia dedicata ai bambini della Sciesopoli di Selvino si può cliccare qui:

Sciesopoli nella nebbia

 

HAITI

a quattro anni dal terremoto,

tra spiagge bianche e verdi palme

gli occhi spenti dei bambini schiavi

 haiti

A Port au Prince il mondo è un brulicante ammasso di persone, auto, oggetti, ambulanti, venditori, cartelloni, prisme di cemento. Un andirivieni di genti, vociare di lingue diverse, mentre poco lontano il mare grida ancora il suo dolore.

Dall’alto, sulla collina, la costa si snoda tra verdi palme e spiaggia bianca. Ma poco sotto, sulle pendici e tra le alture, le case diroccate e distrutte sono ammassate in un serpentone accartocciato e divelto. Solo un cunicolo tra alte muraglie di lamiere permette il passaggio. È come addentrarsi in un labirinto infernale. Senza acqua corrente, né elettricità.

Il porto oscura l’azzurro con le enormi navi container cariche di vettovaglie provenienti da ogni angolo del mondo. Ma intorno, tra le fogne a cielo aperto e il pantano maleodorante,  sguazzano i bambini e gli animali domestici, mentre la miseria affonda i suoi artigli nella vita di chi è sopravvissuto.

Ancora oggi, a 4 anni dal terremoto (accaduto il 12 gennaio 2010) più di 360 mila persone vivono in campi di fortuna alla periferia della capitale, soprattutto anziani, donne e bambini.

Fanno paura anche i dati riguardanti il disastro sismico. 250 mila morti, 300 mila feriti, in totale oltre 2 milioni e mezzo di persone colpite dal terremoto su una presenza di 10 milioni di abitanti.

Le macerie, seppur sgomberate in alcuni tratti, ammorbano la maggior parte delle zone periferiche. Gli edifici mostrano le loro ferite terribili, percolanti o ridotti in ruderi. Sacchetti e detriti, immondizia e rottami fanno da sfondo ad una cartolina atroce dove la povertà è la sola protagonista.

La vita e il respiro di questa gente sono in mano a individui senza scrupoli che sfruttano questa immensa tragedia per trarne profitto. I fondi internazionali sono bloccati, è difficile convergerli in opere fattive e operative.

Molti  bambini, anche di soli 5 anni, vengono ceduti dai genitori disperati come “domestici” a famiglie un poco più benestanti, in cambio di un letto e un pasto. Vengono chiamati “restavec” (dal francese “rester avec” -restare con-).

Sono trattati come servi, umiliati e magari anche picchiati, soggetti ad abusi fisici e sessuali. Vivono giorno dopo giorno un’esistenza che piano piano cancella ogni loro dignità, ogni essenza di bambino, lasciando solo occhi spenti, rassegnati, muti.

Sono attivi in tutta Haiti numerosi Centri di Accoglienza, gestiti da religiosi e volontari. Sono Orfanotrofi e Istituti di pietà, come quello creato dalla “Fondazione Francesca Rava” Onlus Milano. Si cerca di riportare alla vita questi bambini. Li si chiama per nome, si offre loro affetto, gioco, tranquillità, istruzione. Qui di seguito il link con la poesia dedicata:  Una poesia per Haiti.

Secondo l’UNICEF sarebbero oltre 225 mila i bambini in queste condizioni. Ma molti di essi non ritroveranno mai più la propria famiglia di origine. Molti non la ricorderanno neppure, perché, nel momento in cui vengono ceduti, i genitori li abbandonano di fatto al loro destino, cancellando ogni ricordo di quel figlioletto perduto.

Oltre a ciò si sta sviluppando una vera a propria “tratta” di piccoli schiavi. Temibili intermediari reclutatori sono pagati per andare alla ricerca di “restavec” per conto di famiglie che hanno bisogno di un servetto a costo zero.

E la Storia si ripete. È scritta da esseri umani, con il sangue e la disperazione di altri esseri umani, ancora una volta bambini. 

Mille e una Bergamo,

il blog che racconta la terra di Bergamo:

storie, tradizioni, luoghi, borghi, voci dimenticate

-La chiesetta di San Rocco in Aviatico e la peste “manzoniana”-

a cura di Alessandra Facchinetti

La chiesina di San Rocco, Aviatico, Bergamo

La chiesina di San Rocco, Aviatico, Bergamo

“Nel nuovo racconto della poetessa a scrittrice Aurora Cantini, che narra l’Altopiano di Selvino Aviatico nei suoi angoli più suggestivi, il tema centrale è la peste “manzoniana”. Il passaggio delle orde di Lanzichenecchi, avvenuto nei primi decenni del Seicento, ha infatti segnato una ferita profonda e  tragica nelle storie della gente bergamasca, improvvisamente assalita e falcidiata dal terribile morbo della peste, di cui abbiamo testimonianza di altissimo impatto emotivo nelle pagine de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.

Molte furono le chiese edificate  sotto la protezione di San Rocco, simulacri dove venivano sepolti i morti, separati dalla comunità per il pericolo del contagio. Neppure i paesi sulle alture ne rimasero immuni, e anche l’Altopiano di Selvino Aviatico, posto sul tracciato dell’antica “Via Mercatorum”, venne raggiunto dalla pestilenza, ma, al contrario della maggior parte dei paesi delle Valli, poche furono le vittime.

La chiesina di San Rocco in Aviatico vista dalla bidonvia del Monte Poieto

La chiesina di San Rocco in Aviatico vista dalla bidonvia del Monte Poieto

La popolazione di Aviatico risalì lungo i ghiaioni del Monte Cornagera e si nascose nei suoi anfratti e labirinti dolomitici. Forse fu questa scelta  che permise loro di scampare alla morte, o forse fu un disegno divino. In ogni caso la comunità decise di erigere su un costone roccioso poco lontano dall’abitato, una chiesetta dedicata a San Rocco, che ancora oggi veglia sul paese.

L'ingresso della chiesina di San Rocco, Aviatico, Bergamo

L’ingresso della chiesina di San Rocco, Aviatico, Bergamo

Per il mantenimento e la cura della chiesa era indispensabile l’uso della Questua. Fu un servizio che venne portato avanti per tutto l’Ottocento e più della metà del Novecento in tutta la bergamasca. Tra i vari passaggi documentati ve n’è uno, del 1968, in cui si segnano le offerte per “Il Passio, la Madonna, il Latte.”

Il panorama di Selvino Aviatico dalla bidonvia del Monte Poieto

Il panorama di Selvino Aviatico dalla bidonvia del Monte Poieto

Dagli Archivi Parrocchiali, fonte inesauribile della nostra identità culturale e sociale, emerge una devozione sincera e tenace.  Trae forza dalla Fede e la Speranza nella Provvidenza, le quali da sempre circondano le forti genti di montagna.”

Ecco il link per la lettura completa dell’articolo, corredato da numerose fotografie: 

La chiesetta di San Rcco ad Aviatico e la peste dei Lanzichenecchi

Cartolina d'epoca di Giuseppe Pino Bertocchi: Aviatico con la Via Mercatorum visto dal piazzale prima della chiesetta di San Rocco

Cartolina d’epoca di Giuseppe Pino Bertocchi: Aviatico con la Via Mercatorum visto dal piazzale prima della chiesetta di San Rocco

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